Numero 52/2020

23 Dicembre 2020

Esistono le birre di Natale

Esistono le birre di Natale

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Continuando sui vari aspetti del Natale con le sue produzioni brassicole, quest’anno mi limiterei ad esaminare solo alcuni aspetti legati alle birre di tradizione natalizia, e per non dover attraversare ancora l’oceano rimarrei nella provincia di Hainaut.

Qualche secolo dopo

In Belgio verso la fine dell’Ottocento, in ogni piccolo paesino dove normalmente il sindaco era anche il mastro birraio del birrificio cittadino, iniziarono oltre alle celebrazioni delle festività religiose, quelle legate a matrimoni, a sagre paesane e per qualsiasi motivo per il quale ci fosse l’occasione di festeggiare. Basti pensare ai carnevali primaverili in Vallonia di Binche e Stavelot, la Processione dei Giganti ad Ath oppure la Battaglia del Drago a Mons. Nelle Fiandre, ogni tre anni viene ricordato il famoso “Festival dei gatti” a Ypres, città famosa per i suoi tessuti, difesi dai roditori da tantissimi gatti, ma purtroppo per loro, una volta vendute le preziose stoffe, i cittadini per regolamentare la crescita incontrollata dei felini, li gettavano dalla “Torre dei Panni”. Fortunatamente ad oggi vengono usati gatti di legno per la rivisitazione storica. Come la maggior parte di tutte le invenzioni nella storia dell’umanità, nascono nei momenti di ricreazione e divertimento, e tutti questi festeggiamenti portarono alla creazione di diverse birre (oggi diremmo stili birrari), pensate per distrarre le persone dalla quotidianità. Ma allora perché nel 1896 due caffè di Charleroi “Le Globe e Le Cheval Arabe” pubblicizzarono in inglese le proprie birre di Natale? All’inizio del ‘900 in Belgio veniva importata moltissima birra dalla Germania e dall’Inghilterra, per sopperire alla produzione locale, fatta di birre “scialbe” prodotte in stabilimenti rudimentali ed antiquati. Nel 1900 l’Oxford Bar di Bruges pubblicizzò la sua “Double Scotch Christmas ale” (usando la lingua inglese), mentre un anno più tardi Le Cheval Arabe dichiarò pubblicamente che la sua birra natalizia, veniva prodotta dal birrificio di Edimburgo, Mc Evans. Nel 1903, AJ Simon a Bruxelles pubblicizzava “Christmas Beer (double Scotch Ale)” prodotta da W. Younger& Co sempre a Edimburgo. Mentre a Liegi nel 1911, veniva messa in vendita la “Scotch Ale Christmas Beer” della Samuel Allsopp&Sons di Burton-on-Trent. Mr Richardson, aprì nel 1908 un magazzino a Bruxelles, con una rotazione distributiva di ben 600 mila bottiglie, prodotte dalla Whitbread Brewerydi Londra. Le birre di Natale in Belgio erano oramai per lo più, di importazione anglo sassone e molte volte anche gli lieviti venivano contrabbandati per produrre birre forti, esempio su tutti un ceppo di lievito scozzese “Victory Ale”, che qualche contributo alla Duvel di Moortgat dovrebbe averlo dato. Questa interazione con il mondo delle birre inglesi regalò nel 1924 la prima birra di Natale Belga, la “Gordon X-Max”, brassata a Genval da un certo John Martin nato a Eston(Yorkshire-Inghilterra), fondatore nel 1909 dell’omonimo birrificio. Il marchio fu registrato nel 1934, creando qualche disputa su quale sia effettivamente la prima birra di Natale prodotta in Belgio.

