Numero 02/2026

8 Gennaio 2026

Birrificio Pagus: eccellenza agricola italiana trionfante al Brussels Beer Challenge 2025

Birrificio Pagus: eccellenza agricola italiana trionfante al Brussels Beer Challenge 2025

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Nel panorama brassicolo italiano, il Birrificio Agricolo Pagus rappresenta una delle realtà più interessanti, solide e identitarie. Nato nel 2017 dall’intuizione di Gabriele Fontana e Stefano Visinoni, due giovani imprenditori dell’Alto Sebino, Pagus ha costruito la propria reputazione grazie a una filosofia produttiva profondamente radicata nel territorio e nella sostenibilità.

La parola Pagus, in latino, significa “villaggio, borgo rurale”: un richiamo non solo alla collocazione geografica — tra Rogno, Darfo Boario Terme e le aree agricole della Valle Camonica — ma soprattutto al legame familiare, agricolo e culturale che permea ogni loro prodotto. Pagus è infatti un birrificio agricolo al 100%: tutte le materie prime — orzo, frumento, mais nero spinoso e oltre 600 piante di luppolo — sono coltivate direttamente dall’azienda su dieci ettari, senza l’uso di pesticidi, conservanti o additivi chimici. Una filiera completa “dal germoglio al bicchiere”, come amano ripetere Gabriele e Stefano.

 

Il 2025 ha segnato una tappa storica: al Brussels Beer Challenge, il concorso birrario internazionale più prestigioso al mondo, Pagus è stato il primo birrificio agricolo italiano a conquistare quattro medaglie, tra cui due ori, battendo perfino i birrifici belgi in una loro categoria. Un risultato che consacra Pagus come eccellenza del Made in Italy contemporaneo, unendo passione, tradizione, innovazione tecnica e rigoroso rispetto dell’ambiente.

Li abbiamo intervistati per approfondire la loro visione, i traguardi raggiunti e le prospettive future.

La storia e l’identità agricola sono parte fondante del vostro progetto. Quanto contano nella visione futura di Pagus?

Per noi la storia non è qualcosa da mettere sulla carta: è la nostra quotidianità. Abbiamo scelto di restare nella nostra terra, tra le montagne dell’Alto Sebino, perché qui siamo cresciuti e qui abbiamo imparato a lavorare rispettando la natura. Quando abbiamo fondato Pagus, volevamo creare un birrificio agricolo vero, non solo “di nome”. Oggi coltiviamo personalmente tutte le materie prime e lavoriamo come una squadra familiare. La nostra identità agricola non è un limite, ma la nostra forza: è ciò che vogliamo portare nel futuro, valorizzando la filiera e mantenendo sempre un approccio autentico, artigianale e trasparente.

 

Al Brussels Beer Challenge 2025 avete conquistato quattro medaglie, tra cui due ori. Cosa distingue le vostre birre e perché secondo voi sono percepite come prodotti di pregio?

Il successo a Bruxelles è stato incredibile: competere con migliaia di birre provenienti da oltre 50 Paesi e uscirne con un oro in categorie tradizionalmente dominate dai belgi è un’emozione unica. Pensiamo che la differenza stia nella cura maniacale dell’intera filiera. Dalla qualità dell’acqua dalla sorgente ai piedi del Monte Pora, ai lieviti italiani senza additivi, alla maturazione lunga e a freddo. Lavoriamo solo materie prime nostre o locali, a Km0, comprese le 600 piante di luppolo e il nostro mais nero spinoso, che dà un carattere unico. Ogni birra deve raccontare il territorio, deve essere pulita, equilibrata, genuina. Crediamo che i consumatori percepiscano questa autenticità e la considerino un valore.

 

Il mercato della birra artigianale sta vivendo un momento complesso. Qual è il vostro approccio per crescere e rimanere competitivi?

