Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 11/2017

14 marzo 2017

Vis à vis con Marco Valeriani, il birraio di Hammer

Vis à vis con Marco Valeriani, il birraio di Hammer


 

La fortuna di abitare a due passi dal Birrificio Hammer, mi concede la possibilità di partecipare spesso al lancio delle nuove birre, oltre a qualche visita lampo.

Quella di oggi ha un interesse in più, considerando che da poco Marco Valeriani, birraio di Hammer, è stato eletto Miglior Birraio D’Italia in quel di Firenze. Una bella soddisfazione dopo anni spesi a regalarci ottime birre.

Conosciamolo meglio!

 

Marco, iniziamo a scoprire la tua storia e di come è nata la tua passione per la birra.

È nato tutto per caso durante l’università. Già bevevo qualche birra artigianale, ma non avevo mai pensato ad autoprodurmela. Un mio compagno di studi un giorno mi portò una birra fatta in casa da assaggiare: me ne innamorai e, così, poco tempo dopo ci provai anche io.

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Quale è stato il tuo percorso formativo? Da cosa deriva la tua peculiare voglia di sperimentare, in particolare l’uso di differenti luppoli? È ben noto quanto tu ami l’amaro!

Tanto hanno fatto nella mia formazione, oltre agli studi, le esperienze in diversi birrifici e lavorare nell’industria alimentare.

La scoperta del luppolo usato abbondantemente nella birra è stata al Salone del Gusto nel 2005, dove c’era un angolo dedicato alle birre artigianali americane. Fra le tante mi ricordo una lattina di Dale’s Pale Ale di Oskar Blues e qualche bottiglia di Stone. Prima di allora non avevo mai assaggiato nulla di simile.

Poi la, seppur breve, esperienza al Bi-Du è stata fondamentale. Produceva delle birre molto luppolate ed innovative, che mi hanno ispirato molto all’uso massiccio di luppolo.

Nelle mie birre però non cerco necessariamente l’amaro. L’amaro mi piace, ma preferisco concentrarmi sull’aroma.

 

Veniamo al premio di Birraio dell’Anno, in tanti, me compreso, si aspettavano la tua premiazione. Cosa mi dici in merito?

Onestamente speravo di arrivare fra i primi 5, ma non pensavo di arrivare primo. Ci sono tanti birrai bravi in Italia. Già essere fra i primi venti su centinaio è una bella soddisfazione. Arrivare primo è stato molto gratificante.

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Parliamo del Birrificio in cui lavori, com’èstrutturato? Produzione annua e prospettive per il futuro?

Al momento il Birrificio Hammer è dotato di una sala cottura con cui produciamo circa 2300 litri di mosto a cotta, 8 serbatoi da 50 ettolitri e 5 da 25 ettolitri. Un’imbottigliatrice e un’infustatrice isobarica.

Nel 2016 abbiamo prodotto 2800 ettolitri. Nel 2017 l’obiettivo produttivo è di raggiungere raggiungerne circa 350.000 litri.

 

Come è composta la gamma di birre a marchio Hammer?

Chiaramente siamo concentrati maggiormente sulle birre luppolate, ma produciamo anche stili differenti e più tradizionali.

Nella gamma delle luppolate in stile americano abbiamo due IPA (WaveRunner e Koral), una Double IPA (Killer Queen), una Black IPA (Black Queen) e una Session IPA (Mini).

Poi mi piace molto miscelare luppoli europei ed americani. Con essi produciamo una Pale Ale (Riverside) e una Amber Ale (Spring).

Abbiamo anche una Porter (Bulk) e una Imperial Stout (Daarbulah).

Per quanto riguarda stili non anglo americani produciamo una Blanche con spezie orientali (Asia), una Pils in stile tedesco (Bundes), una Saison (Deville) e una Kolsch (Westfalia).

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C’è una birra che ti ha dato maggiori soddisfazioni? Perché?

Sicuramente non posso non nominare la Killer Queen. Sono le birre molto luppolate che mi hanno traghettato in questo mondo. Adoro le Double IPA ed è da tanto che le produco. La ricerca di nuovi ingredienti uniti ad una tecnologia adeguata mi ha permesso di arrivare a produrre, secondo me, la mia migliore IPA.

