Numero 50/2025

9 Dicembre 2025

Fuku Brew: la prima lager giapponese made in Italy conquista l’oro.
L’Italia incontra il Giappone nel bicchiere

Fuku Brew: la prima lager giapponese made in Italy conquista l’oro.
L’Italia incontra il Giappone nel bicchiere

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Nel panorama della birra artigianale italiana non mancano le contaminazioni culturali, ma poche storie sono affascinanti come quella di Fuku Brew, il progetto fondato da Sam Robinson di Wild Bunch Media (marketing) e John Nolan, proprietario del celebre Johnny’s Off License di Roma. Due professionisti internazionali che hanno portato in Italia una visione completamente nuova: unire la tradizione brassicola giapponese agli ingredienti e alla sensibilità produttiva italiana.

Il risultato è un progetto unico nel suo genere, che ha già raggiunto un traguardo importante: la loro lager in stile giapponese, prodotta con riso italiano secondo le tecniche tradizionali dei grandi birrifici nipponici (come Kirin e Sapporo), ha conquistato l’oro ai Craft Beer Awards™ 2025 come Miglior Lager d’Europa attraverso il rispettato processo di Triple Blind Tasting™. Un riconoscimento che ha attirato l’attenzione di esperti, appassionati e operatori del settore.

La nascita di Fuku Brew: com’è iniziata questa avventura?

Fuku Brew nasce da un’idea piuttosto semplice. Entrambi viviamo a Roma e abbiamo vissuto e lavorato a lungo all’estero, dove abbiamo scoperto lo stile giapponese di produzione con il riso.
Gli italiani sono famosi per fare cibo e bevande incredibili con materie prime fantastiche.
I giapponesi sono celebrati per la loro precisione assoluta nei processi.
Perché non unire le due cose?

In fin dei conti
 è semplicemente una birra davvero eccezionale.
 Pulita, fresca, facile da bere.

Sapevamo che grandi birre stavano uscendo dall’Italia e che la scena craft era in piena crescita. L’idea di una lager in stile giapponese fatta in Italia ci sembrava naturale, e il paese ha una tradizione eccezionale nella produzione di riso. Da lì il nome “Fuku Brew”, che richiama “fuku”, cioè “fortuna”. Un po’ di fortuna c’è stata davvero, insieme a entusiasmo e determinazione.

Come producete Fuku Brew?

Fuku Brew è una brew firm: sviluppiamo internamente ricetta, stile e controllo qualità, mentre la produzione avviene negli impianti dei nostri birrifici partner. In Italia collaboriamo con Opperbacco, e la ricetta è stata sviluppata insieme a Enda Winters, ex proprietario del Great Wall Brewery in Cina, profondo conoscitore delle lager asiatiche.

La tecnologia degli impianti dei nostri partner consente una produzione estremamente pulita e controllata, come richiede lo stile. Il riso è una componente significativa: dà brillantezza e leggerezza, senza togliere carattere. Contribuisce anche a un profilo più delicato a livello di carboidrati e glutine.

Qual è la vostra idea di qualità e innovazione? E come spiegate il successo?

Sam ha lavorato per anni nel food & beverage, e una delle sue birre preferite in Australia era proprio una lager in stile giapponese (“Heads of Noosa”). John porta una profonda conoscenza del mercato craft italiano. Insieme abbiamo visto un’opportunità concreta: interpretare lo stile giapponese con sensibilità italiana.

L’innovazione sta nel mantenere l’autenticità dello stile e radicarlo nella qualità italiana.
Il successo?
Diversità, credibilità e gusto.
Fuku ha un’identità chiara e una bevibilità immediata.
E poi c’è Fuku Zero, la versione analcolica (0,3%), che sta crescendo rapidamente.

La vittoria dell’oro ai Craft Beer Awards™ 2025 conferma che la direzione è quella giusta.

Come è organizzata la distribuzione e quale la risposta del mercato ad una proposta così innovativa?

La risposta ci ha travolti, in senso positivo.
 Fuku è diventata una preferita nei locali romani, e il premio ha amplificato tutto: interesse da parte di ristoratori, beer shop, distributori e locali fusion/asiatici.

Vendiamo su Amazon, sul nostro sito e presso punti vendita selezionati.
E sì, siamo attivamente alla ricerca di distributori internazionali: la domanda cresce e vogliamo soddisfarla.

Quali sono le prospettive future per il vostro progetto?

La filosofia è semplice: fare poche cose, farle bene e crescere in modo intelligente.
Ci concentriamo su Fuku e Fuku Zero, espandendo la nostra presenza dentro e fuori l’Italia.
Valutiamo collaborazioni, eventi e festival, ma la priorità è mantenere qualità, continuità e identità.

Alla fine vogliamo solo creare una grande birra italiana e far nascere quei piccoli momenti di felicità che chiamiamo #FukuMoment.

 

Maggiori informazioni: https://www.fukubrew.com/

 

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Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Dopo aver frequentato la celebre Scuola enologica di Alba, ho conseguito le lauree in Scienze viticole ed enologiche, Scienze e tecnologie alimentari e Biotecnologie vegetali presso l’Università degli Studi di Torino. Più per vocazione che per professione, mi dedico all’insegnamento tecnico di settore alimentare come docente presso l’IIS Umberto Primo, l’ITS Academy Agroalimentare e l’ITS Academy Turismo del Piemonte. Amo, inoltre, lavorare come consulente di innovazione nelle cantine, nei birrifici e nelle aziende agroalimentari, anche grazie all’esperienza maturata con il Birrificio contadino Cascina Motta, di cui sono proprietario, dove ho messo a punto la produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione brassicola completamente a filiera aziendale (maltazione compresa). Inoltre sono editore di Giornale della Birra, Giornale del Caffè e Giornale del Cioccolato e divulgatore scientifico come collaboratore presso altre riviste e giornali tecnici di settore. Grazie ad un po’ di gavetta, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo giornale: a distanza di oltre 10 anni dalla messa on-line, non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Informazioni di contatto professionale: massimo.prandi@giornaledellabirra.it