Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 29/2017

18 luglio 2017

Nuovo Birrificio Nicese: un angolo di paradiso (birrario) in Monferrato!

Nuovo Birrificio Nicese: un angolo di paradiso (birrario) in Monferrato!


 

Appena fuori dai confini del centro abitato di Nizza Monferrato, nel cuore di una delle zone più famose in Italia e nel mondo per la produzione enologica, sorge il Nuovo Birrificio Nicese. Un contesto rilassante, quasi bucolico, lontano dai rumori della civiltà, immerso tra le campagne. Lo scopro quasi per caso in un tardo pomeriggio di inizio estate: l’ impianto di produzione è contiguo alla tap room. Vista la stagione s può approfittare del dehor, dove si esibisce un cantante australiano in una session acustica perfettamente in linea con i contesto.

Nella tap room servono anche piatti e stuzzichini, approfitto è per un lungo aperitivo. Lungo perchè sono decisa ad assaggiare tutte le birre, almeno quelle servite alla spina. La prima che mi colpisce è la Dafne, con il cardo gobbo di Nizza Monferrato aggiunto in bollitura. Una bionda fresca e beverina, con un amaro secco e vegetale, che attacca subito la bocca ma non disturba affatto con la sua persistenza, rendendola gradevole anche per una semplice bevuta. Di tutt’ altro genere ma ugualmente gradevole, soprattutto per chi apprezza lo stile, abbiamo la Amel, birra al miele ottenuta sempre utilizzando i prodotti del territorio. Per chi ama le scure invece consiglio la Round 8, in stile Oatmeal Stout, con i sentori tipici delle stout ma una moderata gradazione alcolica che non stanca la bevuta.

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Infine per chi ricerca esperienze estreme consiglio la Iride, in stile sour ma barricata nelle botti di rovere, che un tempo ospitarono l’ Albarossa. Il risultato è un mix di sentori e profumi che dal Monferrato ci portano in Belgio, soprattutto se abbinati con un buon tagliere di formaggi.

Ma veniamo alla storia del birrificio in se, che ho la fortuna di approfondire con il responsabile della struttura, Carlo Colombara.

Il Nuovo Birrificio Nicese nasce nel 2006 dopo circa un anno di prove e burocrazie varie. A quei tempi non era così di “moda” come oggi e nessuno, istituzioni comprese, aveva un’idea ben precisa di come procedere. “Io, appassionato di birra da sempre, decisi che sarebbe potuto divenire il mio lavoro e (dopo aver conosciuto un ex birraio tedesco venuto in Italia per amore del vino) mi progettai e costruii le prime attrezzature dando luce così al Birrificio. Dopo un periodo di difficoltà dovuta all’inesperienza nella realizzazione di un prodotto così complesso come la birra, iniziai a mettere a punto le ricette ed iniziarono le prime soddisfazioni. Ad oggi realizziamo più 20 birre differenti e la produzione annua supera abbondantemente i 1000 ettolitri”.

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La denominazione “Nuovo Birrificio Nicese” arriva nel 2016, quando in occasione del decennale, fu inaugurata la tap room. Ma quanto deve essere stato difficile per Carlo e il suo staff affermarsi in un territorio così permeato dal vino?

“E’ stato molto complesso, tuttavia, ad oggi siamo una realtà piuttosto conosciuta e apprezzata anche dai più integralisti tra gli enofili! Con gli enologi invece non v’è rapporto alcuno poiché non ci sono punti di contatto tra i due lavori: il birraio crea, l’enologo corregge. Il birraio ha molti punti in comune con il cuoco…. abbiamo pertanto avuto parecchie collaborazioni in tal senso”.

