Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 25/2016

24 giugno 2016

Cosa ci dicono le etichette delle birre artigianali italiane? – Parte 1

Cosa ci dicono le etichette delle birre artigianali italiane? – Parte 1


 

L’Italia è famosa in tutto il mondo per la sua tradizione vitivinicola e le etichette dei vini italianigeneralmente fanno leva proprio sul concetto di “tradizione” e presentano il prodotto come ben radicato nella storia secolare del territorio nel quale è prodotto.

La birra invece è una bevanda nuova sul mercato italiano e la sua produzione a livello artigianale non ha nemmeno vent’anni di storia alle spalle, anche se è in costante crescita.

Mi sono chiesto, allora, quali potessero essere i messaggi trasmessi dalle etichette delle birre artigianali italiane, dato che non possono vantare una storia consolidata come quella del vino. Esistono delle costanti, delle caratteristiche che accomunanogran parte delle etichette di birre artigianali italiane? E quali sono? Le etichette delle birre italiane hanno qualcosa a che fare con quelle del loro fratello maggiore, il vino?

Ho deciso allora di dare una spolverata alla mia collezione di bottiglie (naturalmente vuote) di birre artigianali italiane e ne ho selezionate 32 di 18 diversi birrifici dislocati in tutto il territorio nazionale.

La maggior parte delle etichette esaminate ha la gran preoccupazione di presentare il prodotto come artigianale e italiano. Le diciture che vogliono porre in evidenza l’artigianalità sono le più  svariate: dallo scontato “artigianale”, riferito alla birra o al birrificio (e in alternativa il corrispondente inglese craft), alle diciture “non pastorizzata”, “non filtrata”, “rifermentata in bottiglia”, “potrebbe presentare sedimento naturale”, fino all’indicare tra gli ingredienti della birra “tempo e passione”, come avviene nell’etichette della linea “trentatré” del Birrificio del Borgo.Tutte queste sono caratteristiche che contraddistinguono una birra come “artigianale”.

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La preoccupazione del nostro giovane movimento brassicolo è quella di distinguersi, in questo modo, dalla produzione industriale di birra ma, allo stesso tempo, la sfida è anche con il mondo enoico: bisogna far capire che la birra può essere un prodotto raffinato, di qualità, e può essere un valido sostituto del tradizionale vino. Infatti, le etichette e l’aspetto generale delle bottiglie di birra artigianale riprendono alcune caratteristiche delle bottiglie di vino. Un esempio lampante lo si ha con la birra “18.80” del Birrificio di Franciacorta, la cui bottiglia presenta l’aspetto tipico della bottiglia di spumante. Il richiamo è quindi ai noti vini della Franciacorta e sottintende che la birra prodotta in questa zona, abbia la stessa qualità del vino che lì si produce.

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Anche i testi delle etichette hanno qualcosa a che fare con il mondo del vino. Personalmente non mi è mai capitato di trovare degli abbinamenti gastronomici su etichette di birre straniere, mentre ciò è abbastanza frequente per quanto riguarda le birre artigianali italiane.

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Perché le etichette delle birre italiane danno dei consigli sull’abbinamento col cibo? Un motivo è forse proprio l’abitudine consolidata di abbinare un vino a determinati piatti e prodotti gastronomici; un altro motivo è quello di puntare sulla ricca cucina italiana, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Come avviene per il vino, infatti, gli abbinamenti spesso sono con piatti e prodotti tipici del territorio, come nell’etichetta della birra “Falesia” del Birrificio Lariano che abbina questa bock al missoltino, un piatto a base di pesce tipico del lago di Como.

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Nonostante l’Italia non abbia una tradizione brassicola antica, le etichette delle nostre birre nazionali vogliono mostrare il loro legame con il territorio nazionale e locale, come appena detto per gli abbinamenti birra-cibo. Inoltre non è strano trovare sulle etichettele diciture “birra artigianale italiana” e “prodotta in Italia”. Italiani sono anche gli ingredienti impiegati nella preparazione, come è per “la lenticchia italiana” indicata sull’etichetta della birra “Cotta 74” della Società agricola Mastri Birrai Umbri.

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Il legame con il territorio viene evidenziato, infatti, anche nell’indicazione degli ingredienti, come ad esempio nell’etichetta della “Birra Normale” che ci presenta, tra le materie prime, “acqua che sgorga dalle Alpi del Piemonte”.

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Un altro modo per mostrarsi ben radicati al territorio è l’utilizzo del dialetto. Se ne ha un chiaro esempio nella birra “72” del birrificio valtellinese “Revertis”, nella cui etichetta viene spiegato che “revertis è l’antica nominazione del luppolo in dialetto valtellinese”. In questo modo i luppoli, anche se sono di origine americana, instaurano un legame con il territorio di produzione.

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Ma queste etichette di birre orgogliosamente artigianali ed orgogliosamente italiane hanno ancora molto da dirci. Se siete curiosi aspettate di leggere la seconda parte, che sarà pubblicata il prossimo venerdì 1 luglio!

Lorenzo Donati
Info autore

Lorenzo Donati

Studente universitario (ancora per poco!), originario della provincia di Bergamo, ho imparato ad apprezzare la mia terra natale e i suoi prodotti da quando mi sono allontanato da essa. Mi sono trasferito prima a Pavia per conseguire la laurea in Lettere Classiche, poi a Shanghai, dove ho vissuto per quattro mesi imparando il cinese mandarino, e infine a Siena, dove sto per laurearmi in Linguistica.
Mi piace molto cucinare i piatti tradizionali della mia terra e sto imparando a cucinare cinese; a volte unisco le due cose per creare qualcosa di innovativo ma armonioso.
Altra mia grande passione, naturalmente, sono le birre! Poco dopo aver avuto l’età legale per bere, mi sono imbattuto per caso in alcune birre belghe e da lì è nato il mio grande amore. La prima volta che assaggiai una birra trappista, la cameriera del pub, rispondendo a una mia domanda, mi disse che “trappista” significava “triplo malto”!! Per fortuna, successivamente, ho avuto l’occasione di frequentare birrerie nelle quali sono stato educato da gestori estremamente competenti ed appassionati.
All’interno del vasto panorama brassicolo belga, le mi birre predilette sono le trappiste di Orval, Chimay e Westvleteren, e i lambic in ogni forma (evitando magari quelli che sembrano più dei succhi di frutta…). Fuori dai confini belgi, apprezzo molto le pils boeme e le weizen bavaresi, specialmente dopo una camminata in montagna!
Sono felice di collaborare con il Giornale della Birra, condividendo ricette, studi e esperienze birraie. 干杯!(asciugate i bicchieri!)