Numero 01/2026
31 Dicembre 2025
Bilancio 2025 per la birra italiana: un anno di sfide, adattamenti e nuove strategie

Il 2025 si chiude con un bilancio sfaccettato per il settore birrario in Italia. Dopo anni segnati da una crescita rapida e quasi ininterrotta, il comparto — e in particolare la birra artigianale — ha sperimentato un mix di ostacoli e opportunità, che ha richiesto da parte dei produttori una forte capacità di adattamento e innovazione.
Secondo l’ultimo rapporto diffuso da Assobirra, i consumi totali di birra nel nostro paese hanno registrato nel 2024 un calo dell’1,54%. Parallelamente anche la produzione nazionale è diminuita di circa l’1,27%, mentre l’export ha subito una contrazione del 7,82%. Questo risultato, pur modesto rispetto ai precedenti anni di espansione, riflette la pressione esercitata da fattori macroeconomici come inflazione, aumento dei costi delle materie prime e tensioni su logistica e distribuzione.
Eppure — anche in un contesto complesso — non mancano segnali incoraggianti. Il mercato complessivo della birra in Italia nel 2024 è stato stimato in circa 21,5 milioni di ettolitri, con un recupero rispetto ai livelli pre‑pandemia e un incremento dell’8,45% rispetto al 2017. Parallelamente, un segnale particolarmente interessante viene dalla crescita costante del segmento delle birre a basso tenore alcolico e analcoliche: un fenomeno che nel corso del 2025 ha assunto contorni sempre più definiti, trasformandosi in scelta strategica per molti produttori.
Secondo i dati dell’osservatorio Cronache di Birra, basato sulle nuove referenze segnalate sulla piattaforma Whatabeer, nel primo semestre del 2025 le birre artigianali italiane con gradazione inferiore al 4% alcol per volume hanno rappresentato il 16,14% del totale delle nuove produzioni — un salto significativo rispetto al circa 6% registrato negli anni precedenti.
Questo orientamento riflette un cambiamento nei comportamenti dei consumatori: alla ricerca di versatilità, leggerezza, consumi più moderati e momenti conviviali differenti. La crescente domanda di opzioni “NoLo” (low & no alcohol) non è solo un fenomeno marginale, ma una tendenza strutturale che ha attirato l’attenzione anche di produttori di scala maggiore.
Allo stesso tempo, il 2025 è stato l’anno in cui molti birrifici — anche di piccola scala — hanno dimostrato di credere nella sostenibilità della filiera interna e della produzione “dal campo al bicchiere”. Un passo avanti significativo, reso possibile anche dalle condizioni normative in evoluzione e da incentivi all’agricoltura, che hanno spinto verso una maggiore autosufficienza produttiva.
Non da ultimo, sul fronte tecnico e di ricerca, si è consolidata l’attenzione verso l’innovazione: alcuni progetti in ambito nazionale hanno cominciato a dare i primi frutti, aprendo la strada a pratiche produttive più sostenibili, a valorizzare materie prime locali e a rafforzare la filiera malto‑orzo‑luppo come vera base della birra “made in Italy”.

Low‑alcohol e no‑alcohol: la scommessa che diventa trend
Il fenomeno delle birre a bassa gradazione o analcoliche nel 2025 ha superato la soglia della sperimentazione per affermarsi come segmento concreto e sempre più strategico. Molti birrifici, anche storici o consolidati, hanno avviato produzioni specifiche in questa direzione, intuendo un mutamento nei bisogni dei consumatori.
La diminuzione della gradazione media delle birre artigianali inedite — da 5,89% nel 2023 a 5,82% nel 2024 — conferma che la tendenza verso birre “leggere” non è un fuoco di paglia, ma un orientamento graduale ma costante.
L’ascesa di queste birre va oltre un semplice fatto tecnico: risponde a una domanda sociale e culturale di consumo consapevole, inclusivo e versatile. Molti giovani — e non solo — cercano alternative per momenti conviviali diversi, occasioni di consumo flessibili, oppure semplicemente la possibilità di brindare senza eccedere. Il dato sulle vendite di birre analcoliche nel 2024, cresciute del 13,4% rispetto al 2023, conferma questa tendenza.
In questo contesto, l’Unionbirrai — l’associazione nazionale che rappresenta microbirrifici e realtà indipendenti — ha affrontato la questione regolamentare della pastorizzazione delle birre a basso tenore alcolico. In un documento del 2025, Unionbirrai ha sancito che sarà possibile considerare come “artigianale” anche la birra analcolica o low‑alcohol, pur se pastorizzata, a patto che tale segmento non rappresenti la parte prevalente della produzione dell’azienda.
Questa decisione rappresenta un punto di svolta: consente a piccoli birrifici e microproduttori di investire su produzioni NoLo senza temere di perdere la qualifica di artigianalità, consentendo al contempo di rispettare le norme igienico‑sanitarie e di garantire la stabilità del prodotto. Per molti, si tratta di una boccata d’ossigeno in un mercato caratterizzato da pressioni economiche e competitività crescente.

