Numero 11/2023

16 Marzo 2023

Non solo birra, quattro chiacchiere con Umberto di Pole Beer e Pole Hops

Non solo birra, quattro chiacchiere con Umberto di Pole Beer e Pole Hops

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Se già aprire un birrificio (o una beerfirm come in quaesto caso) è un passo decisamente importante, questi tre giovani imprenditori hanno deciso di affiancare pure una coltivazione di luppolo.

Orma la birra artigianale in Italia l’abbiamo (quasi) sdoganata, mentre la coltivazione del luppolo è poco oltre la fase sperimentale. Un grande amore per il proprio territorio e un po’ di sana “follia” danno vita ai progetti “Pole”. Umberto ci aiuterà a fare chiarezza e raccontare una storia che è interessante e visionaria come poche altre…

 

 

Umberto, per prima cosa una breve presentazione delle tre menti dietro a questo progetto.

Siamo Pole Beer & Pole Hop; Umberto, Andrea e Luca. Siamo tre giovani ragazzi di Padova che hanno deciso di mettere insieme le forze per portare avanti questo progetto. Proveniamo tutti e tre da mondi diversi da quello brassicolo e agricolo, ma da molto tempo ne eravamo appassionati e soprattutto avevamo voglia di raccontare il territorio (il nostro nome Pole significa proprio: Promotion of local environment).

Umberto: Durante gli ultimi anni di università ho coltivato la passione per il mondo enogastronomico sia facendo il corso da sommelier vino, sia dedicandomi alla produzione di birra artigianale improvvisando ricette originali e dando massimo sfogo alla creatività all’interno del garage di mio suocero (si, è nata come questione di famiglia!).

Con il corso da Birraio Artigiano, concluso l’anno scorso, ho acquisto gli aspetti tecnici del mestiere, necessari per gettare le fondamenta dell’ambizioso progetto Pole Beer. Con Andrea ad una cena tra amici è nata subito l’intesa adatta a delineare la direzione del brand. Insieme abbiamo compreso che  unendo le forze Pole Beer e Pole Hop potevano avere le carte in regola per trasformarsi in un progetto unico.

Andrea: Fin da piccolo si è occupato della gestione di piccoli vigneti, orti e frutteti, acquisendo sul campo le abilità e le competenze necessarie al mondo agricolo e alla coltivazione di piante di luppolo.

L’incontro con Umberto ha dato il via ad un’amicizia solida che ben presto ha posto le basi anche per il progetto. In un momento di genio, o forse follia, ha pensato di reinventarsi e di convertire i filari di famiglia di serprino e moscato giallo in una coltivazione di luppolo che oggi si presenta come un impianto di due terrazzamenti nel comune di Teolo sui Colli Euganei.

Luca: Fratello di Andrea, Fin da subito entusiasta del progetto, ha deciso di investire nella nuova avventura mettendo a disposizione le proprie competenze agricole. Fin dagli inizi ha dedicato particolare attenzione e grande passione alla coltivazione del luppolo con la speranza di riuscire a portare alla luce le grandi potenzialità del proprio territorio.

Grazie alla sua intraprendenza, si è impegnato a far conoscere il progetto ad amici e conoscenti ampliando il bacino di interesse e curiosità.

 

 

Come siete arrivati a quello che siete oggi? 

Con passione, dedizione, testardaggine e un pizzico di incoscienza. Lato birra abbiamo iniziato, come per molti, in un garage di famiglia facendo tantissime prove e facendo testare al quartiere i nostri esperimenti. Gli errori erano all’ordine del giorno ma allo stesso tempo l’estro, la volontà di raccontare qualcosa di autentico e di migliorarsi non mancavano. Vedendo che amici e conoscenti erano molto interessati e contenti di ricevere le nostre birre da lì si è palesata una pulce nell’orecchio che qualcosa in più si potesse fare. Questi i motivi che mi hanno spinto ad iscrivermi al corso da Mastro Birraio; rendere una passione una professione.

Lato luppolo invece abbiamo iniziato con un impianto pilota, costruito in autonomia, di 200 piante nel comune di Teolo sui Colli Euganei per vedere la responsività della pianta alle condizioni che quel terroir imponeva. Dopo due anni di test in campo e di analisi in laboratorio abbiamo visto come il prodotto fosse di ottima qualità e lo abbiamo iniziato a proporre ai primi birrifici locali che con grande soddisfazione lo hanno inserito nella loro linea produttiva.

