Numero 05/2020

1 Febbraio 2020

Dagli Stati Uniti: la perfetta Rogue Ales

Dagli Stati Uniti: la perfetta Rogue Ales

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Tratto da La birra nel mondo, Volume IV, di Antonio Mennella-Meligrana Editore

 Rogue

(Rogue Ales) Newport, Oregon/USA

Durante il rinascimento della birra artigianale, nel 1988 tre dirigenti della NICE, Inc., Jack Joyce, Rob Strasser e Bob Woodell, cominciarono a produrre la loro birra a Ashland, sede del famoso Oregon Shakespeare Festival. E nel seminterrato di un pub da 60 posti, Rogue Public House, in bella posizione panoramica lungo il ruscello Lithia Creek. Nacque così il Rogue Ales Brew Pub, sempre col nome del fiume del sud-ovest dell’Oregon.

L’anno successivo fu aperto un microbirrificio più grande a Newport, mentre si aggregava John Maier. Nel 1997, in seguito a un’inondazione, l’impianto di Ashland venne chiuso, mentre quello di Newport fu trasferito nella sede attuale e ingrandito, con la sala di degustazione separata.

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L’azienda divenne presto una delle più importanti d’America. E oggi, con 9 sedi e il quartier generale a Newport, è presente in 39 stati americani, arrivando fin in Giappone. Ma Rogue è anche fattoria da 52 ettari, dove si produce orzo e gran parte del luppolo utilizzato per brassare le proprie birre. Mentre nel piccolo castello interno, oltre alla degustazione dei prodotti della casa, si può anche pranzare.

Senz’altro il merito va al mastro birraio, John Maier, con diploma internazionale nel programma di tecnologia della birra del Seibel Institute di Chicago, ingegnere della Hughes Aircraft Company e con una vasta cultura della storia delle birre artigianali. Fissato per il luppolo, lo seleziona personalmente. Imbottiglia le sue ale senza poi pastorizzarle e adoperando tappi che assorbono l’ossigeno per inibire l’ossidazione e assicurare il carattere di luppolo. Il lievito utilizzato di proprietà è noto come “Pacman”.

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La gamma delle birre in produzione è vastissima, con ispirazione principalmente britannica. Al colore molto carico fa da pendant un gusto deciso, per lo più di un malto intenso e complesso, con l’immancabile impronta successiva del luppolo che riequilibra ogni sbilanciamento. E, di conseguenza, piovono i più prestigiosi riconoscimenti, in particolare da parte del Great American Beer Festival.

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Rogue Nation Brutal India Pale Ale, india pale ale di colore ambrato e dall’aspetto velato (g.a. 6,3%); conosciuta anche come Rogue Brutal IPA.

Originariamente, si chiamava Brutal Bitter, classificata infatti dal produttore come “imperial bitter”. Poi il successo delle IPA in America portò al cambio del nome. E’ probabilmente il miglior prodotto Rogue non tradizionale attualmente in circolazione. E il birrificio, che si autodefinisce un “governo” con la piena libertà espressiva nella produzione di birre raffinate, l’ha eletta “La birra ufficiale della nazione Rogue”. Viene brassata con malti inglesi e il solo luppolo Crystal, una varietà tetraploide dell’Oregon, sviluppata nel 1983 dall’incrocio dell’Hallertauer  Mittelfrüh con Cascade, Brewer’s Gold e Early Green, e con le caratteristiche gentili e delicate del “progenitore” tedesco. Con una carbonazione da media a bassa, la schiuma ocra fluisce sottile, cremosa, resistente. ll luppolo si mette subito in evidenza all’olfatto, con i suoi intriganti profumi agrumati ed erbacei, di legno e di terra, avvolti in un alone di cannella e pepe nero. Il corpo tende più verso il medio che il leggero, in una consistenza oleosa a malapena untuosa. Nel gusto, la robusta e, insieme, morbida spina dorsale di malto biscotto regge alla perfezione l’intensità del luppolo, sia a livello aromatico che di amaro. E lo spettro della temuta “brutalità” del rampicante svanisce man mano che la bevuta s’inoltra in un piacevole territorio amaro. Nel lungo e secco finale spunta invece il pompelmo, che apporta lievi note acide. Il retrolfatto appare un po’ più amaro rispetto al palato, e in modo non così equilibrato.

