Numero 50/2025

8 Dicembre 2025

Il giro del mondo in… tante birre: Giappone

Il giro del mondo in… tante birre: Giappone

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Il Giro del Mondo in Tante Birre ha attraversato ben 11 fusi orari per arrivare dalla Giamaica in Giappone. Un arcipelago vulcanico composto da più di 14.000 isole, affiorato al largo della costa asiatica orientale che si sviluppa in lunghezza per circa 3000 Km, quasi il triplo dell’Italia. Questo influenza profondamente il clima del Sol Levante.

Dai rigidi inverni di Hokkaido, vicino alla Russia, al caldo subtropicale delle isole Ryukyu, dirimpettaie di Taiwan. Mentre la capitale Tokyo, protetta dal pittoresco Monte Fuji, gode di un clima temperato.

Mistero e fascino ammantano da sempre questa terra sferzata dagli elementi. Terremoti e tsunami flagellano la vita e l’anima dei suoi abitanti. Non a caso forza e fragilità sono gli elementi fondanti di correnti filosofiche e credi religiosi.

Figure mitiche sono ben impresse nel nostro immaginario occidentale. Sogni e fantasie fanno rivivere le prodezze di samurai valorosi e ninja sfuggenti mentre le geishe continuano ad incantare con il loro stile senza tempo.

 

 

Un Paese che, fino all’Ottocento era chiuso in un feudalesimo feroce, diventa nel Novecento il traino del più moderno progresso tecnologico. Tradizione e innovazione continuano a camminare a braccetto nella terra dell’ultimo vero imperatore (Naruhito) e forse questo profondo dualismo, una sorta di imperituro Yin e Yang, si ritrova anche in usi e costumi del tutto particolari. Eccone alcuni:

  • La tetrafobia, cioè la paura del 4, è molto diffusa! Infatti, il numero non appare mai. La pronuncia, infatti, è simile a quella della parola “morte”.
  • Spesso le coppie sposate si recano nei “Love Hotel” per avere un po’ di intimità. Case piccole e figli sempre in agguato non aiutano l’atmosfera.
  • Molti giapponesi praticano due religioni: shintoismo e buddhismo. I matrimoni si svolgono seguendo il primo credo mentre per i funerali ci si rivolge a Buddha.

LA STORIA DELLA BIRRA IN GIAPPONE

Il Giappone si sa è la patria del “sakè”, bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del riso, la cui produzione risale all’VIII secolo d.C. Ma sakè è un termine generico che indica qualsiasi tipo di alcolico. “Nihonshu” (lett. liquore giapponese), invece, è proprio il sakè di riso. Di seguito alcune tipologie:

  • Junmai-shu: il sakè puro dove l’alcol deriva solo dal processo fermentativo
  • Honjozo-shu: questo tipo prevede un’aggiunta di alcol
  • Futsu-shu: il sakè per tutti i giorni, rappresenta più del 75% della domanda

 

Benché in Occidente sia conosciuto come “vino di riso”, il processo produttivo del sakè è simile a quello della birra. Mentre le spore del fungo Koji trasformano gli amidi del riso in zuccheri fermentabili, il lievito Saccharomyces cerevisiae (usato per le birre ad alta fermentazione) li metabolizza dando vita ad alcol e anidride carbonica.

Il Koji, inoltre, ricopre un ruolo fondamentale nella cucina orientale. Senza questa muffa non esisterebbero nemmeno la salsa di soia e il miso.

Ma arriviamo alla storia delle birre in Giappone che compaiono per la prima volta nel XVII secolo. I mercanti olandesi, infatti, aprono alcuni “pub” a servizio dei marinai conterranei. L’Ottocento, invece, è il secolo del boom. Le birre inglesi Bass Pale Ale e Bass Stout sono le più popolari. Mentre risalgono al 1853, i primi esperimenti birrari del medico Kawamoto Kōmin. L’ultimo trentennio del secolo vede l’apertura dei più grandi birrifici giapponesi ancora in attività: Kirin, Sapporo e Asahi.

