Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana
11 settembre 2015

Intervista a Matteo Parri: il giovanissimo mastro birraio de La campana d’oro!

Intervista a Matteo Parri: il giovanissimo mastro birraio de La campana d’oro!


 

“La campana d’oro” è un nome atipico per un birrificio artigianale, ma fortemente legato al territorio in cui è nato, da poche settimane, il progetto della famiglia Parri. L’insegna, infatti, si ispira ad una antica filastrocca parte di un’antica leggenda casentinese che recita: “Tra una fonte ed uno spino, c’è una campana d’oro fino, che vale tutto il Casentino”.

Nelle campagne di Bibbiena, all’interno di un antico podere finemente ristrutturato rispettando la tradizione locale, sotto la guida del giovane mastro birraio Matteo e con l’aiuto e l’entusiasmo di tutti i familiari, stanno nascendo le prime birre agricole de “La campana d’oro”, prodotti a filiera corta, ma che guardano con lungimiranza ad essere gustati in tutto il mondo.

www.giornaledellabirra.it ha intervistato, in esclusiva, Matteo per conoscere meglio la sua storia ed i suoi progetti!

Matteo, innanzitutto complimenti per l’entusiasmo ed il coraggio con cui ti sei avvicinato al settore imprenditoriale della birra artigianale, nonostante la tua giovane età. Come è nato questo sogno? Quale percorso e quali difficoltà hai dovuto affrontare per avviare l’azienda?

Innanzi tutto vi ringrazio per potermi dare modo di raccontare di” noi”, la mia famiglia e ‘ da due generazioni nel campo dell’imprenditoria e sono cresciuto con mamma e papà sempre immersi nel lavoro per cui e ‘ stata una sorta di cultura che hanno trasmesso a me mio fratello Alex. I miei avevano cambiato attività , io dopo la laurea dovevo proseguire all’estero la mia specialista in Lingue ma forte il desiderio di casa, territorio, affetti, tutto mi legava qua e allora un po’ insieme abbiamo deciso di creare qualche cosa che ci potesse realizzare un po’ tutti, ognuno in quel che sapeva fare meglio, ci univa la passione per il mondo brassicolo.

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Il percorso è stato lungo, le difficoltà sono state davvero tante, si parla di imprenditoria giovanile, di aziende Start Up ma in realtà è tutto molto complicato dalla burocrazia che vedeva nel mondo birra agricola da pochi anni nuovo prodotto noi uno dei pochissimi in Toscana ad attivare questo progetto con difficoltà insormontabili , accesso al credito molto complicato, nulla di tutto ciò per un giovane che non avesse avuto accanto genitori con tanta esperienza non poteva riuscire. Spesso ci sono buone idee ma non c’è un aiuto concreto ad attuarle.

Il tuo birrificio si caratterizza per essere l’anello conclusivo che trasforma in bevanda la materia prima prodotta dall’azienda agricola. Puoi spiegarci più in dettaglio come avviene la produzione della materia prima, quali accorgimenti metti in atto già in campo per raggiungere alti livelli di qualità nel prodotto finito?

La produzione di orzo distico da malto si differenzia innanzi tutto dal tipo di seme che viene usato per la semina in quanto si tratta di semi selezionati, la coltivazione dell’orzo distico si effettua in avvicendamento con girasole, erba medica, per evitare l’insorgenza di patologie fungine legate al ristoppio dei cereali stessi e la semina viene effettuata in rotazione triennale. Tutto il processo viene effettuato accuratamente ed eseguito dall’azienda stessa che ne cura tutte le fasi fino alla battitura e la consegna al COBI ove simo soci per la maltazione procedimento che dopo essere stato raccolto, viene sottoposto ad una serie di processi che lo trasformano in malto, dal quale dipendono gusto, colore e alcolicità della bevanda. Le fasi principali sono 3: Germinazione, Essicazione, Tostatura.

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La produzione di birre di qualità si gioca fondamentalmente su tre elementi: l’eccellenza degli ingredienti, l’estro del mastro birraio e l’efficienza degli impianti. Puoi descriverci più in dettaglio la tua filosofia produttiva, l’animo con cui personalizzi delle tue birre?

