Numero 52/2020

22 Dicembre 2020

La birra di Natale non esiste

La birra di Natale non esiste

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La citazione al nostro amato Kuaska nazionale (Lorenzo Dabove) era d’obbligo, perché oltre al titolo che riprende quello del suo libro, ricordo che la sua straordinaria carriera di poeta alieno d’avanguardia e maestro del mondo birrario, iniziòcon il folgorante abbinamento Panettone (storto) di Milano, e una Ale inglese (Windsor Ale). In questo articolo cercheremo di capire come un NON stile birrario, siastato capace di coinvolgere, in un determinato periodo dell’anno, moltissimi birrifici al mondo in maniera trasversale. Ognuno di noi ha un suo particolare approccio sentimentale al Natale, ed a meno che voi non siate il Grinch(1957-Dr Seuss) e viviate in una grotta sopra al paese di Chinonso, questa festività come nessun’altra, è capace di portare in sé ricordi e felicità indelebili, rievocando per i più “grandi di età” una inevitabile nostalgia, di momenti passati che non torneranno più.

Vi siete mai chiesti quali siano le origini del Natale cristiano? Il perché di queste birre? Per arrivare ad avere qualche risposta esaustiva, bisogna inevitabilmente ripercorrere a grandi linee la tradizione storica di questa festività. Cercherò di cogliere solo gli eventi fondamentali per avere una visione a 360 gradi, altrimenti più che un articolo questo diventerebbe un libro.

Yule il sole bambino

Persa nella notte dei tempi esiste una ritualità pagana rivolta al “dio sole” ed alle sue capacità di regolare la vita sul nostro pianeta. Il 21 dicembre è quel momento dell’anno quando le tenebre sembrano calare sulla terra, poiché l’oscurità della notte supera la luce del giorno ed il sole pare rimanere immobile nel cielo (soprattutto verso l’equatore nei giorni del 22-24), questo fenomeno venne chiamato dai latini “solstitium (sole fermo).Ogni popolo nei millenni ha osservato questo fenomeno astrale ed ha rivolto ad esso un rituale per ringraziare la natura dell’avvento a nuova vita.

Circa 3000 A.C. il 25 dicembre i babilonesi festeggiavano il loro dio sole Shamash in accadico (Utu in sumerico), con la loro dea Ishtar e di suo figlio Tammuz, incarnazione del sole rappresentato con una corona di dodici stelle (i segni zodiacali) ed anche lui destinato a morire per poi risorgere dopo tre giorni.

 

 

In Irlanda a Newgrange (Meath), un complesso di tombe in pietra risalente a prima delle piramidi, dove il giorno di Yule, il sole si allinea in un modo particolare da illuminare la camera interna, correndo lungo tutto il corridoio. Anche in Scozia (Maeshowe) esiste un megalite in pietra datato 2750 A.C. e posizionato in modo da illuminarsi internamente   con il sorgere del sole e durante il solstizio d’inverno, mentre il leggendario Stonehenge in Inghilterra (Amesbury) è orientato in direzione dell’alba dei solstizi estivi.

I Druidi con i loro rituali magici influenzarono molto le nostre usanze natalizie. Il vischio(pianta della vita), unito alla Quercia (simbolo dell’eternità) sotto cui è propiziatorio baciarsi. L’albero solstiziale decorato in onore del Dio della luce. Le ghirlande di agrifoglio(presenti come Holly King, negli otto SabbatWicca)che con le loro bacche rosse rappresentano il cerchio della vita. Oppure il ceppo di Yule, usato di anno in anno per accendere quello successivo, e lasciato bruciare come simbolo di rinascita. Da questi maestri Celtici, fin dal primo secolo D.C. i soldati romani impararono molto, tanto da assimilarne le ritualità, per portarle fino ai giorni nostri.

Dies Natalis Solis Invicti

Giorno della nascita del Sole invincibile. Il dio Mitra(indo-persiano),venne unito sincreticamente al cristianesimo (anch’egli fu partorito da una vergine, aveva dodici discepoli e veniva soprannominato “il Salvatore”).Ebbe molti seguaci legati al culto del Sol Invictus, a cui Aureliano per ragioni politiche, gli consacrò un tempio il 25 dicembre 274, celebrando una festa chiamata Dies Natalis Solis Invicti. Anche l’Imperatore Costantino, convertitosi al cristianesimo nel 330 istituì la festa del Sol Invictus il 25 dicembre come Festa Cristiana. La chiesa cattolica con Papa Giulio I dovette in qualche modo contrastare queste antiche usanze pagane, ufficializzando la natività di Gesù Cristo il 25 dicembre ponendo così le basi, non solo religiose, di quello che portò al celebre editto di Tessalonica di Teodosio I del 27 febbraio 380,dove sanciva come unica religione di stati il Cristianesimo di Nicea.

