Numero 18/2017

1 Maggio 2017

Parigi val bene una birra!

Parigi val bene una birra!

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Chi parte per un romantico week end a Parigi non si aspetta sicuramente di trovare la città culto della birra artigianale. E infatti non lo è. Ci sono tante cose che danno a Parigi un primato mondiale: l’ arte, la moda, le bollicine, le escargot, il Camembert….ma non di sicuro la birra artigianale.
Nonostante ciò mi ritengo comunque soddisfatta di questo viaggio, anche sotto l’ aspetto birraio. Bisogna impegnarsi e cercare bene, ma bene bene bene.
La prima sera sono andata a colpo sicuro: la “Fine Mousse”, un caratteristico Bistrot sito nel quartiere di Gambetta lontano dalle zone turistiche, frequentato per lo più da gente del posto. Accanto all’omonimo ristorante, che però abbiamo trovato già chiuso, un rustico localino con 20 birre artigianali alla spina, sia francesi sia internazionali, che si possono accompagnare con stuzzicanti taglieri di formaggi locali o bruschette con patè francesi.

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Il locale è gestito da due ragazzi giovani, che non parlano molto volentieri in inglese (ma forse non parlano molto volentieri a prescindere). Peccato, sarebbe stato carino approfondire alcune chicche. Come la Oude Vieux Lambiek , barricata nelle botti di champagne, o la Blanche al lime e basilico di Azimut Brasserie. Personalmente ho bevuto una APA, la “Pale Pig V2”, leggermente ambrata, dal fresco sentore di frutta esotica e una frizzantezza che bene si abbina ai primi caldi primaverili; e la “Nice To Meet You” di Brasserie du Grand Paris, Saint Denis, più “cattiva”, alcolica e con un amaro più pungente, ma ottima accompagnatrice del tagliere di formaggi.
Ad appena due isolati da lì scopriamo un’altra chicca, ancora più di nicchia: “Les trois 8”. Un open space di pochi metri quadri, 3 tavolini e due banchetti davanti al bancone. Quasi un salotto domestico dove si alternano periodicamente 8 birre alla spina e oltre 100 birre artigianali in bottiglia. Solo il mercoledì sera offrono la formula “degustazione open”. Purtroppo era un lunedì e ho dovuto scegliere. La scelta è ricaduta su una delle loro chicche in bottiglia, “Lo schiaffo al bancario”, una Barley Wine di 12 gradi, con sentori di amaretto, chiodi di garofano, cannella, buccia di arancio candita…riporta per un attimo alla stagione invernale. Il publican è ancora meno socievole dei primi due, così non sono incentivata a bere ancora.

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Il giorno dopo visitiamo un beer shop nella zona della Gare de Lyon, “Le Moustache Blanche”, sperando di poter degustare una birra spillata. “Purtroppo non possiamo, in Francia o vendi o fai mescita” commenta il gestore del negozio, stranamente più incline al dialogo rispetto a tutti gli altri. Conosce Baladin e Teo Musso, ma anche Birrificio del Ducato, Elvo, Cane di Guerra, Birrificio Italiano, Croce di Malto, Birranova e molto altro. Si vede che non è stato fermo. Racconta qualcosa sulla realtà birraia francese e parigina. “C’è ancora poco, poco pubblicizzato e poco valorizzato. Il vino è ancora troppo protagonista. Il movimento birraio è ancora di nicchia, più che altro legato a realtà rurali o periferiche, e ad una generazione molto giovane. Non si può neanche paragonare all’ Italia di 15 anni fa”. Però c’è qualcuno che lavora bene, come La Boulgodue di Yvette, di cui assaggio un’ ottima porter, schietta e pulita. Oppure Double Standard, che sorprende con una golden ale leggermente affumicata che non mi dispiace. Approfitto per chiedere se ci fossero altri posti in città dove bere birre artigianali. “A volte proprio nei locali dove meno te l’ aspetti”.

