Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 17/2017

29 aprile 2017

I Contrabbandieri di Birra: Capitolo 28

I Contrabbandieri di Birra: Capitolo 28


 

Giuseppe era andato ad effettuare una consegna del suo prodotto a Maddalene, un paese vicino a Fossano.

Nonostante la vicinanza Geografica, nessuno lo conosceva lì, in quel  piccolo anfratto di campagna che viveva in un mondo a sé stante, chiuso nella sua piccola realtà.

E a nessuno dei paesani importava nulla di quel forestiero che veniva ogni tre settimane per rifornire la minuscola taverna locale.

In quel paesino, più che in altri, la gente beveva fiumi di birra.

Renzo, il locandiere, era uno dei suoi migliori clienti, vista la quantità di alcol consumata dai suoi compaesani.

Il giovane accese una sigaretta nel bar, aveva appena terminato di scaricare le sue botti ed una era proprio lì, sul bancone, in attesa di essere spillata.

«Allora, Giuseppe… come al solito i primi due bicchieri li beviamo noi!»

«Ah ah ah, mi sembra giusto!»

«Beh, dovrò pur testare la merce, prima di darla ai clienti, no?»

«Ti ho mai deluso?»

«No, ma in questo modo riesco a capire la qualità! E con te davanti, che bevi con me… beh, se la merce facesse schifo…»

«Lo so, lo so! Mi infileresti tutte le mie botti su per il…»

«Suvvia, non perdiamo altro tempo! Assaggiamo! I clienti arriveranno tra poco!»

I due bevvero.

La birra era buona.

Non di qualità eccellente, questo era inopinabile, ma manteneva comunque certi standard qualitativi e, il giovane, riusciva a mantenere il gusto stabile nel tempo, quasi come facevano i grandi produttori di birra industriale.

Per qualche istante i due stettero in silenzio, in modo da assaporare il biondo nettare.

Uno lo gustava per percepirne la qualità, in modo da non rimanere truffato e l’altro, stanco dal lavoro fisico, la gustava come premio.

Un paio di sorsi corposi e Giuseppe aveva scolato mezzo boccale.

Posò il recipiente di vetro e si rivolse all’uomo:

«Ci hai pensato, Renzo?»

«Sì… e francamente non so che fare…» rispose l’uomo posando anch’egli il boccale.

«Ascolta, te l’ho già detto: ho solo più dieci botti e fino al prossimo anno non se ne parla di birra. Se le vuoi, te le porto e le paghi ancora con il prezzo normale. Se aspetti le solite tre settimane, ammesso che ci siano ancora, dovrò vendertele a più del doppio! Io lo dico per te, un cliente di Bra mi ha ordinato cinque botti. Io gli ho detto che non sapevo se le avevo oppure no. Ho pensato al mio miglior cliente, che sei tu, per inciso! E mi son detto, se lui non le vuole le vendo a Bra, anche perché quel cliente è disposto a pagarmele maggiorate della metà! È un favore che ti faccio! Però me le devi prendere tutte, non due per volta come tuo solito… ogni viaggio è un rischio! Se i carabinieri mi fermano, mi arrestano per contrabbando! Quindi te lo chiedo di nuovo: dieci botti al prezzo normale, domani la consegna e pagamento metà subito e metà a fine settimana. Che ne dici? Ci stai?»

Renzo sbuffò, visibilmente infastidito da quell’offerta:

«Amico, è un grosso ordine, insomma, sono tanti soldi…»

«Non lo metto in dubbio, ma se attendi, sai già che il prezzo aumenterà! E cosa direbbero i tuoi clienti se aumentassi i prezzi per rifarti del maggior esborso?»

«Non pensi che comprerei un’altra birra?»

«Certo, ma lo sappiamo tutti e due che quelle legali costano molto care e che quindi assottiglieresti da subito i tuoi guadagni. Con la mia offerta potresti guadagnare bene ancora per… tre mesi e mezzo, contando due botti a settimana… mi sembra che ti convenga, no?»

«Sì, ma dove mi metto tutte quelle botti non segnate? Se venissero a controllare me, i carabinieri, rischierei la licenza ed una multa salata! Senza contare che poi mi chiederebbero dove l’ho presa e quindi… sarei costretto…»

Giuseppe si voltò, cominciando a muoversi verso l’uscita,passo lungo dal quale traspariva l’ira.

«Amico, so dove vuoi arrivare e non funzionerà! Te lo dirò una sola volta: non osare MAI più  minacciarmi! Anzi, sai cosa ti dico? Al diavolo te e i tuoi clienti! Venderò la mia birra altrove! È pieno di locandieri che vogliono prodotti di contrabbando! Buona vita e vaffanc…»

«Aspetta! Aspetta!»

«Cosa?» Disse il giovane, ancora voltato di spalle.

Giuseppe aveva un sorriso sornione dipinto in volto: stava per averla vinta!

«E va bene, hai vinto! Accetto la tua offerta! Però ti chiedo un favore…»

«Quale?»

«Per mettere in magazzino tutta quella birra di contrabbando, devo riorganizzarlo un po’, in modo da nasconderla bene. Ti chiedo di consegnarmi le tue stramaledettissime botti la prossima settimana, lunedì. Va bene?»

«Se paghi la metà pattuita ora, lunedì avrai la tua birra!»

«Non ti fidi eh?»

«Sai com’è… non posso mica farti una bolla di consegna e poi denunciarti se non mi paghi!»

I due risero, forzosamente, ma comunque risero.

«E va bene, va bene! Cavolo, sei peggio degli strozzini!»

