Numero 33/2020

12 Agosto 2020

Con Asprom la birra è “Cent par cent furlane”!

Con Asprom la birra è “Cent par cent furlane”!

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Abbiamo già visto, nello scorso articolo, che cos’è la rete Asprom; e ora andiamo alla scoperta di qualche dettaglio in più sull’orzo e sul malto che i retisti producono.

 

Asprom, come già dicevamo, riunisce quasi 200 aziende agricole per circa 1000 ettari di terreno coltivato: numeri importanti, che confermano come l’unione faccia la forza. La produzione di orzo, come è facile intuire anche per i non addetti ai lavori, raggiunge così volumi notevoli (45 mila quintali quest’anno): portando di conseguenza dei vantaggi che i singoli coltivatori da soli non avrebbero, e che si concretizzano in particolare in ambito brassicolo.

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«Innanzitutto, va ricordato che l’obiettivo con cui è nata la rete è stato quello della valorizzazione dei cereali sotto tutti gli aspetti – afferma Alido Gigante, presidente di Asprom –: e quindi anche sotto quello economico, garantendo una redditività più elevata attraverso la trasformazione in prodotti dal maggior valore aggiunto». Detta in altri termini: garantisce maggiori guadagni al produttore la vendita dell’orzo da birra, al commercializzatore quella del malto, o quella della birra nel caso degli agriturismi (questi ultimi hanno peraltro obbligo di somministrare in prevalenza prodotti propri, cosa che non sarebbe possibile nel caso in cui la birra venisse acquistata), che quella dell’orzo da destinare ai mangimi per gli animali. Questo tipo di valorizzazione, però, richiede il fatto di essere strutturati a tal fine: cosa che Asprom ha fatto nel corso degli anni, muovendosi su più fronti.

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Il primo è quello della vendita dell’orzo all’industria birraria, che garantisce come dicevamo maggiori ricavi. «Abbiamo siglato un importante accordo di fornitura con Castello – ricorda Gigante –, che in tal modo pone sul mercato birra 100% italiana; e con Peroni, che ha rilanciato il marchio Dormisch (nato appunto in Friuli) utilizzando il cereale di Asprom. Il che, oltre ad essere conferma della qualità dell’orzo prodotto e della fiducia posta nella Rete, costituisce un introito importante per i retisti».

 

Non tutto l’orzo tuttavia, come già accennato, prende questa strada: una parte viene infatti dedicata alla produzione di birra artigianale agricola presso l’impianto turnario di Pocenia. La maltazione, in conto lavorazione, avviene alla malteria Saplo o Stamag, con garanzia di tracciabilità mediante certificazione rilasciata dalla malteria stessa: «cosa non sempre ottenibile da parte delle singole aziende – precisa Gigante –, che magari non riescono a raggiungere da sole la quantità minima necessaria a questo scopo. I grossi volumi, infatti, consentono di riempire per intero le vasche di maltazione, e quindi di non perdere la tracciabilità del prodotto». Al momento viene prodotto unicamente malto pils – il che, come spiegherà poi il birraio, ha richiesto originali e interessanti adattamenti delle ricette, così da usare sempre questo come malto base; ma Asprom non esclude di aggiungerne altri in futuro.

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La Rete raccoglie le prenotazioni dell’orzo da parte dei birrifici ad inizio annata agraria, e consegna poi la quantità richiesta alla fine della cosiddetta “fase di dormienza” (inizio settembre) o a dicembre, a maltazione avvenuta. Le aziende che non dispongono di terreni da coltivare ad orzo – perché si trovano in zone inadatte a questa coltura, o perché hanno altri orientamenti di coltivazione – possono ricevere in affitto da un retista il terreno necessario a produrre l’orzo richiesto; ed effettuare poi tutte le altre lavorazioni per ottenere il prodotto finito tramite i terzisti della Rete. I retisti “consumatori”, quindi, possono provenire da tutte le Regioni d’Italia, in quanto l’unico vincolo imposto dallo statuto è quello della coltivazione in Friuli Venezia Giulia: ad oggi se ne contano infatti in Sicilia, Emilia Romagna e Piemonte, oltre naturalmente al Friuli.

 

Parlando di malto, una delle birre della linea “Cent par cent furlane” in cui questo gioca un ruolo particolarmente importante è la Rossa. Ispirata alle Alt tedesche, reinterpreta lo storico stile di  Düsseldorf  cercando il bilanciamento ideale tra il dolce biscottato del malto e l’amaro netto ed erbaceo del luppolo – tradizionalmente predominante nelle versioni originali. L’aroma si presenta  pulito e robusto, con sentori di biscotto, caramello e pane croccante, seguiti da quelli di frutta rossa e da una ventata erbacea del luppolo; mentre in bocca il biscotto, la nocciola e il caramello, robusti in un primo momento, sono seguiti da un amaro deciso ma equilibrato. Una birra quindi che,  pur con una certa robustezza nei sapori, si mantiene semplice e versatile.

 

Per maggiori informazioni è possibile contattare Asprom a asprom@asprom.it, al 335 7681860 per la parte tecnica, allo 0432 777156 per quella commerciale; e visitare il sito www.asprom.it

 

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Chiara Andreola
Info autore

Chiara Andreola

Veneta di nascita e friulana d’adozione, dopo la scuola di giornalismo a Milano ho lavorato a Roma – dove nel 2009 ho conseguito il titolo di giornalista professionista – e a Bruxelles al DG Comunicazione della Commissione Europea. Lì sono iniziati i miei primi timidi approcci con la birra, tra cui la storica Bush de Noel che ha finito per mettere il sigillo definitivo alla storia d’amore tra me e il mio futuro marito – e già da lì si era capito che una storia d’amore era nata anche tra me e la birra. Approdata a Udine per seguire appunto il marito, qui ho iniziato ad approfondire la mia passione per la birra artigianale grazie al rapporto in prima persona con i birrai – sia della regione che più al largo – e i corsi di degustazione tenuti dal prof. Buiatti all’Università di Udine; così dal 2013 il mio blog è interamente dedicato a questo tema con recensioni delle birre e resoconti delle miei visite a birrifici, partecipazioni ad eventi e degustazioni. Le mie collaborazioni con pubblicazioni di settore come Il Mondo della Birra e Nonsolobirra.net, con eventi come la Fiera della Birra Artigianale di Santa Lucia di Piave e il Cucinare di Pordenone, e la conduzione di degustazioni mi hanno portata a girare l’Italia, la Repubblica Ceca, il Belgio e la Svezia. Ora sono approdata anche al Giornale della Birra, un altro passo in questo mio continuare a coltivare la mia passione per il settore e la volontà di darvi il mio contributo tramite la mia professione.