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Così uscendo da li giriamo l’ angolo e ci troviamo davanti al “Frog”, un ristorante messicano, con sei birre artigianali locali alla spina. Bevo la Pearl, una soave Pale Ale, classica birretta da pomeriggio, forse un po’ troppo sgasata; e assaggio la “Thawak”, una black Ipa forse un po’ troppo azzardata (lasciatela fare a chi sa). Non è molto, ma mi aspettavo ancora meno.

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Passeggiando nel quartiere latino vengo attratta dal “Biere Cult”, tra un negozio di scarpe e uno di orologi. E’ giusto l’ ora dell’ aperitivo. Si tratta di un beer shop, con birre per lo più industriali e qualcosa di più ricercato ma reperibile tranquillamente ormai nella GDO. Ha una sola spina con una pa, non ricordo il nome, e neanche troppo il gusto. Mi incuriosisce la Kastanaia di Crazy Hops, ma penso terrò la bottiglia per il prossimo inverno.
Dopo cena troviamo un locale sopra Mont Martre, nella parte alta della città, sempre più lontano dalle zone centrali. “Le Super coin”, un lounge bar molto underground che mi ricorda i miei anni universitari. Tre spine e una decina di bottiglie artigianali internazionali.

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Azzardo un’ imperial stout in bottiglia che presente dagli evidentissimi difetti di conservazione, anche se per il publican non ci sono problemi. Così vado su una pils ceca alla spina, se non altro non sbaglio.
Il viaggio sta per concludere, con le valigie in mano mi reco alla Gare de Lyon, e proprio davanti un modernissimo lounge bar mostra l’ insegna delle birre artigianali francesi, per lo più di ispirazioni belghe. Bevo la “Lindemand”, una Framboise….e penso che dello sciroppo per la tosse quel giorno posso anche farne a meno.
Concludo il viaggio pensando che Parigi val bene una Birra..ma forse solo una.

 

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Francesca Sferrazza Papa
Info autore

Francesca Sferrazza Papa

Torinese di adozione, siciliana di origine, sono nata di venerdì 17, ed è sempre stata la mia fortuna.
Con qualche ritardo dovuto ad attività lavorative di vario genere (spesso volontarie), esperienze di fuga all’ estero e scappatelle di gioventù, mi sono laureata in “Scienze della Comunicazione”, indirizzo multimediale. Per oltre dieci anni ho scritto per giornali sportivi, dapprima on line e poi su carta stampata, fino a diventare caporedattrice e responsabile marketing di un settimanale regionale (ei fu).
Ho lavorato a lungo come commerciale in vari settori: editoria, risorse umane, informatica. Attualmente aiuto un’ amica nella gestione di un locale per bambini e famiglie, con l’ obiettivo di implementarne le attività e introdurre aspetti originali, tra cui la presenza di birre artigianali abbinate alla cucina.
Tra le mie passioni vi sono la musica, i viaggi, il calcio, la bici e ovviamente le birre. Ho persino chiamato il mio gatto “Birra”, ambrata per la precisione (è un rossiccio, razza europea, faccia da furbetto, potrebbe trattarsi di una Doppelbock).
La mia passione per le birre artigianali è nata qualche anno fa in quel di Piozzo. Da allora è stato un crescendo di ricerca e affinamento, che mi ha portato l’ anno scorso a frequentare il corso di degustatrce professionale e conseguire l’ attestato, dopo un esame tutt’ altro che innocuo.
Parallelamente ho iniziato a viaggiare per birre, fino quasi ad organizzare i miei viaggi in funzione di queste. Belgio, Repubblica Ceca, Franconia…solo alcune delle ultime tappe. Ma non trascuriamo l’ Italia, i weekend tematici in occasione di eventi birrari, le ricerche sul territorio.
Oggi vorrei approfondire maggiormente l’ aspetto dell’abbinamento cibo-birra, del resto la cucina è l’ ultima scoperta tra le mie passioni.