Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 26/2017

30 giugno 2017

Birrificio Gjulia: il pioniere agricolo del FVG!

Birrificio Gjulia: il pioniere agricolo del FVG!


 

Birra Gjulia è stato il primo birrificio agricolo artigianale friulano: 18 ettari destinati  alla coltivazione dell’orzo, un paio al frumento e un giovane luppoleto che soddisfa parte del fabbisogno della produzionebrassicola.

Il progetto, nato nel 2012dalla passione ed imprenditorialità di Marco e Massimo Zorzettig, è strettamente legato alla tradizione enologica del Friuli Venezia Giulia: i titolari, infatti, sono anche produttori di vino ed hanno trasferito nel settore brassicolo non solo molte delle loro competenze, ma hanno realizzato anche interessanti IGA con l’uso di varietà autoctone di uva.

Dal 2012 ad oggi, la piccola brasseriaha compiuto molta strada ed oggi ha una gamma molto ampia di birre in produzione, che spaziano tra vari stili, ma tutte accomunate dall’alta qualità delle materie prime, dall’attenzione nella gestione del processo di produzione ed al legame con il territorio.

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Di seguito l’intervista esclusiva concessa a Giornale della Birra da Marco, che ci ha accolto con grande disponibilità.

 

Marco, il vostro birrificio è a tutti gli effetti definibile una “piccola brasseriaagricola”. Quali sono state le difficoltà ed i vantaggi derivati da questa situazione? Come ha inciso la vostra esperienza nella produzione dei grandi vini friulani nella caratterizzazione del vostro concetto di birra?

La difficoltàpiù grossa sicuramente e stata la burocrazia,poi trovare il posto giusto dove far nascere il birrificio,cercando acque pure e incontaminate,arrivando dal mondo del vino da generazioni siamo stati agevolati capendo da subito molti meccanismi per la produzione ecc. Come dice lei siamo un’azienda rispettata nel territorio e la paura più grande era quella di sbagliare ricette e produrre birre che non fossero all’altezza dei vini; il che sarebbe stata una ripercussione anche sul vino. Fortunatamente è stato il contrario: producendo birre di buona qualitàè stata una grande vittoria…alla faccia di chi non ci credeva in questo bellissimo progetto…

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La scelta delle materie prime per raggiungere l’obiettivo di realizzare birre di alta qualità è sicuramente un elemento fondamentale: come avviene il processo di produzione dei cereali, della trasformazione in malto e la coltivazione del luppolo?

Io sono abituato, prima di buttarmi a capofitto su un progetto, a relazionarmi con professionisti, cercando,come si dice, di “rubare il mestiere”. Abbiamo visitato coltivazioni di orzo e diverse malterie per riuscire a capire quale strada percorrere per produrre orzo di qualità per la produzione della birra. Sicuramente anche grazie alla malteria cui ci affidiamo, che ci ha fatto capire molte cose, come concimazioni e lavorazioni. Una volta che è stato trebbiato, il nostro orzo viene trasportato con i camion in Germania, nella zona di Monaco di Baviera dove nasce questo maltificio storico. Appena finita la maltazione viene insaccato e portato in birrificio.

Il nostro piccolo luppoleto è nato nel 2013 come campo sperimentale, per riuscire a capire le varietàpiù idonee per il clima e il terroir in Friuli. Con il luppolo di nostra produzione, molto limitata, si producono la nostra IPA (Italian Pale Ale) e la nostra Barley Wine.

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Nella vostra filosofia produttiva gioca un ruolo fondamentale la volontà di dar spazio ai prodotti tipici del territorio: come le materie prime locali permettono di caratterizzare le vostre creazioni?

Come azienda agricola abbiamo sempre creduto nei prodotti autoctoni,il nostro cuore batte per la nostra terra. Purtroppo, come dico sempre, non possiamo vivere solo di poesie ma abbiamo anche bisogno di accontentare i clienti un po’modaioli. L’amore per il nostro territorio lo abbiamo trasferito nel birrificio producendo due IGA (ItalianGrape Ale).

La prima, nata nel 2012, è stata la Grecale, una birra prodotta con mosto di Picolit, il vitigno piùimportante che abbiamo in Friuli, un’uva usata soprattutto per produrre vini passiti, che dona alla birra struttura e una dolcezza incredibile. La gradazione è abbastanza elevata,10 gradi appunto e anche per questo l’abbiamo scelta per fare la verticale: ha una longevità inaspettata.

La seconda IGA e birra autoctona è la Ribò, nata nel 2016, prodotta con il mosto di Ribolla,vino che è sempre più di moda come aperitivo. La Ribolla trasmette alla birra una freschezza incredibile e una leggera acidità, al naso le dona dei profumi incredibili mantenendo una gradazione alcolica abbastanza limitata.

Poi c’è la già citata Barley Wine, birra che passa 18 mesi nelle barrique dove ha riposato il Cabernet Sauvignon della nostra azienda.

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Recentemente si è svolta una degustazione verticale di quattro annate della vostra Grecale (2015, 2014, 2013, 2012): come è possibile produrre una birra così longeva? Come evolve nel tempo?

Come accennavo prima, è una birra che evolve come i grandi passiti. Si trovano profumi eterei che cambiano ogni volta che mettiamo il naso sopra, in bocca sembra di masticare dei fichi secchi. Un abbinamento perfetto è con formaggi, magari abbinati a delle marmellate,oppure in compagnia di una bella donna sul divano!

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La vostra impresa è a tutti gli effettiun portabandiera delle produzioni del Friuli Venezia Giulia a livello italiano e internazionale: quali prospettive e quali futuro immagini per il settore craft della vostra regione?

Quando siamo partiti eravamo in 250 in tutta Italia, adesso ho perso il conto. Noi continueremo a crederci producendo birre di qualità e dico sempre che non si finisce mai di imparare. Cerchiamo ogni santo giorno di migliorare. Punteremo sempre di più a birre che produciamo solo noi,senza comunque dimenticarci che le nostre birre “base” la fanno sempre da padrone. In ogni caso cercando di portare in Italia e all’estero il cuore di noi friulani.

 

Maggiori informazioni sul Birrificio Gjiuliasono disponibili sul sito web aziendale: www.birragjulia.com

Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso “Mastro birraio” di Torino) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, da qualche mese ho avviato un mio blog dedicato al vino
www.enologoin500.it, nel quale racconto dei vini, delle cantine e dei magnifici luoghi di Langhe e Roero, in cui ho il privilegio di vivere, in compagnia della mia vecchia Fiat 500 L gialla!