Numero 02/2026

10 Gennaio 2026

Calabria in fermento: alla scoperta delle birre locali, innovativi prodotti glocal che raccontano il territorio

Calabria in fermento: alla scoperta delle birre locali, innovativi prodotti glocal che raccontano il territorio

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Nel panorama della birra artigianale italiana, la Calabria sta progressivamente costruendo una propria identità brassicola, fondata su un rapporto sempre più consapevole con il territorio e sulle potenzialità offerte dalle sue risorse agricole, ambientali e culturali. Una scena giovane e ancora frammentata, ma in evidente evoluzione, che negli ultimi due decenni ha registrato una crescita significativa nel numero di birrifici artigianali e di aziende agricole coinvolte nella coltivazione di materie prime destinate alla birra, segnale di un settore in progressiva sviluppo. Parallelamente, il comparto ha iniziato a dialogare con maggiore continuità con il mondo della ricerca, delle istituzioni e delle politiche di sviluppo locale, superando la fase pionieristica per avvicinarsi a un modello produttivo più strutturato e riconoscibile.

Parlare oggi di birra artigianale calabrese significa confrontarsi con una pluralità di approcci produttivi che mirano a valorizzare ingredienti autoctoni, microclimi differenti e patrimoni gastronomici fortemente identitari. Un percorso che non si limita alla replica di stili internazionali codificati, ma che punta a costruire un linguaggio brassicolo capace di raccontare il Mediterraneo, le aree interne e le specificità agricole di una regione complessa e diversificata, trasformando la birra in uno strumento di narrazione territoriale oltre che in un prodotto tecnicamente di alta qualità.

 

 

Ricerca sperimentazione territoriale e politiche di sistema.

Un elemento sempre più rilevante nello sviluppo della birra artigianale calabrese è rappresentato dal contributo della ricerca e dalla crescente attenzione istituzionale verso la filiera brassicola come ambito agroalimentare, produttivo e culturale. In questo senso, alcune esperienze condotte in ambito universitario e scolastico costituiscono un primo e importante riferimento per la costruzione di una birra oggettivamente locali. A Scalea, ad esempio, è nato un nuovo polo formativo e produttivo, in cui studenti e ricercatori collaborano con birrifici locali per sperimentare ingredienti calabresi e tecniche brassicole innovative, collegando formazione, ricerca e territorio.

Parallelamente, presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria sono stati sviluppati studi e ricerche dottorali dedicati alla caratterizzazione di luppoli autoctoni e spontanei, con l’obiettivo di analizzarne i profili chimici, aromatici e nutraceutici, nonché il loro potenziale impiego in ambito brassicolo. Questi lavori, spesso condotti in collaborazione con istituti di ricerca internazionali, hanno evidenziato come varietà locali possano contribuire a profili sensoriali distintivi, oltre a presentare interessanti proprietà antiossidanti e antimicrobiche. Un filone di ricerca che apre prospettive concrete per una futura filiera del luppolo calabrese, meno omologata agli standard internazionali e più radicata nel territorio.

 

Un recente passaggio cruciale per il settore è rappresentato dalla Legge regionale della Calabria del 24 gennaio 2025, che promuove e valorizza la filiera agroalimentare della birra artigianale e agricola calabrese. La normativa riconosce ufficialmente la birra come prodotto agricolo evoluto, sostenendo la coltivazione e la trasformazione delle materie prime regionali e favorendo lo sviluppo del turismo legato alla produzione brassicola attraverso percorsi di visita, degustazione e valorizzazione delle produzioni tipiche. La legge introduce inoltre i requisiti per il conseguimento della qualifica di “Mastro Birraio”, promuovendo l’aggiornamento del repertorio regionale delle qualificazioni professionali e rafforzando il legame tra formazione tecnica, competenze e qualità produttiva.

Questa normativa è particolarmente significativa perché non solo integra la birra a livello economico, sostenendo nuove filiere e attività produttive, ma la riconosce ufficialmente come elemento culturale della regione, contribuendo a inserirla nel patrimonio identitario calabrese e a rafforzarne il ruolo come simbolo di tradizione, innovazione e radicamento territoriale. Al finanziamento delle misure previste possono concorrere risorse comunitarie, statali e regionali, delineando un quadro di intervento strategico per il consolidamento e l’innovazione del settore.

In questo contesto, ricerca, sperimentazione accademica e politiche pubbliche iniziano a dialogare, ponendo le basi per uno sviluppo più strutturato della birra artigianale calabrese come filiera territoriale integrata, in grado di unire formazione, innovazione, valore economico e identità culturale.

Dalla terra al bicchiere: agricoltura, acqua e identità produttiva.

