Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 14/2017

3 aprile 2017

Decalogo di ottimale conservazione della birra artigianale

Decalogo di ottimale conservazione della birra artigianale


La birra artigianale si differenzia, oggi anche legalmente, da quelle di produzione industriale per non essere pastorizzata. Accompagnato al fatto che molto spesso la birra artigianale solitamente non viene nemmeno filtrata,va prestata particolare attenzione per la sua conservazione, considerando alcuni particolari accorgimenti.

Ecco alcuni consigli importanti per poter degustare una birra conservando al massimo le sue qualità:

  1. Lontano dalla luce diretta.

Il contatto diretto con la luce è estremamente dannoso per la birra. Questo è dovuto al fatto che alcune sostanze contenute nel luppolo, una volta disciolte, sono fotosensibili e si degradano nel tempo.Questo porta ad un cambiamento di odore e di sapore, portando il caratteristico aroma di “luce” alla birra. Scegliere quindi un ambiente buio o poco illuminato è la soluzione migliore.

Il colore più adatto per la conservazione delle birre in bottiglia di vetro è il marrone, colore che contribuisce a riflettere una maggiore percentuale di luce, proteggendo il contenuto. Meno adatte sono invece le bottiglie di colore verde o bianco. È possibile conservare la birra in bottiglie trasparenti (come alcune note marche) se si vanno ad utilizzare, in fase di produzione, particolari estratti di luppolo  dove le molecole fotosensibili hanno già subito un intervento di isomerizzazione.

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  1. No agli sbalzi termici.

Bisogna fare particolare attenzione al continuo spostamento di eventuali bottiglie da luoghi caldi a luoghi freddi e viceversa; lo sbalzo di temperatura è infatti un’altra causa del deterioramento delle qualità organolettiche della birra.

  1. Scegliere la giusta temperatura.

La temperatura di conservazione è estremamente importante. È molto importante, in questo caso, fare attenzione alle indicazioni riportate dal produttore. Ad esempio per birre ad alta fermentazione, specialmente se ad alto grado alcolico le bottiglie si possono conservaresenza problemi ad una temperatura compresa tra i 10° e i 16°. Questo per la maggior stabilità del prodotto. Le birre a bassa fermentazione, molto più delicate, vanno invece conservate mantenendo il più possibile la catena del freddo, soprattutto quando non filtrate.

Ancora oggi molte persone amano bere la birra “ghiacciata”. Questo è uno dei modi peggiori in assoluto per poter degustare la birra, in quanto porta una grossa serie di svantaggi a livello organolettico, in primis legati al comportamento dell’anidride carbonica nel liquido a quelle temperature.

  1. Ambiente ideale.

Oltre all’attenzione alla temperatura è necessario scegliere per la conservazione della birra degli ambienti a ridotto grado di umidità e che non presentino odori e profumi forti.

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5. La giusta posizione delle bottiglie.

Un altro accorgimento importante è quello di prestare attenzione alla posizione in cui vengono stoccate le bottiglie. Quando è presente lievito all’interno della bottiglia (cioè in presenza di birra non filtrata), queste vanno posizionate in verticale, mentre se si è in presenza di una birra dove siano avvenuti processi di filtrazione e pastorizzazione è possibile conservarle in orizzontale. In ogni caso bisogna prestare attenzione che il tappo sia perfettamente chiuso e sigillato.

 

Un’altra differenza fondamentale tra le birre industriali e quelle artigianali consiste nella differenza di shelf-life. Per le birre artigianali, data l’assenza di pastorizzazione è consigliabile procedere al consumoin un lasso di tempo più breve, in quanto dopo tale periodo potrebbero perdere le loro qualità organolettiche.

Quanto detto vale in maniera minore per le birre ad alta fermentazione ad elevato grado alcolico o quelle con una robusta luppolatura, le quali presentano periodi di shelf-life leggermente più lunghi.

Un’ultima accortezza importante è che, una volta aperti un fusto o una bottiglia, è consigliato consumare il contenuto in breve tempo, per evitare che la birra si ossidi, rovinando qualità gusto del prodotto.

Francesco Martinati
Info autore

Francesco Martinati

Dopo la laurea triennale in Biotecnologie e la laurea specialistica in Biotecnologie Industriali conseguite presso l’Università degli Studi di Padova, ho ottenuto il diploma di Mastro Birraio a seguito del corso organizzato dalla Cooperativa Sociale Dieffe di Noventa Padovana. Mi sono inoltre specializzato nel settore brassicolo partecipando al seminario tenuto presso la Doemens Academy di Grafelfing in Germania dal titolo “La valutazione della qualità delle materie prime, differenti metodi di gestione delle diverse tipologie di materie prime in sala cotte e possibili problematiche” acquisendo importanti competenze nel settore della gestione e valutazione delle materie prime nell’industria birraria.
Dopo varie esperienze come ricercatore, lavoro da maggio 2013 alla Uberti Srl come impiegato esperto di consulenza tecnica birraria, gestione della logistica e addetto al settore di impiantistica.