Numero 20/2019

18 Maggio 2019

Gulpener, birrificio olandese basato sui principi della produzione artigianale con grande riguardo alle tecnologie innovative

Gulpener, birrificio olandese basato sui principi della produzione artigianale con grande riguardo alle tecnologie innovative

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Tratto da La birra nel mondo, Volume II, di Antonio Mennella-Meligrana Editore

Tipica azienda a conduzione familiare, nella zona meridionale del Limburgo caratterizzata dalla marna. Nacque, come De Gekroonde Leeuw (“Il Leone Incoronato”), nel 1825 a opera di Laurens Smeets, mastro birraio e sindaco. Passò quindi nelle mani del figlio e del genero (che faceva di cognome Rutten). Dopo tre generazioni di Smeets, divenne di proprietà dei Rutten che la dirigono tuttora.

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È una delle imprese che hanno preso maggiormente piede nel Paese, distinguendosi sempre per l’impiego di tecnologie innovative senza però mai discostarsi dai principi della produzione artigianale. E solo nel 1985 decise di uscire dall’ambito regionale, cominciando, attraverso i canali navigabili dell’Olanda, la distribuzione in tutto il territorio nazionale e l’esportazione, prima in Inghilterra, e via via nel resto d’Europa.

Ha comunque sempre avuto un’attenzione particolare per l’ambiente e per il rispetto sociale ed etico: nel processo produttivo utilizza energie rinnovabili e materie prime ottenute con sistemi a ridotto impatto ambientale.

Lascia alla Grolsch, con la quale è peraltro in società dal 1996 per l’elaborazione di alcune birre speciali, i grandi numeri produttivi, limitandosi a coprire con le proprie specialità i mercati di nicchia. Mentre continua la tradizione del Limburgo, una regione tra il Belgio e la Germania in cui s’incontrano, integrandosi, tre diverse culture brassicole.

Utilizza normalmente l’acqua del pozzo di proprietà e materie prime coltivate pure in campi propri; fa maturare a lungo i prodotti e non li sottopone a pastorizzazione. Prodotti, che di conseguenza si caratterizzano per un gusto e una fragranza non comuni.

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Alle tipologie più note (lager, pilsner e oud bruin), ha aggiunto nel tempo un certo numero di speciali, nonché miscele e perfino birre d’abbazia.

Gulpener Biologisch Ur-Pilsner, pilsner biologica di colore dorato pallido (g.a. 5%); conosciuta in precedenza come Gulpener Limburgs Land. Lanciata nel 1990, è stata la prima birra prodotta con materie prime esclusivamente coltivate in zona nel pieno rispetto dell’ambiente. Si tratta di un prodotto scaturito dall’incontro di tre grandi tradizioni brassicole, olandese, belga e tedesca. Con una carbonazione a malapena vivace, la schiuma si leva alta e duratura. Nell’attraente finezza olfattiva spiccano, senza contrastarsi a vicenda, aromi erbacei, floreali e di malto. Il corpo, piuttosto sottile, presenta una consistenza oleosa. Il gusto, di una pastosità fresca, dissetante, si distende abboccato, con venature di luppolo e sprigionando, nello stesso tempo, sensazioni dolci e amare in un alternarsi costante e armonioso. Il finale, un po’ piccante, lascia il campo a un discreto retrolfatto dalle sensazioni terrose, di fiori secchi, anche metalliche in lontananza.

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Gulpener Dort, dortmunder/helles di un pallido ambra dorato (g.a. 7%). Più scura e più forte della precedente, fu lanciata nel 1953. È ottenuta con aggiunta di caramello e granturco. Con una morbida effervescenza, la spuma erompe fine, compatta, persistente. L’aroma esala dolciastro di malto, con accenni di luppolo erbaceo, paglia, miele, caramello, frutta secca. Il corpo, da leggero a medio, ha una trama liscia e lievemente cremosa che mette in evidenza la pastosità conferita dal granturco e dal caramello; così come nel sapore emerge una buona dose di malto, per la maggiore gravità originale. La luppolizzazione compare, e misurata, alla fine, con note abbastanza amare, rimanendo nella lunga persistenza retrolfattiva tra impressioni erbacee e pressoché astringenti.

Gulpener Pilsner, pilsner di colore biondo e dall’aspetto brillante (g.a. 5%). L’orzo utilizzato è quello primaverile, con produzione esclusiva. La carbonazione appare corretta; la spuma emerge di medie dimensioni e di media durata. L’aroma spira delicatamente, con sentori di luppolo, malto, erba, paglia, fieno. Dal corpo alquanto sottile e di tessitura tra cremosa e acquosa, si distende un gusto non troppo improntato al malto, per poter accogliere con facilità nel finale l’accento amaro di luppolo che caratterizza anche la discreta persistenza del retrolfatto.

