Numero 48/2020

27 Novembre 2020

Hey Jimi

Hey Jimi

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Quando penso al 27 novembre, da appassionato birraiolo, dovrebbe venirmi perlomeno in mente, Papa Urbano II quando nel 1095, durante il Concilio di Clermont, invocò la Prima Crociata. OppureNorberto di Xanten (Norberto de Gennep)quando venne chiamato, al castello dei conti di Namur in Vallonia, Goffredo I e la sua consorte Ermesinde di Lussemburgo, per costruire quella che divenne la seconda abbazia dell’ordine Norbertino. L’Abbazia di Floreffe fondata il ventisette novembre 1121.
Invece l’unico ricordo legato a quella data, che mi rimbalza nella mente, è la data di nascita (1942)di “Johnny Allen Hendrix”, conosciuto da tutti come Jimi, se poi aggiungiamo che proprio in questo “!@#!!#!@! 2020” si celebrail cinquantesimo anniversario della sua morte (18 settembre 1970), parlare delle birre, a lui dedicate, mi sembrava un buon modo per commemorarlo.
Verso la fine degli anni ’60, il mondo era ancora ostaggio di molti conflitti bellici, ma restò testimoneinerte e curioso,nel vedere quella generazione diragazzi nati durante la “Seconda Guerra Mondiale”, sconvolgere per sempre gli stereotipi ed i pregiudizi sociali,con la loro musica e la loro voglia di pace. In quei pochi anni, vennero registrati nuovi brani musicali, che ancora oggi ascoltiamo, e che cambiarono per sempre le coscienze di tutti gli esseri umani.Inevitabilmente furono coinvolti in quella rivoluzione “Rock N’Blues”,enucleata dalle note di chitarre elettrichee voci graffianti, provocando da lì a sempre, emozioni caotiche legate all’animo ribelle di ognuno di noi.

 

Jimi Hendrix nacque a Seattle, e la sua vita fu segnata dalla morte della giovane madre Lucille (1958). Venne arrestato per furto d’auto e si arruolò per evitare la prigione. Il padre “Al” di origine Cherokee, gli cambiò il nome in James Marshall, e qualche anno prima gli regalò la sua prima chitarra elettrica destrorsa, ed essendo lui mancino, imparò a suonarla rovesciata (non le corde).

 

Facendo un po’ di ricerche ho scoperto che il figlio del “Voodoo”, ha tantissime birre a lui dedicate con i titoli dei suoi brani più famosi: la “3rd Stone From the Sun” prodotta dalla “IdyllwildBrewpub”,un’estrosafarmhouseale – saison da 6,2 ABV. Oppure la raspberry lager di AbitaBrewing, chiamata “Purple Haze”. Cercate la Parola “Voodoo”, e si apriranno pagine Chrome di birrerie e birre, tra queste c’è da segnalare la “Voodoo Love Child”, una Triple da 10,5 alc. lavorata con frutta (frutto della passione, lamponi e ciliegie) ed anche spezie varie, tra cui coriandolo, la solita scorza di arancia amara dell’isola caraibica olandese ed altre. Questa birra viene prodotta, per rimanere in tema dalla Voodoo Brewery.
L’Italianissima California Common, prodotta dal birrificio Bud Guy di Pavia, è stata pensata usando lieviti a bassa fermentazione, fatti lavorare a temperature più consone a quelle Californiane, che trovarono i primi migranti tedeschi in cerca di fortuna nel nuovo mondo. Iconicamente questa “steambeer” è stata chiamata “Foxy Lady”. La particolarità di questa birra?Essere Rock. Creatadal Mastro Antonio Parnisari, con lapropria ricetta ben precisa, maNino come farebbe ogni buon rocker per questa birra, mettenelle nuove cotte, tutta la sua arte in quel tocco magico ed imprevedibile, aggiungendo o cambiando quelqualcosa, emulando Hendrixnella sua “Sensuale e astuta, Foxy Lady”. Il Riff era sempre quello, ma ad un certo punto dallaStratocaster girata all’insù, iniziavanoa sentirsi le grida di note distorte dal Fuzz, assoliesasperati fino ai Larsen deiMarshall, lasciando nel pubblico una sensazioneunica e irripetibile, come ad ogni bevuta di questa birra.

