Numero 09/2020

24 Febbraio 2020

Alessandra Piubello: “Scrivere per divulgare il bello, per trasmettere la vita”

Alessandra Piubello: “Scrivere per divulgare il bello, per trasmettere la vita”

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La nostra protagonista di oggi è una persona speciale e una grande professionista: Alessandra Piubello. La scrittura è la sua passione da sempre, e negli anni è diventata il suo mestiere.

Libera professionista, oggi ricopre la carica di direttrice responsabile di Queen International, Prince e Spirits of Life. Le sue collaborazioni impressionano per numero e qualità: Spirito diVino, Decanter, Vitisphere, Sommelier India – The Wine Magazine e The Italian Wine Magazine solo per citarne alcuni. Alessandra è anche co-curatrice della Guida Oro, I Vini di Veronelli e collaboratrice per L’Espresso Ristoranti d’Italia e per la Guida alle birre d’Italia. Inoltre è docente all’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli.

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Curiosa e perfezionista, Alessandra non ha mai smesso di studiare: le sue ricerche nel mondo del vino e del cibo l’hanno fatta approdare alla birra.

 

Vi invitiamo a leggere l’esperienza di Alessandra Piubello, che ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato.

 

Alessandra, ci racconti la sua storia: qual è il suo mestiere e come è arrivata ad occuparsi anche di birra nel suo percorso professionale?

 

Sono una giornalista, eternamente e irrimediabilmente curiosa, sempre assetata di conoscenza. Mi occupavo principalmente di vino e cibo ma amavo, e continuo a farlo, anche la birra. Volevo approfondire l’argomento sia per mia crescita personale, sia professionale e quindi ho fatto l’Università della Birra ad Azzate, ai tempi del Prof. Franco Re. Un’esperienza meravigliosa, ricca di insegnamento e di umanità, me la serbo nel cuore. Ho seguito anche un corso di degustazione birra e abbinamento cibo a Vicenza, con il mitico Antonio Canale. Ho poi partecipato ad alcuni corsi di Unionbirrai. Poi ho iniziato a collaborare con la guida alle Birre d’Italia di Slow Food. Purtroppo pochi giorni fa ho appreso che dovrei lavorare gratis per la prossima guida, quella del 2021, per cui ho rinunciato. Sinceramente non ho parole per questo atteggiamento inqualificabile (ultimamente sempre più diffuso, poi ci si domanda perché il giornalismo stia diventando sempre più sciatto): non si può dare valore e approfondimento lavorando senza essere pagati. I professionisti non lavorano per la gloria, pensiamo a qualsiasi altro campo lavorativo!

Per un certo periodo ho accompagnato il sogno di un professionista che voleva aprirsi un suo birrificio, facendogli da spalla e girando per mettere a punto tutto, dalla A alla Z. Poi il progetto non è decollato, ma mi sono fatta un’esperienza ampia sul campo.

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In quanto donna e professionista, pensa che le donne riusciranno a riconquistare la loro posizione professionale nel mondo birrario?

 

Certamente. Ci vorrà del tempo e non sarà facile, ma accadrà. Il mondo della birra è molto più aperto alle donne professioniste rispetto a quello del vino, per esempio.

 

Quando scrive sulla birra, quali sono gli aspetti che le interessa mettere di più in evidenza?

 

Sicuramente la parte dedicata alla degustazione, vista come analisi organolettica, ma soprattutto mi interessa mettere in evidenza il suo valore emozionale. Mi piace descrivere lo stile del birrificio, la sua posizione all’interno della storia della birra artigianale italiana. Poi approfondisco il racconto del birraio, la sua storia, i motivi della scelta dietro alle ricette che usa, quali sono le materie prime utilizzate, se gli piace passare in legno la birra, se la sottopone a dry hopping o hop back, giusto per fare qualche esempio. In realtà quando scrivo di birra tocco molti punti, in modo che il racconto diventi stimolante e unico.

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Come vede il fenomeno craft beer in Italia? Quali sono gli aspetti positivi di quello che è stato fatto fino adesso e cosa manca soprattutto nella comunicazione?