 

Babbo Natale

Nel 1980 nel birrificio svizzero della Hurlimann di Zurigo, venne prodotta per la prima volta una Lager Scura maturata nelle botti per dodici mesi, ed una gradazione alcolica di 14% alc. per essere pronta l’anno successivo. La Samichlaus conquistò ben presto i favori dei consumatori e dei cultori del settore, ma purtroppo considerati gli elevati costi di produzione ed i limiti di stoccaggio, nel 1997 non venne più imbottigliata. Fortunatamente nel 2000 l’austriaca SchlossEggenberger (ricordiamo la loro Urbock 23°) acquisì i diritti del marchio, e la Samichlaus venne nuovamente distribuita sul mercato. Ad oggi come molte altre birre, viene riconosciuta come birra natalizia, ma di fatto è legata alla figura dell’arcivescovo di Myra (Turchia), venerato sia dalla chiesa Cattolica che dalla chiesa Ortodossa, ovvero San Nicola. Celebrato il 6 dicembre, è molto famoso in tantissimi paesi europei tra cui Germania, Russia, Austria, Repubblica Ceca, Svizzera e molti altri, ed è anche il Santo Patrono della città di Amsterdam e di Bari. San Nicola venne santificato per la sua generosità verso i bambini più poveri, a cui regalava frutti che si trasformavano in oro. Nei paesi più a nord dell’Europa è ben presente anche la figura di un diavolo con sembianze spaventose che venne sconfitto dal Santo e per questo obbligato a servirlo, conosciuto e temuto dai più piccoli con il nome di Krampus. Tradizione vuole che punisca, terrorizzandoli, tutti i bambini poco ubbidienti. Nella colonia olandese di Nuova Amsterdam (New York), la figura di San Nicola vide trasformarsi in Sinterklaas, con il compito di portare doni ai bambini di tutto il Nord America, diventando ben presto Santa Claus, più semplicemente per noi italiani, Babbo Natale.

 

Qual è allora il concetto delle birre di Natale?  Se volessimo definirle dentro uno stile birrario ben preciso potremmo sicuramente sbagliare, cadendo in una distrazione temporale-cognitiva, conosciuta come” Effetto Mandela”, in poche parole, a volte, abbiamo una nostra (o collettiva) realtà percepita diversa rispetto a quella reale. Ad esempio, la birra di Natale più venduta e conosciuta al mondo è la Stella Artois, prodotta dal birrificio Sebastianus Artois nel 1926, per essere regalata a tutti gli abitanti di Lovanio che la ricevettero come simbolo di Stella natalizia. Una delle birre che trovò il miglior abbinamento possibile con la pizza margherita (Micheal Jackson), è una tradizionale bock italiana, che nacque per essere una birra di Natale, ovvero Moretti la Rossa. La Chimay Blue brassata nel 1948 come birra natalizia (SpécialNoël), già dal 1954 venne prodotta tutto l’anno. La celeberrima Young’sWinterWarmer era originariamente una birra Burton Ale scura, forte, alcolica e corposa, ma quando lo stile andò in disuso a favore probabilmente delle Ipa, passò anch’essa ad essere riconosciuta come una birra natalizia. La schiavitù britannica di tradizione gnomica sancita nel Domesday Book, ci ricorda come, nel 1987, venne commercializzata una birra, la “Domesday 1086 Anniversary Ale”, prodotta dalla Devenish (Weymouth, Inghilterra). Per questa birra venne mantenuta la stessa ricetta e maturazione di quella brassata novecento anni prima per i festeggiamenti di Guglielmo il conquistatore, quando un mastro birraio produsse una Stock Ale usando 175 quarti (78.400 libbre) di orzo insieme alla stessa quantità di grano, aggiungendo 708 quarti (317.184 libbre) di avena, per produrre ben 84.768 galloni imperiali di buona birra inglese (dal libro Domesday citato da RandyMosher).