 

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Come già accennato precedentemente, e come capita spesso nei contesti più vicini alla natura, le birre del Birrificio Nicese cercando di sfruttare al meglio la connotazione territoriale e i suoi prodotti:

“Nel corso degli anni abbiamo cercato di utilizzare sempre più prodotti della nostra terra circostante. Un esempio su tutte è la Dafne, birra al cardo gobbo di Nizza Monferrato, realizzata con i cardi coltivati nel retro del birrificio e divenuta ormai prodotto simbolo dell’azienda. Un’altro è la Calaide, una birra prodotta con l’aggiunta di mosto di cabernet proveniente dalla cantina vinicola del mio socio Emanuele Barlocco (cantina Podere Valfrè)”.

Visti gli ottimi risultati ottenuti in questi 11 anni, quali potranno essere i progetti futuri del Nuovo Birrificio NIcese?

“Il Birrificio è sempre in evoluzione… dopo la realizzazione della Tap Room, il completamento dell’impianto produttivo e la creazione di una “cantina” per l’affinamento delle birre in barrique, il prossimo progetto, ancora strettamente riservato, coinvolgerà il birrificio nella creazione di una nuova realtà di distribuzione, logistica e mescita diretta (sembra strano, lo so) in una grande città italiana”.

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E sul futuro invece più generale della birra artigianale italiana Carlo si pronuncia in questo modo: “Il futuro della birra artigianale Italiana in questo momento è a rischio: l’industria e le multinazionali della birra stanno cercando di ricuperare la quota di mercato che noi piccoli artigiani abbiamo sottratto loro…. ciò avviene tentando di acquistare piccoli birrifici e spacciando tramite grandi canali distributivi prodotti dall’immagine “falsamente artigianale” (birre di presunta tradizione regionale, birre con numeri improbabili di luppoli, ecc…) per ingannare il consumatore e vendere birre di bassa qualità a prezzi più elevati. Se riusciremo a far capire ai consumatori la differenza potremo avere un futuro anche se, le realtà troppo piccole e spesso improvvisate, saranno comunque destinate a soffrire. Ciò che ci terrà i piedi sarà la qualità, assoluta e ad ogni costo”.

Maggioriinformazioni: www.nuovobirrificio.com

Francesca Sferrazza Papa
Info autore

Francesca Sferrazza Papa

Torinese di adozione, siciliana di origine, sono nata di venerdì 17, ed è sempre stata la mia fortuna.
Con qualche ritardo dovuto ad attività lavorative di vario genere (spesso volontarie), esperienze di fuga all’ estero e scappatelle di gioventù, mi sono laureata in “Scienze della Comunicazione”, indirizzo multimediale. Per oltre dieci anni ho scritto per giornali sportivi, dapprima on line e poi su carta stampata, fino a diventare caporedattrice e responsabile marketing di un settimanale regionale (ei fu).
Ho lavorato a lungo come commerciale in vari settori: editoria, risorse umane, informatica. Attualmente aiuto un’ amica nella gestione di un locale per bambini e famiglie, con l’ obiettivo di implementarne le attività e introdurre aspetti originali, tra cui la presenza di birre artigianali abbinate alla cucina.
Tra le mie passioni vi sono la musica, i viaggi, il calcio, la bici e ovviamente le birre. Ho persino chiamato il mio gatto “Birra”, ambrata per la precisione (è un rossiccio, razza europea, faccia da furbetto, potrebbe trattarsi di una Doppelbock).
La mia passione per le birre artigianali è nata qualche anno fa in quel di Piozzo. Da allora è stato un crescendo di ricerca e affinamento, che mi ha portato l’ anno scorso a frequentare il corso di degustatrce professionale e conseguire l’ attestato, dopo un esame tutt’ altro che innocuo.
Parallelamente ho iniziato a viaggiare per birre, fino quasi ad organizzare i miei viaggi in funzione di queste. Belgio, Repubblica Ceca, Franconia…solo alcune delle ultime tappe. Ma non trascuriamo l’ Italia, i weekend tematici in occasione di eventi birrari, le ricerche sul territorio.
Oggi vorrei approfondire maggiormente l’ aspetto dell’abbinamento cibo-birra, del resto la cucina è l’ ultima scoperta tra le mie passioni.