«Eh, quegli Ebrei… gli vogliono tutti bene!»

«Già… quanto vorrei che qualcuno li facesse fuori tutti!»

«Perché? Che ti hanno fatto di male?»

«Devo dei soldi a due di loro… e la maledetta banca che mi ha fatto il mutuo per comprare il locale è degli ebrei… e per Dio, mi ammazzano con gli interessi! Che il Diavolo se li porti tutti!» inveì il locandiere.

«Beh, pagami e ti lascio al tuo odio, va bene?»

«Bene, bene… mentre prendo tutti quei soldi che esigi, finisci la birra!»

«Grazie.»

L’affare era concluso.

Giuseppe era riuscito a piazzare tutte le botti rimanenti in un’unica vendita.

Fino all’anno successivo, dopo quella consegna, non avrebbe più avuto rischi!

E, cosa migliore, avrebbe potuto, finalmente, sposare la sua amata!

Era al settimo cielo!

Salutò Renzo, le tasche gonfie di denaro.

Uscì dal locale, il passo trionfale di un conquistatore.

Non appena fu in strada, una esile figura gli si parò davanti: era la sua bella!

«Amore mio, ciao, cosa ci fai q…»

Un sonoro schiaffo gli fece girare il volto:

«Ma che diavolo fai?» Le chiese.

«Ero qui per parlare con una cliente che si sposa e mi ha fatto un bell’ordine… e chi mi vedo dentro la locanda?»

«Amore mio, non so se l’hai notato, ma Renzo è un uomo e…»

«E tu sei un delinquente!»

«Prego?»

«Non fare il finto tonto! Ho sentito tutto! Tu mi hai detto che sei un agricoltore, figlio di agricoltori e…»

«Ed è vero!»

«No, tu sei un contrabbandiere!»

«Shhh! Abbassa la voce!»

«No! Non mi frega niente se ti scoprono! Tu hai tradito la mia fiducia!»

«Te lo avrei detto, lo giuro! Aspettavo di effettuare questa consegna e poi ti avrei detto tutto! Io voglio…»

«Tu vuoi? Tu vuoi cosa?»

«Io voglio sposarti, santo cielo!»

Lei rimase sbigottita, la bocca aperta, incredula.

Ma fu un attimo, le donne arrabbiate non rimangono sorprese a lungo…

«Cioè, fammi capire: tu mi ami a tal punto da volermi sposare, ma non ti fidi abbastanza di me da dirmi che cosa fai realmente per vivere?»

«No, non è così! Lascia che ti spieghi!» lui provò a prenderle la mano, lei si divincolò.

«Due sole cose non tollero: i delinquenti e chi mi mente! E tu hai fatto entrambe! È finita!»

«Amore mio, ti prego, lascia che…»

«NON VOGLIO VEDERTI MAI PIU’!»

Senza attendere risposta, lei, si voltò in lacrime e scappò via, lasciando in mezzo alla piazza un uomo stordito, incapace di reagire…

Un uomo con il portafoglio pieno ed il cuore vuoto.

Alessio Lilliu
Info autore

Alessio Lilliu

Sono nato a Cuneo, ridente capoluogo di provincia piemontese.
Ho sempre amato la Natura e, seguendo questo amore, ho frequentato l’Istituto Tecnico Agrario ed ho proseguito i miei studi conseguendo, nel 2012, la Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Alimentari a pieni voti.
Ho sempre adorato la cultura in ogni sua forma, ma ho sempre odiato gli stereotipi.
In particolare lo stereotipo che ho sempre rigettato è quello che riguarda la relazione tra “persone studiose” e “persone fisicamente poco attraenti”. Per ovviare a tale bruttissimo stereotipo all’età di 11 anni cominciai a praticare Judo e ad oggi sono cintura nera ed allenatore di questa disciplina marziale.

Dal 2010 gestisco un’attività commerciale, l’Edicola della Stazione Ferroviaria di Cuneo.
Ho ricoperto nel 2011 anche il ruolo di Vice-Responsabile della qualità all’ingresso in un macello del cuneese e, una volta terminato il mio percorso di studi, nel 2012 per l’appunto, ho deciso di rendere il settore alimentare parte ancor più integrante della mia vita. Creai la Kwattzero, azienda di cui sono socio e che si occupa di prodotti disidratati a freddo e di produzione di confetture ipocaloriche, ricavate tramite un processo brevettato di mia invenzione e di mia esclusiva proprietà. Obiettivo finale della ditta è quello di arrivare a produrre i propri prodotti con un consumo energetico pari a zero tramite l’installazione di fonti di energia rinnovabile, per esempio pannelli fotovoltaici.

Per quanto riguarda la mia passione per la scrittura, nacque in tenera età ed in particolare attorno ai sette anni, quando rubavo di nascosto la macchina da scrivere di mio padre, una vecchia Olivetti, per potermi sbizzarrire a sognare e fantasticare su terre lontane e fantastici eroi.

La mia passione per la scrittura venne ricompensata nel 2010 quando pubblicai il mio primo romanzo, “Le cronache dell’Ingaan”. La mia produzione letteraria prosegue a tutt’oggi con nuovi romanzi.

Dal 2012 sono Presidente di Tecno.Food, associazione che riunisce i Laureati e gli Studenti delle Scienze alimentari in seno all’Università degli Studi di Torino.

La nuova ed affascinante sfida che sto cominciando ad affrontare con enciclopediadellabirra.it mi permette di unire due mie grandi passioni: la scrittura e la birra!

Adoro sperimentare sempre nuove cose e nuovi gusti e questa è un’occasione davvero unica.