Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 01/2017

6 gennaio 2017

Agli albori del boccale: la leggenda della SE-BAR-BI-SAG

Agli albori del boccale: la leggenda della SE-BAR-BI-SAG


 

Osservando o gustando una birra, forse vi sarà capitato di chiedervi: “Ma come diavolo avranno fatto ad inventare questa bevanda?”

In realtà, secondo quanto appreso dai reperti storici ritrovati fino ad oggi, la birra non è stata un’invenzione, ma una vera e propria scoperta, inizialmente divinizzata per via di quelprocesso, allora considerato miracoloso, che oggi chiamiamo, con consapevolezza, “fermentazione”. La storia, però, insegna anche che, a fianco di ritrovamenti storici tangibili ed interpretabili, si possono trovare leggende, più o meno credibili, che aiutano la fantasia dei posteri ad immaginare cosa sia accaduto migliaia di anni prima; la storia della birra non è da meno e così, oltre a reperti databili anche 4/5 mila anni prima di Cristo trovati nell’antica Mesopotamia, nel sito archeologico di Skara Brae in Scozia ed in diverse altre parti del mondo, porta con sé anche miti e racconti. Oggi vi racconto uno di quelli che più mi ha divertito.

.

.

Si narra che una 60ina di secoli fa, nella periferia di un’antica città sumera, vivesse un contadino insieme alla moglie, alla suocera e ad un cane. Il lavoro dei campi, si sa, è sempre stato faticoso, ma a quel tempo lo era sicuramente di più, sia per i rudimentali strumenti da lavoro, sia per l’aridità della terra della zona in cui quest’uomo viveva. Il nostro contadino erapersona pacifica e taciturna, e sopportava mestamente e senza mai ribattere l’irascibile consorte, le continue lamentele della suocera egli sfottò dei suoi vicini, che lo deridevano per la sua bonarietà; il suo unico, vero, amico eraun cane, un bastardino che lo seguiva ovunque e a cuiera solito dar da mangiare del pane duro o, di tanto in tanto, delle ossa di pollo. Un pomeriggio, il contadino uscì di casa per portare del pane al cane che però, nel frattempo si era allontanato; non trovando l’amico quadrupede, decise di lasciare il pane in una ciotola vuota e di rientrare a casa quando,all’improvviso, un tuono…e finalmente la pioggia! Si precipitò, così, a tirar fuori le anfore per raccogliere quanta più acqua possibile e a sfruttare al massimo quel dono divino che lo avrebbe aiutato nel suo lavoro. Nel frattempo, il buon cane aveva trovato riparo lontano da casa, ignaro del pezzo di pane a lui riservato che, nel frattempo, in balìa della pioggia, stava diventando una sorta di zuppa. L’acqua cadde copiosaquel pomeriggio, ma durante la notte tutto finì ed il sole, l’indomani, tornò a splendere come sempre. Inutile dire che, dopo quell’acquazzone, il nostro contadino ebbe il suo bel da fare; quella terra bagnata era l’ideale per seminare e per preparare i campi e non si poteva certo aspettare che il sole la riportasse alla sua totale aridità. Fu così che, tornando a casa la sera, stremato e dolorante, si dimenticò del suo povero cane;la sua ciotola, che normalmente si ricordava di riempire d’acqua fresca, rimase piena per un po’ solo di quel pastone per nulla allettante. Il clima estremo, però, era in agguato e, dopo un paio di giorni, si ebbe una giornata di grande afa,dove il sole batteva violento, rendendo la temperatura insopportabile;e così, nonostante lo scarsissimo appeal, il cane si trovò costretto a lappare la brodaglia rimasta nella sua ciotola per non morir di sete. Pochi minuti dopo accadde l’incredibile: il cane, solitamente pacifico e silenzioso come il suo padrone, diede di matto!

.

.

