Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 05/2017

4 febbraio 2017

I Contrabbandieri di Birra – Capitolo 17

I Contrabbandieri di Birra – Capitolo 17


 

Ci fu un attimo di smarrimento generale.

Nessuno, in casa, osava proferir verbo.

Tutti erano lì, attoniti, quasi come imbalsamati, sospesi in una specie di dimensione parallela fuori dallo spazio e dal tempo.

Il sangue gelato nelle vene, il respiro interrotto…

“carabinieri”…

Li avevano dunque già scoperti?

Una notte, un solo errore era stato, dunque, sufficiente per infrangere i sogni di gloria di una famiglia intera?

La loro truffa a fin di bene, il loro commercio clandestino….

Era tutto in malora?

Come avevano fatto i Carabinieri a risalire a loro, in così poco tempo?

Gli attimi si moltiplicarono.

Divennero secondi.

Parecchi secondi.

Come in una scena apocalittica, il sordo rumore delle nocche di una mano che percuotevano il legno della porta si replicò:

«Carabinieri! Se siete in casa aprite, in nome del Re!»

I quattro si guardarono, gli occhi fuori dalle orbite, sbarrati:

«Ci hanno scoperto…» sibilò la mamma di Giuseppe.

«Che facciamo?» chiese Pietro.

«Che vuoi fare?» chiese retoricamente sottovoce Giuseppe, rispondendo.

«Non lo so… facciamo finta di non esserci?» chiese il Padre.

Nessuno sapeva che pesci pigliare ma, Giuseppe, forse per paura, forse per addestramento militare, forse per proteggere i suoi cari, decise di prendere, nuovamente, la situazione in pugno:

«Apriremo. In fondo nessuno di noi è certo che loro sappiano… e fingere la nostra assenza non farebbe che aumentare i sospetti nei nostri confronti, qualora ce ne fossero. Tanto, se ci avessero scoperto… servirebbe a poco far finta di non essere a casa. Metterebbero degli uomini qui, in attesa del nostro ritorno».

«Quindi?»

«Quindi… tanto vale aprire…»

Un attimo di silenzio, di riflessione.

«Carabinieri, c’è nessuno?» ancora una chiamata dall’esterno.

Giuseppe fece cenno alla madre di rispondere, prendendo tempo.

Sua madre, come se avessero provato la scena già altre volte, rispose, infine ai Carabinieri:

«Un attimo! Pietro, va ad aprire tu, che non sono presentabile!»

Ad un altro cenno di Giuseppe, Pietro rispose:

«Madre, un secondo che… arrivo!»

Giuseppe fece cenno a tutti di andare in un’altra stanza del cascinale e urlò:

«Vado io, madre, son già qui!»

In un lampo i suoi parenti si dileguarono e Giuseppe si accinse all’uscio.

Tirò su il pesante chiavistello ed aprì la porta:

«Buongiorno, come posso aiutarvi?»

«Famiglia Vinai?»

«Sì, desiderate?»

«Come mai avete atteso tanto per aprirci?»

«Chiedo scusa ma… sa com’è, ognuno ha i suoi compiti e non abbiamo sentito subito bussare.» si giustificò Giuseppe.

«Lo sa che hanno inventato i campanelli elettrici?»

«Questa è una casa di campagna, faccia conto che la radio la ascoltiamo solo alla taverna. Qui l’elettricità non arriva ancora. Anzi, è possibile tramite voi caldeggiare una richiesta?»

«Ragazzo, noi siamo i Carabinieri del Re, non impiegati della rete elettrica!»

«Ehm… chiedo scusa, non volevo offendere…»

«Vabbé, poco male. È da solo in casa?»

«No, ci siamo tutti. Stavamo per uscire ed andare nei campi».

«Ecco, appunto…»

«In che senso? C’è qualche problema?»

«Ecco… effettivamente sì…»

Sua madre sbucò nella zona giorno del cascinale, laddove vi era l’ingresso:

«In che senso “ci sono dei problemi”?» chiese trafelata.

«Oh, beh. Niente di trascendentale, Signora. Solo un tentativo di furto».

«Oh, Signore!» rispose lei, fingendo di essere scossa, «In che senso? Cioè, che cosa potrebbero rubare dei ladri in campi appena seminati?»

«No, no, signora. Nessun furto di piantine… Ora le spiego: un vostro conoscente, uno che ha la propria casa adiacente rispetto ad un vostro campo ha sorpreso degli individui sospetti che, secondo lui, hanno tentato di introdursi in casa sua passando dal vostro campo».

«Oh, santo cielo! E chi è ? come sta? Chi è stato?»

«Non si preoccupi, il cane da guardia ha allertato il padrone di casa che ha messo in fuga i ladri. A tal proposito, voi a che ora siete rincasati, ieri sera?»

«Mah, verso il tramonto, come ogni giorno. Perché?»

«Non so, qualcuno dei vostri operai può essersi trattenuto fino a tardi nei campi, magari per arrotondare un po’?»

«Siamo una povera famiglia di agricoltori, Signore. Non abbiamo operai al nostro soldo. Nessuno che noi conosciamo ha avuto l’autorizzazione a restare nei nostri campi. E che io sappia neppure nostri amici avrebbero dovuto far lavori ieri, men che meno di notte!»