 

Quale la tua opinione in merito al movimento birrario italiano? E sul nuovo stile delle IGA?

Sul movimento culturale in generale sono contento che il livello qualitativo medio negli ultimi anni si sia alzato. Questo è un fattore positivo che dà importanza a tutto il movimento.

Ciò che invece secondo me non fa bene al movimento è che, a volte, c’è troppa superficialità da parte di alcuni nel considerare questo lavoro banale, nell’improvvisarsi birrai e aprire birrifici senza know-how.

 

Riguardo le IGA, è uno stile che bevo poco. Apprezzo chi le produce e ricerca il contatto diretto col produttore selezionando il meglio delle materie prime. Qualcuno ha creato prodotti veramente eccellenti. Io però ho altri progetti. Potrei in futuro fare qualche birra alla frutta o aromatizzata, ma non IGA.

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Continuiamo a ragionare sui progetti futuri: puoi svelarci qualche segreto?

Vorrei realizzare nuove birre concentrandomi sul lievito. Ho già iniziato a sviluppare sull’impianto pilota delle ricette per capire le caratteristiche e potenzialità di diversi ceppi di lievito.

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Ultime due  domande veloci. Consigliaci un posto dove andare almeno una volta legato alla birra, oltre alla tua birra preferita.

 Un posto dove andare che mi è rimasto molto impresso è lo Square&Compass Pub a Swanage, nel Dorset, a sud dell’Inghilterra. Un pub antico, dove bere solo ales tradizionali con un panorama stupendo sul mare.

Ho diverse birre preferite. Ne cito 3: Tipopils del Birrificio Italiano, FocalBanger di The Alchemist, Smoked Porter di AlaskanBrewing.

 

Maggiori informazioni sul Birrificio Hammer sono disponibili sul sito web aziendale: www.hammer-beer.it

Christian Schiavetti
Info autore

Christian Schiavetti

Classe 1986, originario di Lecco, città che amo in tutto, dal suo lago alle sue magnifiche montagne.

Ho iniziato presto ad appassionarmi al mondo della birra, grazie ad un amico più grande, che mi regalava i primi sottobicchieri, e mi innamorai poi della collezione di birre del fratello. Iniziai poi io stesso a collezionarle. Oggi ne conto circa 1000 – 1100, oltre a bicchieri e altro.

Un’osteria in paese e le prime birre belghe, Kasteel, Kwack, Delirium, Chouffe, le prime trappiste , la Gouden Draak e le prime Baladin, fu amore. Presa la patente, la mia “ scuola” è stata l’Abbazia di Caprino Bergamasco del grande Michele Galati.

I primi viaggi ho iniziato a farli nel 2010, in Belgio per una settimana e li mi innamorai del Lambic; non ho più smesso di viaggiare: Belgio, Franconia, Baviera, Austria, Irlanda, Francia del nord e ovviamente Italia.

Navigo e leggo spesso sul web riguardo questo mondo, dal 2011 faccio birra in casa. Dopo i kit, grazie a un corso MOBI e a due giorni con Pietro del Carrobiolo, sono passato a all grain con buoni risultati.

Come detto, amo viaggiare appena posso e la birra non manca mai, da singoli eventi a locali famosi, dai piccoli birrifici a ben più lunghi beer tour che mi auto-programmo.

Amo le birre luppolate, e quelle parecchio alcoliche, che spesso dimentico in cantina per anni.

Da gennaio 2015 è nato quasi per gioco il mio blog, BIRREBEVUTE365 , supportato dalla mia pagina facebook, dove scrivo singole recensioni di birra, oltre ai miei viaggi e alle partecipazioni a fiere ed sagre, oltre ad un calendario eventi sempre aggiornato.

In futuro vorrei, visto che tra gli amici c’e già chi lavora in questo campo, poter fare della birra un lavoro dalla beer firm al birrificio, o un beer shop, o perchè no scrivere e viaggiare per la birra!!

Potete visitare anche il mio blog: www.birrebevute365.blogspot.it