Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 40/2016

4 ottobre 2016

Annual Report 2015 di Assobirra: una sintesi e il nostro commento!

Annual Report 2015 di Assobirra: una sintesi e il nostro commento!


Assobirra, Associazione degli industriali della birra e del malto ha pubblicato il consueto Annual Report aggiornandolo al 2015 (scaricabile dal seguente link http://www.assobirra.it/press/wp-content/assobirra_ar2016_versione_web.pdf )

L’Annual Report di Assobirra contiene interessanti dati statistici che riflettono l’andamento del mercato della birra che sostanzialmente conferma l’andamento degli ultimi anni.

Il dato più interessante è probabilmente quello relativo alle esportazioni che hanno toccato il nuovo massimo storico di quasi 2,3 milioni di ettolitri. Il saldo commerciale  si conferma, invece, negativo essendo assolutamente rilevanti le importazioni di birra che rimangono più del triplo delle esportazioni e, nel 2015, si sono attestate intorno ai 7 milioni di ettolitri. L’Italia continua, quindi, ad importare molta più birra di quanta non ne esporti: nel 2015 circa il 37% della birra consumata in Italia non è stata prodotta in impianti italiani.

A questi risultati ha sicuramente contribuito l’anomala pressione fiscale costituita delle accise. Assobirra ricorda il rilevante aumento avvenuto fra ottobre 2013 ed il gennaio 2015, con una pressione fiscale fra le più alte d’Europa (il livello di accise in Germania ed in Spagna è inferiore di circa il 70% rispetto al nostro Paese).

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In sostanza la birra FISC – ALE (brand lanciato ironicamente da Assobirra in una nota campagna stampa) è difficile da vendere, soprattutto in un mercato in cui il prezzo è una variabile determinante.

E’ evidente che il movimento della birra in Italia dovrà distinguersi per la qualità del prodotto e questa è la tendenza che si è evidenziata anche nel 2015 grazie alla nascita, alla vivacità ed al permanere sul mercato di tanti micro-birrifici ma è assolutamente evidente che la pressione fiscale è eccessiva oltre che irragionevole ed ingiusta (la birrà è, infatti, l’unica bevanda alcoolica da pasto su cui si pagano accise).

Il costo delle accise, non facilmente ribaltabile al consumatore sul prezzo, riduce i margini di redditività delle imprese produttrici rendendo impossibile effettuare nuovi investimenti, assumere personale, sviluppare prodotti, condurre ricerche e sperimentazioni, migliorare la qualità.

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Tornando all’esame del mercato della birra è segnalata una forte crescita dei consumi (seppur ancora molto ridotti – circa 30,8 litri pro capite).  I consumi si sono attestati intorno ai 18,7 milioni di ettolitri (quasi un milione di litri in più rispetto al 2014). Per quanto riguarda l’analisi dei consumi si evidenzia una prevalenza del consumo in casa della birra rispetto a quello fuori casa e (purtroppo per la birra italiana dato l’effetto accise) la preferenza dei consumatori verso i prodotti più economici.

A livello occupazionale nel 2015, considerando l’intera filiera birraia, si stimano 137 mila unità fra addetti diretti (5 mila circa), indiretti (17 mila circa) ed indotto allargato (rimanente parte). Rispetto al 2012 si rileva un decremento del numero di occupati di circa il 5% (144 mila erano, infatti, gli occupati in tale annualità).

Il contributo all’economia nazionale proveniente dal settore è di un certo rilievo: 137 mila posti di lavoro, € 4 miliardi di entrate per lo Stato, € 3,2 miliardi di valore aggiunto prodotto.

Un movimento che crea valore, quindi, e che lo fa (e questo ci piace sottolinearlo) in modo sempre più sostenibile con grande attenzione per la qualità e la sostenibilità ambientale. I processi produttivi sono, infatti, in continua ottimizzazione.

Il report di Assobirra indica, a riguardo, dati importanti: negli ultimi 20 anni l’Italia è stata al passo con i progressi europei abbattendo di circa due terzi la quantità di acqua consumata per produrre birra, riducendo di oltre un quarto il consumo di energia per ettolitro di birra prodotto, riducendo notevolmente le emissioni di CO2.

Per gli appassionati di numeri e statistiche non si può che rinviare al capitolo 7 (pagina 53 e seguenti) dell’Annual Report che contiene numerosi dati di sintesi sul mercato brassicolo.

Roberto Tomasi
Info autore

Roberto Tomasi

Mi chiamo Roberto, sono nato il 14 Dicembre del 1977 a Torino.
Mi sono laureato in economia e commercio con lode ed ho conseguito l`abilitazione per la professione di Dottore Commercialista e Revisore Contabile.
Seguo professionalmente diverse realta`nel settore alimentare nel quale ho maturato una certa esperienza.
Sono da sempre un bevitore di birra (ovviamente senza mai abusarne – raccomando sempre un uso consapevole delle bevande alcooliche).
Non ho particolari preferenze, anche se prediligo le birre doppio malto.
L`importante pero`e`che la birra sia fresca e dissetante.
Il mio pranzo preferito e`pizza e birra, pizza calda e birra fresca!
Purtroppo a volte mi e`capitato anche l`opposto ossia pizza fredda e birra calda. Ma non lo consiglio!
Collaboro con gli amici di Giornale della Birra e quando la professione mi lascia del tempo, scrivo qualche articolo di carattere economico e fiscale.
Buona lettura!