Filiera, territorio e ricerca: la spinta verso una birra “made in Italy”
Parallelamente alla trasformazione del mercato, nel 2025 si è rafforzata la consapevolezza sull’importanza di una filiera birraria interamente italiana, dalla coltivazione dell’orzo e del luppolo fino alla produzione finale. Il sostegno da parte di Coldiretti e del Consorzio Birra Italiana, e gli investimenti annunciati per potenziare la produzione nazionale di malto, sono segnali concreti di un cambio di paradigma: puntare sulla biodiversità locale, ridurre le importazioni estere e valorizzare il territorio.
Secondo i dati forniti, i birrifici attivi in Italia superano oggi quota 1.200, di cui circa un quarto sono birrifici agricoli — realtà nelle quali l’intero processo produttivo è gestito “in casa”, a partire dalle materie prime.
Questo modello di filiera corta sembra offrire vantaggi concreti: non solo in termini di controllo qualitativo, tracciabilità e identità territoriale, ma anche di sostenibilità ambientale e competitività economica, soprattutto in un contesto di aumento delle accise e dei costi di produzione. In questo senso, la recente riduzione dell’accisa per i piccoli birrifici, entrata in vigore il 1° gennaio 2025, rappresenta un incentivo importante per consolidare questa tendenza.
Accanto al rafforzamento della filiera, cresce anche l’impegno nella ricerca e nella condivisione tecnica: nuove iniziative di studio puntano a ottimizzare i processi produttivi, migliorare l’efficienza delle coltivazioni, sviluppare malti e luppoli adatti al clima e territorio italiani, e favorire la sostenibilità.
I segnali del 2025 suggeriscono che la birra in Italia attraversa una fase di trasformazione strutturale più che una crisi temporanea. Le sfide – dal calo nei consumi totali, all’aumento dei costi, alla pressione fiscale – restano concrete, ma la risposta del settore sembra orientata verso una maggiore specializzazione, una diversificazione dell’offerta e un ritorno ai valori della filiera e del territorio.
Il segmento low‑alcohol e no‑alcohol appare come uno dei pilastri su cui costruire il futuro: rappresenta una via d’uscita intelligente per intercettare nuove fasce di consumatori e rispondere a una domanda che privilegia la moderazione, la salute e la versatilità. La recente decisione di Unionbirrai di consentire la pastorizzazione in questo segmento — senza compromettere la definizione di “artigianale” — è un’innovazione normativa che potrebbe agevolare fortemente i microbirrifici nel loro posizionamento strategico.
Allo stesso tempo, la spinta verso la filiera corta, la valorizzazione delle materie prime italiane, la sostenibilità ambientale e la ricerca applicata rappresentano un terreno fertile per rigenerare il settore con logica industriale ma allo stesso tempo radicata nel territorio. In un contesto internazionale sempre più competitivo, il “made in Italy” della birra può giocare carte importanti: identità, qualità, tracciabilità.
Il 2026 si apre dunque con alcune certezze e alcune sfide: certezza di una trasformazione in atto, con consumatori più consapevoli e attenti; sfida di mantenere equilibrio economico, competitività e innovazione tecnica. Chi saprà interpretare il cambiamento con lungimiranza, puntando su qualità, identità e adattamento, potrà guardare al futuro con reale fiducia.








