Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 49/2016

6 dicembre 2016

Birra artigianale e street-food: un binomio che ha conquistato l’Italia

Birra artigianale e street-food: un binomio che ha conquistato l’Italia


 

L’Italia si configura come un player in rapida crescita nel consumo di street food: secondo il settimanale economico statunitense Forbes, è Bangkok a guidare la top ten delle migliori città al mondo per il cibo di strada, seguita da Singapore, Penang (in Malaysia) e Marrakech, ma al quinto posto, sorprendentemente, c’è l’italiana Palermo.

Il cibo di strada si è affermato, quindi, come una moda di tendenza anche nel nostro Paese. A dimostrarlo sono le grandi manifestazioni di respiro internazionale svolte negli ultimi anni in Italia, come Expo 2015 e Terra Madre – Salone del Gusto di Torino, che hanno dedicato a questo “stile di consumo alimentare” intere aree tematiche, spesso tra le più visitate. Ed a certificarlo sono anche i numeri.

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Secondo Coldiretti, nel 2014 quasi tre italiani su quattro hanno acquistato cibo di strada. Il motore originario di questa crescita è stato soprattutto economico, su cui si è però innestata una nuova riscoperta del territorio e dei suoi sapori tipici. Sempre secondo Coldiretti, infatti, oltre la metà degli italiani predilige cibo di strada prettamente locale, dalle piadine agli arrosticini, fino agli arancini siciliani. Nell’ambito delle bevande, invece, a farla da padrone è decisamente la birra, o meglio, la birra artigianale.

Per approfondire il tema dello street-food e del particolare rapporto della cucina di strada con la birra artigianale, abbiamo intervistato, in esclusiva per Giornale della Birra, Maurizio Cimmino, CEO di To Business Agency, azienda leader nella promozione ed organizzazione di questo format italiano di eventi, su tutto il territorio nazionale.

Maurizio, partiamo dall’approfondire la conoscenza della tua attività: spesso gli avventori dello street-food, infatti, sottovalutano l’aspetto dell’organizzazione degli eventi e non conoscono la professionalità e l’intenso lavoro necessari alla buona riuscita di una manifestazione. Come è nata la tua azienda e quali sono gli eventi principali organizzati in Italia?

L’idea di dare vita a una serie di eventi dedicati allo street food nelle piazze delle principali città italiane è nata quasi per caso. Ero in vacanza, a Londra, e mi è capitato di passare per Camden Town, una zona situata a nord della città, famosa per il suo Food Market. E’ stato proprio assistendo dal vivo a quel magnifico incrocio di profumi, sapori e colori che ha iniziato a prendere forma il mio progetto. Devo dire che nel giro di pochi mesi mi sono organizzato e oggi, a distanza di due anni, posso affermare che il mio sogno si sta avverando. Ad oggi abbiamo organizzato più di40 eventi, in molti dei quali, oltre ai prodotti tipici dello street food italiano e internazionale, abbiniamo il meglio delle birre artigianali e delle etichette di vino prodotte nel nostro paese. Siamo partiti da Torino, ma presto la nostra carovana di saporisi è spinta a Milano, Roma, Napoli, Bologna, Genova, Vercelli, Pavia, Perugia e in molte altre città. Tra gli eventi principali da noi organizzatic’è l’International Street Food Parade, il World Beer Festival, dedicato alle birre artigianali, e In Vino Veritas, dedicato alle eccellenze vitivinicole.

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Il fenomeno della cucina di strada, come già evidenziato, si è evoluto moltissimo negli ultimi anni: ai tuoi occhi di professionista del settore, come è cambiata l’aspettativa e l’attenzione del consumatore italiano rispetto a questo stile di consumo? Sarà una moda passeggera o un fenomeno destinato a radicarsi nella cultura nazionale?

Il cibo da strada, in realtà, è un’abitudine di consumo radicata da sempre nella cultura del nostro Paese, in particolar modo nel Sud Italia. Basti pensare a Palermo e ai mercati rionali di Napoli. Sicuramente, negli ultimi anni questo fenomeno è esploso.Molto è dovuto alla grande attenzione che i media hanno riservatoal mondo del food, che ha spinto i consumatori a selezionare la qualità e le specialità territoriali. Noi ci confrontiamo con un pubblico esigente che cerca, nei nostri eventi, la possibilità di gustare sapori anche poco conosciuti in una modalità conviviale e immediata.  Dal mio punto di vista, ritengo che non si tratti di una moda passeggera, ma bisogna stare molto attenti. Se non vengono valorizzati i veri professionisti del settore, c’è il forte rischio che il fenomeno imploda e perda di interesse.