 

 

Progetto che si divide in due canali decisamente distinti. Beerfirm e coltivazione di luppolo.

Si esatto, per iniziare siamo partiti con due realtà ben distinte: Pole Beer per la produzione e commercializzazione di birra e Pole Hop come realtà agricola per la coltivazione del luppolo.

Ci diverte definirci beerfirm agricolo!

Due realtà distinte sì, ma che hanno entrambe come scopo un’economia circolare che valorizzi il territorio che ci circonda. Se infatti, da una parte siamo noi stessi a produrre le nostre birre con materie prime slow e local, cerchiamo allo stesso modo di proporre agli altri birrifici un prodotto coltivato e generato con la stessa filosofia, invogliando così, via via ad un consumo più sostenibile. Sostenibilità non solo nelle materie prime utilizzate e nella loro coltivazione ma, anche, nel materiale pubblicitario; la carta che utilizziamo per flyers e business card è infatti generata dal riutilizzo delle alghe della laguna di Venezia, oppure, le nostre etichette che pur simulando un materiale plastico in termini di efficienza sono in realtà di cellulosa. Per questi temi, infatti, ci siamo riconosciuti nel Pinguino come animale simbolo in grado di racchiudere in sé i nostri valori e la nostra mission. Un esemplare che si circonda dei propri simili, che crea legami che durano nel tempo ed è simbolo della lotta contro il cambiamento climatico.

 

Che birre producete?

In commercio abbiamo 4 stili di birra, ma la linea produttiva si sta ampliando già oggi.

Queste le nostre birre ad ora:

 Caigo: Blanche stile belga alla verbena. Colore giallo paglierino opalescente. Al naso emana note agrumate di limone e cedro donate dalla verbena a cui si accompagnano sentori floreali, speziati e panificati. Al palato presenta una lieve acidità donata dal frumento che si bilancia con la dolcezza e cremosità. Si mantiene leggera, dissetante e di facile beva per tutti. Il nostro mood: Non esagerate che se no il Caigo lo vedete anche durante una giornata estiva!

 Siora: Bionda saison. Colore giallo paglierino opalescente. Al naso sono presenti aromi speziati e floreali tipici dello stile, accompagnati da note di agrumi e frutta a pasta bianca. Al palato presenta equilibrio tra i toni fruttati, speziati e agrumati con un tono amaro luppolato per rendere omaggio ai nostri luppoli che coltiviamo. La facile bevuta è garantita da una grande secchezza e dal basso grado alcolico. Il nostro mood: Una birra elegante, non banale e con mille intriganti sfaccettature come una bella Siora!

 Ceste: American pale ale. Colore ambrato, al naso presenta intensi aromi tropicali e di frutta a pasta gialla come la pesca. La beva rimane equilibrata, un bel corpo viene affiancato da un elegante amaro. Il nostro mood: Da bere sempre, aperitivo pranzo o cena che sia, Ceste!

 Bronsa: American strong ale rossa con miele di castagno prodotto dalle arnie in vicinanza del nostro luppoleto dei Colli Euganei. Colore ambrato scuro. Al naso fin da subito si avverte il sentore floreale, balsamico e legnoso che viene accompagnato dagli aromi di biscotto, crosta di pane e frutta secca. Al palato presenta equilibrio tra le note dolci e amaricanti. Birra con corpo medio, che riempie il palato durante la beva. Il nostro mood: Questa birra è una vera “Bronsa querta”, si presenta in un modo ma provandola troverai tante altre sorprese che non ti aspettavi, occhio a non scottarti!

Infine, a breve usciranno altri stili che produrremo, come per le altre birre, con materie prime locali per omaggiare il nostro territorio.

 

 

 

Avete un birrificio o un birraio che vi è di ispirazione?

Ce ne sono molti, dipende ovviamente da quale caratteristica vogliamo prendere in considerazione. In ogni caso, comunque, credo che ci si innamori di un progetto il più delle volte, più che del prodotto stesso quindi, essendo appassionati di questo mondo la scelta univoca su uno solo è davvero difficile. Ci sono molte realtà italiane di valore, ed ognuna di loro ha quel plus in più che le caratterizza e ci ispirano ogni giorno.

