Numero 47/2025
17 Novembre 2025
Il giro del mondo in… tante birre: Giamaica

Dopo parecchio tempo il Giro del Mondo in Tante Birre approda di nuovo su un’isola caraibica e che isola, oggi siamo in Giamaica.

Già solo leggere il nome, fa socchiudere gli occhi per immaginare spiagge tropicali, natura incontaminata e il relax della musica reggae…non fate i furbini, noi qui ci rilassiamo sulle note di Bob Marley o Peter Tosh, un bel bicchiere di birra tra le mani e nient’altro!
Voglio iniziare proprio da questi due pilastri della cultura giamaicana. Figure imprescindibili di questa terra, ragazzi di umili origini forgiati dalla brutalità del quartiere-ghetto di Trenchtown, sorto ai margini della capitale Kingston. Discriminazioni, guerre fra bande e umiliazioni costituiscono il terreno fertile per far sbocciare nuova musica come riscatto per gli ultimi di tutto il mondo.
“Trenchtown non è in Giamaica, Trenchtown è ovunque, perché è il luogo da cui vengono tutti i diseredati…Trenchtown è qualsiasi ghetto di qualsiasi città…”
(Bob Marley)
Le canzoni evidenziano la grave situazione socio-politica della Giamaica negli anni ’70, risultato ancora tangibile del periodo coloniale inglese (1670 – 1962) e del massiccio sfruttamento degli schiavi d’Africa. Proprio l’unità africana, pace e libertà sono i capisaldi della religione Rastafari abbracciata dai due artisti, e non solo, per rinnegare la cultura bianca colpevole di soprusi e oppressione.

La “Terra delle sorgenti”, questo significa Giamaica nella lingua indigena Arawak, scoperta da Colombo nel 1494 e nei secoli contesa tra spagnoli ed inglesi, oggi sembra uscire dalla spirale di criminalità e instabilità economica che da decenni flagella il Paese. Contesti che non scoraggiano, però, gli oltre quattro milioni di turisti annuali, fedeli all’atmosfera tipica di questa isola dalle fortissime contraddizioni.
Obiettivo di portata storica, la trasformazione da monarchia del Commonwealth (il re è Carlo III d’Inghilterra) a repubblica che chiuderebbe il cerchio dell’indipendenza conquistata nel 1962.
LA STORIA DELLA BIRRA IN GIAMAICA
È giusto dirlo subito, la Giamaica è terra di rum. Grezzo oppure miscelato in cocktail iconici come il “Jamaican Rum Punch” e consumato all’ombra di una palma, è il non plus ultra. Qui si produce dalla metà del XVIII secolo, anche se le prime piante di canna da zucchero, da cui si distilla il liquore, si pensa siano state portate addirittura da Cristoforo Colombo.

Nonostante l’isola di Barbados sia la vera culla del rum, in Giamaica è talmente radicato nella cultura e nel folklore da ottenere nel 2016 l’Indicazione Geografica Protetta.
E la birra come è arrivata fin qua? Insieme alla flotta del generale inglese Cromwell capitanata dall’ammiraglio Penn (padre del futuro fondatore della Pennsylvania). Nel 1655, infatti, le truppe britanniche invadono l’isola per scacciare gli spagnoli e lettere dell’epoca testimoniano che, nonostante il lungo viaggio e il caldo caraibico, le birre restano buone da bere. A metà del Settecento, narra un cronista di allora, gli abitanti di Kingston festeggiano la vittoria alle elezioni bevendo diversi barili di Porter.

Ma il boom di importazioni avviene nei primi dell’Ottocento grazie alla distribuzione quasi capillare della “West India Porter” del birrificio irlandese Guinness.
Anche se, un secolo dopo, le birre in stile Porter e Stout alla spina diventano le più consumate in Giamaica. È la bevanda della classe operaia, molto economica, venduta anche dagli ambulanti nelle campagne. Non è solo importata dalla terra d’Albione ma viene brassata da aziende locali che producono acqua gassata e bibite. L’aggiunta di zucchero di canna aiuta anche l’economia dei piccoli coltivatori.
Bisogna aspettare il 1918, invece, per vedere aprire i battenti al primo vero birrificio giamaicano, ancora in auge, produttore della birra-simbolo dell’isola. Tra poco vi racconto il resto.
4 BIRRIFICI DELLA GIAMAICA CON QUALCOSA…IN PIU’!
Lo storico e più grande birrificio della Giamaica controlla la quasi totalità del mercato, grazie anche alla produzione di birre internazionali come Heineken e Guinness nella versione Foreign Extra Stout, popolarissima nell’area caraibica.
Da una manciata di anni, invece, si stanno affacciando anche birrifici artigianali che valorizzano l’uso di ingredienti locali.
– Il primo birrificio della Giamaica: DESNOES & GEDDES
Nel 1918 i due amici-colleghi Eugene Desnoes e Thomas Geddes fondano la “Desnoes and Geddes Company” nella capitale Kingston, un’azienda di produzione di bibite gassate e di importazione di alcolici, tra cui le Stout inglesi. Dieci anni dopo, il loro primo birrificio “Surrey Brewery” immette sul mercato la birra che diventerà l’icona della Giamaica: Red Stripe Beer, una ale scura e robusta che deve il suo nome alla banda rossa dell’uniforme dei poliziotti locali. La versione dorata, prodotta ancora oggi, esce, invece, nel 1934.
Tra gli anni ’50 e ’60 gli eredi ingrandiscono l’azienda rendendola moderna e più produttiva, questo contribuisce al boom del marchio. Nel 1971 la birra viene distribuita con l’iconica bottiglia dalla forma tozza e cicciotta. Dal 1993 al 2015 diventa di proprietà del gruppo inglese Diageo e poi dell’olandese Heineken.

