Numero 04/2020

20 Gennaio 2020

Katri Gelati, avvocatessa di mestiere e birraia per passione!

Katri Gelati, avvocatessa di mestiere e birraia per passione!

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Katri Gelati ci racconta la sua storia, una storia d’amore da cui nasce il progetto “La Barba d’Oro”: la sua passione per la birra nasce per caso, come spesso accade nella vita.

Katri, come tutte le donne che abbiamo conosciuto durante le nostre interviste, è una donna forte che riesce a conciliare il suo tempo facendo la mamma di due bambini, l’avvocato e gestire assieme al suo compagno il birrificio e brewpub “La Barba d’Oro”.

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Come sempre ringraziamo Katri per il tempo che ci ha dedicato e vi invitiamo a scoprire la sua storia e ovviamente assaggiare le sue birre.

Katri, raccontaci la tua storia: qual è la tua professione e come sei arrivata ad occuparti di birra?

La mia professione non c’entra nulla con la birra: sono avvocato! Mi occupo di clientela internazionale, contratti…! Alla birra sono arrivata un po’ perché da sempre mi piace e un po’ per caso: il mio compagno, Joakim, è homebrewer da tanti anni e quando dal nord della Svezia si è trasferito da me in Italia ha costruito un piccolo impianto (20 litri) e ha iniziato a brassare nel box!

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È stata la prima volta che ho capito come nasce la birra e che in fondo non è molto diverso dal cucinare! Per gioco ho iniziato anche io: volevo creare una birra che mi sarebbe piaciuto trovare in un pub. La mia prima ricetta è stata una irish red ale. Che soddisfazione assaggiarla! Da qui siamo partiti: abbiamo partecipato a concorsi nazionali per homebrewers di MOBI (Movimento Birrai). È stato molto divertente, abbiamo conosciuto tante persone simpaticissime con le quali siamo ancora in contatto e soprattutto abbiamo capito che le nostre birre piacevano, alle giurie, ma anche ai colleghi homebrewers! Così è nato un sogno: aprire il nostro brewpub!

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Chi ti sostiene in quest’avventura?

Il sogno è stato condiviso! All’inizio ero un po’ titubante: è un grosso investimento sia in termini finanziari sia di tempo e risorse…ma Joakim e io ci siamo sostenuti a vicenda in questa prima delicata fase di start-up! Quando uno dei due vacillava, l’altro dava forza! Ci sostengono inoltre le nostre famiglie: mia sorella è ingegnere e ha curato tutto il progetto di ristrutturazione! I miei ci hanno dato man forte a 360 gradi! E poi gli amici, quelli a cui il progetto magari sembrava un po’ pazzo, ma che vedevano quanto ci tenevamo! Senza tutti loro non ce l’avremmo mai fatta!

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Ci puoi raccontare le tappe fondamentali del progetto, dall’idea iniziale alla situazione attuale? 

Siamo partiti acquistando l’impianto: un Braumeister da 200 litri usato, ma in ottime condizioni! Ridevamo perché non sapevamo dove metterlo! Abbiamo avuto fortuna però: di lì a poco siamo riusciti a trovare e aggiudicarci in asta pubblica un piccolo capannone artigianale. L’abbiamo dovuto ristrutturare da cima a fondo, sostituendo tutti gl’impianti. Pian piano abbiamo arredato il locale, la cucina. Una delle tappe fondamentali è stata l’ottenimento dei vari permessi, delle licenze (la burocrazia a volte disincentiva anche i più motivati…) e poi abbiamo dovuto trovare i finanziamenti adeguati che ci permettessero di partire…non è stato facile! Ora il brewpub è partito: ci stupiamo ancora quando ci fanno i complimenti.

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Volevamo un locale dove ci si potesse rilassare, con musica dal vivo, buona cucina ad accompagnare le nostre birre. A un anno dall’apertura siamo soddisfatti! Certo, la strada è ancora lunga, ma siamo orgogliosi di quello che abbiamo ottenuto e abbiamo una clientela magnifica!

Potresti descriverci l’impianto di produzione?

Brassiamo le nostre birre con un impianto Braumeister Speidel da 200 litri! È un brevetto tedesco che permette di estrarre le trebbie esauste a mezzo di un cestello attaccato a una carrucola! Oltre ad avere dimensioni ridotte (essenziale per noi: l’ambiente è piccolo!) l’impianto è operabile anche da una sola persona!

Che tipo di birre producete, gli stili?

Siamo partiti con una Kölsch “Inga la Vichinga” e date le dimensioni ridotte dell’impianto ci stiamo sbizzarrendo! Tanto per citare alcune delle birre che si può assaggiare a rotazione nel nostro brewpub:

abbiamo una West Coast IPA “Highway One” che riscuote un gran successo e che recentemente ha vinto il “Luppolo d’Oro” tra le West Coast IPA al concorso Best Italian Beer 2019 di Feder Birra.

