Numero 03/2020

14 Gennaio 2020

Il “grande passo” di 620 Passi: la nostra intervista a Roberto Regeni!

Il “grande passo” di 620 Passi: la nostra intervista a Roberto Regeni!

Tweet


Partito circa cinque anni fa come beer firm, con un locale degustazione a Marano Lagunare, il birrificio artigianale 620 Passi ha ora fatto – il gioco di parole è d’obbligo – il grande passo: è infatti in funzione dallo scorso 18 novembre lo stabilimento produttivo di Gorgo di Latisana, dove continuano a nascere le birre che in questi anni hanno saputo farsi apprezzare in laguna. Il nome deriva dalla misura del perimetro delle antiche mura di Marano: appunto 620 passi, dove il passo era un’unità di misura di 1,47m. Abbiamo fatto visita al birraio, Roberto Regeni, nel nuovo stabilimento.

 

.

.

 

Roberto, come sei arrivato a fare il birraio?

Ho iniziato da homebrewer, come tanti. Dopo un viaggio in Australia, in cui ho visto la realtà dei birrifici dell’altra parte del mondo e ho anche visto apprezzate le birre che facevo in casa, ho deciso di rimettermi in gioco qui in Italia aprendo un birrificio. Inizialmente, lo ammetto, sembrava che le cose non dovessero proprio andare per il verso giusto: dopo aver già preso la gestione del locale e ordinato l’impianto, alcuni problemi con la società che avevamo costituito per aprire il birrificio hanno bloccato tutto. Così ho deciso di “ripiegare”, almeno momentaneamente, sul beerfirm presso il birrificio Bradipongo. In realtà si è rivelato un passo importante: per me, che non ho mai seguito nessun corso per mastro birraio, fare formazione sul campo con il birraio Andrea Liessi – dato che abbiamo fatto insieme tutte le cotte delle mie birre – è stato fondamentale. Intanto siamo riusciti a ridare slancio al progetto con l’ingresso di nuovi soci, e ora si è finalmente concretizzato il tutto. Certo camminare con le proprie gambe non è una passeggiata, ma ho già preso confidenza con il nuovo impianto e sono soddisfatto dei primi risultati ottenuti.

 

 

.

.

 

Qual è la tua filosofia produttiva?

Innanzitutto birre semplici e di facile beva: anche negli stili più corposi, come la Belgian Ale, cerco sempre che siano molto scorrevoli. Poi, pur amando mettere un tocco di originalità, non mi piacciono le stravaganze né il dividersi tra un gran numero di birre diverse: meglio poche referenze, ma ben lavorate e migliorate costantemente nel tempo, che tante birre esuberanti che magari seducono, ma non arrivano mai ad essere tecnicamente pulite come dovrebbero.

 

.

.

 

Progetti per il futuro?

Beh, già lavorare per affinare sempre più le birre su questo impianto è un progetto impegnativo. Poi vorrei ricavare una piccola tap room qui in birrificio, per quanto il luogo principale dove degustare le nostre birre rimarrà comunque il locale di Marano – dove già organizziamo anche degustazioni e serate a tema con abbinamento birra-cibo. Poi naturalmente miriamo ad allargare la distribuzione: per ora la nostra birra si può trovare nei locali della zona, ma già stiamo aprendo i canali per arrivare più lontano. E qualche nuova birra; anche se, come dicevo prima, voglio prima perfezionare le ricette che già produco.

 

.

.

 

Naturalmente con l’occasione abbiamo assaggiato le birre all’attivo. Sono partita dalla lager Arsura, che nonostante un pizzico di Citra può dire di rispettare a pieno i tradizionali canoni continentali – la fanno piuttosto da padroni Hersbrucker e Premiant, sul classico corpo di cereale fragrante -; per poi passare alla ipa Fipa – anche in questo caso una ipa che, pur nella luppolatura interamente americana di amarillo, mosaic e simcoe rifugge qualsiasi ruffianesimo eccessivamente tropical-fruttato, per privilegiare di più la componente acre dell’agrume soprattutto in chiusura -; e infine la Belgian Ale Cortona, pienamente in stile nonostante la luppolatura americana – una luppolatura che “c’è ma non si sente”, come di regola nelle birre belghe, per privilegiare il lievito – e un corpo più scorrevole della media nonostante la pienezza maltata, per amor di bevibilità. Infine l’ultima nata, la imperial stout Daracò: termine dialettale maranese che significa “fallo di nuovo” – frase che, mi ha riferito Roberto, il suo socio gli ha detto dopo averla assaggiata la prima volta. In realtà l’etichetta “imperial stout” potrebbe un po’ stonare, dato il tenore alcolico basso per la categoria – 6 gradi – e un profilo organolettico relativamente delicato sempre rispetto alle birre classificate come tali; è altrettanto vero però che già da fredda esibisce aromi intensi di tostato e di torbato (è presente infatti anche una piccola quantità di malto torbato), a cui si aggiungono poi con la temperatura i classici caffè, cioccolato e liquirizia; che persistono nel corpo pieno ma vellutato e scorrevole, prima di un finale di un secco amaro da malto persistente ma non invasivo. Una birra che ho comunque trovato più complessa delle stout “medie”, e ben equilibrata in questa complessità, per quanto non del tutto accomunabile neanche alla imperial stout da manuale. Una birra che abbinerei volentieri a del pesce alla griglia – a anguilla allo spiedo, suggeriva Roberto – dati i toni torbati. Mancava all’appello la Saison, ma è una buona scusa per ritornare…

Tweet


Info autore

Chiara Andreola

Veneta di nascita e friulana d’adozione, dopo la scuola di giornalismo a Milano ho lavorato a Roma – dove nel 2009 ho conseguito il titolo di giornalista professionista – e a Bruxelles al DG Comunicazione della Commissione Europea. Lì sono iniziati i miei primi timidi approcci con la birra, tra cui la storica Bush de Noel che ha finito per mettere il sigillo definitivo alla storia d’amore tra me e il mio futuro marito – e già da lì si era capito che una storia d’amore era nata anche tra me e la birra. Approdata a Udine per seguire appunto il marito, qui ho iniziato ad approfondire la mia passione per la birra artigianale grazie al rapporto in prima persona con i birrai – sia della regione che più al largo – e i corsi di degustazione tenuti dal prof. Buiatti all’Università di Udine; così dal 2013 il mio blog è interamente dedicato a questo tema con recensioni delle birre e resoconti delle miei visite a birrifici, partecipazioni ad eventi e degustazioni. Le mie collaborazioni con pubblicazioni di settore come Il Mondo della Birra e Nonsolobirra.net, con eventi come la Fiera della Birra Artigianale di Santa Lucia di Piave e il Cucinare di Pordenone, e la conduzione di degustazioni mi hanno portata a girare l’Italia, la Repubblica Ceca, il Belgio e la Svezia. Ora sono approdata anche al Giornale della Birra, un altro passo in questo mio continuare a coltivare la mia passione per il settore e la volontà di darvi il mio contributo tramite la mia professione.