Numero 43/2025

21 Ottobre 2025

La birra alla canapa torna sotto accusa: ritiri, dubbi e opportunità

La birra alla canapa torna sotto accusa: ritiri, dubbi e opportunità

Condividi, stampa o traduci: X

 

Il mondo della birra sta vivendo in questi giorni un’eco inattesa: alcune birre alla canapa sono state ritirate dal commercio in Italia a causa della presenza di un ingrediente considerato un novel food non autorizzato. È un episodio che richiama non solo questioni normative e sanitarie, ma anche una riflessione più ampia sul ruolo innovativo (e talvolta controverso) dell’uso botanico in una bevanda tradizionale.

L’allarme è scattato quando il Ministero della Salute ha emanato una serie di avvisi di richiamo riguardanti sei tisane alla canapa e una birra, prodotta  sotto il marchio Soul Rebel. Il motivo ufficiale è che il prodotto contiene un ingrediente che rientra nella categoria dei novel food, ovvero componenti alimentari che non erano consumati «in misura significativa» nell’Unione Europea prima del 15 maggio 1997 e che quindi richiedono una valutazione e autorizzazione specifica prima di essere immessi sul mercato.

Secondo le comunicazioni ufficiali, l’azienda CBWeed Srl ha commercializzato le bevande e le tisane, ma la birra è stata prodotta conto terzi. Il ritiro coinvolge tutti i lotti, con l’invito per i consumatori a non consumare i prodotti e restituirli al punto vendita. La motivazione ufficiale sollevata dalle autorità è che al momento «nessuna specie di bevanda o tisana alla canapa è autorizzata» come alimento in Italia se contiene certi estratti o ingredienti non regolamentati per il consumo umano.

Per comprendere meglio cosa ha portato a questa misura, è essenziale fare un passo indietro su cosa significa “novel food” all’interno della normativa europea. L’Unione Europea ha stabilito un regolamento (Regolamento UE 2015/2283) che impone una valutazione scientifica preventiva per ogni ingrediente nuovo o poco consumato in precedenza nel contesto alimentare europeo. L’obiettivo è garantire la sicurezza, la corretta etichettatura e la trasparenza sui rischi potenziali per la salute. Se un ingrediente è considerato novel food e non ha ottenuto l’autorizzazione, non può essere impiegato nei prodotti alimentari.

Nel caso delle bevande alla canapa, il punto dolente è proprio l’ingrediente “canapa” o estratti derivati che non rientrano tra quelli già riconosciuti come sicuri. È importante notare che la regolazione italiana distingue: la legge 242/2016 permette l’uso della canapa (Cannabis sativa L.) per certe filiere industriali — fibra, olio dai semi, biomassa — ma non considera legalmente le infiorescenze o i derivati con effetto psicoattivo o le sostanze che ne derivano. Diversi osservatori hanno suggerito che il ritiro sia stato predisposto già in agosto, ma comunicato pubblicamente solo ora, il che rileva un certo ritardo divulgativo da parte delle autorità.

Non è la prima volta che birre con canapa o ingredienti simili suscitano dibattito o problemi legali. Alcuni birrifici, nel corso degli anni, hanno sperimentato l’aggiunta di semi di canapa o estratti leggeri per conferire note aromatiche particolari, puntando sulla differenziazione organolettica.

Un riferimento interessante è quello di marchi artigianali esteri che hanno inserito infiorescenze o essenze di canapa (o CBD) nelle birre, con precauzioni sulla concentrazione di THC, sulla leggibilità in etichetta e sulla conformità alle leggi locali. In alcuni paesi, queste sperimentazioni sono accettate a condizione che i livelli di sostanze psicoattive siano sotto la soglia legale e che la materia prima sia opportunamente processata.

In Italia, tuttavia, la frontiera è più rigida: anche se la canapa è legale nella sua forma agricola, va dentro vincoli molto stretti. Le infiorescenze non sono contemplate nella legge 242/2016, e l’uso alimentare di parti vegetali con potenziali componenti bioattivi deve essere valutato caso per caso e autorizzato come novel food.

Questo episodio porta con sé una lezione rilevante per il settore birrario e per i birrifici audaci che vogliono sperimentare con botaniche non convenzionali: l’innovazione, quando tocca ingredienti sensibili come la canapa, deve essere accompagnata da studi scientifici solidi, dialogo con le autorità sanitarie e un approccio proattivo alla normativa.

Si aprono alcune questioni centrali: sono stati condotti test chimici e tossicologici sull’ingrediente usato nella birra ? Qual è la composizione reale rispetto a potenziali cannabinoidi attivi? È possibile che componenti derivati — anche a bassissimo dosaggio — vengano considerati novel food se non riconosciuti? Serve una normativa italiana più esplicita che disciplini le birre alla canapa, definendo limiti, criteri di sicurezza e le modalità di autorizzazione.

Da parte dei consumatori e degli appassionati, rimane un messaggio di cautela: il desiderio di varietà botaniche è forte, ma occorre che l’innovazione sia sostenuta da chiarezza, trasparenza e sicurezza. Il mondo birrario può avanzare in sperimentazione, ma l’ordinamento alimentare europeo impone anche regole stringenti — e ignorarle espone a sanzioni e ritiri.

Il ritiro della birra Soul Rebel e delle tisane alla canapa pone una pietra significativa su un dibattito che probabilmente si riproporrà: fino a che punto la birra può spingersi nell’uso di ingredienti “alternativi” come la canapa? Il confine è segnato non solo dall’immaginazione del birraio, ma anche dalle norme europee sul novel food e dalle valutazioni sanitarie.

Se, da un lato, questa vicenda rappresenta un ostacolo per chi voleva esplorare percorsi nuovi, dall’altro può essere l’occasione per spingere verso studi scientifici, dialogo regolatorio e trasparenza. In un settore che fa del racconto — botanica, sperimentazione, identità — una parte essenziale del fascino, acclarare i limiti e definire le regole può essere alla lunga un valore competitivo, più della semplice provocazione.

 

Condividi, stampa o traduci: X

Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Dopo aver frequentato la celebre Scuola enologica di Alba, ho conseguito le lauree in Scienze viticole ed enologiche, Scienze e tecnologie alimentari e Biotecnologie vegetali presso l’Università degli Studi di Torino. Più per vocazione che per professione, mi dedico all’insegnamento tecnico di settore alimentare come docente presso l’IIS Umberto Primo, l’ITS Academy Agroalimentare e l’ITS Academy Turismo del Piemonte. Amo, inoltre, lavorare come consulente di innovazione nelle cantine, nei birrifici e nelle aziende agroalimentari, anche grazie all’esperienza maturata con il Birrificio contadino Cascina Motta, di cui sono proprietario, dove ho messo a punto la produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione brassicola completamente a filiera aziendale (maltazione compresa). Inoltre sono editore di Giornale della Birra, Giornale del Caffè e Giornale del Cioccolato e divulgatore scientifico come collaboratore presso altre riviste e giornali tecnici di settore. Grazie ad un po’ di gavetta, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo giornale: a distanza di oltre 10 anni dalla messa on-line, non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Informazioni di contatto professionale: massimo.prandi@giornaledellabirra.it