 

Spesso il mercato è un po’ scettico di fronte a una beerfirm, cosa ne pensi?

La nostra scelta di essere beerfirm per il primo periodo è una scelta razionale e concreta per mantenere l’autenticità del nostro prodotto. Le nostre birre, infatti, le produciamo con il luppolo che coltiviamo con le nostre mani, con il malto prodotto nel triveneto e con altre materie prime (es. miele) che vengono prodotti in sinergia con piccole realtà locali. In tal senso, abbiamo creduto in un primo investimento diretto alla gestione del luppolo più che ad un impianto di produzione di birra di proprietà. Fare entrambi gli investimenti, nel periodo storico in cui siamo, sarebbe stato troppo rischioso, per chiunque direi! Un passo alla volta facendo le cose con cura. Credo, quindi, che lo scetticismo sia rivolto più a quelle (ipotetiche) realtà che nascono facilmente per far birra seguendo la moda del momento e senza una vision o una mission concrete. Queste realtà, infatti, o producono birre di bassa qualità o comunicano talmente tanta confusione che risultano essere controproducenti per il settore stesso.

 

 

 

Luppolo. Se ne parla tanto, se ne coltiva poco (in Italia).  Come mai questa scelta? 

La cultura italiana relativamente alla coltivazione del luppolo è ancora molto giovane, non abbiamo grandissima tradizione, e sta andando di pari passo con la cultura della birra artigianale, anzi è partita ancora più tardi. È un mercato che sta crescendo negli ultimi anni e come qualsiasi cambiamento ha bisogni di tempo, di essere testato, provato e soprattutto compreso.

Abbiamo scelto di puntare sulla coltivazione di questa materia prima perché crediamo fermamente che grazie alle eterogeneità di microclimi e microambienti che abbiamo in Italia possiamo creare un prodotto di grande qualità e che possa adattarsi alle varie esigenze del mercato (italiano ed internazionale). Abbiamo iniziato inserendo i nostri luppoli nelle nostre birre per capire come si comportassero, e il risultato è stato eccellente. Abbiamo, dunque, pensato ad una visione d’insieme del mondo craft italiano che dovesse credere e provare a prodotti come questi. Per questo abbiamo iniziato a studiare vari scenari, coltivare più piante, produrre più kg, collaborare con altri luppoleti veneti e proporre il prodotto a svariati birrifici. Sicuramente ci dev’essere, e ci dovrà essere, anche quel pizzico di fiducia da parte del mondo craft italiano ad accogliere tutto ciò.

 

 

Quali qualità coltivate? 

Dopo varie consulenze con agronomi e tecnici del settore abbiamo deciso di coltivare le varietà che meglio si adattavano al nostro terreno/ambiente e che, ovviamente, potessero essere versatili in ambito produttivo di birra. Per questo la scelta è ricaduta su Cascade, Comet e Centennial. Cascade molto dinamico e versatile, citrico e floreale che si adatta a molti stili. Comet caratterizzato da un’importante vena aromatica di pompelmo e un’elegante capacità amaricante. Centennial con sentori agrumati e floreali spiccati molto efficaci in aroma. Fortunatamente stiamo ricevendo ottime risposte da tutte le varietà coltivate. Un piccolo focus su quanto abbiamo notato dopo l’annata del 2022: a causa della forte siccità che c’è stata durante l’estate del 2022 abbiamo notato importanti differenze delle piante (sia in termini di crescita vegetale, sia organolettica) che hanno cercato di adattarsi ad un clima estremamente secco e rovente. Tutto questo a testimonianza di come in base all’ambiente in cui si trova la pianta, essa reagisce generando un luppolo estremamente diverso pur essendo la stessa varietà. Questa casistica, inoltre, ha evidenziato una situazione climatica anomala che si presenterà ogni anno maggiormente. È stata comunque un’opportunità d’apprendimento e di crescita, che ci ha portato ad adattare il nostro metodo di coltivazione in quanto il luppolo necessita di un grande quantità di acqua.

 

Luppolo italiano. Quale futuro? 

