Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 14/2017

6 aprile 2017

Guinness: alla scoperta della Stout più celebre al mondo attraverso la voce di Francesco Bittinelli

Guinness: alla scoperta della Stout più celebre al mondo attraverso la voce di Francesco Bittinelli


 

Nell’immaginario collettivo la Guinness è la massima espressione delle birre stout, una birra dai caratteri sensoriali inconfondibili e che accompagna le bevute degli appassionati di questo stile in ogni parte del mondo. La celebrità globale del marchio non può prescindere dalla sua lunghissima ed affascinante storia, nata dalla creatività di Arthur Guinness, che cominciò a produrre birra a Leixlip.

Il sito produttivo fu poi trasferito nellostorico stabilimento della St. James’s Gate Brewery, nel cuore di Dublino, nel 1759. La lungimiranza del fondatore e la convinzione che la sua birra avrebbe avuto grandissimo successo nel tempo si manifestò fin dai primi momenti: l’area da destinare alla brasseria era in realtà abbandonata da tempo, ma  Guinness la affittò per un valore di 45 sterline all’anno, sottoscrivendo un contratto della durata di 9000 anni. Per quanto la Guinness sia la birra scura per eccellenza e quantomeno la più conosciuta, il particolare procedimento stout di tostatura non fu inventato da Arthur Guinness, ma è risalente ad almeno 50 anni prima della sua nascita.  Sicuramente merito dell’imprenditore è quello di aver saputo interpretare al meglio le potenzialità dello stile, aver assecondato i gusti del consumatore e saputo conquistare i mercati.

Da allora la storia di Guinness è stata in continua ascesa: oggi sono 5 i birrifici di

proprietà dell’azienda, per soddisfare le esigenze dei consumatori in tutti sei i continenti.

Per conoscere meglio il mondo Guinness, Giornale della Birra ha intervistato Francesco Bittinelli, Country Manager Italy and Austria, Distributors.

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Francesco, i nostri lettori, veri appassionati e profondi conoscitori del settore birrario, sono molto incuriositi dalle peculiarità delle materie prime, dal processo di brassatura e dalle tecniche di produzione: come è possibile per Guinness conciliare la produzione di birre dalla lunga storia e dal gusto tradizionale con le esigenze della moderna distribuzione globale?

Una Parola, “Qualità” Guinness è un brand che da sempre ha puntato tutto sulla qualità, potendo contare su una storia lunga e di successo, caratterizzata dalla volontà di creare prodotti speciali, selezionando le migliori materie prime sul mercato e lavorandole con una passione quasi maniacale. Oggi ovviamente parliamo di una birra a produzione industriale, globalmente presente e riconosciuta, ma tuttavia viene associata ad un contesto quasi “craft”, artigianale, per la dedizione e passione da parte di tutti i nostri brewers e per il know how che quasi 258 anni di esperienza ci permettono di avere.

Certamente poi, sappiamo che il mercato oggi è in continuo cambiamento e che le esigenze dello stesso si evolvono in continuazione, per cui stare al passo con i tempi significa anche innovazione, ed è per questo che Guinness ha sempre investito molto anche sulla ricerca, per offrire prodotti in grado di soddisfare le esigenze del mercato con la tradizione e storia che sono un retaggio indissolubile del brand Guinness.

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Guinness è a tutti gli effetti un brand di birra globale, parte di una Multinazionale come Diageo: quali sono i “numeri” dell’azienda a livello globale e soprattutto italiano?

Guinness è uno dei marchi di birra distribuiti a livello mondiale, presente in 150 paesi con più di 10 milioni di pinte consumate ogni giorno. In Italia i numeri sono un pò diversi, siamo comunque un brand premium che compete in una categoria di nicchia come le stout, che ha un peso specifico limitato ma che è in crescita grazie al fenomeno delle birre speciali-artigianali, quindi ci fornisce opportuntà siccome siamo leader indiscussi della categoria. A livello di volumi totali, l’Italia per noi vale 57.800 HL e 7,3 milioni di sterline di fatturato netto, fatti con tutta la gamma prodotti, dove il 30% è rappresentato dal portfolio delle nostre birre in Package e il restante 70% da fusti consumati nei pubs. Da queste ultimi  numeri si capisce che il nostro focus è essere presente soprattutto con la spillatutra nei locali, dove possiamo dare priorità alla qualità di una pinta perfetta.