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 La crescita del settore, il miglioramento della qualità del cibo e l’attenzione del consumatore alla qualità del servizio hanno favorito l’inserimento nell’ambito dello street-food anche di bevande di qualità: la birra artigianale gioca in tal senso un ruolo primario. Puoi descriverci, secondo il tuo punto di vista, tale binomio?

Il binomio street food  – birre artigianali è venuto quasi automatico. Ci siamo accorti subito come il nostro lavoro di selezione della qualità gastronomica dovesse essere accompagnato da un medesimo processo nei confronti del bere. Nel nostro Paese esiste un patrimonio di birre artigianali che ha pochi rivali, piccole realtà con piccole produzioni che meritano di essere conosciute anche al di fuori dai loro consueti confini. Riteniamo sia giusto valorizzare questo mercato di nicchia ma dal grandissimo potenziale e riteniamo che una strada, possa proprio essere quella di coinvolgere le birre artigianali italiane, insieme a qualche chicca internazionale, all’interno del nostro circuito street food, permettendo a tutti di assaporarle in compagnia del cibo che preferiscono, creando abbinamenti personalizzati e sempre differenti.

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Soffermandoci sulla tematica della birra, come si bilancia il rapporto tra le classiche birre di importazione e la birra artigianale italiana? La tipologia di evento o il luogo in cui si svolge influenzano la scelta da parte del consumatore?

Ad essere sinceri noi prediligiamo le birre artigianali e, più precisamente, quelle che provengono dal nostro territorio. Sarà molto difficile trovare nei nostri eventi i grandi marchi internazionali. Loro sono protagonisti su altri palcoscenici. Sono sicuro che la tipologia di evento e anche il luogo in cui questo evento si svolge, influenzino la scelta del consumatore. Non c’è nulla di meglio che assaporare un arrosticino abruzzese o un pani câ meusa all’interno di un ex capannone industriale, riqualificato come può essere lo Spazio MRF di Torino, ascoltando buona musica e sorseggiando un’ottima e fresca birra artigianale italiana realizzata, ad esempio, da un micro produttore marchigiano.

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Concludiamo con uno sguardo al futuro: a tuo avviso, come evolverà la cucina di strada italiana? Potrà essere un ulteriore elemento per esportare all’estero le nostre tradizioni ed i nostri prodotti? Quale ruolo avrà la birra artigianale in tale contesto?

Come accennato in precedenza, sarà fondamentale puntare sulla professionalità e sulla serietà delle persone e dei produttori. Così facendo sono sicuro che la cucina di strada italiana evolverà ulteriormente. Già oggi, girando per i mercati e nelle piazze di altri paesi europei, si possono trovare prodotti street food del nostro paese, ma si può ancora migliorare. Il futuro, secondo me, vedrà protagonisti anche in questo campo gli chef stellati, che rivisiteranno le ricette tradizionali secondo la loro creatività e le promuoveranno in modalità street food. E’ una tendenza che sta prendendo piede a poco a poco. So di chef stellati che hanno comprato truck food e si stanno per lanciare in questa avventura. Per quanto riguarda la birra artigianale, si tratta di un settore in forte ascesa e sono sicuro che il suo ruolo continuerà ad essere di primo piano anche all’estero. Attenzione però, quando i numeri iniziano ad aumentare notevolmente c’è il rischio che la produzione passi da artigianale a industriale, perdendo un po’ di quella schiettezza iniziale.

 

Maggiori informazioni sul To Business Agency sono disponibili al seguente link: www.tobusinessagency.it

Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso “Mastro birraio” di Torino) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, da qualche mese ho avviato un mio blog dedicato al vino
www.enologoin500.it, nel quale racconto dei vini, delle cantine e dei magnifici luoghi di Langhe e Roero, in cui ho il privilegio di vivere, in compagnia della mia vecchia Fiat 500 L gialla!