RED STRIPE: birra chiara a bassa fermentazione. Il simbolo birrario del popolo giamaicano. Lager facile da bere, rinfrescante e scorrevole. Gradazione alcolica: 4,7%
DRAGON STOUT: birra scura a bassa fermentazione. Una Dark Lager prodotta dal 1920, dalle note caramellate e tostate con un finale luppolato. Gradazione alcolica: 7,5%
RED STRIPE MELON: birra chiara a bassa fermentazione aromatizzata con anguria e zenzero, fa parte di una linea di birre leggere alla frutta. Gradazione alcolica: 3,4%
– Il birrificio giamaicano “più intrecciato”: ROYAL JAMAICAN
La sua storia si intreccia con quella di altri birrifici isolani. Fate attenzione a non ingarbugliarvi. Durante una vacanza, l’inglese Rick Anand si mette in contatto con il giamaicano Peter Wong (amministratore delegato di “Big City Brewery”), grazie al numero di telefono indicato su una bottiglia di birra. Da quel momento, diventano amici e coltivano il sogno comune di fondare un loro birrificio. Ma i soldi mancano e nel 2007 sfruttano la carica di Peter per produrre la prima Ginger Beer.
Dopo la vendita di Big City Brewery, nel 2011, la produzione passa al birrificio “Desnoes & Geddes” che però ne vieta la vendita sul territorio giamaicano. Nel 2017 i due amici acquistano “Big City Brewery” e dopo 4 anni, finalmente, la Ginger Beer vede di nuovo la luce e ritorna sul mercato locale. Oltre alle birre, la gamma comprende anche liquori e rum, un must della Giamaica.
GINGER BEER: birra chiara a bassa fermentazione con aggiunta di zenzero locale. Rinfrescante e speziata, è usata anche come base per cocktail. Gradazione alcolica: 4,4%
SORREL BEER: birra rosata a bassa fermentazione con aggiunta di fiori di ibisco e zenzero. Leggera e profumata. Gradazione alcolica: 2,8%
KINGZTON: birra chiara a bassa fermentazione. Lager scorrevole che bilancia la dolcezza dei malti con una luppolatura erbacea e floreale. Gradazione alcolica: 4,8%
– Il birrificio artigianale “più problematico” della Giamaica: TROUBLE’S BREWING
Dopo un viaggio in Belgio nel 2017, Christian Sale decide che è arrivato il momento di trasformare la sua passione per l’homebrewing in qualcosa di più concreto. La spinta necessaria però arriva da un festival nella capitale, dove le sue birre vanno a ruba. Nel 2020, il birrificio apre i battenti, nonostante i problemi di produrre birre in Giamaica, da qui il nome dell’azienda. Materie prime da importare, costi alti e un mercato craft ancora di nicchia non scoraggiano Christian, anzi le difficoltà lo motivano ancora di più.

EASY SHANKIN’: birra chiara ad alta fermentazione di tradizione tedesca. Birra prodotta con più del 50% di frumento, dai classici sentori di banana e chiodi di garofano. Dissetante ed acidula. Gradazione alcolica: 5%
SHINE EYE GYAL: birra chiara ad alta fermentazione. Una Blonde Ale equilibrata con il giusto apporto di malto e luppolo. Facile e profumata. Gradazione alcolica: 5,5%
HOT STEPPA: birra chiara ad alta fermentazione ispirata al mondo anglo-americano. Una West Coast IPA agrumata e tropicale grazie all’uso di luppoli Citra e Columbus. Gradazione alcolica: 6,7%
– Il primo birrificio artigianale della Giamaica: CLUBHOUSE BREWERY
Fondato nel 2021 a Kingston da Cedric Blair, ex AD di Red Stripe. Forte della sua esperienza ventennale, vuole mettersi alla prova. Dal 2019 viaggia per il mondo, testa nuove attrezzature e studia tecniche birrarie in California. Poi torna alla base e sceglie come sede del birrificio, o per meglio dire del brewpub, il golf club di Constant Spring, da qui il nome Clubhouse. Tra hamburger e piatti tipici, c’è posto anche per birre con ingredienti speciali coltivati in Giamaica.
CLUBHOUSE SORREL: birra ramata a bassa fermentazione. La base è una Lager ma l’aggiunta di acetosella giamaicana (varietà di ibisco) le conferisce il tipico colore. La ricetta prevede anche dello zenzero locale. Dissetante e speziata. Gradazione alcolica: 4,5%
CLUBHOUSE IPA: birra ambrata ad alta fermentazione. Una India Pale Ale corposa, dai toni tropicali ed agrumati ben bilanciati dall’aspetto maltato. Gradazione alcolica: 6,9%
CLUBHOUSE BM COFFEE PORTER: birra scura ad alta fermentazione. Porter di ispirazione britannica con un tocco locale dato dall’aggiunta di caffè Blue Mountain. Più dolce dello stile originale. Gradazione alcolica: 6,5%
Come in tanti altri Paesi, anche qui in Giamaica la Craft Revolution si affida alla valorizzazione di ingredienti locali, tipici e distintivi della cultura isolana. Un trend positivo che farà da apripista ad altri birrai ispirati. E di piste vincenti se ne intendono i giamaicani, tra Usain Bolt e la mitica squadra di bob (guardatevi il film “Cool Running”) non ce n’è per nessuno!
Alla prossima pinta!
Siti internet e pagine social di riferimento:
Le foto delle etichette sono gentilmente concesse dal collezionista Mario Bughetti:
www.facebook.com/mario.bughetti (email: booghy55@gmail.com)
www.facebook.com/ClubhouseBrewery
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