Numero 47/2025
20 Novembre 2025
Alla scoperti di Vertiga – Arte birraria contemporanea: stile, qualità e visione per un birrificio in crescita!

Nato nel 2020 a Rossano Veneto, in provincia di Vicenza, il Birrificio Vertiga è un esempio contemporaneo di startup birraria che coniuga competenza, ambizione e qualità artigianale. Sul sito aziendale si legge che “Vertiga nasce dall’incontro di professionisti di lungo corso nel mondo della birra artigianale con l’intenzione di raccogliere queste esperienze in un nuovo approccio al mercato”. La mission è dichiarata: «Realizzare birre identitarie e di alta qualità, percorrendo strade inedite per offrirti esperienze uniche e sorprendenti».
Pur nella giovanissima età, Vertiga ha già attratto attenzione per la qualità delle ricette, la cura nella produzione e la gamma stilistica ampia, puntando su bevibilità, packaging e comunicazione.
Con questa intervista vogliamo approfondire la conoscenza di questa realtà produttiva, grazie all’ospitalità di Mattia Bortolamai, che ci ha accompagnato in visita all’impianto produttivo.
Mattia, Puoi raccontarci l’origine del progetto Vertiga? Quali sono state le motivazioni che vi hanno spinto ad aprire il birrificio nel 2020, e quali esperienze pregresse sono confluite in questo progetto? Quali sono stati i principali momenti di svolta fino ad oggi?
Diciamo che abbiamo scelto il momento più improbabile per farlo: nel pieno del caos mondiale.
Ma forse era proprio quello il punto.
Siamo un gruppo di persone con parecchi anni di birra alle spalle – fatta in casa, bevuta in giro per il mondo, prodotta professionalmente, distribuita, venduta – e a un certo punto ci è venuta voglia di partire con un nuovo progetto.
L’idea era creare un posto dove si potesse lavorare bene, con la testa, ma anche con leggerezza.
Vertiga è nata così: dal bisogno di fare birre serie senza troppi fronzoli.
Il nome? Suona come movimento, come qualcosa che sale. Ed è un po’ quello che cerchiamo ogni volta che mettiamo mano a una nuova ricetta.

Come è strutturato oggi il vostro impianto produttivo? Quali sono le dimensioni della sala cotta, i fermentatori, la cantina di maturazione, e quali tecnologie o metodologie avete adottato per garantire consistenza, qualità e flessibilità produttiva? Quali elementi ritenete cruciali per mantenere la vostra promessa di birre “complesse ma beverine”?
Abbiamo una sala cottura da 20 ettolitri e 12 fermentatori tra 20 e 40 hl. Non è una fabbrica, è un laboratorio vivo. Due persone si dividono cotte, confezionamenti, pulizie e imprecazioni gentili.
Produciamo circa 3000 ettolitri annui, sempre cercando l’equilibrio tra efficienza e curiosità.
La parte tecnologica ci aiuta, ma alla fine sono ancora il naso, la bocca e l’esperienza a fare la differenza.
Quando diciamo che facciamo birre “complesse ma beverine”, intendiamo proprio questo: puoi sentirci dietro ore di lavoro… ma alla fine ti va di berne un’altra, non di parlarne per mezz’ora.
Il birrificio propone un’ampia gamma stilistica: dalla Blanche alla IPA, dalla Pils alla Lager, con versioni gluten free. In che modo intendete il concetto di qualità birraria e come lo traducete in ricetta, ingredienti, processo produttivo? Quali sono le innovazioni più recenti che avete introdotto? E quali credete siano stati gli elementi che vi hanno permesso di emergere in un mercato competitivo?
La qualità non è una parola che appendiamo al muro, è un impegno che ci portiamo addosso tutti i giorni.
Vuol dire scegliere bene le materie prime, non accontentarsi mai e fare meno birre ma fatte meglio.
Non ci piacciono le ricette complicate solo per stupire. Preferiamo la pulizia, il bilanciamento, l’aroma giusto nel posto giusto.
Innoviamo quando serve, non per moda. Ci piace sperimentare con luppoli e lieviti, ma sempre mantenendo un filo conduttore: deve essere buona, non solo interessante.
E se riusciamo a far dire a qualcuno “ne berrei un’altra,”, abbiamo vinto.
Qual è il vostro modello di vendita e canale distributivo? E che tipo di supporto offrite ai vostri clienti in termini di formazione, comunicazione o partnership? Come costruite la vostra rete e il rapporto con il trade?
Oggi il 90% delle nostre vendite passa attraverso una rete di distributori, sia italiani che internazionali.
Abbiamo sempre creduto che la birra non si esaurisca nel bicchiere: conta anche tutto ciò che le gira attorno.
Per questo, oltre alla qualità del prodotto, puntiamo molto sul servizio — rapido, preciso, costante — e su un rapporto diretto con chi la birra la fa arrivare al cliente finale.
Sappiamo cosa serve a ogni livello della filiera, e cerchiamo di esserci davvero: con materiali dedicati, iniziative personalizzate e, quando si può, le nostre facce dietro al bancone, perché la birra va raccontata anche così.

Guardando ai prossimi anni, quali sono i vostri obiettivi principali? Pensate ad ampliare la capacità produttiva, a sviluppare nuovi stili birrari, a intensificare collaborazioni, a entrare in nuovi mercati o a proporre soluzioni legate alla sostenibilità o all’esperienza di marca? Qual è la visione strategica che guiderà Vertiga verso il futuro?
Nei prossimi anni vogliamo concentrarci su quello che ci riesce meglio: fare birre sempre più Vertiga.
Significa lavorare sul dettaglio, limare, capire come rendere ogni ricetta ancora più “Vertiga”
Parallelamente vogliamo rafforzare i rapporti con i nostri partner, perché il nostro lavoro ha senso solo se cresce insieme a chi ci affianca ogni giorno. E poi, se tutto va come speriamo, ci piacerebbe finalmente aprire una taproom tutta nostra, dove far incontrare le persone, le birre e un po’ dello spirito che ci rappresenta. Insomma, vogliamo far arrivare la nostra birra nelle mani, nei bicchieri, nella testa e nel cuore delle persone, un sorso alla volta.
Maggiori informazioni sul birrificio al sito web ufficiale dell’azienda: VERTIGA, SPONSOR UFFICIALE DEI TUOI MOMENTI FELICI