 

 

La lista si allungherebbe ulteriormente, semplicemente inserendo i nomi dei vari brani di Jimi Hendrix, ma la domanda a questo punto è solo una: “Quali birre Flower Power si bevevano durante Woodstock?” Semplicemente,birre standardizzate (probabilmente light), prodotte per un consumo massivo, e solitamente bevute ghiacciate dalla bottiglia guardando il Superbowl. D’altronde quelle poche sopravvissute alla legge del 16 gennaio 1919 che vietava la vendita di prodotti alcolici, erano poco più di 40 con l’aggravante dello scarso interesse da parte della popolazione verso nuovi orizzonti gustativi.Tralasciando per ovvie ragioni di spazio la discussione su tutto quello che fu il proibizionismo negli Stati Uniti, volevo darvi una chiave di lettura leggermente diversa. La nuova era moderna della birra artigianale nel Nord America, nacque quando, un giovane Fritz Maytag, poco più che ventottenne (classe 1937), pranzava alla “The Old Spaghetti Factory” sorseggiando la sua californiana preferita della AnchorBrewing Company, di cui sarebbe divenuto proprietario qualche anno dopo.Altropersonaggio focale e fondamentale, fu senza dubbio John “Jack” McAuliffe, che nell’ottobre del 1976 apri un microbirrificio, nella periferia di Sonoma (California), chiamandolo “New Albion Brewery Company”, tracciando per sempre il solco Craft.

 

Jack e Fritz capirono fin da subito che senza una svolta politica in loro favore, non avrebbero avuto un futuro longevo, quindi trovarono il modo di farsi appoggiare nei loro progetti dal deputato Tom Bates, il quale effettivamente creò la “California Assembly Bill 3610”, e nonostante le divergenze con il governatore Jerry Brown, riuscì a far passare in commissione il 14 ottobre 1978, una sua delibera, la “H.R. 1337” che consentiva la produzione domestica di vino e birra.Nel 1982 La New Albion chiudeva i battenti, e mentre Brown rinunciava al suo terzo mandato da governatore, solo un anno dopo (1983), Tom Bates riuscì a far entrare in vigore le sue proposte sugli alcolici, aprendo la strada alla vendita di birra nei Brewpub, ma soprattutto diede la scintillaper la nascita del movimento birrario Statiunitense.

Birra o non birra, per gli appassionati di Jimi Hendrix sarà sempre un’icona eterea,per la sua musica psichedelica e per ilsuo modo leggero, di vivere quel battito di ciglio che fu la sua esistenza. Una volta litigò con la sua ragazza di allora, Kathy Mary Etchingham, e quando lei tornò a casa dove vivevano insieme, per parlare, lui gli suonò una canzone scritta apposta per lei “The Wind Cries Mary”. Ascoltatela e capirete l’anima di un uomo, Jimi Hendrix.

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Info autore

Andrea Ceretti

Sono nato a Biella il primo giorno di primavera, del 1971 (anche se negli anni settanta era ancora l’ultimo d’inverno).
Probabilmente da piccolo (e già qui), in un giorno qualsiasi durante il catechismo, nel momento stesso in cui il prete raccontava di quando Gesù Cristo, seduto accanto al pozzo di Giacobbe, all’ora sesta, appena vide la donna di Samaria gli disse:” Dammi da bere”, lì per lì restai sicuramente colpito da quella citazione, poiché, fin da metà degli anni novanta iniziai a portarla in giro con me per il mondo, modificandola con un bel “Please, give me a Beer”; perché, a meno che voi non siate il nuovo messia, iniziare gentilmente una frase, funziona anche nel più sperduto e malfamato bar di Caracas.
Appassionato di Birra,cavalli, musica ed un’altra cosa che ora mi sfugge, ma capita a volte di averla proprio sulla punta della lingua. Mi piacerebbe poter pensare ad un giorno in cui,questo piccolo “Pianeta Birra”,fosse sempre più libero da mercanti di pillole per la sete, e con più rose felici e contente di farne parte, senza troppi protagonismi o inutili dispute su chi sia la più bella o la più buona.
Inoltre,in questi anni, ho maturato la convinzione che solo una buona cultura birraria, potrà permettere a quel “Piccolo Principe” che c’è in ognuno di noi, di poter realizzare almeno in parte, il proprio sogno. Tutto in quel semplice e fugace battito di ciglia, mentre abbassando gli occhi, ci portiamo alla bocca un buon bicchiere di Birra, riconciliandoci l’anima….Qualsiasi essa sia.

Con il mutare dei tempi, è cambiato anche il modo di “bere” la Birra.
Si va così affermando la tendenza alla degustazione, più che al consumo.
Dal primo libro, su cui inizia a studiare. Michael Jackson Beer – 8 ottobre1998