Gulpener Chateau Neubourg, czech pilsner di colore giallo dorato (g.a. 5,5%); tra le ultime elaborazioni, e medaglia d’oro nella 38a edizione del Monde Sélection di Bruxelles. Prende il nome dal castello locale e viene commercializzata in un’elegante bottiglia blu con stemma in rilievo. Per la sua elaborazione invece, richiede orzo estivo del Limburgo, uno speciale luppolo aromatico e acqua cristallina di sorgente. Con una morbida carbonazione, la schiuma appare in una compatta corona bianca. I profumi di luppolo si sprigionano acuti e insistenti, con lievi sentori di miele e caramello. Il corpo medio ha buon equilibrio, in una consistenza quasi lattiginosa, e sfrutta magistralmente il forte speziato aromatizzante. Sicché il gusto di luppolo arriva secco sino al finale amaro, un amaro che si protrae abbastanza anche nel retrolfatto.

Gulpener Oud Bruin, oud bruin di colore marrone scuro (g.a. 3%); a bassa fermentazione. L’effervescenza appare piuttosto bassa; la schiuma beige, sottile, spessa e di buona allacciatura. Il corpo, medio-leggero, presenta una trama da grassa ad acquosa. Il malto dona generosamente la propria dolcezza sia all’olfatto che al palato. Solo nel finale, lievemente asciutto e legnoso, si leva un vago amarore, che rimane anche nel retrolfatto con una vaga impressione di cannella.

Gulpener Korenwolf, witbier di colore giallo paglierino e dall’aspetto opalescente (g.a. 5%); una creazione recente. Viene prodotta con l’acqua proveniente dalla sorgente di proprietà del birrificio, quattro cereali coltivati localmente (orzo, frumento, segale e farro) e aggiunta di spezie e fiori di sambuco. Korenwolf è il nomignolo che nel Limburgo si dà al criceto, animale ghiotto di cereali. L’effervescenza media determina una soffice spuma di notevole aderenza. L’aroma pungente è quello del frumento, esaltato da sentori di spezie. Il corpo, abbastanza pieno, e di tessitura leggermente cremosa, sorregge un vivace gusto rinfrescante, dolciastro e speziato. Il breve retrolfatto risulta secco e aspramente amaro, dopo un non men corto finale con note di fiori e chiodi di garofano.

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Gulpener Sjoes, tradizionale birra miscelata di colore marrone chiaro (g.a. 4,5%); a fermentazione bassa. È un connubio di Gulpener Oud Bruin e Gulpener Pilsner. Poiché nelle locande limburghesi si usa chiedere una pils con lo spruzzo (in olandese scheut, nel dialetto del Limburgo sjoes, con pronunzia simile a quella del tedesco Schuss), l’azienda imbottiglia una versione già pronta di pils con oud bruin; vende però anche separatamente la pilsner come X-Pert. L’effervescenza moderata produce una schiuma beige bassa e cremosa. L’aroma caramellato è alquanto dolce. Anche il gusto, nel corpo fresco, leggero e di tessitura acquosa, tende all’amabile che viene però neutralizzato dal fondo secco. Il finale luppolizzato scarica il suo piacevole amarore nelle corte suggestioni del retrolofatto.

Gulpener Gladiator, strong lager di colore dorato intenso e dall’aspetto limpido (g.a. 10%); prodotta dalla Grolsch. È la prima della famiglia dei Giganti, linea proposta nel 1996 per ricordare i coraggiosi gladiatori dopo la vittoria. La carbonazione è da media a bassa; la spuma bianca, scarsa ed evanescente. Nell’aroma si esibiscono subito il caramello e il fruttato. La struttura del corpo, anche se un po’ appiccicosa, è tanta e tale da poter mettere compiutamente sotto controllo, dopo l’iniziale sfuriata, la scalpitante vigoria dell’etanolo. Il gusto si snoda in una corsa lunga e regolare, all’insegna del malto e del solito caramello. Il finale arriva secco e con un’autentica esplosione dell’alcol. Nella lunga persistenza restrolfattiva rimangono piacevoli suggestioni amarognole.

Stagionali

Gulpener Lentebock, helles bok di colore ambra dorato (g.a. 6,5%); a fermentazione alta. È un prodotto primaverile, l’ultimo per tradizione prima dell’estate. L’effervescenza è piuttosto piatta; la schiuma bianca, sottile e di breve durata. L’aroma si libera dolce di malto, caramello, tostature, biscotti, sciroppo di mais. Il corpo appare abbastanza sottile, in una consistenza cremosa e un po’ appiccicosa. Il gusto persiste con piacevolissime note di malto, sino al finale secco, per cedere il campo a un discreto retrolfatto alcolico e deliziosamente fruttato.

Mestreechs Aajt, sour ale di colore rosso rubino (g.a. 3,5%); versione zuccherata venduta nei Paesi Bassi, anche nel resto d’Europa. Si tratta di uno stile regionale del passato, ripreso dalla Gulpener all’inizio degli anni ’80 del secolo scorso. La birra viene prodotta in un locale separato di Gulpen, De Zwarte Ruiter (“Il Cavaliere Nero”), che serve piatti locali come stuzzichini. È un prodotto estivo, ottenuto miscelando la oud bruin di fermentazione alta fresca con lambic affinato per almeno un anno in botti di legno non impeciate. Con una carbonazione moderata, la spuma beige emerge abbondante e di buona ritenzione. L’aroma è penetrante, di mela con lontani richiami di legno. In un buon corpo, fresco e di trama cremosa un po’ appiccicosa, scorrevole, il sapore può esprimersi liberamente, tramite note dolci all’inizio, poi via via sempre più agre. La corsa si chiude secca, pulita, e con una punta di acidità. Il retrolfatto risulta intenso, aspro, legnoso, rinfrescante.

