Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana
7 dicembre 2015

Alla scoperta di Birra Irias: la nostra intervista!

Alla scoperta di Birra Irias: la nostra intervista!


Di recente costituzione, La Pinta Siciliana sas, produttrice della Birra Irias, ha sede a San Agata Militello, in provincia di Messina.  Nata da un’idea fortemente voluta dai fratelli Turuzzo e Franco Blandi, ed appoggiata da Massimo Costanzo e Matteo Olivo, ha seguito un percorso di studio e di passione che ha portato alla messa a punto di ricette uniche sia per gli ingredienti utilizzati, ma anche per le caratteristiche organolettiche delle birre prodotte. Attenzione alla qualità delle materie prime ed innovazione nel rispetto della tradizione, rappresentano i due cardini filosofia produttiva.

La Pinta Siciliana opera in Sicilia, sulla costa tirrenica che si affaccia sulle Isole Eolie e con alle spalle lo splendido territorio naturale del Parco dei Nebrodi, autentico polmone verde della Sicilia, area incontaminata ricca di Storia, tradizioni popolari, prodotti tipici di grande qualità con il quale “Birra Irias” ha un legame profondo.

Lo stabilimento di produzione è ubicato a Torrenova, a pochi chilometri da Sant’Agata Militello. I locali sono suddivisi in tre aree: zona di produzione e confezionamento; magazzino materie prime e stoccaggio del prodotto finito; spaccio aziendale di vendita diretta dei prodotti.

Annesso allo stabilimento di produzione della birra Iria, si trova proprio lo spaccio aziendale, nel quale durante l’anno vengono organizzati eventi, visite guidate, workshop, degustazioni.

Conosciamo insieme Turuzzo e le birre Irias.

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Turuzzo parlaci di te, chi eri, che facevi prima della nascita del birrificio? Che rapporto avevi con i tuoi attuali soci? Come spesso accade, la passione per la birra di qualità è nata prima dall’homebrewing? In che modo? 

Sono un agronomo e continuo a svolgere il lavoro di dirigente di una unità operativa dell’Assessorato dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea presso l’Ufficio Servizio Agricoltura di Messina.

Ovviamente con i soci avevo e ho un rapporto di amicizia che ci porta a condividere spesso momenti di incontro anche gastronomico. Queste erano le occasioni per assaggiare le birre che facevo a casa ottenendo sovente un buon apprezzamento; anche questo mi ha stimolato per iniziare l’attività imprenditoriale.

Per quanto riguarda l’homebrewing, ho iniziato nei primi anni novanta, con i kit luppolati assieme a Franco. Successivamente, vista anche la mia formazione – o deformazione – professionale, ho approfondito e studiato le tecniche di produzione all grain, facendo diverse prove, in un primo tempo ricalcando gli stili internazionali e, successivamente, cercando di dare un’impronta personale e regionale alle varie birre. Così è nata circa 4-5 anni fa la prima cotta dell’Indica.

Quando e come è nata l’idea del birrificio? Qual è la filosofia e idea di birra che volete portare avanti? Perché il nome “IRIAS”?

Un pomeriggio di 4 anni fa sono venuti a trovarmi a casa, in Contrada Iria di Sant’Agata di Militello, Franco, Massimo e Matteo, per chiedermi informazioni circa l’avvio di un’attività agrituristica, visto che io mi occupo di finanziamenti agricoli. Ho detto loro che era complicato ottenere dei finanziamenti nel loro caso specifico, non possedendo una adeguata base aziendale, e ho fatto una controproposta: se si fosse avviato un birrificio artigianale, ci sarei stato anch’io. Non se lo sono fatti dire due volte e così è iniziata l’avventura. Dapprima abbiamo cercato dei finanziamenti che, purtroppo, non abbiamo ottenuto, abbiamo visitato qualche industria produttrice di impianti e poi ci siamo rimboccati le maniche e ci siamo autofinanziati. Così è nato il birrificio.

L’idea di birra che vogliamo portare avanti è quella di una birra pulita, che ti dà emozione quando la bevi. Non ci piacciono le esasperazioni stilistiche, spesso fatte solo per gli esperti, e le birre che ricalcano pedissequamente gli stili classici. Anche noi ci ispiriamo a qualche stile nord europeo, ma le fermentazioni e gli ingredienti ci permettono di produrre birre particolari che possano essere apprezzate anche da un pubblico più ampio. Vogliamo far emergere anche il nostro territorio, dei Nebrodi e della Sicilia in generale, per questo usiamo ingredienti che caratterizzano fortemente le nostre birre.

Irias deriva da Iria, il luogo dove tutto ha avuto origine. È un nome di origine greca che significa “primo luogo”, “luogo sacro”, legato alla presenza di fiumi o torrenti, ed è il nome che i greci davano alle prime città che fondavano in un territorio appena colonizzato.

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Quante TIPOLOGIE DI BIRRA producete attualmente? Quali?

