Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana
17 dicembre 2014

Intervista a Erika Iacobucci: l’archeologa e storica della Birra d’Abruzzo

Intervista a Erika Iacobucci: l’archeologa e storica della Birra d’Abruzzo

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Una triste storia, tutta italiana, quella della Birra d’Abruzzo. Una storia senza lieto fine, in cui, come molte volte è avvenuto, le logiche di mercato della “grande impresa” hanno cancellato le radici di produzioni artigianali d’eccellenza. La memoria del birrificio, grazie all’iniziativa dell’Amministrazione di Scontrone e del Sindaco Ileana Schipani, è stata riportata alla luce grazie ad un progetto di vera e propria archeologia industriale, che guarda al passato non solo con nostalgia, ma anche con l’entusiasmo di dare nuova vita alla birra locale.
enciclopediadellabirra.it ha intervistato Erika Iacobucci, archeologa e storica che ha approfondito la ricerca in merito alla fabbrica di birra che ricadeva nel territorio di Scontrone, al confine con Montenero Valcocchiara.

Erika Iacobucci, l’archeologa e storica della Birra d’Abruzzo.

Erika Iacobucci è nata a Roma il 6/12/1985, si è laureata in Archeologia e Storia dell’Arte del Mondo Antico e dell’Oriente nel 2011 presso l’Università di Roma La Sapienza con votazione 110/110 e lode ed una tesi specialistica sui Sanniti nell’Alta Valle del Sangro.  Allieva del Prof. Adriano La Regina ha partecipato a numerose campagne di scavo in Molise, a Pietrabbondante, ma anche a Roma e Canosa di Puglia.
Attualmente responsabile del Museo Archeologico A. De Nino di Alfedena, cura diversi progetti per la conoscenza del territorio nelle scuole e lavora come archeologa per l’Associazione Borghi Autentici d’Italia. Consigliere di maggioranza del Comune di Scontrone con delega al turismo ed alla cultura si occupa della gestione dei Musei ed è operatrice per la promozione delle risorse storiche, artistiche, ambientali e culturali nel territorio dell’Alto Sangro e Altopiano delle Cinquemiglia, essendo regolarmente iscritta all’Albo Regionale delle “Guide Turistiche” istituito con D.G.R. n. 2470 del 24 Novembre 1999.

 

INTERVISTA IN ESCLUSIVA PER Giornaledellabirra.it:

Erika, prima di chiederle informazioni sui risultati delle ricerche, vorremmo conoscere quale metodo di lavoro ha applicato per ricostruire la storia di una fabbrica quasi dimenticata dalla memoria collettiva, ma avvenuta in un recente passato, meno di cento anni fa. Si tratta di un’archeologia ben diversa dallo stereotipo che siamo abituati a cogliere normalmente dai mass media. Come è stato possibile reperire testimonianze, materiale d’archivio, fotografie, dati aziendali?
Quella dell’Amministrazione Comunale di Scontrone, di cui dal 2011 sono Consigliere con delega al turismo ed alla cultura, è un’operazione di archeologia industriale, si tratta di studiare un’innovazione tecnologica del passato, dei primi anni del ‘900, che ricade tuttora nel nostro territorio: macchine, processi produttivi, edifici, infrastrutture ma anche documenti ed archivi, personali e conservati negli archivi storici. Siamo giunti a formulare un giudizio non tanto sull’estetica e sulla bellezza dell’opera, la fabbrica è oggi in forte stato di degrado, quanto piuttosto sulla sua funzionalità e sulla rilevanza economica. Per reperire il materiale tempo fa è stato lanciato un appello a tutta la comunità ed al nostro territorio e in molti hanno risposto e continuano a farlo, donando oggetti, foto o semplicemente regalandoci preziose testimonianze. La nostra iniziativa è nata nella Biblioteca Comunale V. Balzano di Castel di Sangro che custodisce preziosi documenti che riguardano l’intero territorio. Sono certa che la storia, ma anche la stessa fabbrica, recuperata e messa a disposizione della comunità può divenire un’istituzione culturale al servizio del territorio.

 

 

L’antico stabilimento produttivo della Birra d’Abruzzo.

 

La Birra d’Abruzzo è nata e si è sviluppata con una crescita esponenziale delle produzioni in un quindicennio, per poi “morire” assoggettate alle crudeli regole del mercato. Una birra forse troppo buona per non cadere preda di realtà industriali più aggressive dal punto di vista della strategia finanziaria. Quali sono state le tappe fondamentali della storia del birrificio? Quale sviluppo produttivo e di mercato ha raggiunto?
La Birra d’Abruzzo nacque nel 1921 e nel giro di pochi anni passò da una produzione di circa 2.000 ettolitri di birra a 6.000 e oltre. Passarono solo 9 anni, era il 1930 infatti quando la Società Birra Peroni ne divenne azionista di maggioranza e nel 1936 lo stabile venne venduto, dismesso, la storia seppellita negli archivi dell’altra birra, la bionda Peroni. La Birra d’Abruzzo era in quegli anni distribuita capillarmente in città, borghi e villaggi, anche i più sperduti della regione ed in altre regioni d’Italia perché accanto alla fabbrica era nata la ferrovia. Era alimentata da una torbiera che dava materia alla fabbrica e lavoro a uomini, donne e giovani del posto, 120 persone circa, le cui vite professionali erano state meticolosamente annotate nei registri della società. Il birrificio nacque al posto della torbiera di Montenero Valcocchiara, delle Torbiere Riunite d’Italia, che dava lavoro e combustibile al comprensorio di Castel di Sangro, Villa Scontrone, Scontrone, Montenero e forse anche Rionero. La torba veniva estratta con le vanghe, da un terreno ricchissimo di acqua e poi portata allo stabilimento con dei carretti su binari per lavorarla. Poi arrivò il carbone tedesco e quella torbiera diventò antieconomica, fu così che il combustibile andò ad animare la produzione di birra che fece tornare a nuova vita lo stabilimento ed i suoi lavoratori. Questa storia è frutto di una ricerca della Bibliotecaria di Castel di Sangro Maria Domenica Santucci che ha attinto notizie dall’Archivio Peroni di Roma e dalla testimonianza di Nicola Buzzelli, classe 1900, che all’epoca aveva poco più di 20 anni.