Il secondo Dopoguerra porta ad un aumento dei consumi che decreta il sorpasso sul tradizionale sakè, grazie anche a nuove normative promulgate negli anni. Il 1994 segna la svolta per i piccoli birrifici. La quantità minima di produzione, per ottenere la licenza, viene abbassata da 2 milioni a 60.000 litri. Inizia, così, la “Kurafuto Bia”, la Craft Revolution del Sol Levante.

CLASSIFICAZIONE DELLE BIRRE IN GIAPPONE

Questa classificazione è dettata dalla “Legge sulla tassa sugli alcolici” (Shuzeiho). Secondo la quantità di malto utilizzata, determina le tipologie di birre prodotte in Giappone e le relative accise:

  • Bīru: bevanda alcolica che si può definire birra perché contiene almeno il 67% di malto
  • Happoshu:bevanda a basso contenuto di malto (meno del 67%), immessa sul mercato a partire dalla metà degli anni ’90. Più conveniente della “Biru”, ha un più alto contenuto di succedanei come il riso.
  • Daisan no Beer: la “terza birra” chiamata anche “Shin janru” (nuovo genere). Prodotta dal 2004, non prevede orzo ma legumi (soia, piselli…) o altri cereali (mais…). È la bevanda al gusto di birra più economica di tutte.

6 BIRRIFICI DEL GIAPPONE CON QUALCOSA…IN PIU’!

Al 2025, in Giappone, si contano circa 700 birrifici artigianali che stanno iniziando ad insidiare l’ormai stranota egemonia delle birre industriali.

– Il più antico birrificio del Giappone: KIRIN BREWERY COMPANY

Tutto ha origine nel lontano 1869 quando il birraio americano William Copeland fonda “Spring Valley Brewery” a Yokohama. Dopo poco meno di vent’anni il birrificio viene rilevato da “Japan Brewery Company” che nel 1888 inizia a produrre la birra Kirin. Nel 1907 vede la luce, finalmente, “Kirin Brewery Company”. Il nome deriva da una creatura mitologica portatrice di gioia e prosperità. Detiene la leadership delle birre in Giappone fino al secondo Dopoguerra, poi, la riconquista intorno al 2020 grazie ad un importante ampliamento della gamma. Dal 2007 si trasforma in una Holding che spazia in diversi campi, tra cui: farmaceutico, beverage, logistica, immobiliare, alimentare. Oggi occupa circa il 35% del mercato birrario nazionale.

 

KIRIN ICHIBAN: birra chiara a bassa fermentazione. La numero uno del birrificio, “Ichiban” significa proprio questo. Prodotta con 100% malto, classica Lager di stampo industriale. Facile e rinfrescante. Gradazione alcolica: 5%

TANREI GREEN LABEL: birra chiara a basso contenuto di malto (Happoshu) con aggiunta di mais e zuccheri. Può sembrare una Lager molto leggera, tendente al dolce e lievemente agrumata. Gradazione alcolica: 4,5%

NODOGOSHI NAMA: bevanda chiara simile alla birra prodotta senza malto (Shin janru) ma con proteine di soia e zuccheri. Gusto tendenzialmente dolce, parecchio scorrevole. Simile ad una super light Lager. Gradazione alcolica: 5%

– Il birrificio giapponese “più guerrafondaio”: ASAHI GROUP HOLDINGS

Fondato nel 1889 come Osaka Brewery, tre anni dopo esce sul mercato la prima Asahi Beer. Dalle ceneri di una joint venture di Osaka Brewery nasce nel 1949 Asahi Brewery, che, quasi dieci anni dopo, lancia la prima birra in lattina del Paese. Gli anni ’60 sono il periodo dello sviluppo e dell’ampliamento produttivo.

 

 

Mentre, il 1987, con l’uscita dell’etichetta Super Dry, segna l’inizio della “Guerra delle birre secche” (dorai sensō), tutti i più grandi birrifici iniziano una vera e propria battaglia a suon di Dry Beer e ricette. Verso la fine degli anni ’90 Asahi diventa il nuovo leader delle birre in Giappone. Oggi copre più del 37% del mercato nazionale.

