Numero 47/2025

18 Novembre 2025

Birrante: passione artigiana a Uliveto Terme. Storia, qualità e futuro di un microbirrificio che fa la differenza.

Birrante: passione artigiana a Uliveto Terme. Storia, qualità e futuro di un microbirrificio che fa la differenza.

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Il progetto Birrante nasce dalla passione di Sandro Biasci per la birra artigianale e dalla condivisione di questa passione con Barbara e Francesca. Appassionati homebrewer, nel 2021 decidono di avviare il loro beerfirm e testare la reazione del pubblico alle loro proposte birrarie. Fèro, Janc’ e T’apre aprono le danze di un percorso culminato nel 2024 con l’apertura del microbirrificio indipendente.

Il birrificio è situato ai piedi del Monte Pisano nella storica sede dell’ex-liquorificio Taccola di Uliveto Terme. La zona è ricca di sentieri naturalistici legati anche alla storia del territorio pisano, tra l’esperienza dei cavatori e gli accadimenti della Seconda guerra mondiale.

Il progetto Birrante ruota intorno ad una attività di sperimentazione brassicola che esplora l’alta fermentazione spaziando dagli stili più classici, come la Best Bitter BGiò, e quelli meno codificati, come ad esempio Khirat, amber ale aromatizzata alle carrube. La dimensione del birrificio permette una rotazione degli stili frequente e l’inserimento di cotte speciali e stagionali. Per le aromatizzazioni l’attenzione è all’utilizzo di materie prime di qualità e possibilmente a chilometro zero.

Il giardino e la tap room di Birrante si popolano anche grazie a molte attività sociali e ludiche: dal gruppo informale degli homebrewer, agli eventi musicali, le degustazioni e le escursioni guidate.

Birrante si è fatto conoscere per la varietà dei propri stili, per la trasparenza nel rapporto con chi visita il birrificio, e per la scelta di produrre in modo artigianale mantenendo un forte legame con la comunità locale.

In questa intervista con il titolare Sandro Biasci desideriamo approfondire la storia, la struttura e i valori di Birrante, i motivi del suo successo fino ad oggi, le sfide affrontate e le prospettive che l’azienda intravede nel proprio futuro.

 

Potreste raccontarci come è nata l’idea di Birrante? Quali sono stati i momenti chiave fino ad oggi?

L’idea di Birrante è nata durante il periodo della pandemia, quando abbiamo dedicato molto del nostro tempo libero alle cotte casalinghe. Dopo che Barbara ha assaggiato la nostra cotta sperimentale della nostra porter, che è poi diventata la Fèro, ha avuto l’idea di portare la ricetta in un birrificio. Da lì è partito il beerfirm, appoggiandosi al birrificio La Taverna del Vara guidato dalla nostra amica Elisa Lavagnino.

Dopo aver fatto un corso per imparare a fare la birra in casa, sono rimasto in un’associazione locale dove ha condotto cotte sperimentali e formazione a sua volta per i corsisti. Questa esperienza mi ha dato modo di creare una rete di contatti per poter partecipare ad eventi in cui promuovere il nostro progetto e le nostre birre.

I momenti chiave sono stati legati alle ricette testate in un homebrewing e poi portate direttamente sull’impianto, il successo del beerfirm che per noi era un tentativo e la consapevolezza di avere le qualità per provare a far funzionare un birrificio tutto nostro. Il momento più difficile è stato l’avvio dell’attività soprattutto in termini di complicazioni burocratiche, che ci hanno messo in difficoltà più dell’investimento in sé, della scelta dell’impianto o della sede in cui costruire Birrante. L’attesa di ogni procedura è stata talmente lunga da non essere certi di avere la birra pronta per la nostra inaugurazione. La passione, la costanza e la perseveranza del nostro trio unite al sogno di realizzare questo progetto ci ha fatto resistere e spingere fino a riuscire ad inaugurare con le nostre birre in una grande e bellissima festa.

Parlaci del vostro impianto: com’è strutturata la sala di cotta, che tipologie di fermentazione adottate, com’è organizzata la “cantina” e quali caratteristiche ritenete fondamentali per garantire la qualità nelle varie fasi della produzione.

L’impianto ha una capacità di 350lt prodotto da Toscana Inox, da singola cotta e con tino filtro dotato di lame tagliatrebbie e di portella a scarico delle trebbie, elemento per noi fondamentale per agevolare la pulizia della stessa. La cantina è composta da due fermentatori da 600lt e uno da 300lt, termocontrollati grazie ad un sistema elettronico. Lavoriamo in alta fermentazione e siamo molto attenti alla fase di filtraggio del mosto, che impatta in maniera fondamentale sulla qualità della birra. Inoltre, ci preme bilanciare i malti caratterizzanti e seguire passo passo le fasi di fermentazione attraverso dei controlli a campione sull’evoluzione della birra in fermentazione.

