Numero 12/2019

23 Marzo 2019

Un sorso di Yorkshire: Samuel Smith’s Old Brewery!

Un sorso di Yorkshire: Samuel Smith’s Old Brewery!

Condividi, stampa o traduci: X

 

Tratto da La birra nel mondo, Volume IV, di Antonio Mennella-Meligrana Editore

Noto popolarmente come Samuel Smith o Sam Smith’s, è il più antico birrificio dello Yorkshire e l’unico dei tre sopravvissuti a Tadcaster rimasto indipendente.

Ma, per chiarirci le idee, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo.

Stephen Hartley cominciò a produrre birra a Tadcaster (North Yorkshire) nel 1758. Nel 1845 Jane Hartley ipotecò il birrificio a David Backhouse e John Hartley. Nel 1847 Samuel Smith, ricco commerciante di bestiame e macellaio di Meanwood (Leeds), finanziò suo figlio John per farlo entrare nel business della Backhouse & Hartley.

Nel 1852 Jane Hartley morì. John Smith acquistò l’azienda, che prese il nome di John Smith’s Brewery, e vi fece entrare il fratello William.

Era il periodo in cui la porter stava prendendo il sopravvento, e l’acqua dura di Tadcaster era particolarmente adatta per la nuova tipologia. Non solo. La prosperità del decennio 1850-60 e l’arrivo della ferrovia offrirono maggiori opportunità per i birrifici. Fatto sta che, nell’ultimo quarto del secolo, l’industria della birra a Tadcaster andava a gonfie vele.

 

.

.

 

Nel 1879 John Smith morì, lasciando un’immensa fortuna ai fratelli William e Samuel (un conciatore). Il primo rilevò la quota del fratello e, tra il 1883 e il 1884, costruì, un nuovo birrificio accanto a quello risalente al 1758. A quel punto, il giovane nipote di John Smith, che era rimasto escluso dall’eredità, comprò il vecchio edificio della John Smith’s Brewery e, nel 1886, vi aprì la sua Samuel Smith’s Old Brerwery

La birreria ha subito diversi ampliamenti nel corso degli anni, ma è rimasta lì, separata dall’adiacente Jonh Smith’s Brewery da New Street.

La più piccola delle tre di Tadcaster, è sempre a conduzione familiare, orgogliosa della propria indipendenza e rigorosamente legata alla tradizione.

Se quindi è considerata una delle migliori del Regno Unito, il merito va attribuito principalmente alla grande intelligenza gestionale che ha saputo mantenere la produzione artigianale tradizionale inglese, senza farsi influenzare dalla dilagante Craft Beer Revolution.

Continua a utilizzare per la fermentazione le vasche quadrate in ardesia dello Yorkshire. Per la maturazione, le botti di rovere sono costruite artigianalmente e curate da maestranze proprie.

L’acqua proviene sempre dal pozzo di 26 metri scavato all’interno del birrificio nel 1758. Il lievito è dello stesso ceppo utilizzato in modo continuativo dal 1900.

E, in linea con la storia e la tradizione, il birrificio mantiene una piccola squadra di cavalli Shire per le consegne, cinque giorni alla settimana, della birra intorno a Tadcaster.

Un altro suo merito è quello di essere stata una delle prime aziende in Europa ad aver resuscitato l’interesse per stili storici caduti in oblio a partire dagli anni ’70 e ’80. E le sue ale, rotonde, ricche di malto e pastorizzate, nel loro insieme possono essere senz’altro considerate dei veri e propri classici della più antica tradizione brassicola anglosassone.

 

.

.

 

Queste le birre più  rappresentative:

Samuel Smith’s Oatmeal Stout, oatmeal stout di colore marrone scuro con riflessi rubino e dall’aspetto opaco (g.a. 5%). Dopo un decennio di calo costante fino a venir definitivamente abbondonata, la Samuel Smith’s ne riprese la produzione nel 1980, e oggi la Oatmeal Stout è uno dei suoi prodotti di punta. Standard di riferimento assoluto per lo stile, viene realizzata con aggiunta, in proporzioni piuttosto limitate, di avena ai malti a elevato grado di tostatura. Con una moderata effervescenza, si forma una schiuma caffellatte fine, compatta, cremosa, ma piuttosto scarsa ed evanescente. Ai profumi di caffè e cioccolato amaro, tipici della stout, l’olfatto aggiunge sentori vinosi da porto, unitamente a quelli classici del malto torrefatto. Il corpo sodo, rotondo, è di una tessitura morbida, quasi serica. Il sapore ricalca sostanzialmente l’aroma: e l’equilibrio tra l’amaro del cioccolato e la dolcezza di fondo del malto tostato risulta pressoché perfetto. Nel finale, la cremosità si asciuga delicatamente, facendosi viepiù ruvida e densa. Le sensazioni del retrolfatto appaiono deliziosamente pulite.