Attualmente produciamo 7 tipologie di birra, tutte ad alta fermentazione. Ambra è una bionda ispirata allo stile belga saison, ma fermentata in maniera diversa, aromatizzata con scorza d’arancia amara fresca, coriandolo e zenzero. Aura, dal colore giallo dorato, è molto robusta ed è aromatizzata con uva passa e coriandolo. Si è fregiata del 1° premio Concorso Cerevisia 2015, attribuito all’EXPO, nella categoria alta fermentazione birrifici del centro-sud.

La nostra Rubra si caratterizza per il colore ambrato sul rosso, è parzialmente ispirata allo stile I.P.A., ma più corposa con sentori di malto tostato e di prugna, col profumo di luppolo (inglese e non americano) non esasperato. Ha vinto il Premio Slow Food quale birra quotidiana nel 2014.

Infine non posso dimenticare Nigra, un’Imperial Stout, di 8 gradi, molto tostata e corposa, con sentori di liquirizia, caffè cioccolato, che ha ottenuto la medaglia d’oro al Concorso Internazionale di Lione 2015.

Poi ci sono le nostre “Birre speciali”.

Le vostre produzioni speciali: Indica, Al Zabir, Cincu Tummina. Come sono nate?

Indica è una birra alla frutta,  nata nella “Casa di Iria” circa 4-5 anni fa, soprattutto per dare alla birra il profumo della nostra terra,  per caratterizzare un prodotto che poteva essere l’emblema dell’incontro tra una tradizione che non ci apparteneva, quella della birra, e le produzioni di eccellenza della nostra isola, come il fico d ‘India. Ovviamente era destinata al consumo familiare. Quando è nato il birrificio, è diventata uno dei nostri prodotti di punta, la birra con cui siamo più conosciuti. L’abbiamo presentata in anteprima “all’Opuntia Ficus Indica Fest di Roccapalumba” nel 2013. Si abbina molto bene alle paste di mandorla, ai formaggi freschi, alla frutta. Ha ottenuto il 2° premio al Concorso Cerevisia 2014 nella categoria alta fermentazione dei Birrifici del centro e sud Italia.

Al Zabir si ispira alle eccellenze enologiche siciliane, in questo caso l’uva Zibibbo. Lo Zibibbo o Moscato di Pantelleria è un vitigno di origine egiziana ed è stato introdotto a Pantelleria dai Fenici dopo il X secolo a.C. Gli arabi ne hanno promosso la coltivazione, tra il IX e il XII secolo d.C., creando i terrazzamenti che si trovano sull’isola. Il nome è un incontro tra “Al Za” (Al Zabibb in arabo vuol dire uva passa ed è il nome arabo dello Zibibbo) e “bir” (birra). L’uva, appassita al sole di fine estate su graticci, giunta al giusto grado zuccherino, viene delicatamente pressata ed il nettare estratto fatto fermentare insieme al mosto di birra. Un uso moderato dei luppoli, per non coprire i profumi dello Zibibbo, completa l’opera. E’ una birra in stile Barley Wine, con un corpo importante ma non eccessivo in cui i profumi legati allo zibibbo impreziosiscono quelli dei luppoli. Una birra nobile che affonda le radici nella storia del Mediterraneo, ideale per sottolineare un momento importante.

Tra le nostre birre speciali, anche la Cincu tummina,  legata in maniera stretta  ai grani antichi della Sicilia. Ne utilizziamo “Cincu Tummina” per cotta, ovvero un “Tumminu” per ogni tipo di grano: Bidì, Maiorca, Perciasacchi, Russello, Tumminia. E’ una birra di frumento non maltato, prodotta nello “stile Irias”, cioè con fermentazioni pulite e poco invadenti in cui si apprezzano i malti, l’amaro dei luppoli, il sapore dei grani antichi. E’ una birra che sta riscuotendo molto apprezzamento tra i consumatori per la facilità di bevuta e si adatta a qualsiasi pietanza, ma è ideale per dissetarsi.

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Cosa vi ispira nel mettere a punto le ricette?

Quando realizziamo una ricetta cerchiamo di realizzare un prodotto riconoscibile e gradevole, mettendoci nei panni di chi ci beve, nel tentativo di accontentarlo e sorprenderlo insieme. Cerchiamo di produrre una birra con aromi e cereali principalmente della nostra terra, proprio perché crediamo che in Sicilia siano presenti molti prodotti unici che possono impreziosire qualsiasi tipo di birra. Vorremmo in futuro brassare una birra le cui materie prime siano al 100% siciliane, compresi i luppoli. Questo è uno dei nostri prossimi obiettivi.

Parlaci dei numerosi riconoscimenti e premi ricevuti in Italia ed all’estero. 