Piace molto anche la nostra Porter “London” molto morbida e beverina che alterniamo alla Irisch Stout “Dublino”. Quest’estate ha riscosso molta approvazione la Gose “Sori Beach” dal retrogusto leggermente salato e ora per l’autunno abbiamo brassato una IGA, con mosto fresco di uva bianca “Cortese” e poi abbiamo riproposto la Rauchbier “Opa Hans”….e poi per Natale Jocke ha brassato la sua speziatissima e attesissima birra di Natale “Julöl” con miele, scorza di arancia e zenzero fresco…servita anche calda come “Bier-brulet”.

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La versione 2019 ha riscosso tantissimo successo e offriamo un raffronto degustativo con la “Julöl 2018” e con la stessa birra a cui abbiamo aggiunto pezzi di rovere imbevuti di Whiskey!

Da pochi mesi è passato il primo compleanno del Birrificio Barba d’Oro e per l’occasione avvevamo creato una birra apposita: “Capuana 10” – Trezzano Lager! Come vedi siamo rimasti homebrewer nell’animo: ci piace sperimentare con tanti stili nuovi, solo su scala più grande!

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.Quali sono i tuoi piani per il futuro e come vedi la situazione della birra in Italia.

Speriamo di farci conoscere sempre più, sul territorio ma non solo. Da poco abbiamo iniziato a vendere le nostre birre in lattina: infatti il nostro ultimo investimento è stato una macchina per sigillare lattine! Proponiamo anche le nostre birre in fusto nei locali che servono birra artigianale. I progetti sono tanti e abbiamo tante idee nuove, tante birre che vorremmo provare a fare e a proporre ai nostri clienti! La soddisfazione del brewpub è proprio quella: il riscontro immediato dei clienti.

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La situazione della birra (quella artigianale) in Italia è, a mio avviso, in espansione: la richiesta c’è e il pubblico ormai cerca un prodotto di qualità, “onesto” rispetto a un prodotto che stupisca, come agli inizi! Per noi birrai questo significa che è nostro dovere fornire un prodotto genuino, corretto nello stile, senza troppe stranezze…chi conosce le birre artigianali apprezza la semplicità (che poi è la vera sfida del birraio capace… siamo tutti bravi a coprire il gusto con spezie, essenze…) e chi si affaccia per la prima volta al mondo delle birre artigianali imparerà a conoscere sapori che si riallacciano a una tradizione, pur con la libertà di ciascun birraio di interpretare le ricette. Il problema rimane il costo: in Italia siamo abituati ad acquistare le birre industriali a prezzi bassi, la birra artigianale per sua stessa natura costa di più (specie se a produrla è un microbirrificio!). Dobbiamo imparare (e insegnare) a considerare la birra come il vino: ci sono vini pregiati che costeranno di più e vini da tavola…la stessa cosa vale per le birre!

Come donna, ti senti avvantaggiata o svantaggiate nel fare il tuo lavoro?

Nel mio lavoro (sia quello di avvocato, imprenditrice sia quello di birraia) mi sento senza dubbio avvantaggiata a essere donna: abbiamo un talento innato nel riuscire a portare avanti più progetti contemporaneamente! Il problema semmai sorge per come la mia “figura professionale” viene percepita da altri, in una società che pensa molte figure solo al maschile. Una birraia? Spesso mi chiedono di parlare con “il birraio”: vedo facce spiazzate quando dico che la birra che stanno bevendo è mia! Le donne nel mondo della birra sono ancora poche. Peccato: storicamente le “brewster” erano donne! Quando partecipavo come homebrewer ai concorsi ero spesso l’unica donna… Ma la situazione sta migliorando: faccio parte di un’associazione molto interessante “Le Donne della Birra”, fondata dalla fortissima e simpaticissima Elvira Ackermann che in pochi anni ha creato un bellissimo network. Ma la strade per combattere certi preconcetti è ancora lunga!

Per maggior informazioni: www.birrificiobarbadoro.it

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Info autore

Lina Zadorojneac

Nata in Moldavia, mi sono trasferita definitivamente in Italia per amore nel 2008. Nel 2010 e 2012 sono arrivati i miei due figli, le gioie della mia vita: in questi anni ho progressivamente scoperto questo paese, di cui mi sono perdutamente infatuata. Da subito il cibo italiano mi ha conquistato con le sue svariate sfaccettature, ho scoperto e continuo a scoprire ricette e sapori prima totalmente sconosciuti. Questo mi ha portato a cambiare anche il modo di pensare: il cibo non è solo una necessità, ma un piacere da condividere con la mia famiglia e gli amici. Laureata in giurisprudenza, diritto internazionale e amministrazione pubblica, un master in scienze politiche, oggi mi sono di nuovo messa in gioco e sono al secondo e ultimo anno del corso ITS Gastronomo a Torino, corso ricco di materie interessanti e con numerosi incontri con aziende produttrici del territorio e professionisti del settore. Il corso ha come obiettivo la formazione di una nuova figura sul mercato di oggi: il tecnico superiore per il controllo, la valorizzazione e il marketing delle produzioni agrarie e agro-alimentari. Così ho iniziato a scrivere per il Giornale della Birra, occasione stimolante per far crescere la mia professionalità.