26 Gennaio 2016

BOCK: perché Bock?

BOCK: perché Bock?

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Si narra che, in un tempo in cui cavalieri cavalcavano i loro destrieri, creature mitologiche abitavano nelle nere foreste e terribili spettri infestavano i castelli abbandonati, due monaci, birrai di professione, si trovarono una sera in una piccola taverna nei pressi di Monaco di Bavera e decisero di sfidarsi in una gara di bevuta. Ognuno doveva bere la birra dell’altro e avrebbe vinto chi dei due ne avesse bevuta di più. Dopo pochi boccali uno dei due cadde rovinosamente a terra.

“Oste” esclamò “perché hai lasciato libero il tuo caprone? Mi ha incornato e fatto cadere!” Tra le risa di tutti i commensali il vincitore gli disse: “L’unico caprone che c’è è quello nella mia birra, è lui che ti ha steso!”

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bock (2)

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Chiunque abbia almeno una volta esagerato con la birra Bock, che in tedesco significa proprio “caprone”, può confermare di avere a sua volta sentito più volte l’incornata di un ovino furibondo; è tuttavia difficile pensare che questa divertente storiella sia davvero all’origine del nome Bock.

Un’ipotesi più plausibile è legata al periodo dell’anno in cui veniva brassata questa birra, ovvero sotto il segno del Capricorno. La spiegazione più ampiamente accettata, però, è quella che sostiene che “Bock” sia semplicemente una storpiatura del nome di Einbeck, la città in cui originariamente veniva prodotta. ”Einbecker Bier” divenne a Monaco di Baviera, dove litri e litri di questa birra scura venivano consumati, “Ein Bock”. Il fatto che in tedesco “Ein Bock” significhi “un caprone” ha fatto sì che sulle etichette delle birre di questo stile sia raffigurato proprio questo animale.

 

 

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Federico Borra
Info autore

Federico Borra

Classe 1982, nato a Milano, ma comasco d’adozione, ho iniziato il mio viaggio nel mondo della birra artigianale nella cantina di un ormai famoso birraio: io facevo i compiti della quinta elementare, lui poneva le basi per un brillante futuro.
Per anni però ho vissuto ai margini di un movimento che diventava sempre più grande e delle cui meraviglie finalmente e totalmente mi sono innamorato nell’estate del 2011… da allora si può dire che io e la birra artigianale siamo inseparabili.
Sono un autodidatta (adoro leggere), ho però frequentato alcuni corsi presso i birrifici vicino a casa (mi piace anche ascoltare, soprattutto i birrai!). Grazie ad un tifoso lariano del West Ham (di cui forse un giorno vi racconterò), riesco facilmente a raggiungere birre da tutto il mondo, dalla Danimarca al Giappone, passando per Nuova Zelanda, Francia, Inghilterra, Belgio, Germania, U.S.A., Italia e chi più ne ha più ne metta…e dove non arriva lui, c’è sempre internet!
Fosse per me sarei sempre in giro per il mondo, scoprire nuove culture mi affascina soprattutto attraverso la musica, il cibo e, perché no, la birra. Da sempre sono appassionato di cucina, cerco di scavare a fondo nella tradizione senza mai chiudere la porta alla creatività. Sfoglio volentieri, anche solo per passare il tempo, libri di ricette e ne ho una piccola collezione comprata in tutto il mondo (beh, più o meno tutto). Questa mia passione si è unita a quella della birra sfociando nella ricerca dell’ abbinamento perfetto.
Dal 2012 sono homebrewer. Producendo birra mi piacerebbe imparare a conoscere gli aromi del luppolo e le sfumature del malto, l’utilizzo dei lieviti e l’influenza che ha l’acqua sulla nostra bevanda preferita (la sperimentazione in prima persona è fondamentale!!).
Attraverso questa nuova esperienza con www.giornaledellabirra.it vorrei poter condividere con voi le mie idee e le mia scoperte, confrontarmi e soprattutto ampliare i miei orizzonti! Tra i miei ispiratori, l’autore Jef Van Den Steen ed il suo libro Gueuze & Kriek: The Magic of Lambic