Numero 32/2021

11 Agosto 2021

Le Birre d’Italia”, dal campo al bicchiere, le eccellenze raccontate da L’Espresso

Le Birre d’Italia”, dal campo al bicchiere, le eccellenze raccontate da L’Espresso

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È uscita lo scorso 29 giugno 2021, in tutte le edicole d’Italia, il nuovo volume targato I Piaceri del Gusto e Le Guide de L’Espresso: “Le Birre d’Italia” – in collaborazione con Quality Beer Academy partner di progetto – la guida sul mondo della birra artigianale italiana e non solo, che si inserisce all’interno del più ampio progetto di racconto, promozione e valorizzazione delle principali filiere agroalimentari di qualità, iniziato lo scorso anno con la Guida “I Formaggi d’Italia” e proseguito con i Salumi e le Paste.

Prendendo in mano questo volume dallo scaffale di una libreria o in una edicola, molti si domanderanno l’esigenza di avere un’altra Guida sulla birra in Italia. Ebbene, le ragioni sono varie: prima di tutto non c’è in Italia filiera agroalimentare giovane e dinamica come quella brassicola, guardando ovviamente al comparto artigianale, nucleo centrale di questa Guida. Una filiera giovane sia per genesi, se comparata alle produzioni agroalimentari che hanno dietro le spalle secoli di storia e tradizioni (si pensi ai salumi, ai formaggi, alle paste), sia per l’età media delle persone che l’hanno creata e contribuiscono quotidianamente a svilupparla e ampliarla. I mastri birrai, i maltatori, i coltivatori di luppolo e di orzo sono infatti ventenni, trentenni e quarantenni, con le tasche piene di sogni e di passione. Quello della birra artigianale, è perciò un comparto per sua stessa natura assai mutevole e in piena evoluzione. Una seconda ragione è che, per la prima volta in maniera così completa, si dà spazio e voce ai diretti interessati i nostri artigiani mastri birrai: circa 300 produttori presentati e raccontati, regione dopo regione, nella loro realtà, nel loro lavoro, nelle loro birre. Nella Guida ci sono loro. I loro volti, i loro gesti, le loro creazioni, fotografati e presentati al lettore per dare un volto a ogni prodotto, a ogni racconto e, poi, a ogni bicchiere.

 

QBA partner di progetto e il racconto della birra – Quando si racconta un prodotto gastronomico, non si può non tener conto delle sue origini, e di quei popoli che lo hanno reso grande. La birra (come tanti altri prodotti fermentati) nasce in Mesopotamia, ma è nel Nord Europa che si sviluppa e si perfeziona, come bevanda simbolo di intere culture. QBA, da anni impegnato nella promozione e diffusione della cultura del bere bene, in qualità di partner di progetto, ha dato un contributo fondamentale alla creazione di un racconto immersivo e autentico, che permette di scoprire un prodotto complesso, denso di significato e di storia. Lungo tutta la prima parte del volume, infatti, si scoprono luoghi, personaggi, storie e culture secolari, oggi detentrici di una sapienza artigiana spesso fonte di stimolo e di riferimento qualitativo per i nostri stessi mastri birrai nazionali. Conoscere un prodotto per apprezzarlo al meglio vuol dire non solo conoscere le sue origini, la sua filiera e le odierne tecniche di produzione declinate nei vari stili, ma anche saperlo approcciare e gustare al meglio a tavola, ecco perché il racconto della birra in Guida, dal campo al birrificio, prosegue con l’analisi organolettica, le tecniche di servizio e di degustazione, di cui QBA è tra i primi promotori in Italia, attraverso il quotidiano lavoro di formazione sul campo. Leggendo quindi le prime settanta pagine del volume, ogni lettore, anche il più neofita, sarà poi in grado di approcciare con maggiore consapevolezza il prodotto birra, sia nella scelta d’acquisto che nell’atto della degustazione.