ASAHI SUPER DRY: birra chiara a bassa fermentazione. L’icona del birrificio. Lager di stampo

industriale diventata famosa in tutto il mondo per la sua tpica secchezza. Gradazione alcolica: 5%

ASAHI NAMA BEER: birra chiara a bassa fermentazione. Lager più morbida della precedente,

delicatamente amara. Gradazione alcolica: 5%

– Il primo birrificio artigianale del Giappone: ECHIGO BEER

Seiichiro Uehara apre il primo micro brewpub nel 1995, all’alba del nuovo corso legislativo a tema birra. Dopo aver calcato le scene di molti teatri europei come attore, a Roma incontra la donna che diventerà sua moglie. Di origine tedesca, gli fa scoprire la tradizione brassicola del suo paese natio.

Decide così di tornare in Giappone e iniziare a sperimentare birre nella sua città natale (Nigata) dove i suoi genitori da sempre producono sakè. Il logo rappresenta un caprone, non a caso un simbolo anche birrario della sua patria di adozione, la Germania.

 

 

KOSHIHIKARI: birra chiara a bassa fermentazione. Lager prodotta con riso locale Niigata Koshihikari che dona note floreali e leggerezza alla bevuta. Gradazione alcolica: 5%

DOUBLE DRAGON: birra chiara ad alta fermentazione. Una Double IPA con luppoli Sabro e Mosaic in dry hopping. Lo scontro potente tra due luppolature dalla forte personalità.  Gradazione alcolica: 5,5%

STOUT: birra scura ad alta fermentazione. Stout di ispirazione irlandese con aggiunta di frumento maltato. Robusta ed avvolgente con i luppoli che emergono sul finale. Gradazione alcolica: 7%

– Il birrificio “più saggio” del Giappone: KIUCHI BREWERY

Da un’idea di Kiuchi Gihei, nasce nel 1823 a Naka (prefettura di IbarakI) come azienda produttrice di sakè. Solo nel 1996 apre anche il birrificio grazie alle nuove normative del settore brassicolo. Il marchio di birre si chiama “Hitachino Nest Beer”, il nido delle birre dell’antica provincia di Hitachino. Il logo rappresenta, invece, un gufo, animale tipico del territorio simbolo di saggezza, fortuna e protezione. Dal 2014 il luppolo viene coltivato nei pressi del birrificio.

 

SAISON DU JAPON: birra chiara ad alta fermentazione di ispirazione belga. Prodotta con malto d’orzo locale e Koji con aggiunta di succo di Yuzu, agrume giapponese. In bocca è dolcemente acidula e rinfrescante. Gradazione alcolica: 5%

RED RICE ALE: birra ambrata ad alta fermentazione. La ricetta prevede l’uso di una varietà antica di riso rosso (asamurasaki) che dona gradevoli aromi fruttati. Gradazione alcolica: 7%

SWEET STOUT: birra scura ad alta fermentazione. Una Stout ricca di malti torrefatti e delle tipiche note di caffè e cioccolato. L’aggiunta di lattosio rende il sorso avvolgente. Gradazione alcolica: 4%

– Il birrificio artigianale giapponese “più legato al mercato“: TDM 1874

Questo è uno dei tanti birrifici artigianali che nascono all’interno di un’azienda a conduzione familiare storicamente dedita alla produzione di sakè. Il nome racconta già una piccola storia. TDM è l’acronimo di “Ten Day Market”, il mercato tradizionale che si teneva il decimo giorno del mese. E 1874 indica l’anno di fondazione del primo negozio di liquori della famiglia di Shuichi Kato, l’attuale proprietario. Il birrificio vede la luce nel 2017 nella storica sede di Yokohama. La mano del birraio inglese George si vede dalla predilezione verso stili originari della sua terra.

 

HARUIRO ALE: birra chiara ad alta fermentazione. Golden Ale dedicata alla primavera, equilibrata e dissetante, dalla delicata luppolatura. Gradazione alcolica: 4,5%

BBB: birra ambrata ad alta fermentazione. Una British Best Bitter dalle note caramellate e di frutta secca, rinfrescate dai luppoli floreali e terrosi.  Gradazione alcolica: 4,5%

BROWN PORTER: birra scura ad alta fermentazione. Porter prodotta in inverno con 6 malti diversi che donano note tostate, biscottate e cioccolatose. Gradazione alcolica: 5%

– Il birrificio artigianale “più ideale” del Giappone: TOTOPIA BREWERY

Fondato nel 2022 nella città di Nagakute (prefettura centrale di Aichi) da Junya Morita e la moglie Akiko. Il nome rappresenta un omaggio al territorio: “toto” è l’antico toponimo della zona conosciuta come “città della ceramica” e “-pia” si riferisce alla parola utopia.

