Numero 45/2025
6 Novembre 2025
100% Made in Farm e produzione conto terzi: il modello vincente del Birrificio contadino Cascina Motta

In un panorama birrario sempre più competitivo e in continua evoluzione, c’è chi ha scelto di tornare alle radici, anzi, alla terra. È il caso di Cascina Motta, il primo birrificio contadino italiano ad aver completato internamente l’intera filiera produttiva della birra — dalla coltivazione dei cereali e del luppolo fino alla maltazione, brassatura e confezionamento.
Situata a Sale, in provincia di Alessandria, l’azienda è oggi un punto di riferimento per chi crede in una birra “agricola” nel senso più autentico del termine: controllata, sostenibile e 100% made in farm.
Alla guida del birrificio troviamo Alessandro Negri, biologo, birraio e socio di Cascina Motta, forte di un’esperienza decennale maturata nel settore brassicolo. Con lui parliamo di filiera corta, di agricoltura e di innovazione brassicola, ma anche dei servizi unici che l’azienda offre ad altre realtà agricole e beer firm italiane: maltazione conto terzi, birrificazione su ricetta condivisa e private label.
Cascina Motta, già certificata biologica fin dalla nascita, ha recentemente ottenuto anche la certificazione gluten free per tutte le birre prodotte, confermando la sua vocazione all’inclusività e alla qualità naturale.

Alessandro, Cascina Motta è una realtà unica in Italia: un birrificio contadino che segue tutta la filiera, dal seme alla bottiglia. Ci racconti la genesi del progetto e cosa rende davvero speciale questo modello?
Cascina Motta nasce da un sogno semplice ma ambizioso: fare una birra che fosse davvero agricola, nel senso più concreto e autentico del termine. Qui coltiviamo orzo, frumento, segale, luppolo e coriandolo nei nostri campi, li trasformiamo direttamente in malto nel nostro maltificio e poi produciamo la birra nel birrificio aziendale. Tutto avviene in un raggio di poche centinaia di metri.
Questo ci permette un controllo assoluto sulla qualità e una coerenza totale tra territorio, materie prime e prodotto finale. È un modello impegnativo ma che ci dà una grande soddisfazione, perché racconta la nostra terra e il lavoro agricolo italiano. La certificazione biologica prima, e quella senza glutine poi, sono stati traguardi fondamentali per ampliare il nostro pubblico mantenendo intatta la naturalità delle nostre birre. Al momento, la nostra gamma di birra contadina è costituita da sei referenza, che proponiamo costantemente durante l’anno e che rappresentano ognuna un lungo lavoro di sperimentazione per valorizzare al meglio quanto riusciamo a coltivare nei nostri terreni, nel rispetto della biodiversità e della sostenibilità produttiva.

Avete recentemente potenziato il vostro impianto di maltazione e sviluppato un importante servizio di lavorazione birra conto terzi. Di cosa si tratta esattamente e a chi è rivolto?
La nostra attività di maltazione non serve solo la nostra produzione interna, ma anche altre realtà agricole. Il servizio di maltazione conto terzi permette a aziende agricole, agriturismi e beer firm di fornirci la propria materia prima — orzo, frumento, luppolo — per vederla trasformata in malto e, quindi, in birra finita.
In pratica, gestiamo l’intero processo di trasformazione: dalla maltazione alla cotta, fino al confezionamento isobarico in bottiglia o fusto. Lavoriamo su ricette condivise e studiate insieme al cliente, per garantire flessibilità e coerenza con la loro identità agricola. È un modo per valorizzare le produzioni locali, evitando investimenti troppo gravosi in impianti e know-how, ma ottenendo un risultato professionale e personalizzato.

Inoltre, per chi volesse avvicinarsi senza esperienza specifica alla produzione della birra, offriamo un servizio di supporto dal campo alla bottiglia, facendo seguire passo passo dai nostri tecnici esperti le fasi di coltivazione, gestione della granella in post-raccolta, fino al supporto nella scelta del packaging e dello sviluppo delle etichette.
Questo servizio si rivolge soprattutto ad aziende agricole ed agriturismi che vogliono diversificare la produzione e proporre una birra a chilometro zero, realizzata con i propri cereali o luppoli, ma si sta dimostrando molto interessante anche per chi, come alcune beer firm, cerca una produzione coerente e di alta qualità.