Le birre degli Dei nordici

Odino è notoriamente riconosciuto come il “dio pagano” per antonomasia, che segnò nei paesi nordici il passaggio tra l’idromele e la birra, e non volendo iniziare un discorso alla “Aldo, Giovanni e Giacomo” su Pdor, figlio di Kmer… sappiate che tutto nacque dall’uccisione di Kvasir (colui che tutto sapeva),per mano di due fratelli nani Fjalarr e Galarr, e di una famiglia di giganti a cui Odino riuscì a rubare le gocce di idromele mescolate con il sangue sacro di Kvasir, che veniva offerto ad ogni guerriero prima di entrare nel Valhalla, mentre per chi rimaneva tra i mortali, poteva consolarsi con la birra. Fu il re norvegese Haakon I (920-961) ad introdurre la religione cristiana, nei popoli di cultura Norrena, rendendo anched’obbligo preparare una misura di birra e fare festa, nel mese di luglio. Nel 13°esimo secolo con leleggi di Gulathing, si arrivò ad imporre una birra fatta in occasione del Natale, e per chiunque osasse rifiutarsi senza tenere fede a tale produzione birraria, andava incontro a rigide e severe punizioni. Da quel momento Norvegia, Danimarca e Svezia avevamo introdotto la vera e propria “Birra Natalizia” forte, maltata e alcolica, perfetta per contrastare le fredde nottate nordiche facilitando quella voglia festaiola. Infatti, nel 17°esimo secolo furono proprio gli svedesi, tra i primi migranti europei ad introdurre queste birre tradizionalmente natalizie nel Nord America.

 

 

Ab uno disce omnis

Il 2 ottobre 1187 il grande unificatore mussulmano Saladino conquistò Gerusalemme, portando via la preziosa reliquia della Vera Croce. Da quel momento ogni cristiano si sentì in dovere di andare in Terrasanta per combattere gli infedeli (decidete voi quali siano),e durante le festività natalizie passate lontano da casa, nacque come usanza quella di festeggiare con abbondanti libagioni di vino rosso, il cui colore ricordava a tutti i crociati il sangue di Cristo. Per quei fortunati che fecero ritorno in patria, quella tradizione nata tra cameratismo crociato e qualche palma della Palestina, doveva essere in qualche modo ricordata e celebrata, ma trovare del buon vino rosso, ad esempio in Belgio durante il basso medioevo, non doveva essere una cosa facile e soprattutto alla portata di tutti. Cosicché al suo rientro un povero milite di Schaerbeek, conosciuta come “città degli asini”, si trovò a dover festeggiare il Natale con della birra scadente a fermentazione spontanea, come lo era la maggior parte della birra belga in quel periodo storico, e senza un goccio di vino rosso. A quel punto colpito dall’ingegno, usò semplicemente ciò che era a lui disponibile in gran quantità, ovvero quel prezioso fermentabile che i coltivatori della zona portavano al vicino mercato di Bruxelles con asini carichi di amarene Schaerbeek, conosciute da tutti come Kriek. Con sua immensa gioia scoprì che messe a macerare nella birra, quelle amarene fermentavo il liquido in un colore ambrato scuro che ricordava il sangue di Cristo.

To be continued…

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Andrea Ceretti
Info autore

Andrea Ceretti

Sono nato a Biella il primo giorno di primavera, del 1971 (anche se negli anni settanta era ancora l’ultimo d’inverno).
Probabilmente da piccolo (e già qui), in un giorno qualsiasi durante il catechismo, nel momento stesso in cui il prete raccontava di quando Gesù Cristo, seduto accanto al pozzo di Giacobbe, all’ora sesta, appena vide la donna di Samaria gli disse:” Dammi da bere”, lì per lì restai sicuramente colpito da quella citazione, poiché, fin da metà degli anni novanta iniziai a portarla in giro con me per il mondo, modificandola con un bel “Please, give me a Beer”; perché, a meno che voi non siate il nuovo messia, iniziare gentilmente una frase, funziona anche nel più sperduto e malfamato bar di Caracas.
Appassionato di Birra,cavalli, musica ed un’altra cosa che ora mi sfugge, ma capita a volte di averla proprio sulla punta della lingua. Mi piacerebbe poter pensare ad un giorno in cui,questo piccolo “Pianeta Birra”,fosse sempre più libero da mercanti di pillole per la sete, e con più rose felici e contente di farne parte, senza troppi protagonismi o inutili dispute su chi sia la più bella o la più buona.
Inoltre,in questi anni, ho maturato la convinzione che solo una buona cultura birraria, potrà permettere a quel “Piccolo Principe” che c’è in ognuno di noi, di poter realizzare almeno in parte, il proprio sogno. Tutto in quel semplice e fugace battito di ciglia, mentre abbassando gli occhi, ci portiamo alla bocca un buon bicchiere di Birra, riconciliandoci l’anima….Qualsiasi essa sia.

Con il mutare dei tempi, è cambiato anche il modo di “bere” la Birra.
Si va così affermando la tendenza alla degustazione, più che al consumo.
Dal primo libro, su cui inizia a studiare. Michael Jackson Beer – 8 ottobre1998