Gulpener HerfstBock, dunkel bock autunnale di colore rubino (g.a. 6,5%); a fermentazione alta. Viene elaborata con malto molto scuro appunto e commercializzata in autunno, dopo un lungo periodo di maturazione. Con una morbida carbonazione, la spuma beige emerge densa, cremosa, di buona ritenzione e allacciatura. L’aroma si libera intenso, con un pregevole malto, tra tenui sentori di caramello, liquirizia, frutta rossa, zucchero di canna. Il corpo, di struttura solida e di trama da grassa ad acquosa, attacca il palato con elegante pienezza. Anche il gusto si esibisce, in una corsa regolare, dolce di malto e caramello, e con un pizzico di frutta secca. Il breve finale è carico di calore alcolico. Il retrolfatto si rivela invece piuttosto secco e di un amarore erbaceo.

Per i seguenti due prodotti, la Gulpener utilizza l’acqua delle sorgenti regionali, orzo estivo e luppolo proveniente dalle colline dove fino al 1952 fabbricava birra il monastero di Wittem.

Gerardus Wittems Kloosterbier Blond, belgian ale di colore dorato (g.a. 6,5%). Con una morbida carbonazione, la spuma bianca, alta e cremosa, mostra buona tenuta. Nell’aroma, il malto non reprime i tenui sentori fruttati e floreali, di lievito e di miele. Il corpo, di solida struttura ma d’incredibile leggerezza, in una tessitura sottilmente cremosa, spalleggia un gusto dal malto sostanzioso, con intriganti accenni di lievito, camomilla, vaniglia. Il finale apporta una ventata di secco amarore. Una sensazione delicatamente piccante di pepe rosa alita nella discreta persistenza retrolfattiva.

 

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Gerardus Wittems Kloosterbier Dubbel, abbazia dubbel di colore bruno rossastro (g.a. 7%). Con una media effervescenza, la schiuma beige ha sufficiente stabilità. L’aroma è di un fruttato nitido, elegante. Dal corpo molto ben strutturato, di tessitura grassa, emerge un vigoroso gusto che, carico di malto all’attacco, si evolve lentamente in note sempre più segnate dall’amaro del luppolo, sino a un brusco finale, amaro e secco. Singolari, ma non certo sgradite, impressioni dolciastre, di caramello e frutta rossa, sostano a lungo nel retrolfatto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Antonio Mennella
Info autore

Antonio Mennella

Sono nato il primo gennaio 1943 a Lauro (AV) e oggi risiedo a Livorno.
Laureato in giurisprudenza, sono stato Direttore Tributario delle Dogane di Fortezza, Livorno, Pisa, Prato.
 
La scrittura è sempre stata una delle mie passioni, che è sfociata in numerose pubblicazioni di vario genere, alcune specificatamente dedicate alla birra. Gli articoli riportati sul Giornale della Birra sono tratti da La birra nel mondo, in quattro volumi, edita da Meligrana.

Pubblicazioni: 
Confessioni di un figlio dell’uomo – romanzo – 1975
San Valentino – poemetto classico – 1975
Gea – romanzo – 1980
Il fratello del ministro – commedia – 1980
Don Fabrizio Gerbino – dramma – 1980
Umane inquietudini – poesie classiche e moderne – 1982
Gigi il Testone – romanzo per ragazzi – 1982
Il figlioccio – commedia – 1982
Memoriale di uno psicopatico sessuale – romanzo per adulti – 1983
La famiglia Limone, commedia – 1983
Gli anemoni di primavera – dramma – 1983
Giocatore d’azzardo – commedia – 1984
Fiordaliso – dramma – 1984
Dizionario di ortografia e pronunzia della lingua italiana – 1989
L’Italia oggi – pronunzia corretta dei Comuni italiani e nomi dei loro abitanti – 2012
Manuale di ortografia e pronunzia della lingua italiana – in due volumi – 2014
I termini tecnico-scientifici derivati da nomi propri – 2014
I nomi comuni derivati da nomi propri – 2015
 
Pubblicazioni dedicate alla BIRRA:
La birra, 2010
Guida alla birra, 2011
Conoscere la birra, 2013
Il mondo della birra, 2016
 
La birra nel mondo, Volume I, A-B – 2016
La birra nel mondo, Volume II, C-K -2018
La birra nel mondo, Volume III, L-Q – 2019
La birra nel mondo, Volume IV, R-Z – di prossima uscita
 
Ho collaborato, inoltre, a lungo con le riviste Degusta e Industrie delle Bevande sull’origine e la produzione della birra nel mondo.