Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 28/2016

11 luglio 2016

La Birra Artigianale nella definizione di legge e nelle etichette

La Birra Artigianale nella definizione di legge e nelle etichette


 

Nelle scorse settimane abbiamo parlato di etichette delle birre artigianali italiane senza però dare, volutamente, una definizione di artigianale. Questo perché, fino a pochi giorni fa, non esisteva una definizione rigorosa di questo termine. Ora invece è ufficiale l’approvazione del testo che esplicita quali prodotti brassicoli possano vantare questo titolo. Vi propongo ora di analizzare il testo della legge e di confrontarlo con le didascalie di alcune etichette italiane.

Riportiamo qui l’articolo completo:

 

Si definisce birra artigianale la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e di microfiltrazione. Ai fini del presente comma si intende per piccolo birrificio indipendente un birrificio che sia legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza di utilizzo dei diritti di proprietà immateriale altrui e la cui produzione annua non superi 200.000 ettolitri, includendo in questo quantitativo le quantità di birra prodotte per conto di terzi.

 

Innanzi tutto vediamo come la definizione di “birra artigianale” sia strettamente vincolata alle caratteristiche del birrificio che la produce, più che alle caratteristiche del prodotto in sé. Per quanto riguarda ciò, nelle etichette analizzate si era già notato che il termine “artigianale” poteva riferirsi alla birra ma talvolta anche al birrificio, ponendo quindi l’attenzione sulla propria filosofia aziendale.

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Nella definizione data dal governo si parla, precisamente, di “piccoli birrifici indipendenti”, quest’ultimo aggettivo è già utilizzato da alcune etichette, come nell’etichetta di questa birra prodotta dalla Fabbrica della Birra di Perugia.

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Nelle etichette italiane non si fa però menzione della grandezza del birrificio né del volume della produzione, ad esempio nessun marchio utilizza l’espressione “microbirrificio” che è però molto comune in questo settore.

 

Per quanto riguarda le caratteristiche di produzione in sé, il testo cita due caratteristiche che devono avere i prodotti per essere definiti artigianali: le birre non devono essere sottoposte “a processi di pastorizzazione e di microfiltrazione”. Le espressioni “non filtrata” e “non pastorizzata” compaiono già con alta frequenza sulle etichette delle birre artigianali italiane.

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Un altro elemento che contraddistingue le etichette analizzate nelle scorse settimane è la menzione di ingredienti italiani e di alta qualità. Di ciò non si ha alcuna menzione nel testo di legge, anche se l’articolo 36, successivo a quello della definizione di “birra artigianale” riguarda la produzione del luppolo in Italia, proponendosi di incentivare la produzione di questo ingrediente sul nostro territorio.

 

Da questa analisi si può vedere come molti elementi presenti sulle etichette che caratterizzano a livello informale l’artigianalità delle birre trovano un riscontro nella neonata definizione legale. Naturalmente le caratteristiche più emotive dell’artigianalità della birra, che spesso si leggono sulle etichette, non vengono menzionate nel testo legislativo. Per caratteristiche emotive ci riferiamo a diciture quali “prodotta con passione” e affini che hanno lo scopo di distinguersi nettamente dalle produzioni industriali.

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Ci sorge ora spontanea una domanda: l’approvazione di questa definizione legale cambierà qualcosa nelle etichette delle birre italiane?

Di certo il termine non potrà comparire sulle etichette delle birre crafty, cioè birre industriali pseudo-artigianali, che però potranno comunque riportare, se presenti, le caratteristiche di “non filtrata” e “non pastorizzata”.

In ogni caso la dicitura “artigianale” potrà essere impiegata solo sui prodotti di birrifici che soddisfano pienamente i requisiti legali. Il consumatore avrà cosi la garanzia sull’artigianalità del prodotto, anche se, lo ricordiamo, “artigianale” non è obbligatoriamente sinonimo di “qualità”.

Lorenzo Donati
Info autore

Lorenzo Donati

Studente universitario (ancora per poco!), originario della provincia di Bergamo, ho imparato ad apprezzare la mia terra natale e i suoi prodotti da quando mi sono allontanato da essa. Mi sono trasferito prima a Pavia per conseguire la laurea in Lettere Classiche, poi a Shanghai, dove ho vissuto per quattro mesi imparando il cinese mandarino, e infine a Siena, dove sto per laurearmi in Linguistica.
Mi piace molto cucinare i piatti tradizionali della mia terra e sto imparando a cucinare cinese; a volte unisco le due cose per creare qualcosa di innovativo ma armonioso.
Altra mia grande passione, naturalmente, sono le birre! Poco dopo aver avuto l’età legale per bere, mi sono imbattuto per caso in alcune birre belghe e da lì è nato il mio grande amore. La prima volta che assaggiai una birra trappista, la cameriera del pub, rispondendo a una mia domanda, mi disse che “trappista” significava “triplo malto”!! Per fortuna, successivamente, ho avuto l’occasione di frequentare birrerie nelle quali sono stato educato da gestori estremamente competenti ed appassionati.
All’interno del vasto panorama brassicolo belga, le mi birre predilette sono le trappiste di Orval, Chimay e Westvleteren, e i lambic in ogni forma (evitando magari quelli che sembrano più dei succhi di frutta…). Fuori dai confini belgi, apprezzo molto le pils boeme e le weizen bavaresi, specialmente dopo una camminata in montagna!
Sono felice di collaborare con il Giornale della Birra, condividendo ricette, studi e esperienze birraie. 干杯!(asciugate i bicchieri!)