Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 18/2017

5 maggio 2017

Dai colli orientali del Friuli, una “birra campestre”!

Dai colli orientali del Friuli, una “birra campestre”!


I colli orientali del Friuli sono noti per essere terra di vini pregiati; ma possono essere anche terra di birra artigianale. È questa la scommessa (vinta) del giovane Giulio Cristancig, che non ancora trentenne ha aperto nel 2015 il birrificio Campestre a Corno di Rosazzo (Udine). Giulio è partito da subito con un impianto di proprietà, a testimonianza del fatto che già guardava sul lungo termine; ed ha nel tempo incrementato il parco birre e gli spazi per degustarle. Inizialmente le referenze erano quattro, ciascuna contraddistinta in etichetta da un animale: il gallo per la golden ale Aurora – semplice e dai profumi floreali -, l’asino per la ale bionda con dry hopping Rurale – per palati più forti data la generosa luppolatura tra l’agrumato e il balsamico -, il gatto per la ale ambrata ispirata alle Alt tedesche Sore Sere, la civetta per la porter Scur di Lune – dai profumi delicati di caffè e cacao. Quattro birre in riferimento a quattro momenti del giorno – l’alba, la giornata lavorativa, il tramonto e la notte – in una progressione anche di corpo e sapori. A queste si sono poi aggiunte la ipa “Dove canta la rana”, fresca e dissetante, pensata per i mesi estivi; la “Primula Rossa”, un’ambrata aromatizzata con coriandolo e cannella; e la “More Dog”, una stout inglese invecchiata in botte di rovere. Inoltre i pochi tavolini sistemati nella sala d’ingresso del capannone che occupa il birrificio si sono trasformati in una tap room arredata con gusto, corredata anche di chiosco estivo – non passate da quelle parti all’ora di uscita dal lavoro nei mesi più caldi, trovereste la coda. Meno male che siamo capitati in un momento poco affollato, così da poter fare due parole con Giulio.

 

Prima di tutto, partiamo dal nome: come mai “Campestre”?

A dire il vero la cosa è nata semplicemente dal fatto che qui a Corno mi sento immerso nella natura, circondato dai vigneti e appunto dai campi. Per cui il nome è nato come spontanea associazione di idee, oltre che come modo per segnare un legame tra il birrificio e il territorio.

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Qual è la tua filosofia di lavoro?

Inizialmente avrei risposto che le mie birre erano semplicemente lo specchio dei miei gusti personali, come è anche comprensibile che sia per chi viene dall’esperienza dell’homebrewing. Poi però ho iniziato ad appassionarmi anche ad un lavoro di ricerca di gusti diversi, di sperimentazione, sia per andare meglio incontro alla richiesta del pubblico che per offrire qualcosa di unico nel suo genere. Così è nata prima la “Dove canta la rana”, che data la sua freschezza e bevibilità ha tenuto a battesimo il chiosco estivo; poi la Primula Rossa, che mi ha aperto un autentico mondo nel “giocare” con le spezie; e infine la More Dog, un vero e proprio esperimento che ho presentato per San Patrizio.  Su 400 litri totali di birra, si tratta di prenderne 30 e trasferirli in botte di rovere per 5 giorni, poi rimetterli nel fermentatore insieme agli altri 370, prenderne altri 30 e metterli nella botte per 5 giorni, e così via per tre passaggi. Il riscontro è stato positivo, per cui credo che, oltre a mantenere ed affinare la linea classica, proseguirò sulla via di queste sperimentazioni.

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Che cos’altro c’è nel futuro del Campestre?

Innanzitutto  lo sviluppo del nuovo spazio degustazione, dato che stiamo partendo con l’attività vera e propria di birreria. Oltre alle birre serviremo prodotti delle aziende agricole locali, e stiamo sperimentando anche il pane al luppolo e con le trebbie. Con la stagione calda riapriremo poi il chiosco estivo, apprezzatissimo lo scorso anno. Più a lungo termine c’è poi la crescita dimensionale: sto valutando il rinnovo degli impianti per incrementare la produzione, cosa che conto di fare entro l’anno prossimo.

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Info www.birrificiocampestre.it e sulla pagina Fecebook Birrificio Campestre.

Chiara Andreola
Info autore

Chiara Andreola

Veneta di nascita e friulana d’adozione, dopo la scuola di giornalismo a Milano ho lavorato a Roma – dove nel 2009 ho conseguito il titolo di giornalista professionista – e a Bruxelles al DG Comunicazione della Commissione Europea. Lì sono iniziati i miei primi timidi approcci con la birra, tra cui la storica Bush de Noel che ha finito per mettere il sigillo definitivo alla storia d’amore tra me e il mio futuro marito – e già da lì si era capito che una storia d’amore era nata anche tra me e la birra. Approdata a Udine per seguire appunto il marito, qui ho iniziato ad approfondire la mia passione per la birra artigianale grazie al rapporto in prima persona con i birrai – sia della regione che più al largo – e i corsi di degustazione tenuti dal prof. Buiatti all’Università di Udine; così dal 2013 il mio blog è interamente dedicato a questo tema con recensioni delle birre e resoconti delle miei visite a birrifici, partecipazioni ad eventi e degustazioni. Le mie collaborazioni con pubblicazioni di settore come Il Mondo della Birra e Nonsolobirra.net, con eventi come la Fiera della Birra Artigianale di Santa Lucia di Piave e il Cucinare di Pordenone, e la conduzione di degustazioni mi hanno portata a girare l’Italia, la Repubblica Ceca, il Belgio e la Svezia. Ora sono approdata anche al Giornale della Birra, un altro passo in questo mio continuare a coltivare la mia passione per il settore e la volontà di darvi il mio contributo tramite la mia professione.