Corse immediatamente in casa ed iniziò ad abbaiare, a saltare, a mordere le sedie e a salire sui mobili; la suocera, di indole tutt’altro che remissiva,decise di intervenireimmediatamente con un bastone intimandogli di uscire, ma il cane, per tutta risposta, si mise agirarle intorno ululando, fino a che non fu vinto dalla tentazione di assestarle un bel morso sul possente posteriore! Il povero contadino, giunto in casa in quel momento e ritrovatosi nel bel mezzo della bagarre, corse subito in aiuto dell’anziana suocera, riuscendo finalmente ad allontanare il cane e ricevendo in cambio, dalla malcapitata, una sfilza di insultiper la sua cronica inettitudine; non era capace neppure di educare una bestia! L’uomo, un po’ stizzito per l’accaduto ma, nel suo intimo, grato al cane per il bel morso inferto alla suocera, cominciò ad interrogarsi su cosapotesse essere successo al mansueto animale e si mise ad osservarlo; il cane, dopo aver cercato invano di mordersi la coda per un po’, si diresse spedito verso la sua ciotola, diede nuovamente una bella lappata, rimase qualche istante immobile a fissare il vuoto quindi si distese, addormentandosi di sasso. La curiosità del contadino lo spinse, così, ad andare a curiosare in quella ciotola, ad assaggiarne il contenuto e, poiché il sapore non era affatto male, a berne un bel po’; e così, nel giro di pochi minuti, anche luisi sentìtrasformato… Entrò, un po’ barcollante, in casa dove la moglie e la suocera lo stavano aspettando inferocite per il caos combinato dal cane;le due gli inveirono contro, intimandogli di riparare ai danni e di disfarsi dell’animale, ma lui, sorprendentemente, invece di ingoiare il rospo come al solito, reagì: iniziò, a sua volta, ad urlare contro le due, sfogando anni di frustrazioni e mandandole per la prima volta a quel paese, e, non contento, si recò anche dai vicini, facendosi sentire anche da loro e deridendoli a sua volta con un’ironia che non sapeva di possedere. Il giorno dopo il contadino capì, con quella ciotola, di aver fatto una grande scoperta; prese quindi delle anfore, le riempì di acqua e pane, aspettò qualche giorno e…il miracolo si era avverato ancora!

Decise, quindi, di abbandonare l’estenuante lavoronei campi e di mettersi a produrre e a vendere la sua nuova bevanda che battezzò col nome di SE-BAR-BI-SAG, ovvero “la bevanda che fa vedere chiaro”; il prodotto ebbe un successo strepitoso ed il nostro eroe fece finalmente fortuna, diventando il primo GAL-BI-SAG (mastro birraio) della storia!

Davide Savorgnani
Info autore

Davide Savorgnani

Milanese di nascita, classe 1975, vengo adottato a 40 anni dalla città di Trento.

Parallelamente agli studi, prima, e, successivamente, alle attività lavorative di carattere commerciale che si susseguono negli anni, coltivo un profondo rapporto sentimentale con la birra; galeotto è l’assaggio di una bottiglia di Chimay tappo blu che, durante un tranquillo pranzo domenicale in età adolescenziale, mi apre le porte di questo meraviglioso universo. La miccia, ormai accesa, porta all’esplosione di una passione totale nei primi anni 2000, quando vengo portato per la prima volta in “Pazzeria”, una birreria di Milano che cambierà definitivamente la mia vita birraria e che diventerà la mia seconda casa; è qui, infatti, che entro in contatto per la prima volta con l’universo craft e che si sviluppa la mia curiosità di conoscere più a fondo quello che amo bere.

Partecipo, così, a decine di degustazioni guidate, a presentazioni di nuovi birrifici e ad altri eventi birrari, consumo libri tematici, organizzo il mio primo (e, purtroppo, per ora ancora unico) tour birrario all’estero – nello specifico in Vallonia – e frequento, in primis, il corso “5° livello cervoisier – Lagermeister” con il compianto Franco Re presso la sua “Università della Birra” (superando con il massimo dei voti l’esame finale per poter accedere al corso successivo) e, successivamente, il “Corso di specializzazione per publican” con Stefano Baladda e Silvana Giordano – docenti accreditati dalla Regione Lombardia – presso UniBirra.

Questa serie di esperienze mi portano ad accantonare la mia predilezione iniziale per un numero limitato di stili, tendenzialmente di estrazione belga, ed estendono i miei orizzonti anche a quelli “meno facili” dei quali, inevitabilmente, mi innamoro. E’ grazie a questa evoluzione che, oggi, a chi mi chiede quale sia la mia birra preferita, ho oggettivamente difficoltà a rispondere…

Slàinte! (dal gaelico “Alla salute!”)