Il futuro può essere sicuramente roseo, basta avere idee chiare e seguire una strategia ben definita. Dopo un primo periodo di lavoro in completa autonomia abbiamo finalmente avuto modo di interagire con altre realtà venete. Possiamo dire che la collaborazione e la sinergia con loro è all’ordine del giorno. Questo crediamo sia un elemento essenziale per il futuro del luppolo. C’è infatti la necessità di creare filiere territoriali. Non parlo volontariamente di luppolo italiano ma territoriale. Non possiamo pretendere di creare un luppolo clusterizzandolo tutto come “Made in Italy”. È una materia prima che si adatta ad ogni terroir in cui viene coltivato, ogni ambiente lo caratterizza diversamente da un altro. C’è bisogno di riconoscere l’autenticità di ogni terroir garantendo così caratteristiche definite di una materia prima che poi, verrà riconosciuta dal birraio utilizzatore. Un’altra necessità, non da meno, è sicuramente quella di affinare la tecnica della lavorazione, ma anche attraverso l’utilizzo di macchinari adeguati. Non possiamo utilizzare macchinari provenienti da altri settori agricoli per poi riadattarli grossolanamente al luppolo. Essicazione e pellettizzazione di questa materia prima necessitano di caratteristiche ben definite per garantire l’integrità delle sue proprietà. Un birraio ha necessità di poter usufruire del prodotto nelle migliori condizioni possibili e sappiamo che queste due fasi di lavorazione influiscono molto sulle qualità finali.

 

 

 

Cosa possiamo aspettarci per il futuro di Polebeer?

Il mondo brassicolo italiano è in pieno fermento e anche per noi sarà così. Sicuramente un primo obiettivo sarà quello di poter internalizzare il processo di produzione della nostra birra in modo da poter fare sempre più ricerca e sviluppo con le nostre materie prime. Riguardo a queste, stiamo già studiando per poter inserire nel nostro “bagaglio” la coltivazione dell’orzo per le nostre birre, divenendo via via sempre più indipendenti e potendo, così, raccontare ed omaggiare il territorio in cui tutto ciò prende forma. Ricerca e sviluppo che comunque non sarà attiva solo per il prodotto birra, ovviamente, ma anche per il luppolo. Studieremo altre varietà, il loro comportamento nel nostro terroir e cercheremo di incentivare sempre più il “brand” di luppolo territoriale collaborando con altri produttori locali.

 

Un pensiero su quello che è oggi il mondo craft in Italia.

Come accennavo prima è un mercato estremamente dinamico, caratterizzato da realtà già ben strutturate e altre che stanno cercando di emergere. Credo che un elemento essenziale che debba essere in parte incentivato in tutto il mondo craft sia la cooperazione tra queste realtà. Occupiamo una piccola percentuale nel mercato birra in generale, è quindi necessario unire le forze nel nostro comparto artigianale, sia per acquisire maggior forza e “diritti” nel mercato stesso, sia per poter proporsi sempre più ad un mondo “laico” che conosce a malapena cosa vuol dire davvero birra artigianale. Per far questo, oltre ad unione tra realtà, credo che avere una linea comunicativa più forte che segua concetti chiari e distinguibili per il pubblico possa essere d’aiuto perché solo così il cliente potrà scegliere consapevolmente e comprendere l’unicità.

 

 

 

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Daniele Bertozzi
Info autore

Daniele Bertozzi

Novarese, classe1981.
Un viaggio in Belgio per scoprire che la birra è molto di più di quello che trovi nei supermercati e che, a dire il vero, poco mi è sempre piaciuta (tranne rare occasioni…).
Cercavo emozione tra gli scaffali e non l’ho quasi mai trovata!
Ho vissuto come tanti colleghi il “rinascimento birraio italiano” che dà ancora oggi tante possibilità e soddisfazioni a livello personale e professionale.
La passione è sempre cresciuta costantemente tra eventi, formazione, fino a giungere ai corsi di Unionbirrai con relativi esami e il conseguimento del titolo di Unionbirrai Beer Taster.
Il mondo birra diventa più di una sola passione, e ad oggi mi occupo di docenze e organizzazione di corsi ed eventi vari di formazione tra Piemonte e Lombardia.
Oltre alla birra adoro viaggiare, la musica e il buon cibo.
Curo una pagina Instagram come “Arte_birra” e ho anche pensato di fare l’homebrewer… sì, ma l’ho sempre solo pensato…