Samuel Smiths Imperial Stout, imperial stout di colore nero con riflessi rosso rubino e dall’aspetto praticamente impenetrabile (g.a. 7%). Per il corpo denso e il gusto liquoroso, può essere senz’altro considerata un prodotto ideale per l’inverno. Si sa che questo stile, molto apprezzato alla corte degli zar di Russia, non aveva mai ottenuto grossi consensi nella terra d’origine. E, nel 1986, la Samuel Smith’s la produsse per la prima volta per il mercato americano. Poi, con la Craft Beer Revolution, divenne una birra importante, soprattutto per i consumatori statunitensi e scandinavi. Di conseguenza, anche i microbirrifici inglesi, che spuntavano come funghi, cominciarono a inserire una imperial stout nella loro gamma. Attenzione però! Anche i birrifici artigianali inglesi non s’ispirano alla progenitrice della loro terra, bensì alle interpretazioni molto alcoliche americane e nordeuropee. Pertanto, quella della Samuel Smith’s, è una delle poche imperial stout fedeli alla tradizione e tra le migliori in assoluto sul mercato attuale. La carbonazione è ai minimi livelli; la schiuma nocciola, sottile, morbida, cremosa, di ottima persistenza. Al naso, domina il malto, con un fortissimo sentore di bruciato e una sfumatura di cacao amaro; mentre, con il riscaldamento della birra nel bicchiere, esala un delizioso odore di liquore al cioccolato. Il corpo medio tende decisamente al pieno, in una trama abbastanza cremosa. Nel gusto, tendenzialmente dolce e liquoroso, s’impone subito la componente alcolica che però, pian piano, si scioglie in una croccante consistenza di torrefazione e frutta secca tostata. Nel finale ritorna prepotentemente l’etanolo, ma deve convivere con l’acidità del caffè e le note di luppolo, asciutte e pulite. Il retrolfatto è invece una lunga scia etilica, articolata in suggestioni di liquirizia, vaniglia, caramello, uvetta e prugna sotto spirito.

 

.

.

 

 

Samuel Smiths Taddy Porter, porter di colore marrone molto scuro con riflessi castani e dall’aspetto opaco (g.a. 5%); disponibile in versione filtrata e pastorizzata. Grande classico inglese, è una delle specialità più note della casa. Fu riportata in vita, dopo circa 50 anni, dalla Samuel Smith’s e, l’anno successivo lanciata sul mercato statunitense. Taddy è il diminutivo con cui viene chiamato familiarmente il piccolo centro di Tadcaster, dove, per l’eccellente qualità dell’acqua, in passato sorsero tanti birrifici. La carbonazione è molto bassa; la schiuma nocciola, fine, compatta, cremosa, durevole e aderente. Dominato dai malti tostati, l’olfatto presenta, in secondo piano, marmellate varie, pane nero, toast, carbone, fave di cacao, liquirizia, toffee, caffè in chicchi; e, in lontananza, richiami di cenere e tabacco. Il corpo tende decisamente al leggero, in una consistenza abbastanza cremosa. Il gusto, pulito, elegante, si snoda ricco di sapore, intenso, asciutto, piccante di orzo torrefatto, lievemente acido, amaro di tostature. La moderata luppolizzazione del finale introduce lunghe sensazioni vegetali, a tratti alquanto resinose.

Samuel Smiths Winter Welcome Ale, english strong ale di colore asmbrato tendente al ramato (g.a. 6%). E’ un’offerta natalizia senza utilizzo di spezie, millesimata e con etichetta ogni volta diversa. Fu la prima birra invernale importata dagli Stati Uniti nel 1990. Con un’effervescenza quasi piana, la schiuma biancastra si versa abbastanza fine, compatta e cremosa, duratura ma scarsa. L’aroma si libera con eleganza, pulizia, intensità: malto tostato, toffee, caramello, miele, biscotto, frutta secca, in cattedra e ad accompagnare, un bilanciato amarore di terra. Il corpo medio ha una consistenza leggermente acquosa. Il gusto, fortemente caratterizzato dal malto caramellato, si propone subito con una dolcezza melata, snodandosi poi tra note secche di cereali e spezie invernali, per chiudere la corsa con un legnoso luppolo amaro. Tocchi di malto permeano insistentemente la secchezza del finale. Le impressioni del retrolfatto riportano a un luppolo terroso e a un sottile fruttato.