Rogue Double Chocolate Stout, imperial stout di colore nero ebano e dall’aspetto opaco (g.a. 9%). E’ la versione “potenziata” (o “evoluzione”, a dir del produttore) della standard Chocolate Stout (g.a. 5,8%). Utilizza cioccolato olandese e avena; e, per l’arricchimento del corpo, il miele, che accresce il tenore alcolico senza appesantire la birra. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui  tre medaglie al World Beer Championship (oro nel 2009 e 2010, argento nel 2012). Viene commercializzata in una bottiglia completamente “dipinta” da 75 cl e, ovvio, a un prezzo piuttosto alto. La carbonazione è un po’ sotto la media; la schiuma cachi, abbondante, compatta, cremosa, ma non così duratura. All’olfatto, entra subito in scena il cioccolato al latte, seguito a ruota dalla vaniglia; mentre dal sottofondo spirano sentori di caffè sospinti da un intraprendente liquore al cioccolato. Il corpo, medio-pieno, ha una trama marcatamente oleosa. Con l’etanolo che mantiene una composta discrezione per l’intero percorso gustativo, la dolcezza del cioccolato viene perfettamente bilanciata da note di caffè che scongiurano il minimo pericolo di stucchevolezza. Finalmente, a chiusura, avviene l’exploit dell’alcol, che asciuga e ripulisce il palato. La lunga persistenza del retrolfatto è un pot-pourri di suggestioni, dal torrone al cioccolato, dal caffè alle tostature.

Rogue XS Imperial Red, american strong ale di colore ambra scuro con riflessi rossastri e dall’aspetto torbidiccio (g.a. 9%). Fu creata nel 2008. Utilizza sei tipi di malto, avena e tre varietà di luppolo (Willamette, Cascade e Chinook). La somiglianza con il barley wine inglese è accentuata dalla bottiglietta, serigrafata in stile Rogue, da 20 cl. Con un’effervescenza piana, la schiuma ocra, scarsa e grossolana, ha breve durata. Melassa, caramello, marmellata di agrumi, noci, frutta candita, zucchero di canna, in armonia con sentori di torba, resina e luppolo fruttato, nonché con il contributo di un dirompente spiffero etilico, allestiscono un bouquet olfattivo di elevata intensità e finezza attraente. Il corpo medio si presenta in una blanda viscosità oleosa. Nel gusto, la dolcezza del cioccolato, della toffee, del caramello e della marmellata di albicocche non può spingersi oltre la metà del percoso, per l’entrata in scena, ovattata ma pervicace, delle note amare di resina, scorza d’agrumi, luppolo legnoso, e di un’incisiva punta acida di caffè. Nel finale, l’alcol non ha più remore, ed esplode in tutto il suo vigore, pizzicando subito la gola, ma rilasciando pian piano un lunghissimo, morbido e caldo retrolfatto appagante.

Rogue XS Old Crustacean Barleywine, barley wine/wheat wine di color rame profondo con riflessi ambrati e dall’aspetto torbido (g.a. 11,5%); rifermentata in bottiglia. Si tratta dell’interpretazione artigianale americana del tradizionale vino d’orzo inglese, chiamato quindi American Barley Wine, con una luppolizzazione più decisa, grazie alle varietà americane appunto di rampicante forti e pungenti. Ma, anche in questo caso, la Rogue vuol distinguersi dagli altri produttori, creando una delle birre più complesse e interessanti sul mercato americano: il suo barley wine non presenta per nulla aromi e sapori vinosi o simili al vino; il luppolo che ha il dominio assoluto nel gusto non è il solito agrumato e resinoso americano, bensì quello del vecchio mondo, floreale, terroso, speziato. La carbonazione è moderata; la schiuma beige, fine, cremosa, ma non di lunga durata, anche se lascia al vetro i segni di una decente allacciatura. Nella sua complessità dolciastra, l’olfatto propone odori di malto, acero, fico, caramello, agrumi, nocciola, esteri, lievito, grano, luppolo fruttato, zucchero di canna: il tutto avvolto in una rapinosa ventata alcolica. Il corpo, decisamente pieno, si snoda in una consistenza cremosa quasi gessosa. Nel gusto, salgono subito in cattedra miele, caramello, frutta e nocciola, mentre subentrano pian piano note di legno, erbe, luppolo floreale, sino all’arrivo di una lunga acidià amarognola. Il finale risente abbastanza la scarsa capacità del rude amarore che non è riuscito a contrastare adeguatamente la dolcezza del fruttato e del caramello. Il retrolfatto si protrae fin troppo in impressioni morbide e calde, amarognole ed equilibratrici. E’ un prodotto che migliora, adeguatamente invecchiato in cantina per qualche anno.

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Rogue Dead Guy Ale, helles bock/maibock di colore ambrato con riflessi oro antico e dall’aspetto nebuloso (g.a. 6,8%); conosciuta anche come Rogue MaierBock, dall’incrocio tra maibock e il cognome del mastro birraio Jonh Maier, che peraltro compare sull’etichetta. E’ un’interpretazione americana della maibock tedesca, realizzata a fermentazione alta. La produzione ebbe inizio nei primi anni Novanta, per Casa U-Betcha di Portland in occasione del Mayan Day of the Dead messicano. La carbonazione è mediobassa; la schiuma ocra, non abbondante ma abbastanza persistente. L’olfatto, dolciastro nella sua complessità (malto biscotto, caramello, zucchero di canna, pane, frutta matura, grano, lievito, burro, pasta frolla), reca i segni della “mano americana” che proprio non ha potuto fare a meno di una buona dose di luppoli, per fortuna tedeschi. Il corpo, medio-pieno, ha una decisa consistenza oleosa. Inizialmente acidulo, il gusto si snoda presto tra note caramellate, fruttate, debolmente nocciolate, con un luppolo morbido e rotondo che, dal sottofondo, tiene discretamente in piedi l’equilibrio. Il tostato del finale conferisce brio alla bevuta; intanto che, nel retrolfatto, si preparano per il decollo delicate impressioni amarognole a base di erbe e scorza di pompelmo.

