Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 21/2017

24 maggio 2017

Lindemans: il più grande produttore di Lambic al mondo!

Lindemans: il più grande produttore di Lambic al mondo!


 

Trascorsero tre secoli da quando a Vlezenbeek fu costruita la fattoria a quando la famiglia Lindemans ne entrò in possesso. Correva l’anno 1480 e, mentre in Russia si cominciava la costruzione del Cremlino e nel sud dell’Europa si combatteva contro l’invasore turco, nel Pajottenland furono posati i primi mattoni degli edifici che oggi ospitano il più grande produttore di Lambic al mondo. Frans Lindemans sposò la proprietaria di allora, legando il suo nome alle vicende della fattoria, nel 1780. Al cortile di Kwand Wegen fu, nel 1655, annesso un birrificio che Frans e suo figlio Joos usavano, come molti altri proprietari terrieri, per dare lavoro ai braccianti alle loro dipendenze durante l’inverno altrimenti inoperosi. Fu Duc, figlio di Joos, il primo a credere fortemente nel birrificio e a capirne le reali potenzialità di guadagno. Nel 1869 furono costruiti gli attuali edifici che ospitano la sala cotte e le vasche di raffreddamento che ancora funzionano a pieno regime.

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All’epoca si producevano solo Lambic e Faro, quasi certamente nessuna Kriek o Framboise e sicuramente nessuna Geuze lasciava il birrificio (come da usanza comune lo Champagne del Belgio veniva prodotto direttamente dai blender e dai gestori dei caffè). Vista la mole di lavoro sempre crescente che il birrificio richiedeva, durante la prima metà del XX secolo vi fu un graduale abbandono alle attività legate all’agricoltura e all’allevamento. Queste cessarono definitivamente nel 1957 quando Emile Lindemans, nipote di Duc, morì prematuramente lasciando alla moglie e ai figli ancora troppo piccoli l’azienda di famiglia da amministrare. Dopo che gli animali furono venduti e il cortile sgomberato dal fieno e dal letame, le attività della fattoria cessarono definitivamente. Renè e Nestor, figli di Emile, ancora dovevano terminare gli studi, per cui il birrificio per sei anni fu affidato alle diligenti cure del birraio Triphon Antoons che aveva appreso l’arte della produzione del Lambic presso Timmermans. Nel 1963, una volta completati gli studi e assolto il servizio militare, Renè e Nestor decisero di mettersi al comando del birrificio. Renè, fratello maggiore, si occupò direttamente della produzione essendo ingegnere specializzato, mentre Nestor, che aveva studiato come contabile, si buttò tra bolle e fatture prendendo in mano l’amministrazione. Insieme trasformarono profondamente il birrificio portandolo da una piccola azienda locale a un business internazionale con un marchio conosciuto e apprezzato anche fuori dai confini del Belgio.

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La produzione di Geuze e Kriek, cominciata dopo la morte di Emile, alla fine degli anni ’60 era ancora considerata un’attività di nicchia, ma ben presto diventò fondamentale. La graduale e costante diminuzione della richiesta di mosto da parte di assemblatori e caffè, che in verità non cessò mai, tant’è che ancora oggi Lindemans fornisce Lambic a Drie Fonteinen, Tiquiln e Hanssens per l’assemblaggio delle loro Gueze, costrinse il birrificio a incrementare la produzione di bottiglie. La svolta avvenne agli inizi degli anni ‘70 quando, vista la scarsità di ciliegie Schaarbeek, si cominciò a produrre la Kriek con succo di ciliegie proveniente dalla vicina Germania,ottenuto dalla spremitura dei frutti senza che venisse rimosso il nocciolo. Addizionato al Lambic vecchio di un’estate, lasciato macerare e poi imbottigliato con aggiunta di zuccheri non fermentabili, dava come risultato una Kriek dolce che spopolò in tutto il mondo. Qualche anno dopo fu la volta di Faro, prodotto ininterrottamente dal 1978, e Framboise (1980), di una Geuze al ribes nero (1986), di una alla pesca, la Pecheresse (1987) e nel 2004 una birra aromatizzata alla mela,creata appositamente per il mercato americano. Una delle ultime creazioni di Lindemans, forse la più stravagante e quella che ha fatto maggiormente storcere ilnaso agli appassionati del genere, è il Lambic aromatizzato al té. Praticamente sconosciuta in Europa e America questa birra ha fatto la sua fortuna in Giappone. L’enorme successo di queste birre addolcite rese le strutture del birrificio inadeguate ela produzione di Geuze tradizionale fu presto abbandonata.