Quindi, un vero e proprio tributo a questa terra di lavoratori, ideali e radici in cui le birre diventano il mezzo per avventurarsi in mondi irreali e fantasiosi. Il sogno della coppia. Particolarità unica nel suo genere, ogni etichetta si riferisce ad una strana fobia. Gli stili preferiti ruotano intorno al mondo delle India Pale Ale di stampo statunitense.

 

 

CLAUSTROPHOBIA: birra chiara ad alta fermentazione. West Coast Double IPA robusta ed agrumata dove emergono le note di limone e pompelmo. Gradazione alcolica: 8,5%

PEELPHOBIA: birra chiara ad alta fermentazione. Una Pale Ale dall’aspetto torbido con Double Dry Hopping di luppoli che regalano note di frutti di bosco e anguria. Gradazione alcolica: 5%

FOSSILPHOBIA: birra chiara ad alta fermentazione. Hazy IPA dall’aspetto velato con aggiunta di avena che rende il sorso morbido in equilibrio con le note fruttate dei luppoli. Gradazione alcolica: 6,5%

 

Il Giappone presenta un movimento delle birre artigianali di tutto rispetto, legato ad ingredienti tradizionali ma che segue anche l’hype di stili super luppolati. Così la dualità del Sol Levante si ritrova anche nel bicchiere.

Alla prossima pinta!

 

Siti internet e pagine social di riferimento:

Le foto delle etichette sono gentilmente concesse dal collezionista Mario Bughetti:

www.facebook.com/mario.bughetti (email: booghy55@gmail.com)

www.kirin.co.jp

www.asahigroup-holdings.com

https://echigobeer.com

https://hitachino.cc

https://tdm1874brewery.com

https://totopia.official.ec/

 

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Federica Russo
Info autore

Federica Russo

Sono nata a Genova nel lontano…ma che lontano…nel “vicinissimo” 1976 da una famiglia chiacchierona e rumorosa, ecco perché mi piace parlare, comunicare e condividere.
Chi nasce in una città di mare sa che si porta dentro una curiosità tutta speciale come quella dei marinai e navigatori che tutti i giorni salpano verso nuove mete, terre e avventure. Curiosità che rimane per sempre e che caratterizza ogni aspetto della vita arricchendola giorno per giorno. La famiglia, le passioni, i traguardi, il lavoro vengono così conditi con quel “quid” che rende tutto più sfizioso.
La curiosità infatti mi ha portato a studiare 3 lingue (inglese, spagnolo e francese) per non sentirmi fuori luogo ovunque volessi andare e mi ha fatto laureare in Geografia per avere ben chiara in testa la mappa del mondo ed evitare di perdermi.
La curiosità mi ha fatto lavorare in ambiti molto diversi tra loro: commercio al dettaglio, operatore GIS nel settore dei sistemi informativi territoriali, progettista di impianti di depurazione acque reflue.
La curiosità, infine, è stata anche la spinta che mi ha fatto passare da semplice amante della birra a Sommelier. Ho completato il percorso formativo con la Scuola Italiana Sommelier (S.I.S.) e sono diventata Sommelier Professionale 3° livello. Essere sommelier della birra non lo considero un traguardo ma solo l’inizio di un lungo percorso di formazione, di conoscenza che non finirà mai, infatti ho cominciato lo stesso percorso formativo anche con l’Associazione Italiana Sommelier (A.I.S.), seguo i corsi e le monografie di UB Academy, per non parlare dei libri che “bevo” tutto d’un fiato!!! Alcuni autori della mia libreria: Michael Jackson, Lorenzo “Kuaska” Dabove, Randy Mosher…tanto per citare qualche pilastro.
La possibilità di poter scrivere per il Giornale della Birra mi dà modo di condividere con voi la mia passione birraria attraverso interviste, curiosità, abbinamenti birra-cibo e tanto altro, il tutto impreziosito da un sorriso e da un punto di vista diverso….quello femminile!