Inoltre, è stato premiato l’attivismo del birrificio, ossia la sua concreta propensione nel promuovere e supportare il movimento birrario italiano, diffondendo la cultura millenaria di settore attraverso l’organizzazione di eventi, attività di charity o altri progetti di comunicazione. Una quota di valore è stata anche attribuita all’impegno del birrificio nel contribuire allo sviluppo delle filiere agricole nazionali orientate alla valorizzazione delle materie prime a uso brassicolo, magari anche in ottica di autoproduzione. Anche la propensione del birrificio a favorire lo sviluppo del turismo brassicolo attraverso l’organizzazione di attività esperienziali presso la propria struttura – come visite guidate con degustazioni, corsi sulla birra, musei tematici o altro –, è stata oggetto di elevata e attenta considerazione. Sono stati valutati positivamente, infine, anche i cosiddetti “birrifici verdi”, ossia localizzati in aree di comprovato interesse paesaggistico e naturalistico e intimamente connessi al loro territorio. Questo perché offrono il proprio contributo di promozione per far conoscere la destinazione turistica nella quale si trovano, fungendo magari anche da agognato e provvidenziale punto di ristoro all’interno della stessa. Ma soprattutto perché la loro filosofia, l’uso delle materie prime locali e il messaggio offerto ai propri clienti rendono la loro stessa esistenza fortemente legata al contesto naturale e antropico di riferimento.

 

Conoscenza, rigore e confronto: la grande selezione dei birrifici artigianali – Centrale, per ogni progetto culturale che voglia far emergere il meglio di un’opera umana è la capacità e serietà della “selezione”, ovvero saper individuare e valutare la qualità dove questa è presente e saperla poi raccontare. In Italia esistono più di mille birrifici e micro birrifici artigianali, e quando, per ragioni legate a limiti di spazio fisico (il volume non supera le 400 pagine) bisogna trovare la quadra, l’opera di selezione diventa un confronto cruciale e profondo. Tre esperti sono stati coinvolti in questa azione di analisi e scrematura, Mauro Pellegrini fondatore di UDB – Unione Degustatori Birre e ideatore dello Spring Beer Festival, Carlo Schizzerotto direttore del Consorzio Birra Italiana, una delle principali realtà collettive impegnate nella valorizzazione della birra made in Italy, e Andrea Turco fondatore di Cronache di Birra, docente e coordinatore di numerosi eventi brassicoli tra cui la Italy Beer Week e Fermentazioni.

L’opera di selezione ha visto i tre esperti impegnarsi nella redazione di tre liste indipendenti: le scelte di ogni singolo selezionatore sono state poi poste al vaglio di tutti gli altri, in una dinamica di controllo incrociato e tripla validazione di ogni produttore proposto. Il criterio che ha primariamente guidato la selezione è stata la comprovata qualità delle birre prodotte da ogni birrificio inserito nella Guida. Il concetto di “qualità” si origina da una molteplicità di fattori concomitanti: la degustazione dei singoli prodotti del birrificio nel tempo, per comprovarne la costanza e l’affidabilità, è sicuramente l’elemento fondante, ma ci sono altri fattori significativi quali la coerenza e il potenziale espressi dall’idea produttiva, le materie prime utilizzate, la completezza delle etichette e la cura generale del lavoro, dal campo alla bottiglia. Si è voluto rimarcare l’importanza dei birrifici “guida”, che hanno fatto la storia della birra nel proprio contesto regionale, magari promuovendo la cultura brassicola in modo pionieristico. Al contempo sono stati valutati molto positivamente anche quei birrifici che si sono distinti per l’innovazione introdotta dalle proprie tecniche produttive, oppure per il mix di estro, tecnica e innovatività delle ricette, alcune derivanti da lunghi studi e sperimentazioni che hanno contribuito a far evolvere tecnologicamente e qualitativamente il concetto di “birra artigianale”.

Questo perché dopo aver letto e appreso cosa e chi c’è dietro ogni bottiglia, bere la loro birra non sarà più una semplice esperienza gustativa, sarà molto di più.

Il volume “Le Birre d’Italia” vi aspetta in tutte le principali edicole e librerie nazionali e online su Amazon, IBS, Hoepli e su ilmioabbonamento.it.

 

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