 

Qual è il vostro concetto di qualità birraria? Come scegliete materie prime, lieviti, malti e tecniche? Quali innovazioni avete introdotto? E secondo voi, quali sono i fattori che hanno contribuito al successo e al riconoscimento delle birre Birrante sul mercato?

Per noi parlare di qualità birraria significa parlare di birre che abbiano aromi persistenti e distinguibili durante la bevuta. Come vi anticipavo, scegliamo le materie prime, soprattutto quando si tratta di aromi, cercando di fornirci da aziende artigianali e più possibile locali. Per trasmettere la nostra idea di qualità, abbiamo introdotto delle visite guidati con abbinamento cibo-birra. Durante la visita, spieghiamo gli elementi di base della produzione e soprattutto proponiamo l’avvicinamento alle materie prime e agli aromi per comprendere come dagli elementi fondamentali si giunga alla birra in bicchiere.

In Birrante diamo valore al rapporto diretto con il cliente, per garantire una valorizzazione del prodotto in termini di narrazione e di incentivo all’assaggio di stili meno immediati. Ciò che possiamo trasmettere vendendo direttamente la birra artigianale e provando a diffonderne la cultura ci ripaga di ogni fatica per la sua produzione, restituendoci motivazione e soddisfazione nel continuare col progetto.

Come commercializzate le vostre birre? Qual è il rapporto con il pubblico e come ciò incide sul vostro brand?

Vendiamo la birra principalmente nella nostra tap room o nelle piazze durante eventi di settore, enogastronomici e sociali. Come ho detto, il rapporto diretto con le persone ci interessa e ci dà spazio per promuovere al meglio il prodotto e l’esperienza con le nostre birre. Cerchiamo di utilizzare la birra artigianale come mezzo di aggregazione sociale. Nella nostra tap room la clientela trova un posto accogliente, caldo e inclusivo. Per chi non beve birra, offriamo alternative per poi avvicinare ai nostri gusti. Abbiamo anche collaborazioni commerciali con alcuni locali, nei dintorni del birrificio e selezionando le persone che possono insieme a noi condividere i valori del progetto.

 

Guardando ai prossimi anni, quali sono i vostri obiettivi di crescita? Pensate a espandere la produzione, ampliare la gamma di stili, entrare in mercati esteri, sperimentare collaborazioni, oppure investire in sostenibilità, automazione o nuove tecnologie? Quali sfide vedete come più importanti e come pensate di affrontarle?

Nei prossimi 3 anni cercheremo di raddoppiare la produzione che facciamo, consolidando le vendite e ottimizzando i costi anche grazie agli ammortamenti dell’investimento iniziale. Sicuramente amplieremo la gamma di stili, che abbiamo già sperimentato in produzione casalinga e attendono di essere prodotti al momento opportuno. Il mercato estero al momento non lo consideriamo alla nostra portata, ma chissà!

La sfida più importante sarà certamente quella di non perdere la nostra identità nel processo di crescita che dovremo implementare e rendere ancora più forte il legame con il nostro territorio. Speriamo che il nostro birrificio diventi sempre più punto di riferimento per le persone che vogliono avvicinarsi al mondo dell’artigianale anche instaurando collaborazioni con altre realtà che si spendono per questa filosofia.

 

Maggiori informazioni sul birrificio e sulle birre prodotte al sito web: birrante.it

 

 

 

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Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Dopo aver frequentato la celebre Scuola enologica di Alba, ho conseguito le lauree in Scienze viticole ed enologiche, Scienze e tecnologie alimentari e Biotecnologie vegetali presso l’Università degli Studi di Torino. Più per vocazione che per professione, mi dedico all’insegnamento tecnico di settore alimentare come docente presso l’IIS Umberto Primo, l’ITS Academy Agroalimentare e l’ITS Academy Turismo del Piemonte. Amo, inoltre, lavorare come consulente di innovazione nelle cantine, nei birrifici e nelle aziende agroalimentari, anche grazie all’esperienza maturata con il Birrificio contadino Cascina Motta, di cui sono proprietario, dove ho messo a punto la produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione brassicola completamente a filiera aziendale (maltazione compresa). Inoltre sono editore di Giornale della Birra, Giornale del Caffè e Giornale del Cioccolato e divulgatore scientifico come collaboratore presso altre riviste e giornali tecnici di settore. Grazie ad un po’ di gavetta, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo giornale: a distanza di oltre 10 anni dalla messa on-line, non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Informazioni di contatto professionale: massimo.prandi@giornaledellabirra.it