Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 45/2016

8 novembre 2016

CENTO LITRI bastano per diventare un’eccellenza birraria

CENTO LITRI bastano per diventare un’eccellenza birraria


 

Immerso nei verdi vitigni e oliveti Umbri, nella suggestiva cittadina di Baschi, sorge il birrificio Centro litri, nome che immediatamente denuncia una filosofia birraria dove le piccole quantità permettono una grande cura della qualità. Sei anni fa Maurizio Maiello ha deciso di trasformare la sua intensa, seppur breve, carriera da Homebrewer in un secondo lavoro facendo nascere nel garage di casa sua la realtà brassicola Cento litri. Persona curiosa e dinamica, Maurizio, che fino a pochi anni prima ha confidato essere stato completamente astemio, ha avuto la folgorazione per la birra artigianale assaggiando una birra belga abbinata ad un secondo di pesce; la domanda fondante, tipica dopo il primo sorso di birra artigianale, è stata “ma cos’è sta roba?”. Il problema è che la sete di Maurizio non si è spenta quella sera, spingendolo verso la ricerca di una risposta; seguendo il ritornello che la curiosità produce conoscenza, nel nostro caso, ha prodotto un birrificio che fa della cura del particolare, del legame con i sapori del territorio e della conoscenza birraria i suoi mantra.

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Appena varcata la porta scorrevole del birrificio non si può non notare la sala di cottura piccola e ben congegnata, impianto che presenta un modulo di base a cui è collegato un secondo ammostatore pensato e costruito da Maurizio per permettere di infilare un cotta dopo l’altra. Accanto ai fermentatori, che mentre chiacchieriamo emettono un vigoroso gorgoglio, troviamo un imbottigliatrice a quattro vie e un piccola etichettatrice; strumenti che evidenziano l’artigianalità di ogni processo produttivo calando il visitatore in una realtà estremamente suggestiva. Qui Maurizio mi spiega le difficoltà nel produrre uno delle sue birre, la Granada, ale prodotta con succo e noccioli di melagrana, leggermente acidula ma estremamente equilibrata e fresca in cui la moderata carbonatazione permette l’entrata di un retrogusto di mandorla e di pane.

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Al perché una birra alla melagrana Maurizio spiega “voglio legare le birre ai prodotti del territorio e siccome amo la melagrana, ho pensato di sperimentarla nella birra riuscendo, dopo vari tentativi, a trovare l’equilibrio con un frutto non facile da maneggiare”, manco a dirlo la melagrana viene colta nel giardino di casa e spremuta rigorosamente a mano.
Al continuare del gorgoglio chiedo quale birra producesse una fermentazione così vigorosa “si tratta della nostra IGA (Italian Grape Ale)” incalza Maurizio: “Birra al mosto d’uva bianca dell’alta valle del Tevere”, all’assaggio risulta freschissima e mai stucchevole, il sentore chiaro di uva spina non copre i malti e la velatura luppolata.

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Qui Maurizio esplicita la sua idea sul rapporta tra birra artigianale e vino:”non ha senso che questi prodotti si facciano la guerra, il primo non toglie nulla al secondo, anzi, fare una birra con sentori vinosi ha permesso all’Italia, paese senza un’antica tradizione brassicola, di vedersi riconosciuto uno stile che potrebbe diventare un bel trampolino di lancio per il prodotto birra artigianale italiana all’estero”.
Continuando il tour saliamo le scale entrando nel portico coperto dove Maurizio ospita spesso clienti e avventori per bere le sue birre accompagnate dalla cucina della moglie Roberta; la sensazione è di stare in un agriturismo a conduzione familiare dove, nonostante la giornata nuvolosa, l’atmosfera risulta estremamente accogliente. Parlando di abbinamenti cibo-birra il padrone di casa ammette le maggiori possibilità della birra “a volte il vino ha dei limiti che la birra può superare vista la maggiore varietà olfattivo-gustative dei suoi ingredienti”, aggiungendo poi che “il movimento birrario italiano può, non avendo una tradizione nel settore, permettersi una maggiore creatività rispetto ad altri paesi”, seppur ammettendo che “sperimentare non è facile e non bisogna esagerare per evitare di creare dei mostri”.

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Al termine della nostra chiacchierata alla domanda riguardo progetti futuri di Cento litri mi viene spiegato che vorrebbe invertire la tendenza per cui è il birraio che va alla difficile ricerca di acquirenti, portando invece le persone, organizzando eventi tematici e incontri culinari, a visitare il birrificio e magari fermarsi a pranzo a godere delle stupende colline Umbre e dell’ottimo cibo naturale che la moglie sa assemblare. “Il desiderio è anche quello di crescere e di ampliare la produzione senza perdere la genuinità e la dimensione artigianale e casalinga su cui Cento litri è costruito”.

Se volete approfondire il mondo Cento litri visitate il sito www.centolitri.it

Jacopo Cascianelli
Info autore

Jacopo Cascianelli

Nato il 19 febbraio 1989, perugino DOC fuggito per gli studi universitari a Pisa. Filosofo che ha scoperto la sua vocazione per la birra grazie ad un casuale Erasmus a Bruxelles. Tra un esame in filosofia e una cotta homemade ho passato gli ultimi due anni universitari. Attualmente vivo in Umbria dove ho lavorato per un anno nell’azienda agricola di famiglia, vinofila come da tradizione, per poi iniziare un percorso nella consulenza aziendale e marketing narrativo. Percorso costantemente condito dalla passione per l’homebrewing e partecipazione vorace ad ogni degustazione di birra nei dintorni. Negli anni ho partecipato a corsi sulla produzione di birra e collaboro con una piccola realtà brassicola umbra muovendo i primi passi nel mondo che amo.