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Guinness per affrontare il mercato mondiale si propone in piccole varianti di caratteristiche organolettiche, tenore alcolico, formato di vendita: quali sono le specifiche richieste del mercato italiano?

L’Italia è un mercato importante per il settore birra, sia a livello di volumi che a livello strategico e di opportunità. Ci sono tante componenti che caratterizzano il nostro mercato, e anche queste si evolvono in modo repentino.  Per quanto ci riguarda, il nostro portfolio prodotti è per la maggioranza rappresentato dal consumo di fusti, quindi è sui Pub e sui locali dove si spilla la birra che ci concentriamo, con le nostre referenze Guinness, Harp, Kilkenny e Smithwicks. È anche vero però che il 57% del mercato On Trade è rappresentato dalle bottiglie, quindi anche noi vogliamo competere, ed è per questo che abbiamo recentemente lanciato sul mercato due nuove referenze, Dublin Porter e West Indies Porter, birre specialità con formato 50 cl che si aggiungono alle già presenti Guinness Original e Guinness Draught Bottle (entrambe da 33cl) per offrire una scelta più completa ai nostri appassionati consumatori. E siccome sappiamo l’importanza dell’innovazione, posso dire che questo è solo l’inizio.

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Il fenomeno culturale della birra artigianale, dilagante in Italia ed in molte altre nazioni, ha modificato e continua a far evolvere la percezione della birra da parte del consumatore: la vostra azienda come approccia tali mutamenti?

Come appena detto, l’innovazione è e sarà sempre più un elemento basilare per le aziende di birra. Guinness è da sempre un brand in continua evoluzione e pronta ad innovare, non solo a livello di liquido prodotti ma anche a livello tecnologico, basti pensare al widget presente nelle lattine di Guinness, una pallina di plastica che all’apertura della lattina permette di creare nel bicchiere il tipico effetto “surge”della Guinness spillata in carboazoto . La percezione del consumatore sta cambiando, le persone cercano sempre di essere più informate possibile e sono alla continua ricerca di curiosità e novità. In Guinness da anni disponiamo di una sorta di micro birrificio  all’interno della nostra famosa St. James Gate. È un luogo di ridotte dimensioni e capacità produttiva, ma audace nelle idee. È dove i nostri migliori birrai tradizionalmente lavorano per affinare le loro tecniche brassicole.Oggi il birrificio ospita sei avventurosi e talentuosi birrai, ai quali è stata data licenza di riscoprire le ricette storiche tratte dai diari dei nostri mastri birrai o di portare in vita nuove innovazioni. Da qui sono nate le due Porter che ho prima citato, e altre referenze che magari, vedremo anche noi in Italia in futuro.

Guinness ha sempre posto attenzione particolare attenzione ad anticipare i tempi e prevedere il mercato: quali sono le prospettive strategiche del marchio per il prossimo futuro?

Puntare come sempre sulla qualità, innovando, lanciando nuovi prodotti, ma anche mantenendo un grande focus sui prodotti tradizionali Guinness che sono pur sempre il trainante principale del nostro portfolio. Nei prossimi mesi comunque sbarcherà in Italia una bella sorpresa fatta da Guinness, un prodotto speciale della categoria Lager. Non mi dilungo su questo argomento poichè stiamo finalizzando ora la strategia di lancio, ma sono sicuro sarà una vera star!

 

Maggiori informazioni su Guinness sono disponibili sul sito web aziendale: www.guinness.com

Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso “Mastro birraio” di Torino) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, da qualche mese ho avviato un mio blog dedicato al vino
www.enologoin500.it, nel quale racconto dei vini, delle cantine e dei magnifici luoghi di Langhe e Roero, in cui ho il privilegio di vivere, in compagnia della mia vecchia Fiat 500 L gialla!