«Amici?»

«Sì, noi agricoltori ci diamo una mano, quando possiamo… se un amico difamiglia ha una macchina che ci può servire, gli chiediamo se compie quell’operazione in campo al posto nostro; in cambio gli restituiamo il favore con altre lavorazioni…. in quei casi si lavora fino a tarda notte ma, che io sappia, nessuno doveva lavorare i nostri campi ieri… aspetti un attimoche chiedo a mio marito! Crao? Vieni di qua, per favore?»

Il Padre di Giuseppe giunse poco dopo e, quasi altero, si rivolse alla sposa:

«Cara, ma non hai invitato ad entrare i Signori? Gradite un caffè, un dolce, un po’ di salame e del vino?»

«Oh, grazie, ma no. È un po’ presto per il vino e comunque siamo in servizio».

«Come volete, ma prego… acomodatevi!»

I carabinieri entrarono in casa e si sedettero sul divano, vecchio e logoro.

Dopo che gli uomini in divisa ebbero rispiegato per l’ennesima volta i fatti avvenuti la sera precedente, il Padre di Giuseppe confermò che nessuno, la sera antecedente, era stato autorizzato a metter piede nei loro campi.

«Bene, era quello che volevamo sapere… ora, con permesso, noi andremo».

«Andate già via? Sicuri che non possiamo offrirvi qualcosa?»

«No, grazie… dobbiamo ancora andare a fare dei rilevamenti sui vostri campi… non si sa mai che i ladri non abbiano lasciato degliindizi utili, nella foga della fuga».

«Certo, certo!» rispose Giuseppe, «Senta… non è che per caso posso venire anche io, con voi? Sa, il campo è della mia famiglia… magari ci fosse qualche oggetto nostro, evitiamo che venga scambiato per un oggetto sospetto… e poi, ilcampo è nostro, quindi…»

«Direi che non c’è nessun problema… venga pure con noi! Andiamo?»

«Vi seguo».

Lo scopo di Giuseppe era un altro…

lui doveva giustificare il fatto che il centro del campo fosse non apparentemente coltivato.

Una pratica agronomica così inconsueta avrebbe, senza dubbio, suscitato dei dubbi e delle perplessità…

era meglio dare una giustificazione valida in loco, subito, per sviare i sospetti dalla famiglia.

Già…

Sviare i sospetti…

Dare una valida giustificazione…

Aveva solo una mezz’oretta per escogitarne una; giusto il tempo di giungere al campo.

Alessio Lilliu
Info autore

Alessio Lilliu

Sono nato a Cuneo, ridente capoluogo di provincia piemontese.
Ho sempre amato la Natura e, seguendo questo amore, ho frequentato l’Istituto Tecnico Agrario ed ho proseguito i miei studi conseguendo, nel 2012, la Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Alimentari a pieni voti.
Ho sempre adorato la cultura in ogni sua forma, ma ho sempre odiato gli stereotipi.
In particolare lo stereotipo che ho sempre rigettato è quello che riguarda la relazione tra “persone studiose” e “persone fisicamente poco attraenti”. Per ovviare a tale bruttissimo stereotipo all’età di 11 anni cominciai a praticare Judo e ad oggi sono cintura nera ed allenatore di questa disciplina marziale.

Dal 2010 gestisco un’attività commerciale, l’Edicola della Stazione Ferroviaria di Cuneo.
Ho ricoperto nel 2011 anche il ruolo di Vice-Responsabile della qualità all’ingresso in un macello del cuneese e, una volta terminato il mio percorso di studi, nel 2012 per l’appunto, ho deciso di rendere il settore alimentare parte ancor più integrante della mia vita. Creai la Kwattzero, azienda di cui sono socio e che si occupa di prodotti disidratati a freddo e di produzione di confetture ipocaloriche, ricavate tramite un processo brevettato di mia invenzione e di mia esclusiva proprietà. Obiettivo finale della ditta è quello di arrivare a produrre i propri prodotti con un consumo energetico pari a zero tramite l’installazione di fonti di energia rinnovabile, per esempio pannelli fotovoltaici.

Per quanto riguarda la mia passione per la scrittura, nacque in tenera età ed in particolare attorno ai sette anni, quando rubavo di nascosto la macchina da scrivere di mio padre, una vecchia Olivetti, per potermi sbizzarrire a sognare e fantasticare su terre lontane e fantastici eroi.

La mia passione per la scrittura venne ricompensata nel 2010 quando pubblicai il mio primo romanzo, “Le cronache dell’Ingaan”. La mia produzione letteraria prosegue a tutt’oggi con nuovi romanzi.

Dal 2012 sono Presidente di Tecno.Food, associazione che riunisce i Laureati e gli Studenti delle Scienze alimentari in seno all’Università degli Studi di Torino.

La nuova ed affascinante sfida che sto cominciando ad affrontare con enciclopediadellabirra.it mi permette di unire due mie grandi passioni: la scrittura e la birra!

Adoro sperimentare sempre nuove cose e nuovi gusti e questa è un’occasione davvero unica.