Crediamo che il mercato premi chi rimane fedele alla qualità totale. Non abbiamo mai inseguito le mode: preferiamo lavorare sulle nostre radici agricole, sui classici ben fatti, e sulla riconoscibilità del marchio Pagus. Puntiamo molto sul territorio, sull’accoglienza nel nostro punto vendita, sulle collaborazioni con ristoratori e botteghe che condividono la nostra filosofia. Ci differenziamo con una produzione limitata ma identitaria, e questo ci permette di avere un rapporto diretto con il consumatore, che oggi cerca prodotti veri, sostenibili e coerenti.

Sostenibilità ed etica sono aspetti fondamentali del vostro progetto. Come si concretizzano nella vostra attività?

Sostenibilità per noi significa responsabilità. Usiamo solo energia da fonti rinnovabili, abbiamo eliminato completamente la plastica nel packaging, e gli scarti di produzione vengono tutti recuperati: una parte per l’alimentazione animale, il resto per panifici e caseifici locali che li trasformano in pani, dolci o formaggi. Il nostro impianto a vapore consente di recuperare l’acqua e ridurre gli sprechi. Soprattutto, coltivare le materie prime in modo biologico ci permette di avere un impatto minimo sul territorio e di produrre birre pulite, senza compromessi.

 

 

Dopo un successo internazionale come quello del Brussels Beer Challenge, quali sono le vostre prospettive future?

La prima cosa è continuare a investire sulla qualità e sulla filiera agricola: vogliamo espandere le coltivazioni e diversificare alcune varietà di luppolo e cereali. Ci piacerebbe ampliare gli spazi dedicati alla didattica e all’accoglienza, creando un vero polo agricolo-brassicolo. Stiamo valutando anche nuove birre stagionali legate ai prodotti del territorio, sempre restando fedeli al nostro stile. Il nostro obiettivo è crescere, ma senza snaturarci: vogliamo che Pagus rimanga un simbolo di autenticità e di eccellenza agricola italiana.

 

Il percorso del Birrificio Pagus è la dimostrazione che si può fare impresa agricola e brassicola in Italia senza compromessi, puntando sulla qualità, sul territorio e sulla sostenibilità. I successi internazionali non sono il frutto del caso, ma il risultato di un progetto coerente, profondo e identitario.

In un momento di incertezza per il settore, Pagus rappresenta una voce chiara e credibile: quella di chi sceglie di rimanere fedele alle proprie radici per parlare al mondo con prodotti che raccontano una storia, un luogo e una famiglia.

Un brindisi, dunque, a un’eccellenza italiana che continua a crescere senza perdere la propria anima rurale.

Maggiori informazioni: Pagus Birra – SOCIETÀ AGRICOLA PAGUS S.S. – La birra della nostra terra

 

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Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Dopo aver frequentato la celebre Scuola enologica di Alba, ho conseguito le lauree in Scienze viticole ed enologiche, Scienze e tecnologie alimentari e Biotecnologie vegetali presso l’Università degli Studi di Torino. Più per vocazione che per professione, mi dedico all’insegnamento tecnico di settore alimentare come docente presso l’IIS Umberto Primo, l’ITS Academy Agroalimentare e l’ITS Academy Turismo del Piemonte. Amo, inoltre, lavorare come consulente di innovazione nelle cantine, nei birrifici e nelle aziende agroalimentari, anche grazie all’esperienza maturata con il Birrificio contadino Cascina Motta, di cui sono proprietario, dove ho messo a punto la produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione brassicola completamente a filiera aziendale (maltazione compresa). Inoltre sono editore di Giornale della Birra, Giornale del Caffè e Giornale del Cioccolato e divulgatore scientifico come collaboratore presso altre riviste e giornali tecnici di settore. Grazie ad un po’ di gavetta, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo giornale: a distanza di oltre 10 anni dalla messa on-line, non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Informazioni di contatto professionale: massimo.prandi@giornaledellabirra.it