Per concludere, vorrei lasciarvi un racconto dei Fratelli Grimm che mi ha sempre affascinato, perché se la birra è cultura, la storia della birra è imprescindibile ad essa…Auguri a tutti

 

I Dodici Apostoli– di Jacob e Wilhelm Grimm

Trecento anni prima della nascita di Cristo, viveva una madre con dodici figli, ma era così povera e misera che non sapeva come tenerli in vita. Pregava il Signore ogni giorno di concederle che tutti i suoi figli vivessero sulla terra insieme al promesso Redentore. Dato che la loro miseria si faceva sempre più grande, li mandò uno dopo l’altro in giro per il mondo per guadagnarsi il pane. Il maggiore si chiamava Pietro: se ne andò e aveva già camminato per un intero giorno, quando capitò in un gran bosco. Cercò una via per uscirne, ma non la trovò e si addentrò sempre più, era così affamato che a stento si reggeva in piedi. Arrivato alla fine era tanto indebolito che dovette distendersi e credette di essere vicino a morire. D’un tratto gli fu accanto un bambino splendente, bello e gentile come un angelo. Il bimbo batté, le manine, sicché, egli dovette alzare gli occhi e guardarlo. Il bimbo disse: “Perché, te ne stai qui tutto triste?” – “Ah” rispose Pietro “vado in giro per il mondo a procurarmi il pane per poter vivere e riuscire a vedere il promesso Redentore: è il mio desiderio più grande.” Il bimbo disse: “Vieni come me e il tuo desiderio sarà esaudito.” Prese Pietro per mano e lo condusse in una caverna. Come entrarono tutto sfolgorava d’oro, d’argento e cristallo, e in mezzo c’erano dodici culle, l’una accanto all’altra. Allora l’angioletto disse: “Coricati nella prima e dormi un poco, io ti cullerò.” Pietro ubbidì e l’angioletto gli cantò la ninna nanna e lo cullò finché, non fu addormentato. E, mentre dormiva, arrivò il secondo fratello, condotto anche lui dal suo angelo custode, e anche lui fu cullato finché, si addormentò. E così arrivarono anche gli altri, l’uno dopo l’altro, fino a quando tutti e dodici giacquero dormendo nelle culle d’oro. Dormirono per trecento anni, fino alla notte in cui nacque il Redentore. Allora si svegliarono, vissero con lui sulla terra e furono chiamati i dodici apostoli.

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Info autore

Andrea Ceretti

Sono nato a Biella il primo giorno di primavera, del 1971 (anche se negli anni settanta era ancora l’ultimo d’inverno).
Probabilmente da piccolo (e già qui), in un giorno qualsiasi durante il catechismo, nel momento stesso in cui il prete raccontava di quando Gesù Cristo, seduto accanto al pozzo di Giacobbe, all’ora sesta, appena vide la donna di Samaria gli disse:” Dammi da bere”, lì per lì restai sicuramente colpito da quella citazione, poiché, fin da metà degli anni novanta iniziai a portarla in giro con me per il mondo, modificandola con un bel “Please, give me a Beer”; perché, a meno che voi non siate il nuovo messia, iniziare gentilmente una frase, funziona anche nel più sperduto e malfamato bar di Caracas.
Appassionato di Birra,cavalli, musica ed un’altra cosa che ora mi sfugge, ma capita a volte di averla proprio sulla punta della lingua. Mi piacerebbe poter pensare ad un giorno in cui,questo piccolo “Pianeta Birra”,fosse sempre più libero da mercanti di pillole per la sete, e con più rose felici e contente di farne parte, senza troppi protagonismi o inutili dispute su chi sia la più bella o la più buona.
Inoltre,in questi anni, ho maturato la convinzione che solo una buona cultura birraria, potrà permettere a quel “Piccolo Principe” che c’è in ognuno di noi, di poter realizzare almeno in parte, il proprio sogno. Tutto in quel semplice e fugace battito di ciglia, mentre abbassando gli occhi, ci portiamo alla bocca un buon bicchiere di Birra, riconciliandoci l’anima….Qualsiasi essa sia.

Con il mutare dei tempi, è cambiato anche il modo di “bere” la Birra.
Si va così affermando la tendenza alla degustazione, più che al consumo.
Dal primo libro, su cui inizia a studiare. Michael Jackson Beer – 8 ottobre1998