I premi che abbiamo ottenuto e che ho già descritto parlando delle singole birre sono importanti. In modo particolare sono molto legato a quello di Lione, ma anche ai premi Cerevisia, che ci sono stati assegnati da una giuria internazionale e dopo che le birre sono state analizzate dai laboratori del CERB. Tuttavia, il nostro obiettivo non è vincere premi o fare birre solo per intenditori in strettissimo stile tedesco, inglese o belga, ma di produrre birre che possano regalare nuovi profumi, un gusto riconoscibile e pulito, che diano la voglia di prenderne un altro bicchiere. Vogliamo che le nostre birre siano genuine, per questo scegliamo malti e cereali di primissima qualità da aziende qualificate.

Quali sono i tuoi gusti personali in fatto di Birre? La tua linea di pensiero è più belga, tedesca, british oppure….italiana?

A me piacciono le rosse, per intenderci le inglesi, che mi donano una complessità maggiore al palato e al naso. Mi piacciono le Stout e qualche belga, non tutte perché non amo molto gli esteri fruttati e non amo molto le birre “brettate”. I tedeschi sono troppo rigidi. Le birre italiane si stanno distinguendo per la loro particolarità e per la ricerca sul territorio. Esistono molti birrifici di prestigio che fanno ottimi prodotti e che sono di ispirazione anche per il nostro lavoro.

Per te cos’è o quale dovrebbe essere la/le caratteristiche discriminanti di una buona birra in stile tutto italiano? E quale futuro per le Birre della nostra nazione?

L’ho già detto tra le righe. Per me una buona birra italiana deve essere riconoscibile e non “scimmiottare”, a volte esasperando, alcune caratteristiche di stili stranieri. Devono in parte essere legate al territorio, soprattutto con i malti e i cereali.

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Il fenomeno “Birra Artigianale” ormai sta diventando una tendenza. Come vedi il futuro in tal senso?

Secondo me ancora c’è tanto margine per un incremento del mercato. Vedo con piacere l’interessamento di molti giovani alla birra artigianale di qualità. Certo, ancora c’è molto da lavorare per far conoscere questa realtà. Bisogna lavorare in sinergia anche con le istituzioni pubbliche per diffondere la cultura del buon bere e soprattutto del bere responsabile.

Quale futuro per Turuzzo e quali progetti per IRIAS?

I progetti di Irias sono quelli di conquistare altri mercati italiani ed esteri e di produrre nuove birre peculiari. Ne ho già qualcuna in mente.Fabrizio ha già cominciato a produrre la birra da solo ed è appassionato. Sergio collabora per gli eventi esterni. La mia vittoria sarebbe quella di vedere loro al mio posto. Il futuro di Turuzzo è quello di defilarsi tra qualche anno o, quanto meno, di mantenersi in seconda linea. In prima linea vorrei ci fossero i miei figli, Sergio e Fabrizio. Del resto sono entrato in questa società col solo scopo di dare a loro una alternativa.

Filippo Scandurra
Info autore

Filippo Scandurra

Sono un agronomo palermitano che vive a Milano, spinto da una grande passione per la birra artigianale, per la chimica e per la microbiologia ad essa applicata.
Ad inizio 2014, decido di entrare nel meraviglioso mondo dell’homebrewing e dopo un inizio totalmente da autodidatta frequento il corso professionale di cultura e degustazione di birra artigianale tenuto da Lorenzo Dabove (kuaska), Luigi d’Amelio (Schigi – Extraomnes) e Max Faraggi e mi iscrivo all’associazione culturale di settore degli “Homebrewer siciliani” organizzando eventi, concorsi e corsi pratici.
Nel frattempo, essendo socio attivo prima e adesso membro del comitato di condotta Slow Food, ho cercato, attraverso l’organizzazione di eventi, degustazioni guidate, per le quali sono relatore, cene, di divulgare e diffondere la cultura birraia tra la gente.
I risultati sono stati più che buoni.
Stesso obiettivo è per il giornaledellabirra.it attraverso il quale cerco di trasmettere il mio entusiasmo, la mia passione per questo affascinante mondo cercando di dare utili informazioni e di fare cultura.
Nel 2015 decido di lasciare tutto, di lasciare la mia bellissima Sicilia per partire alla volta di Milano con lo scopo di fare tanta esperienza, studiare e di lavorare nel mondo brassicolo.
Attualmente infatti, da Gennaio 2016, ho intrapreso il percorso dell’Alta Formazione, seguendo un corso professionalizzante presso il “DIEFFE – Accademia delle Professioni” in Noventa Padovana (PD) che mi permetterà anche di svolgere uno STAGE FORMATIVO presso una o più importanti realtà brassicole del panorama italiano e/o europeo.
Acquisirò il titolo di “Birraio artigiano” oltre all’abilitazione alla Somministrazione e Vendita di Alimenti e Bevande (Ex Rec) ed alla Competenza HAACCP e Igiene sul Lavoro.
Per un paio di mesi ho fatto esperienza presso un piccolo birrificio piemontese affrontando di volta in volta le diverse problematiche concernenti la cotta ma anche l’imbottigliamento, il rapporto con i clienti, le consegne e spedizioni.