Samuel Smiths Yorkshire Stingo, english strong ale di colore ambrato scuro con riflessi rossastri e dall’aspetto a malapena velato (g.a. 9%, in precedenza 8%). E’ la tradizionale birra forte inglese, originaria del Nord del Paese e già nota prima del secolo XVIII. Elaborata con malto britannico e diverse varietà di luppolo, fermenta con il ceppo di lievito Smith nelle sempre più rare vasche quadrate in ardesia (Yorkshire Square), matura per un anno in botti di rovere (alcune di oltre 100 anni) che hanno in precedenza ospitato altre birre della casa e viene infine condizionata in bottiglia con lievito vivo. Si tratta di tirature limitate, recanti il millesimo di nascita, che normalmente vengono commercializzate una volta all’anno, per lo Yorkshire Day del primo agosto. Nata nel 2009, venne pubblicizzata negli Stati Uniti subito l’anno successivo. Il nome invece, Stingo, è un termine gergale dello Yorkshire che sta per strong. La carbonazioe è ovviamente bassa; la schiuma ocra che si forma, sottile, compatta, cremosa, nonché ricca e tenace. L’aroma non è esplosivo, ma lungo e complesso, con sentori che svariano dal caramello alla melassa, dall’uvetta ai canditi, dai datteri al biscotto, dal cocco fresco alla vaniglia, dalla calotta del panettone al tabacco dolce; intanto che, dal sottofondo, si levano aliti di sherry, legno, terra. Il corpo medio ha una consistenza decisamente oleosa. A sua volta, il gusto si snoda tra deliziose note di caramello, frutta secca, uva passa, budino natalizio, melassa, biscotto al burro, quercia. L’alcol, che accompagna la bevuta per l’intero percorso, non si limita a un morbido, cordiale, riscaldamento, bensì stempera via via la dolcezza per concedarsi in una secchezza amaricante di mandorla. Nella persistenza a oltranza del retrolfatto si esaltano aspre impressioni di rum, quercia, ribes.

 

Condividi, stampa o traduci: X

Antonio Mennella
Info autore

Antonio Mennella

Sono nato il primo gennaio 1943 a Lauro (AV) e oggi risiedo a Livorno.
Laureato in giurisprudenza, sono stato Direttore Tributario delle Dogane di Fortezza, Livorno, Pisa, Prato.
 
La scrittura è sempre stata una delle mie passioni, che è sfociata in numerose pubblicazioni di vario genere, alcune specificatamente dedicate alla birra. Gli articoli riportati sul Giornale della Birra sono tratti da La birra nel mondo, in quattro volumi, edita da Meligrana.

Pubblicazioni: 
Confessioni di un figlio dell’uomo – romanzo – 1975
San Valentino – poemetto classico – 1975
Gea – romanzo – 1980
Il fratello del ministro – commedia – 1980
Don Fabrizio Gerbino – dramma – 1980
Umane inquietudini – poesie classiche e moderne – 1982
Gigi il Testone – romanzo per ragazzi – 1982
Il figlioccio – commedia – 1982
Memoriale di uno psicopatico sessuale – romanzo per adulti – 1983
La famiglia Limone, commedia – 1983
Gli anemoni di primavera – dramma – 1983
Giocatore d’azzardo – commedia – 1984
Fiordaliso – dramma – 1984
Dizionario di ortografia e pronunzia della lingua italiana – 1989
L’Italia oggi – pronunzia corretta dei Comuni italiani e nomi dei loro abitanti – 2012
Manuale di ortografia e pronunzia della lingua italiana – in due volumi – 2014
I termini tecnico-scientifici derivati da nomi propri – 2014
I nomi comuni derivati da nomi propri – 2015
 
Pubblicazioni dedicate alla BIRRA:
La birra, 2010
Guida alla birra, 2011
Conoscere la birra, 2013
Il mondo della birra, 2016
 
La birra nel mondo, Volume I, A-B – 2016
La birra nel mondo, Volume II, C-K -2018
La birra nel mondo, Volume III, L-Q – 2019
La birra nel mondo, Volume IV, R-T – 2020
 La birra nel mondo, Volume V, U-Z– 2021
Ho collaborato, inoltre, a lungo con le riviste Degusta e Industrie delle Bevande sull’origine e la produzione della birra nel mondo.