Numero 16/2022

19 Aprile 2022

BIOVA: la birra contro lo spreco

BIOVA: la birra contro lo spreco

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“Più che una birra, un movimento”. Così recita il motto di questa start-up piemontese che ha dato vita a un progetto di economia circolare per trasformare pane cotto a legna invenduto in birra artigianale, con l’obiettivo di limitare gli sprechi e ridurre il consumo di materie prime ed energia.

 

Abbiamo intervistato Franco Dipietro, founder di Biova Project:

 

Com’è nata l’idea di produrre birra a partire da pane rimasto invenduto negli scaffali?

Il progetto Biova “nasce da un percorso all’interno di onlus che si occupano di lotta allo spreco alimentare. Abbiamo toccato con mano un fatto: 1300 tonnellate di pane rimangono invendute ogni giorno in Italia.

 

1300 tonnellate: l’equivalente in peso di 122 elefanti africani!

 

 

Come viene prodotta la birra effettivamente?

Il pane recuperato da supermercati, pub, ristoranti e panetterie viene tostato, macinato e “convertito” in birra: bastano 150kg di pane per produrre 2500 litri di birra. Questo si traduce non solo in un risparmio di materie prime utilizzate, dato che “il pane sostituisce fino al 30% del malto d’orzo che verrebbe utilizzato nella produzione di una birra tradizionale”, ma anche in una riduzione delle emissioni di C02 a fine cotta.

Per rendere il progetto ulteriormente sostenibile dal punto di vista ambientale, le birre vengono distribuite agli stessi supermercati da cui deriva il pane usato per produrle: un ottimo esempio di economia circolare.

 

Quali tipi di birre producete attualmente? Il loro sapore cambia rispetto alle birre prodotte in maniera “classica”?

Al momento abbiamo 3 referenze: stile Kolsch, stile Altbier e Session IPA. Tutte e tre sono influenzate dal sapore del pane e, soprattutto, dal sale che contiene.

 

Tuttavia, la caratteristica che più contraddistingue queste birre da tutte le altre è la consapevolezza di assaggiare un prodotto che non solo ha impatto zero sull’ambiente, ma contribuisce concretamente alla lotta allo spreco alimentare.

 

Messaggio agli homebrewers in ascolto: si può produrre una birra in co-branding con Biova?

Più che agli homebrewers noi ci rivogliamo ai panettieri. Siamo in grado di produrre referenza con pane recuperato da uno specifico produttore o distributore.

 

 

Scenari futuri: come pensate di espandere il progetto? Quali novità dobbiamo aspettarci?

Abbiamo già lanciato il nostro snack dal recupero delle trebbie, lo scarto della birra. Stiamo studiando altri prodotti per altre occasioni di consumo e anche un’espansione digitale, che vedrete presto in atto.

 

Navigando sul sito www.biovaproject.com, si scopre che “Ri-Snack™ di Biova Project è un croccantissimo spuntino a base di malto d’orzo che è già servito per fare la nostra Birra Biova. Dopo aver dato questo fantastico servizio, il malto d’orzo che rimane viene chiamato “trebbia” ed è ancora meravigliosamente pieno di proteine, fibre e sali minerali, ma molto più povero di zuccheri. In questo modo Ri-Snack vince su tutti i fronti: è più sostenibile (visto che usa il 40% in meno di materie prime vergini), è più sano, non è MAI fritto, ed è buonissimo!”

 

Insomma, non si butta via davvero niente!

 

 

Biova è l’esempio perfetto di come tematiche importanti come lo spreco alimentare possano intrecciarsi con le proprie passioni. È un progetto solido ma ancora in divenire, con la speranza che non sia il solo ma che ne nascano sempre di più in Italia e nel mondo, a testimonianza del fatto che la birra è molto più di una semplice bevanda.

 

Io non vedo l’ora di stappare la Altbier. E voi, siete curiosi di assaggiare queste birre a impatto zero?

 

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Fabio Alfano
Info autore

Fabio Alfano

Sono nato in provincia di Napoli nel 1997 e sono un laureando in Medicina presso la Federico II.

Mio padre racconta spesso che all’età di 2 anni cercavo sempre di afferrare il suo bicchiere di birra. Un segno del destino? Probabile.

A chi mi chiede “perché ti piace la birra?” non so dare una risposta univoca.
È una passione legata al piacere sensoriale regalato dai profumi e dai sapori che si mescolano durante ogni sorso.
È una passione figlia della mia innata curiosità, che mi porta ad assaggiare ogni volta birre diverse e stili diversi, pur preferendo sempre le Imperial Stout invecchiate in botti e le birre da meditazione in generale.
È la passione che mi fa gestire, dal 2019, la pagina Instagram “The Dark Side of the Beer”; il nome nasce dall’unione tra il mio amore per le birre “scure” e quello per i Pink Floyd.
È la stessa passione che mi ha portato a collezionare (ad oggi, gennaio 2022) 750 tra bottiglie e lattine di birra artigianale.
In ultimo, ma solo in ordine cronologico, è la passione che mi ha fatto cimentare anche nell’homebrewing, per toccare con mano cosa significa “fare la birra”.

Oggi questa stessa, bellissima passione, mi ha portato qui per dimostrare che dietro una pinta di birra c’è un mondo tutto da scoprire.
Un mondo fatto di persone, di amore per il territorio e per i suoi prodotti, di scienza, di studio.
Un mondo sicuramente vasto, complesso, ma che andremo a scoprire insieme passo dopo passo.
Pronti? Ne berremo delle belle!