Numero 01/2020

1 Gennaio 2020

Il 2020 birrario: previsioni e auspici per una rivoluzione italiana!

Il 2020 birrario: previsioni e auspici per una rivoluzione italiana!

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Il 2019 è stato per la birra italiana un anno travagliato, ma anche ricco di opportunità. Travagliato da malumori ed incertezze che hanno caratterizzato soprattutto il comparto artigianale, stretto da una concorrenza sempre più serrata tra un numero crescente di realtà produttive, ma anche minacciato dalle crafty e dalle mire di espansione della grande industria, nonché anche da alcuni addii. Positivo perché, a fianco di un dinamismo inestinguibile sigillato dalla nascita di nuovi microbirrifici e da un continuo affermarsi delle birre italiane (artigianali e non) sui mercati e sui palchi di competizione straniere, finalmente si stanno gettando le basi per creare un’identità sempre più oggettiva e chiara della birra del nostro Paese. Un processo che, finalmente, sta coinvolgendo non solo più il popolo degli appassionati e degli operatori di settore, ma che sta diventando un fenomeno di massa capace di coinvolgere anche le sfere più intime della società. Non a caso, finalmente, le istituzioni nazionali hanno preso a cuore le grandi battaglie portate avanti dalle associazioni di categoria e gruppi di settore, trasformandole in concrete azioni di valorizzazione e tutela delle produzioni artigianali. In primis, in tal senso, bisogna ricordare la riduzione delle accise e la variazione delle modalità di determinazione dell’imposta, che porta ad uno sgravio dei costi alla produzione ed un primo passo di semplificazione a livello burocratico (anche se al momento non ancora completamente compiuto). La riduzione di imposta non ha portato ad un vantaggio economico per i consumatori (non si è visto, insomma, una riduzione dei prezzi al consumo), ma certamente ha creato qualche margine di utile in più per gli imprenditori, dando spazi a nuove opportunità di consolidamento e sviluppo delle aziende.

 

 

Siglate nel 2019 anche alcune iniziative a tutela della birra italiana, spesso sotto la spinta delle associazioni di categoria agricole: un bel passo in avanti verso la creazione di una identità territoriale, agricola, ancor prima che artigianale della birra italiana. Forse proprio questo sarà l’elemento vincente su cui gli imprenditori brassicoli muoveranno i propri passi in futuro per oggettivizzare quell’italianità della birra che oggi, purtroppo, ancora troppo spesso vacilla rispetto all’origine delle materie prime.

Molto interessante osservare come nel 2019 sempre più birrifici abbiano puntato a realizzare birre IGA, così come a sviluppare innovative tecniche di produzione con l’affinamento in botte, la sperimentazione dell’uso delle anfore, l’impiego di luppoli, cereali ed altre materie prime di origine nazionale e coltivate, quindi, in Italia, legando così il prodotto finito in modo oggettivo al territorio di produzione.

 

 

Processi che, anche se ancora limitati in termini di volumi prodotti, garantiscono un volano di sviluppo e di innovazione assolutamente specifici e unici, probabilmente inimitabili e che saranno alla base della nuova rivoluzione del concetto di birra artigianale italiana, forse quella della piena maturità del settore, e di cui si stanno incominciando  a vedere gli abbozzi: birrifici artigianali, non necessariamente agricoli, in grado di reperire sul territorio italiano tutte le materie prime per realizzare tutte le proprie birre. O meglio ancora, birrifici agricoli, in grado di autoprodurre e trasformare completamente in azienda tutte le materie prime, dal campo alla bottiglia.

L’elemento forse più segnante del 2019 e che ha destato il più grande interesse trasversale è la nascita del primo birrificio italiano completamente autonomo nella produzione e trasformazione delle materie prime: si tratta del Birrificio contadino Cascina Motta, localizzato forse non a caso in Piemonte, che oltre a coltivare orzo, frumento, cereali minori e luppolo, realizza in proprio la maltazione e la produzione della birra, dal campo alla bottiglia. Il tutto seguendo i dettami dell’agricoltura biologica: si tratta del primo esempio compiuto di economia circolare a tutto tondo in ambito birrario italiano, una realtà unica in tutto il contesto europeo, ma che sta già dando il via ad una serie di iniziative conseguenti, ispirando molti imprenditori e birrai.

Si dimostra così come la filiera della birra italiana (intendendo con questo concetto anche i produttori di impianti industriali), ha di fatto sviluppato le tecnologie per riuscirsi, la ricerca in campo agrario sta mettendo a punto sistemi di coltivazione dei cereali e dei luppoli nei diversi microclimi italiani, il genio imprenditoriale non manca di dare contributi in termini di investimenti e di ricerca di nuovi canali di differenziazione.

Insomma, lo scenario per il 2020 birrario non è di certo sgombro di nubi, ma le prospettive di mercato ed i sogni che stanno diventando realtà, lasciano ampi margini per attendersi un anno importante, forse rivoluzionario!

La rivoluzione della birra agricola 100% Made in Italy, ovvero la vera birra italiana per origine delle materie prime e 100% artigianale dalla coltivazione fino al bicchiere, non è più una chimera. Questo, può rappresentare il vero segno della raggiunta maturità del settore, distintivo del prodotto, più che delle persone. Proprio tale elemento potrà essere il volano su cui la birra artigianale può far leva per superare i confini della cerchia di appassionati e raggiungere sempre più la massa di consumatori, anche all’estero.

Il 2019 è stato anche un anno di ascese per molti birrai emergenti e per nuove esperienze imprenditoriali di nomi celebri: questi soggetti detteranno il passo, forse, anche per il 2020 e per gli anni a venire. Non sempre una personalizzazione così estrema sul nome del birraio gioverà al settore, ma di certo contribuirà a far crescere ulteriormente la competizione a favore della ricerca della qualità e della sperimentazione di nuove frontiere birrarie.

 

Una previsione per il 2020: la riduzione della frammentazione delle referenze di gamma. Molti birrifici oggi tendono a produrre innumerevoli birre, spesso in modo discontinuo e forse un po’ disorganizzato. Oggi inizia ad emergere la consapevolezza di una nuova necessità di razionalizzazione. Puntare su poche birre permette di fidelizzare il consumatore, consente ai distributori ed ai publican di conoscere approfonditamente e presentare al meglio un prodotto, inviata al riassaggio, crea ricordo del marchio e del prodotto in chi gode della bevuta.

E siccome iniziare un nuovo anno, significa anche stilare i bilanci del passato, desideriamo condividere con ognuno di voi gli strepitosi risultati maturati dal nostro Giornale della Birra nel 2019: superati i 55.000 followers sui social, oltre 700 nuovi articoli pubblicati nel solo ultimo anno (in media più di due pubblicazioni ogni giorno), oltre 1600 post sulle pagine social ed un incremento di pubblico che ha consentito di superare stabilmente i 50.000 utenti mensili con oltre 1.500.000 di pagine visitate. Risultati supportati anche dal rinnovo grafico di Enciclopedia della Birra, un vero e proprio riferimento da più di 10 anni per i birrofili nazionali, il consolidamento dei portali associati Cucinare con la Birra ed Hops Farmer  ed il lancio del primo sito web di e-commerce referenziale dedicato ai microbirrifici italiani che sta muovendo i primi passi sulla scena del web: Mercato della Birra

Che il VentiVenti porti ad ognuno delle ottime birre e tante buone letture sulle nostre pagine!

Dalla tutta redazione di Giornale della Birra, Cheers!

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Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!