Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 10/2018

6 marzo 2018

Crazy Hop: la Birra Artigianale è arrivata nel cuore di Baggio (Milano)!

Crazy Hop: la Birra Artigianale è arrivata nel cuore di Baggio (Milano)!

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Birra, rigorosamente artigianale, materie prime di qualità e amore per il quartiere! Sono questi gli ingredienti di Crazy Hop, la prima birreria artigianale nata a settembre 2015 nel cuore di Baggio, quartiere all’estrema periferia ovest di  Milano, e gestita ora da Paolo Conconi e Alessia Spina. In un quartiere, da sempre bollato come ‘pericoloso’ ma che in realtà sta attraverso un felice periodo di rilancio, i due neo sposi accolgono, in via Giuseppe Gianella 26, gli amanti della birra con passione, simpatia e competenza e da qualche mese con due birre dedicate allo storico quartiere annesso alla città di Milano nel 1923. Paolo, uno dei due fondatori, in esclusiva al Giornale della Birra ci racconta i primi passi della birreria, i progetti futuri e le numerose proposte del locale.

 

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Alessia, perché avete deciso di aprire una birreria?

“Abbiamo deciso di aprire a Baggio perche’ io sono cresciuto qui. Parliamo infatti di una zona dove prima non c’era nulla di questo genere. Conosciamo bene il territorio e io sono sempre stato appassionato di birra artigianale. La prima che ho bevuto è stata la Bibock del Birrificio Italiano; poi piano piano ho maturato l’idea di aprire una birreria. A settembre 2015 quindi ho aperto con un socio; dopo quattro mesi lui ha deciso di abbandonare il progetto ed è subentrata Alessia”.

 

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Come state andando?

“Il riscontro del quartiere è molto positivo. Veniamo presi come punto di ritrovo. Funzioniamo soprattutto dopo cena, la parte clou è dalle 22h00 in poi. A livello di spine siamo partiti direttamente con le otto vie poi abbiamo aggiunto la nona a pompa mentre quelle in bottiglia sono abbastanza a rotazione. Cerchiamo di coprire con le bottiglie gli stili che alla spina sono più difficili da tenere, come la acide o le imperial stout, ma anche qualche Ipa o Apa più ricercata. Detto questo gli stili che vanno di più da noi sono le Ipa e le Pils”

Avete anche birre vostre?

“Abbiamo una Kolsch. L’idea era quella di fare una birra per l’estate, beverina e non eccessivamente amara e che ci desse la possibilità di tenere in linea una Session Ipa o una White Ipa e quindi abbiamo deciso di optare per una Kolsch. Una volta deciso siamo andati da Gippo (Paolo Camurri) del birrificio Kamun e insieme a lui  abbiamo fatto la ricetta e da li è nata la 20152, che è il codice di avviamento postale di Baggio. Poi a ottobre è nata la Orghen che è una Tripel fatta con il birrificio Menaresta. La risposta dei clienti è positiva per tutte e due le birre”.

 

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Organizzate anche corsi o serate a tema?

“Abbiamo tenuto l’ultima degustazione a maggio scorso con il Birrificio Italiano; poi a settembre siamo partiti con un corso di Unionbirrai, che abbiamo fatto nel giorno di chiusura. Avendo quindi il corso di lunedì poi non era più possibile organizzare altri eventi. Il corso è finito a novembre e ora da marzo riprenderemo con le degustazioni. Il mese prossimo infatti avremo un evento con il birrificio Geco di Cornaredo”.

Come vedi da gestore di una birreria l’attuale scenario brassicolo italiano?

“Ci sono tanti birrifici che sono nati e riescono a trovare un canale di distribuzione, magari anche all’estero, mentre altri purtroppo sono destinati a chiudere. Abbiamo visto anche birrifici partiti con una produzione scarsa che poi piano piano sono cresciuti. La concorrenza in ogni caso è spietata. Ci sono birrifici aperti da 20 anni che, possiamo dire, dominano il mercato. A Milano, ad esempio, ci sono 4-5 birrifici che hanno una sorta di ‘monopolio’. A noi, invece, piace lo stile del Birrificio Italiano, quindi parliamo di una persona appassionata (Agostino Arioli) che piano piano riesce a costruire qualcosa di sempre più grande, arrivando ad una produzione di birre di qualità che si spillano veramente bene. Come dimensione e filosofia ci piacciono anche storie come quella di Carrobiolo, Geco e Menaresta che vivono la realtà del territorio dove sono nati e riescono a crescere”.

 

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Noti un cliente sempre più attento sulla qualità dei prodotti?

“Il primo anno abbiamo avuto una clientela più giovane che preferiva birre più alcoliche, forti e non troppo amare, adesso invece abbiamo a che fare con clienti più adulti e abbiamo cambiato anche le birre che proponiamo, che hanno una gradazione più bassa. Dall’altro lato abbiamo visto che i clienti iniziano a capire cosa hanno nel bicchiere”.

Quali sono i prossimi progetti ?

“Quello più imminente riguarda il locale ed in particolare la parte estetica e funzionale. Dobbiamo fare dei lavori per quanto riguarda l’acustica e quindi ne approfittiamo per cambiare due/tre cose a livello estetico. I progetti sono tanti. Ci piacerebbe fare una cella molto più grande e a vista, mentre sul fronte cibo vorremmo concentrarci e cercare di trovare magari prodotti piu’ ricercati e alternativi al classico panino, oltre a qualche alternativa per i vegetariani/vegani”.

 

Maggiori informazioni alla pagina Facebook ufficiale.

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Marco Fusi
Info autore

Marco Fusi

Giornalista finanziario per professione e amante della birra – di qualità – per passione. Grazie ad una cara amica sommelier qualche anno fa ho scoperto il mondo delle birre artigianali e da allora è stato un crescendo.

Ho frequentato i corsi di degustazione organizzati dal network Fermento Birra, superando con successo l’esame finale; ho anche partecipato ad un corso di un giorno sull’Home Brewing di MOBI e spero, quando avrò un po’ piu’ di tempo libero, di iniziare la produzione a casa, nel frattempo degusto birre a Milano e provincia e vado alla ricerca dei migliori festival e appuntamenti birrari lungo tutta la penisola (lavoro permettendo) sia per scoprire le ultime novità e sia per conoscere la storia e le persone che si celano dietro ogni birrificio.

Mi piace confrontarmi sulle birre che bevo – per questo cerco di partecipare a degustazioni guidate e non – e prima o poi, chissà, tenterò l’esame BJCP… seguitemi e che il luppolo sia con voi!