Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 23/2016

9 giugno 2016

La nascita del Cascade, il luppolo che cambiò la birra per sempre.

La nascita del Cascade, il luppolo che cambiò la birra per sempre.


 

L’avvento del Cascade, luppolo dall’aroma floreale, speziato, con note che spesso ricordano il pompelmo, ha totalmente rivoluzionato il modo di fare birra in tutto il mondo. Nonostante sia stato introdotto sul mercato statunitense soltanto nei primi anni 70, la sua storia comincia quasi mezzo secolo prima, quando un commerciate in formaggi di New York, George Segal, scoprì i fiori di luppolo in un negozio di dolciumi nei primi anni venti in pieno proibizionismo. Nacque lì il suo interesse per questa pianta e, dopo la fine delle leggi restrittive sul consumo e la produzione di bevande alcoliche negli Stati Uniti, nel 1941, cominciò a coltivarne alcune varietà, sfruttando alcuni terreni appositamente comprati a Malone, nello stato di New York. Luppoli tradizionali come l’americano Cluster, il tedesco Northen Brewer o l’inglese Bullion erano il suo fiore all’occhiello e gli permisero di espandere la sua attività. A Sonoma, in California, dopo aver acquistato alcuni appezzamenti di terra, fondò una cooperativa di coltivatori di Cluster. A Grandview, nello stato di Washington, vicino a Yakima, comprò cento acri di terreno tutti destinati alla coltivazione del luppolo.

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Nel 1950 George Segal morì improvvisamente in un ristorante di New York, mentre stava, ironia della sorte, sorseggiando una Ballantine IPA, una delle prime prodotte negli Stati Uniti già nel XIX secolo. Il controllo del Ranch passò così al figlio, ma sfortunatamente le coltivazioni vicino a New York furono devastate dal proliferare di una muffa patogena. Per peggiorare la situazione, su quelle colture fu usato un fungicida a base di cloro che rese la terra completamente arida e infruttifera. Così, dopo diciotto anni di successi, il figlio di George, John Segal, abbandonò definitivamente New York nel 1959 e spostò la sede principale dell’azienda a Grandview nella Yakima Valley.

Strenuo sostenitore dei luppoli americani, che non considerava affatto inferiori alle più blasonate varietà europee, John Segal nel 1968 si fece convincere da Chuck Zimmerman, un ricercatore del dipartimento per l’agricoltura degli Stati Uniti presso l’università di Washington che gli fornì i rizomi, a piantare nei suoi terreni una varietà di luppolo aromatica chiamata 56013. Questo luppolo fu originariamente coltivato dalla seconda metà degli anni cinquanta in Oregon, dove alcuni coltivatori furono sovvenzionati dal sottocomitato per la ricerca sul luppolo dell’Associazione birrai americana per sviluppare una pianta più resistente dei profumatissimi, ma fragili luppoli europei.

 

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Segal rimase fedele al luppolo 56013 che, nonostante avesse ricevuto ottime relazioni sull’aroma, suscitava poco interesse nei birrai americani, e continuò a coltivarlo fino a quando, per colpa di una malattia, la produzione dei luppoli da aroma, specialmente quelli tedeschi, fu fortemente ridotta e il loro prezzo schizzò alle stelle.

Nel 1972 la Coors Brewery, uno dei più importanti birrifici d’America, ordinò un primo quantitativo di luppolo 56013, ora chiamato Cascade in onore della catena montuosa ora famosa in tutto il mondo per l’eruzione incredibile del monte Sant’Elena del 1980. John Segal distribuì circa un milione di rizomi a coltivatori di luppolo statunitensi: il mondo si era finalmente accorto del Cascade.

Negli anni seguenti Segal firmò accordi per la fornitura del Cascade con Fritz Mayatag di Anchor Brewing Comapany di San Francisco, che usò questo luppolo per la prima Single Hop IPA con Dry Hop, la Liberty Ale. L’aroma agrumato tipico del Cascade divenne sinonimo di craft beer. Negli anni ottanta e novanta le American Pale Ale (APA) che non erano brassate col Cascade erano l’eccezione. Popolarissimo anche nella produzione di American IPA, rimane ancora oggi uno dei luppoli più usati in tutto il mondo.

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È impossibile immaginare l’odierno mondo birraio senza l’influenza del Cascade. Il successo di questo luppolo ha permesso ad altri luppoli americani dal pronunciato aroma agrumato, come l’Amarillo, dalle tipiche sfumature di mandarino, di essere sviluppate e commercializzate. Dobbiamo ringraziare la vista lunga di alcuni appassionati come John Segal e Chuck Zimmerman per averci creduto fino in fondo.

Federico Borra
Info autore

Federico Borra

Classe 1982, nato a Milano, ma comasco d’adozione, ho iniziato il mio viaggio nel mondo della birra artigianale nella cantina di un ormai famoso birraio: io facevo i compiti della quinta elementare, lui poneva le basi per un brillante futuro.
Per anni però ho vissuto ai margini di un movimento che diventava sempre più grande e delle cui meraviglie finalmente e totalmente mi sono innamorato nell’estate del 2011… da allora si può dire che io e la birra artigianale siamo inseparabili.
Sono un autodidatta (adoro leggere), ho però frequentato alcuni corsi presso i birrifici vicino a casa (mi piace anche ascoltare, soprattutto i birrai!). Grazie ad un tifoso lariano del West Ham (di cui forse un giorno vi racconterò), riesco facilmente a raggiungere birre da tutto il mondo, dalla Danimarca al Giappone, passando per Nuova Zelanda, Francia, Inghilterra, Belgio, Germania, U.S.A., Italia e chi più ne ha più ne metta…e dove non arriva lui, c’è sempre internet!
Fosse per me sarei sempre in giro per il mondo, scoprire nuove culture mi affascina soprattutto attraverso la musica, il cibo e, perché no, la birra. Da sempre sono appassionato di cucina, cerco di scavare a fondo nella tradizione senza mai chiudere la porta alla creatività. Sfoglio volentieri, anche solo per passare il tempo, libri di ricette e ne ho una piccola collezione comprata in tutto il mondo (beh, più o meno tutto). Questa mia passione si è unita a quella della birra sfociando nella ricerca dell’ abbinamento perfetto.
Dal 2012 sono homebrewer. Producendo birra mi piacerebbe imparare a conoscere gli aromi del luppolo e le sfumature del malto, l’utilizzo dei lieviti e l’influenza che ha l’acqua sulla nostra bevanda preferita (la sperimentazione in prima persona è fondamentale!!).
Attraverso questa nuova esperienza con www.giornaledellabirra.it vorrei poter condividere con voi le mie idee e le mia scoperte, confrontarmi e soprattutto ampliare i miei orizzonti!