Il legame con il territorio si manifesta concretamente nelle pratiche produttive dei birrifici calabresi, che hanno scelto di valorizzare acqua, cereali e ingredienti agricoli tipici. Birra Cala, a Scalea, fonda la propria identità sull’uso delle acque sorgive del Parco Nazionale del Pollino e sulla scelta di ingredienti locali. Un esempio emblematico è la IGA “Pecorello”,  realizzata con mosto di uve autoctone calabresi e cereali locali, che unisce complessità, freschezza e un forte radicamento territoriale.

 

Un approccio ancora più marcatamente agricolo è quello di Mirësia, a Vaccarizzo Albanese, che ha sviluppato una filiera quasi completa a chilometro zero, coltivando direttamente parte dell’orzo e del luppolo impiegati nelle produzioni. Qui la birra diventa espressione di biodiversità, integrando ingredienti come il miele locale e la liquirizia calabrese IGP, in un progetto che unisce tradizione e sperimentazione. Anche Birra Kalabra ha utilizzato la liquirizia in interpretazioni tecnicamente complesse, inoltre,  ha sperimentato il bergamotto e le arance rosse in birre estive e belgian-style ale, conferendo freschezza, equilibrio e una chiara impronta mediterranea.

Emblematica è Heraclea, referenza della brewfirm Angel’s Beer, una blanche dolce e avvolgente che, pur richiamando la tradizione belga, esprime un’identità profondamente reggina grazie all’utilizzo del bergamotto tipico della città.  Della medesima azienda anche Elais, una weiss prodotta con estratto naturale di olive, ulteriore esempio di come materie prime identitarie possano essere reinterpretati in chiave brassicola.

Oltre agli ingredienti già utilizzati, vi è un enorme potenziale ancora da esplorare: erbe aromatiche locali come rosmarino e timo, frutti tipici come fichi e melograni, oppure prodotti della terra come castagne, legumi e cereali antichi, rappresentano risorse preziose per futuri esperimenti brassicoli. Questa possibilità di sviluppo di nuove ricette evidenzia come la Calabria abbia ancora ampi margini per costruire un patrimonio di birre fortemente identitarie, capaci di raccontare il territorio, la biodiversità e la cultura locale attraverso il gusto.

Eventi, cultura birraria e promozione territoriale.

A rafforzare il percorso della birra artigianale calabrese contribuisce un sistema dinamico di eventi e manifestazioni che favorisce la diffusione della cultura brassicola regionale e la costruzione di una rete tra produttori, istituzioni e pubblico. Festival come Beer Catanzaro, il Cellara Beer Fest, il De Alchemia Beer Festival e il più recente Scalea Beer Days rappresentano momenti di incontro in cui la birra artigianale diventa veicolo di promozione territoriale. Questi eventi non si limitano alla degustazione: integrano birra, gastronomia, musica e iniziative culturali, mettendo in risalto le specificità agricole locali e le risorse ambientali, ma anche le tradizioni ed il folklore tipici calabresi.

 

Accanto ai festival regionali, altre iniziative hanno valorizzato la presenza dei birrifici calabresi in contesti nazionali. Progetti di rete, workshop e masterclass, organizzati in collaborazione con istituti di ricerca ed enti locali, hanno permesso di portare le birre calabresi sotto i riflettori, condividendo competenze, innovazioni e best practice. Riconoscimenti nazionali e premi in manifestazione a livello internazionale, come quelli conseguiti in importanti concorsi brassicoli, rafforzano l’immagine della birra calabrese come un vero e proprio prodotto glocal, capace di dialogare con i circuiti dell’enogastronomia mondiale e di raccontare la Calabria attraverso il linguaggio universale della birra.

 

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Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Dopo aver frequentato la celebre Scuola enologica di Alba, ho conseguito le lauree in Scienze viticole ed enologiche, Scienze e tecnologie alimentari e Biotecnologie vegetali presso l’Università degli Studi di Torino. Più per vocazione che per professione, mi dedico all’insegnamento tecnico di settore alimentare come docente presso l’IIS Umberto Primo, l’ITS Academy Agroalimentare e l’ITS Academy Turismo del Piemonte. Amo, inoltre, lavorare come consulente di innovazione nelle cantine, nei birrifici e nelle aziende agroalimentari, anche grazie all’esperienza maturata con il Birrificio contadino Cascina Motta, di cui sono proprietario, dove ho messo a punto la produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione brassicola completamente a filiera aziendale (maltazione compresa). Inoltre sono editore di Giornale della Birra, Giornale del Caffè e Giornale del Cioccolato e divulgatore scientifico come collaboratore presso altre riviste e giornali tecnici di settore. Grazie ad un po’ di gavetta, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo giornale: a distanza di oltre 10 anni dalla messa on-line, non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Informazioni di contatto professionale: massimo.prandi@giornaledellabirra.it