Si infatti, la genuinità del nostro orzo e gli ingredienti aggiunti quali luppoli malti più tostati sono di prima qualità ,selezionati e accuratamente individuati per creare buone birre , in quanto la resa di un malto d’orzo è molto diversa dagli stardard , in base alla stagionalità si ottiene sempre un prodotto diverso, cosi come per tutti gli ingredienti di un prodotto del tutto biologico e non con rendimenti già controllati e stabiliti atti a dare rese già comprovate che si ottengono con malti acquistati, possiamo parlare per cui di eccellenze perché del tutto naturali.

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L’estro è una caratteristica di ogni mastro birraio che personalizza le proprio birre , anche se non si finisce mai di imparare e acquisire esperienza, siamo partiti con birre semplici proprio perché si doveva capire che tipo di prodotto si otteneva con questo nostro orzo maltato proveniente dal Casentino, le prime due birre realizzate sono una birra chiara stile Pale tradizionale inglese chiamata Guelfa da 4,8 gradi alcolici ed una americana ambrata denominata Ghibellina da 5,8 gradi alcolici ,con la consulenza di un nostro esperto mastro birraio che devo ringraziare per gli insegnamenti e gli accorgimenti che ci sono di grande aiuto in questo nostro percorso.

La nostra cantina produttiva è stata realizzata dall’attento studio di altri laboratori cercando di capire quali erano le nostre potenzialità del luogo e oltre , infatti abbiamo una capacita produttiva di circa 10.000 litri al mese ma suddivisa in cinque maturatori che ci permettono di realizzare più tipologie di birre che fortemente sono legate al territorio,

Matteo, le tue birre hanno un forte legame con il territorio, ma nascono con una grande vocazione al mercato internazionale. Quali opportunità ritieni possano esserci oltre i confini italiani per le birre de “La campana d’oro” e, più in generale, per le birre artigianali del nostro Paese?

Si infatti la scelta di birra agricola, la passione per la nostra terra ha dato vita alla Guelfa e Ghibellina che differenti una dall’altra così come lo furono nella storia , forte il desiderio di far conoscere il nostro prodotto come prodotto agroalimentare italiano all’estero abbiamo attuato un ufficio estero conto terzi, un Expomanager contatta i potenziali clienti per far conoscere le nostre birre, scelta dei due paesi Inghilterra e Svizzera infatti secondo un indagine ISTAT della Coldiretti in Inghilterra il 50 % della birra importata è birra artigianale italiana, per cui ci si propone con un prodotto biologico tracciato , nei paesi esteri e molto gradito il made in Italy, la mia cultura in lingue mi ha fatto decidere che i nostri prodotti agroalimentari Italiani vanno fatti conoscere.

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Infine, come immagini il futuro della birra artigianale in Italia? Consigliereste ad altri giovani intraprendenti come te di “lanciarsi” nel settore professionale della produzione di birra?

Posso rispondere come fu risposto a me quando abbiamo iniziato questo percorso, e’ molto dura, la filiera di un prodotto agricolo la trasformazione la commercializzazione e’ un duro lavoro ma certamente lo consiglio, non si puo’ stare tutti davanti ad una scrivania e i nostri prodotti se buoni prodotti hanno un loro mercato in ITALIA che raggiunge il record di 30 milioni di litri la produzione annuale di birra artigianale dove in netta controtendenza alla crisi si contano quasi 600 microbirrifici nel 2014, rispetto alla trentina censiti dieci anni fa.

Maggiori informazioni sul birrificio “La campana d’oro” e sulle birre prodotte sono disponibili sul sito web aziendale www.lacampanadoro.com

Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso “Mastro birraio” di Torino) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, da qualche mese ho avviato un mio blog dedicato al vino
www.enologoin500.it, nel quale racconto dei vini, delle cantine e dei magnifici luoghi di Langhe e Roero, in cui ho il privilegio di vivere, in compagnia della mia vecchia Fiat 500 L gialla!