Rogue MoM Hefeweizen, wheat ale di colore oro miele pallido e dall’aspetto opalescente (g.a. 5,2%); conosciuta anche come Rogue Mo Ale. Elaborata alla maniera belga, utilizzando anche lo zenzero, matura per mesi prima dell’imbottigliamento. La carbonazione è abbastanza vivace; la schiuma bianca, ampia, densa, pannosa, di buona ritenzione e allacciatura. Più che gradevole, appare attraente, la finezza olfattiva, nella sua elevata intensità: strati aromatici che si susseguono armonicamente, di malto, agrumi, frutta, terra, fiori, miele, grano cremoso, esteri di lievito, luppolo resinoso, chiodi di garofano, semi di coriandolo, e zenzero. Il corpo, medio-leggero, ha una consistenza schiettamente acquosa. Con una robusta base maltata, il gusto, dopo l’inizio abboccato, diventa alquanto pungente e si evolve verso un finale acre di limone; intanto che il rampicante si gode beatamente lo spettacolo dalla finestra. Impressioni di grano rinfrescano il retrolfatto in una lunga durata. Per  raggiungere il top dell’equilibrio, questo prodotto necessita di almeno un anno d’invecchiamento.

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Rogue Shakespeare Oatmeal Stout, oatmeal stout di colore nero impenetrabile (g.a. 6,5%). Una delle prime tre birre risalenti all’apertura del pub a Ashland nel 1988. Ispirata all’Oregon Shakespeare Festival cittadino, viene elaborata in stile americano. La carbonazione è piuttosto debole e spigolosa; la schiuma nocciola, ricca, cremosa, di modesta allacciatura e ottima persistenza. L’aroma spira gradevole, invitante, con quegli odori di malti tostati, caffè, avena, cioccolato fondente, melassa, nocciola, vaniglia, frutta secca, luppolo agrumato. Il corpo, medio-pieno, si presenta in una densa consistenza cremosa. Nel gusto lo scenario cambia: la dolcezza avvertita al naso si scioglie lentamente, tra le note di malto torrefatto e caffè espresso dal profilo amaro. Il finale sa tanto di fumo e tabacco, nella sua scricchiolante secchezza. Dal retrolfatto si alzano pian piano piacevoli suggestioni amarognole di tostature dall’accento acidulo.

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Antonio Mennella
Info autore

Antonio Mennella

Sono nato il primo gennaio 1943 a Lauro (AV) e oggi risiedo a Livorno.
Laureato in giurisprudenza, sono stato Direttore Tributario delle Dogane di Fortezza, Livorno, Pisa, Prato.
 
La scrittura è sempre stata una delle mie passioni, che è sfociata in numerose pubblicazioni di vario genere, alcune specificatamente dedicate alla birra. Gli articoli riportati sul Giornale della Birra sono tratti da La birra nel mondo, in quattro volumi, edita da Meligrana.

Pubblicazioni: 
Confessioni di un figlio dell’uomo – romanzo – 1975
San Valentino – poemetto classico – 1975
Gea – romanzo – 1980
Il fratello del ministro – commedia – 1980
Don Fabrizio Gerbino – dramma – 1980
Umane inquietudini – poesie classiche e moderne – 1982
Gigi il Testone – romanzo per ragazzi – 1982
Il figlioccio – commedia – 1982
Memoriale di uno psicopatico sessuale – romanzo per adulti – 1983
La famiglia Limone, commedia – 1983
Gli anemoni di primavera – dramma – 1983
Giocatore d’azzardo – commedia – 1984
Fiordaliso – dramma – 1984
Dizionario di ortografia e pronunzia della lingua italiana – 1989
L’Italia oggi – pronunzia corretta dei Comuni italiani e nomi dei loro abitanti – 2012
Manuale di ortografia e pronunzia della lingua italiana – in due volumi – 2014
I termini tecnico-scientifici derivati da nomi propri – 2014
I nomi comuni derivati da nomi propri – 2015
 
Pubblicazioni dedicate alla BIRRA:
La birra, 2010
Guida alla birra, 2011
Conoscere la birra, 2013
Il mondo della birra, 2016
 
La birra nel mondo, Volume I, A-B – 2016
La birra nel mondo, Volume II, C-K -2018
La birra nel mondo, Volume III, L-Q – 2019
La birra nel mondo, Volume IV, R-T – 2020
 La birra nel mondo, Volume V, U-Z – di prossima uscita
Ho collaborato, inoltre, a lungo con le riviste Degusta e Industrie delle Bevande sull’origine e la produzione della birra nel mondo.