Dal 1996 ad oggi il fenomeno della birra artigianale in Italia è cresciuto tantissimo e continua a crescere. E’ un vero e proprio boom (siamo a circa 860 birrifici artigianali, dati 2018). Oggi possiamo orgogliosamente parlare di un vero e proprio “Made in Italy” che si è manifestato, non avendo tradizione brassicola, all’inizio principalmente in tipologie come le birre alle castagne, al farro, alla frutta, ai vegetali (carciofo e radicchio, per esempio), per poi confluire in quelle legate al mondo del vino. Le Italian Grape Ale sono state introdotte nelle Style Guidelines del BJCP. Si è lavorato anche su tecniche di produzione con l’affinamento in botte, la sperimentazione dell’uso delle anfore, l’impiego di luppoli, cereali ed altre materie prime di origine nazionale e coltivate, quindi, in Italia, legando così il prodotto finito in modo oggettivo al territorio di produzione.

Abbiamo avuto anche degli innamoramenti, negli ultimi tempi lo stile New Ingland IPA ha spopolato. Un trend che attualmente riguarda il fenomeno della birra artigianale è quello delle tap room, sta infatti riacquistando valore il contesto locale.

Certo, dal punto di vista dei consumi la birra artigianale rimane una nicchia: 3,1%. Tutto il resto, quell’enorme 97%, è appannaggio dell’industria della birra. Aspetti positivi? Un grande fermento, uno scambio e una condivisione importante e fondamentale tra gli attori del movimento brassicolo italiano, che si sono supportati per condividere conoscenze e aiutarsi reciprocamente. Tutto stava nascendo e tutti contribuivano allo sviluppo. Altro aspetto positivo è stata la legge sulla birra artigianale del 2016 per fare chiarezza in una materia non regolamentata. Sono nati concorsi, fiere, premi che hanno spinto verso l’alto l’asticella della qualità dei nostri birrifici. La riduzione dell’accisa sulla birra artigianale italiana del 40%, frutto di anni di lavoro sul campo, è stato formalizzato nel 2019 ed è stato un risultato importante. E’ stato anche lanciato da poco il primo marchio a tutela della birra artigianale italiana. La nascita nel 2019 del primo birrificio italiano completamente autonomo nella produzione e trasformazione delle materie prime è stato un segnale importante. Finalmente un birrificio artigianale che, oltre a coltivare orzo, frumento, cereali minori e luppolo, realizza in proprio la maltazione e la produzione della birra, dal campo alla bottiglia, il tutto seguendo i dettami dell’agricoltura biologica.

Bisogna però promuovere nella comunicazione la comprensibilità della birra artigianale italiana in modo da non relegarla a una piccola nicchia di appassionati: va resa comprensibile anche al grande pubblico, in particolare a tutti quelli che cercano un prodotto differente da quello industriale.

 

Per concludere, qual è la sua birra preferita e perché?

Difficile scegliere, visto il mio amore incondizionato per le birre. Come se mi chiedesse il mio vino, il mio libro o il mio film preferito. Dipende. Dal mio stato d’animo, da cosa sto mangiando, da dove mi trovo, se sono sola o con altri. Non esiste per me una birra preferita in assoluto. Potrei dirle invece l’unica birra con la quale non sono mai entrata in relazione, nonostante i ripetuti tentativi: la Gueuze!

 

Per maggior informazioni: www.alessandrapiubello.it

 

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Lina Zadorojneac
Info autore

Lina Zadorojneac

Nata in Moldavia, mi sono trasferita definitivamente in Italia per amore nel 2008. Nel 2010 e 2012 sono arrivati i miei due figli, le gioie della mia vita: in questi anni ho progressivamente scoperto questo paese, di cui mi sono perdutamente infatuata. Da subito il cibo italiano mi ha conquistato con le sue svariate sfaccettature, ho scoperto e continuo a scoprire ricette e sapori prima totalmente sconosciuti. Questo mi ha portato a cambiare anche il modo di pensare: il cibo non è solo una necessità, ma un piacere da condividere con la mia famiglia e gli amici. Laureata in giurisprudenza, diritto internazionale e amministrazione pubblica, un master in scienze politiche, oggi mi sono di nuovo messa in gioco e sono al secondo e ultimo anno del corso ITS Gastronomo a Torino, corso ricco di materie interessanti e con numerosi incontri con aziende produttrici del territorio e professionisti del settore. Il corso ha come obiettivo la formazione di una nuova figura sul mercato di oggi: il tecnico superiore per il controllo, la valorizzazione e il marketing delle produzioni agrarie e agro-alimentari. Così ho iniziato a scrivere per il Giornale della Birra, occasione stimolante per far crescere la mia professionalità.