Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 36/2016

5 settembre 2016

Da beer firm a birrificio: l’esperienza di Birra Bellazzi

Da beer firm a birrificio: l’esperienza di Birra Bellazzi


 

Che le beer firm siano una realtà di assoluto rilievo nel panorama brassicolo italiano è ormai assodato. Dei circa 1000 produttori sul suolo nazionale infatti, circa il 30% sono beer firm, ovvero società che prendono in affitto l’impianto di un birrificio per produrre le proprie birre. Per approfondire la tematica, continuo oggetto di dibattito, abbiamo incontrato Federico Bianco che con Alessandro Sanna è braccia e mente del birrificio Bellazzi. Dopo tre anni da beer firm presso l’impianto di Retorto a Piacenza, il birrificio bolognese ha recentemente inaugurato il proprio stabilimento a San Lazzaro di Savena.

 

Federico, quando è nato il progetto Birra Bellazzi e come si è sviluppato?

Non c’è una data di nascita precisa ma rappresenta l’evoluzione di un percorso fatto insieme a diversi amici in cui la birra ha dimostrato di essere un elemento legante. Ci siamo trovati a Bologna per studiare e una volta ultimato questo percorso abbiamo iniziato a cercare un progetto che ci permettesse di avviare una nostra attività e la produzione di birra è stata la prima scelta. Dapprima homebrewer, in seguito abbiamo iniziato a fare qualche corso e dopo qualche concorso andato bene abbiamo capito che non si trattava più uno scherzo e che poteva diventare realmente qualcosa di professionale.

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Nel nome Bellazzi e nel vostro motto Sregolatezza senza genio sono raccolte la vostra filosofia di birra. Puoi spiegarcela? 

Bellazzi, diminutivo americanizzato dell’espressione ‘Bella zio’, è l’espressione con cui un mio carissimo amico, designer affermato a New York, salutava i suoi interlocutori, sintomo del fatto che, indipendentemente da quello che diventi, mantieni sempre la semplicità e l’attaccamento alle tue origini. Per noi la birra artigianale deve mantenere queste caratteristiche di semplicità, di giovialità e di intrattenimento senza avere necessariamente una ‘sovrastruttura’ di ricercatezza ed esclusività. La semplicità non deve essere confusa con l’appiattimento che la realtà industriale ha portato per anni, ma il fatto di essere artigianale deve comunque garantire una maggiore qualità. Questa filosofia è racchiusa anche nel motto sregolatezza senza genio: non ci atteniamo alla convenzionalità delle birre industriali, ma senza pretendere che la cosa sia assunta come un atto di genialità.

 

Parliamo di beer firm. Come è nata l’idea di fare una beer firm e come vedi le beer firm nel panorama italiano?

Diciamo che non avevamo l’idea di diventare una beer firm, avremmo voluto aprire il nostro birrificio direttamente nel 2013, ma la difficoltà nel reperire il credito ci ha fatto cambiare rotta. Le beer firm sono a mio avviso una realtà poco conosciuta e compresa. Una beer firm è solitamente composta persone armate di tanta buona volontà ma che difficilmente, a conti fatti, riescono a garantirsi un reddito, a meno di scendere a difficili compromessi. Confrontandosi con altre realtà in questi anni, mi sono reso conto che esistono tre tipologie con finalità e prospettive differenti.  La prima, che si appoggia a grandi birrifici per tenere costi bassi, molto spesso propone una o due tipologie di birre puntando più sul marketing che sullo sviluppo del prodotto. La seconda, animata più dalla passione che da un progetto imprenditoriale, rappresenta il passo successivo all’homebrewing senza avere prospettive ben definite.

La terza, come lo è stato per noi, in cui la beer firm rappresenta uno step intermedio prima di aprire un vero e proprio birrificio.

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Che valore aggiunto ha dato quest’esperienza per arrivare al vostro obiettivo?

Aprire un birrificio non vuol dire solamente saper fare birra ma essere anche un imprenditore. Se fare il birraio lo si impara facendo dei corsi, gestire un birrificio ti obbliga ad acquisire conoscenze accessorie come per esempio le accise, i tributi, la gestione dei rifiuti o la sicurezza. Abbiamo iniziato a fronteggiare queste problematiche proprio nel periodo da beer firm che per noi ha rappresentato una palestra vera e propria.

 

Quanto conta il rapporto con il birraio ospitante? Cambiando prospettiva, come sono viste le beer firm dal birraio ospitante?

Molto utile, ma non è fondamentale. Con Marcello di Retorto si è creato un rapporto di amicizia, ma non sempre è così. Le beer firm sono una risorsa per il birrificio ospitante in quanto rappresentano una fonte di ricavo certa che permette alle volte di ampliare l’impianto, ma al tempo stesso sono concorrenti a tutti gli effetti.

 

Quando vi siete sentiti pronti a fare il passo successivo, ovvero aprire il birrificio?

Abbiamo sempre avuto quest’idea per cui appena possibile volevamo farlo. Non avevamo magazzino pertanto ogni richiesta improvvisa di grandi dimensioni ci portava ad avere problemi sulle scorte. Altro motivo che ci ha spinto è la libertà di fare le nostre birre. Anche se con Marcello abbiamo trovato un rapporto estremamente amichevole, eravamo comunque sempre ospiti e questo inevitabilmente ti limita.

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Da qualche mese è attivo il nuovo impianto, che progetti avete per il futuro?

Per cominciare vogliamo consolidare le birre che abbiamo già in produzione. Allo stesso tempo stiamo pensando a qualcosa di nuovo, qualche birra speciale o stagionale e, perché no, magari harvest con luppoli italiani. Guardando più nel lungo termine, ci siamo già attrezzati con delle botti per provare ad invecchiare qualcuna delle nostre birre.

 

Se domani venisse un beer firm lo accogliereste?

Ne è già venuto più di uno e noi siamo certamente disponibili ad ospitare purché la collaborazione generi un confronto costruttivo nell’ottica di un reciproco miglioramento.

 

Per ulteriori informazioni su Birra Bellazzi: www.birrabellazzi.it

Paolo Testi
Info autore

Paolo Testi

Ho 31 anni e vivo in una cittadina tra Bologna e Imola. Ingegnere per professione, amo giocare a pallacanestro, leggere e viaggiare.
Ho imparato ad apprezzare e ricercare le birre artigianali per il gusto e le sensazioni che sanno regalarmi: in ogni bottiglia è racchiusa la storia di un birraio, le peculiarità del suo territorio, il tutto condito da tanta creatività e passione.
Con i miei racconti spero di trasportarvi in questo affascinante viaggio tra luppoli, malti, lieviti ma soprattutto persone.