Oltre alla lavorazione conto terzi, offrite anche un servizio di “private label”. Come funziona e quali vantaggi offre alle aziende interessate?
Il servizio di private label è pensato per chi vuole una birra con il proprio marchio, ma senza doversi impegnare in un impianto o in grandi volumi.
Mettiamo a disposizione la nostra struttura e le nostre ricette base, ma anche la possibilità di personalizzare lo stile e il packaging. È una formula flessibile, adatta a piccole realtà, agriturismi, ristoranti, negozi agricoli, che desiderano un prodotto autentico e coerente con i propri valori.
tra le collaborazioni più importanti in questo senso quella con Buonovero, per cui abbiamo realizzato la Smash-beer da abbinare al loro celebre smash-burgher sia nel nuovo locale di Alessandria, sia presso la sede storica dello smash-camp estivo e sui loro famosissimi Beer-truck. Il tutto mantenendo la qualità artigianale e la sostenibilità che caratterizzano ogni nostra birra, in un’ottica di collaborazione glocal, ma che guarda ad una distribuzione senza confini.

Avete collaborato con diverse aziende agricole e beer firm italiane. Puoi raccontarci qualche esempio concreto di queste partnership e dei progetti più curiosi?
Abbiamo all’attivo numerose collaborazioni con realtà affermate, sia a livello territoriale sia nazionale, ciascuna con la propria identità e visione.
Tra le esperienze più significative, spicca la partnership con l’Azienda Agricola Fratelli Aimasso di Diano d’Alba, con cui abbiamo realizzato una IGA — birra con mosto d’uva Dolcetto — e quella con l’Azienda Agricola Buzio Giuseppe, per una raffinata birra alle nocciole.
Abbiamo inoltre sviluppato due birre ai petali di rosa per CA. RUNDANEINE e La Corte Agricola, mentre con Cascina Beneficio sono nate una birra al peperoncino e una ale al frumento aziendale, oggi parte integrante del loro private label.
Con l’impresa agricola sociale La Fattoria Volante di Rovigo abbiamo realizzato un progetto su misura: la maltazione del loro orzo e la creazione di una ricetta esclusiva, in linea con i valori di sostenibilità e inclusione che caratterizzano la loro attività.

Tutte queste collaborazioni rispecchiano la nostra filosofia: valorizzare le materie prime del territorio e tradurle in birre che raccontano storie autentiche, artigianali e uniche.
Vantiamo inoltre una collaborazione con un nome di rilievo nazionale come SignorVino, brand di riferimento nel mondo enogastronomico. Per loro produciamo, all’interno del progetto di economia circolare “Fuga di Sapori” di Alessandria, una APA dedicata.
Tra i progetti più innovativi, spicca la partnership con Tomato Farm S.p.A., che ha dato vita a una sfida senza precedenti: la Bloody Beer, una birra al pomodoro realizzata con il 30% della loro materia prima. Un prodotto unico nel panorama nazionale – e, si può dire, anche mondiale – il cui lancio ufficiale sul mercato è previsto per i primi mesi del 2026.
Non mancano le beer firm come Chiaro di Luna, che ci affidano le proprie ricette per una produzione di alto profilo, o le startup commerciali come Italito, che scelgono di sviluppare con noi i loro primi prodotti.
È gratificante vedere come, grazie a un approccio insieme agricolo e tecnico, riusciamo a dare voce e identità a tante realtà diverse, unendo tradizione, innovazione e passione per la birra artigianale.

In tema di qualità e innovazione, Cascina Motta è un punto di riferimento. Come interpretate questi concetti nel vostro lavoro quotidiano e come si legano al successo di mercato che state riscontrando?
Per noi la qualità è prima di tutto trasparenza di filiera. Fare birra agricola contadina conoscere ogni granello di orzo, ogni fiore di luppolo. L’innovazione non è solo tecnologica — anche se continuiamo a investire in efficienza e sostenibilità — ma culturale: è il modo di produrre, di comunicare, di coinvolgere il territorio.
Credo che il successo delle nostre birre nasca da qui: dal fatto che ogni birra è un racconto della nostra terra.
Negli ultimi mesi abbiamo anche implementato un impianto lavafusti e avviato la transizione ai fusti in acciaio, per favorire il vuoto a rendere e ridurre al minimo l’impatto ambientale. In futuro vogliamo consolidare una distribuzione sempre più locale e sostenibile, in coerenza con i nostri principi fondanti.

Cascina Motta rappresenta oggi una delle esperienze più complete e virtuose dell’agricoltura brassicola italiana. Dalla maltazione alla birra finita, ogni passaggio è tracciato, studiato e realizzato in azienda.
Un modello che dimostra come la birra agricola italiana possa essere non solo una nicchia di qualità, ma un laboratorio d’innovazione capace di generare valore condiviso — per il territorio, per le aziende agricole e per i consumatori più consapevoli.
Maggiori informazioni sul Birrificio contadino Cascina Motta e sui servizi offerti al sito aziendale Birrificio contadino Cascina Motta e alla mail info@cascinamotta.it