I nostri lettori sono veri appassionati di birra e pongono attenzione non solo alle caratteristiche organolettiche della bevanda, ma anche alla storia del birrificio, degli uomini che vi lavorano, del territorio e del contesto sociale in cui è inserito. Può mettere in luce gli aspetti sociali e la valenza territoriale che aveva assunto la Birra d’Abruzzo per la realtà locale del tempo?
L’ex fabbrica della Birra d’Abruzzo, i suoi macchinari, le foto, gli oggetti vanno esplorati, in quanto parte di un sistema che ha determinato storicamente, socialmente ed economicamente il territorio modificandone lo stesso paesaggio. Il recupero di un qualsiasi oggetto diviene anche il recupero della storia e dell’identità della nostra società, in quest’ottica è quindi fondamentale capire il concetto di bene culturale, inteso non solamente come bene artistico. Un’area di degrado come quella dell’ex birrificio può turbare il paesaggio ma allo stesso tempo può diventare una risorsa per il territorio come lo è stato nei primi anni del ‘900 quando vi lavoravano 120 operai, lo spazio antistante la fabbrica era frequentato da clienti che si davano appuntamento li per trascorrere qualche ora lontani dal duro lavoro dei campi bevendo intere cassette di birra da 25 bottiglie, il mastro birraio era svizzero ed il Direttore dell’intero stabilimento era l’Ing. Grigolli di Desenzano Del Garda. La birra d’Abruzzo all’epoca veniva venduta a sole L 2,30 mentre la Peroni a L 3,50 e seppur con turni notturni non si riusciva a soddisfare la sete di birra che veniva distribuita a Roma e perfino a Milano.

 

L’impianto di produzione.

 

Erika, lei mi insegna che “la storia non si fa con i se e con i ma”. Ma nel caso in cui lo stabilimento di  Scontrone non fosse stato dismesso e se la Birra d’Abruzzo avesse continuato a diffondersi sul mercato mantenendo la propria identità produttiva, quale scenario si sarebbe potuto immaginare per il territorio? Quale importanza poteva assumere tale produzione per lo sviluppo locale?
I birrifici oggi, in particolare quelli artigianali che utilizzano ingredienti autoctoni possono far conoscere i rispettivi territori ad un pubblico nuovo formato da viaggiatori assetati non solo di birra ma anche di culture e costumi locali. Questo poteva accadere anche in passato, il Birrificio avrebbe avuto valenza locale dando lavoro a tante famiglie, la birra era davvero buona e aveva un costo accessibile a tutti, sicuramente avrebbe fatto il giro del mondo, come oggi la Peroni!

 

Targa pubblicitaria della Birra d’Abruzzo.

 

Oggi vi è un progetto che vuole riportare alla ribalta la Birra d’Abruzzo: le ricerche dei vecchi documenti , la ricomposizione di ricordi e di testimonianze, la ricostruzione della storia del birrificio sono funzionali all’ipotesi di tornare presto a produrre questa birra, con il coinvolgimento giovani del posto. Quali i suoi consigli per rendere concreta questa iniziativa e per far sì che la storia del birrificio riscoperto non sia solo un elemento di marketing, ma un vero e proprio “marchio di fabbrica” per la nuova produzione?
Questo è un momento importante per la comunità in quanto ci si riappropria delle proprie tracce, attraverso la ricostruzione dei momenti che hanno segnato il divenire nel tempo. L’orzo è stato certamente il primo cereale ad essere coltivato, quello che ha accompagnato il passaggio di molti popoli dal nomadismo alla fondazione di villaggi e città. La birra è nata dalle mani delle donne, sette millenni di storia all’insegna della bevanda di Cerere, dea madre per eccellenza. Proprio allle donne si deve l’invenzione delle prime modalità di conservazione dei cereali che tenuti nell’acqua, possono dare luogo a maltazione e fermentazione. E’ una storia bella quella della birra e la Birra d’Abruzzo deve essere raccontata in modo che quest’eccellenza del passato diventi una sorta di modello per i giovani del presente. Come giovane amministratrice di un piccolo borgo come Scontrone auspico che siano proprio dei giovani, che hanno difficoltà a trovare lavoro ma con grandi capacità e tanta curiosità, a seguire tale esempio!

Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso “Mastro birraio” di Torino) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, da qualche mese ho avviato un mio blog dedicato al vino
www.enologoin500.it, nel quale racconto dei vini, delle cantine e dei magnifici luoghi di Langhe e Roero, in cui ho il privilegio di vivere, in compagnia della mia vecchia Fiat 500 L gialla!