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Alla fine degli anni ‘80 nuovi macchinari furono acquistati e integrati a quelli già presenti e nel 1991 il nuovo impianto entrò in funzione. La capacità di produzione triplicò. Ogni giorno l’impianto funzionava due volte e il mosto di ogni singola cotta veniva raffreddato e poi riunito in un unico fermentatore. Questo incremento, unito alla necessità per il Lambic di un lungo periodo di maturazione, impose a Lindemans di ampliare le superfici destinate allo stoccaggio. Alle circa 1200 botti di legno, con una capacità media di oltre 600 litri ciascuna, furono affiancati dei silos in acciaio che solitamente non rientrano nel ciclo produttivo del Lambic. Per far sì che anche il mosto destinato ai nuovi serbatoi entrasse in contatto col legno, ispirandosi a una tecnica usata da molti produttori di vino francesi, aggiunsero nei silos trucioli. La birra prodotta da Lindemans si discostò sempre di più dalla tradizione del Lambic. Col nuovo millennio e con la nuova ventata di interesse nei confronti della fermentazione spontanea anche Renè e Nestor dovettero tornare sui loro passi. Su pressioni dell’importatore americano, Lindemans tornò a produrre una Oude Geuze ribattezzata Cuvèe Renè, birra dai tipici sapori Funky, dimostrando di non essere solo sinonimo di dolcezza.

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Qualche anno dopo anche una Kriek in versione tradizionale fece capolino tra i listini del birrificio. Da allora l’investimento in legni del birrificio Lindemans è diventato sempre più cospicuo. Sfortunatamente Nestor venne a mancare nel 2007, lasciando la sua parte al figlio Dirk, collaboratore fondamentale del birrificio dal 1993. Nonostante la perdita, l’espansione di Lindemans non si è fermata e nel 2015 sono stati spesi circa 15 milioni di euro per ampliare ulteriormente la struttura, senza però intaccare né l’impianto né le vasche di raffreddamento. A Vlezenbeek, nonostante tutte le migliorie e gli innesti tecnologici si dà ancora molta importanza al vento che è considerato un potente alleato. Oltre ad aiutare a raggiungere la densità del mosto prefissata durante la bollitura, riducendone il tempo, è il vento che trasporta ancora oggi i microrganismi acidificanti ed è per questo che è proprio a seconda della direzione del vento che viene deciso in quale delle due vasche presenti nel birrificio raffreddare il Lambic. Gli investimenti non sono certo terminati, notizia dei primi mesi del 2017 è che altre botti, dieci nuove foudres da 10.000 litri ciascuna, sono state acquistate e destinate alla produzione di Oude Geuze.

Federico Borra
Info autore

Federico Borra

Classe 1982, nato a Milano, ma comasco d’adozione, ho iniziato il mio viaggio nel mondo della birra artigianale nella cantina di un ormai famoso birraio: io facevo i compiti della quinta elementare, lui poneva le basi per un brillante futuro.
Per anni però ho vissuto ai margini di un movimento che diventava sempre più grande e delle cui meraviglie finalmente e totalmente mi sono innamorato nell’estate del 2011… da allora si può dire che io e la birra artigianale siamo inseparabili.
Sono un autodidatta (adoro leggere), ho però frequentato alcuni corsi presso i birrifici vicino a casa (mi piace anche ascoltare, soprattutto i birrai!). Grazie ad un tifoso lariano del West Ham (di cui forse un giorno vi racconterò), riesco facilmente a raggiungere birre da tutto il mondo, dalla Danimarca al Giappone, passando per Nuova Zelanda, Francia, Inghilterra, Belgio, Germania, U.S.A., Italia e chi più ne ha più ne metta…e dove non arriva lui, c’è sempre internet!
Fosse per me sarei sempre in giro per il mondo, scoprire nuove culture mi affascina soprattutto attraverso la musica, il cibo e, perché no, la birra. Da sempre sono appassionato di cucina, cerco di scavare a fondo nella tradizione senza mai chiudere la porta alla creatività. Sfoglio volentieri, anche solo per passare il tempo, libri di ricette e ne ho una piccola collezione comprata in tutto il mondo (beh, più o meno tutto). Questa mia passione si è unita a quella della birra sfociando nella ricerca dell’ abbinamento perfetto.
Dal 2012 sono homebrewer. Producendo birra mi piacerebbe imparare a conoscere gli aromi del luppolo e le sfumature del malto, l’utilizzo dei lieviti e l’influenza che ha l’acqua sulla nostra bevanda preferita (la sperimentazione in prima persona è fondamentale!!).
Attraverso questa nuova esperienza con www.giornaledellabirra.it vorrei poter condividere con voi le mie idee e le mia scoperte, confrontarmi e soprattutto ampliare i miei orizzonti!