Numero 39/2025
22 Settembre 2025
Eurostat: una panoramica sull’evoluzione del mercato della birra nel 2024

Secondo Eurostat, nel cuore del 2024 l’Unione europea ha acceso i riflettori sulla birra, con una produzione totale che ha toccato i 34,7 miliardi di litri. Una cifra che riflette la somma di due mondi: quello della birra alcolica (oltre lo 0,5%) con 32,7 miliardi e quello delle birre a basso tenore alcolico o completamente analcoliche, che, incredibilmente, hanno visto una crescita dell’11,1%, arrivando a quota 2 miliardi di litri. Un dato che racconta quanto il palato dei consumatori stia evolvendo, cercando equilibrio tra gusto e benessere.
Il confronto con il 2023 mostra una produzione alcolica in lieve aumento (+0,6%), ma è la crescita delle birre no/low alcol a sorprendere: un +11,1% che segna una domanda in rapido fermento
La leadership produttiva resta saldamente in mano alla Germania, che da sola contribuisce per oltre un quinto del totale UE con i suoi 7,2 miliardi di litri, seguito a distanza da Spagna e Polonia, seguiti da Paesi Bassi e Belgio, che completano il podio dei produttori più generosi
Dal punto di vista del commercio, i Paesi Bassi guidano ancora le esportazioni con 1,5 miliardi di litri spediti sia all’interno che all’esterno del blocco, nonostante un calo del 12% rispetto all’anno precedente. Germania e Belgio seguono a ruota con esportazioni ciascuna di 1,4 miliardi di litri, mentre Repubblica Ceca e Irlanda si attestano rispettivamente a 0,6 e 0,5 miliardi
Sul versante delle importazioni, la Francia si conferma il principale approvatore, con 0,8 miliardi di litri importati. L’Italia segue, dimostrando il suo ruolo cruciale, con oltre 0,7 miliardi di litri, mentre Spagna, Germania e Paesi Bassi se la giocano a quasi 0,6 e 0,5 miliardi di litri
Questi numeri non sono solo cifre: raccontano un mercato in trasformazione. L’aumento delle birre analcoliche e a basso tenore alcolico suggerisce nuovi gusti, nuovi momenti di consumo, una pluralità di occasioni in cui la birra si fa scelta responsabile oltre che piacere. Allo stesso tempo, la posizione dell’Italia come secondo maggiore importatore testimonia il potenziale del nostro mercato, ancora affamato di offerte internazionali, ma anche pronto a valorizzare l’arte birraria domestica.
In fondo, è attraverso questi numeri che si legge una storia viva: la birra europea continua a evolvere, a sperimentare e ad adattarsi, mentre i suoi numeri restano un brindisi concreto alla sua vitalità.










