Numero 27/2021

5 Luglio 2021

Marta Bergamo: la birraia di carattere che punta sulla competenza

Marta Bergamo: la birraia di carattere che punta sulla competenza

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Fare la birra è un mestiere femminile oppure maschile? Tantissime delle nostre protagoniste sorridono a questa domanda e ci rispondono che non c’è assolutamente differenza ed è solo il risultato che conta, ma quasi tutte affermano che le donne in questo campo devono sempre dimostrare che sanno fare il loro mestiere. Le loro capacità e a volte anche le conoscenze sono sempre sotto la lente d’ingrandimento. La nostra protagonista di oggi, Marta Bergamo, ci insegna che con la forza di carattere e la competenza si può sempre combattere ogni tipo di preconcetto.

Marta è una talentuosa birraia approdata dopo varie esperienze, nel birrificio Follina a Pedeguarda, a Follina (TV). Qui siamo nell’Alta Marca, dove si trova la prima strada del vino in Italia, un territorio che ha sempre saputo valorizzare e promuovere le sue eccellenze gastronomiche e culturali.

Lo stabilimento di produzione della Birra Follina è un pezzo di archeologia industriale degli anni ’70. La sala cottura è un vecchio impianto, rielaborato e adattato alla nuova produzione, affidato a Marta e al suo aiuto birraio Alessandro che con cura, passione e tanto lavoro producono la birra Follina.

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Marta, raccontaci la tua storia: qual è la tua professione e come sei arrivata ad occuparti di birra nel tuo percorso di vita professionale?

Sono Marta Bergamo e sono la birraia di Birra Follina: sono arrivata qui dopo un lungo percorso cominciato all’Università dove mi ero iscritta alla facoltà di Scienze e Tecnologie Agrarie a Padova, lì mi sono appassionata di Agroalimentare e di tutte quelle eccellenze Italiane che possiamo provare nelle varie regioni italiane. La birra è arrivata un po’ prima…c’era già una passione per questo prodotto che si è sviluppata principalmente con gli incontri che ho fatto durante il periodo universitario, in cui mi sono trovata a vivere in appartamento con Nicola Coppe che stava già sperimentando vari tipi di fermentazioni. Man mano che assaggiavo e studiavo, la passione è cresciuta fino a quando ho deciso di intraprendere il corso di “Birraio Artigiano” presso Dieffe, dove ho studiato con dei professionisti e mi sono trovata a fare due tirocini, uno da BAV-Birrificio Artigianale Veneziano e uno da Bionoc, durante i quali ho imparato moltissimo di questa professione; eravamo solo due ragazze in classe e il resto tutti uomini e anche nelle altre classi erano rarissime le ragazze l’altra ragazza che era con me è Virginia Sofia Casadio la head brewer di Newtown Park Brewing a Bristol grande amica e ottima birraia.

Successivamente sono rimasta in Dieffe come docente nel corso di “Birraio Artigiano” mentre svolgevo esternamente la professione di consulente per alcuni birrifici.

Dopo vari giri lavorativi di consulenze, progetti e birrifici sono finalmente approdata a Birrificio Follina.

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Raccontaci il progetto “Birrificio Follina”: quando sei entrata a far parte di questa realtà e qual è il tuo ruolo?

In Birra Follina sono la responsabile di produzione: mi occupo dalla creazione della ricetta, della cotta, del controllo della fermentazione, dell’imbottigliamento, etichettatura e confezionamento, e ovviamente di mantenere il birrificio sempre pulito e in ordine, cosa di vitale importanza, insieme al mio aiuto birraio, Alessandro Del Pup un brillante laureato in scienze e tecnologie alimentari che abbiamo assunto un anno fa. Io sono arrivata in birrificio un anno e mezzo fa.

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Possiamo definire Birrificio Follina un birrificio al femminile?

Lo staff di Birra Follina è composto da cinque persone, io e Alessandro in produzione, Luana che segue lo spaccio aziendale e i due titolati Virginia e Giovanni. Come vedi siamo 3 donne e 2 uomini quindi chiamarlo birrificio al femminile non è esatto. Lo chiamerei birrificio e basta, sono convinta che sia il prodotto a parlare: che lo faccia una donna o un uomo è indifferente, l’importante è che sia un ottimo prodotto dove si senta la passione e la fatica che ci mettiamo per creare ogni singola bottiglia.

 

Che tipo di birre producete? Quali sono gli stili?

La produzione è concentrata su due linee: in bottiglia e in fusto.

Le birre in bottiglia:

Follinetta è la nostra saison, noto stile belga. La moderata gradazione alcolica e i sentori floreali e leggermente speziati la rendono ideale sia sola come aperitivo sia come accompagnamento a piatti delicati. Perfetta con carni bianche e preparazioni di pesce delicate;

Bramosa: una session ipa, caratterizzata da una luppolatura tipica dello stile IPA, è facilmente riconoscibile per i suoi sentori erbaceo-agrumati del luppolo e per una nota amara stemperata dalla rotondità del malto, che la rende particolarmente dissetante e ne facilita la beva. Si accompagna molto bene a panini con soppressa, e tutti i tipici stuzzichini da aperitivo, ma si può bere di gusto anche da sola;

Botanica: una golden ale, una birra bionda in stile inglese. Possiede un ottimo equilibrio tra il corpo maltato e la luppolatura che la rende di facile bevuta. È ideale a tutto pasto, in accompagnamento a piatti forti, con wurstel, salsicce, salumi e prosciutti, ma anche con patate, specialmente fritte. Deliziosa con ogni genere di pizza, è molto indicata anche con il piatto tipico belga ‘’les moules‘’;

Sanavalle: una belgian amber di colore ambrato, dallo spiccato gusto d’orzo maltato, leggermente amara e con alcolicità media. Ispirata alle birre belghe cosiddette “d’Abbazia”, compagna ideale di un tagliere di salumi e formaggi non troppo stagionati. Secondi di carne strutturati come un tipico brasato alla birra belga o uno stinco. Perfetta anche con biscotteria secca magari della tradizione veneta;

Giana: belgian dark strong ale, prodotta con una miscela di cereali appositamente scelti per donarle un colore ambrato scuro, gusto armonico e deciso che sfumano dai torrefatti ai sentori di tostato fino alla liquirizia, profumi delicati e schiuma compatta. Perfetta con formaggi stagionati ed erborinati, piatti di carne decisi come grandi stufati, trippe, spezzatini etc;

Natalina: winter ale è la classica birra di Natale, di tradizione nordica. Calorosa, generosa di alcool e ricca di spezie come zenzero, cardamomo, coriandolo, scorze d’arancio amaro e cannella

Zerlina: una iga con mosto di Marzemino, un vitigno autoctono. Dal colore brillante con riflessi rosati e dall’aroma di frutti rossi tipici di queste uve ritroviamo le gentili note di vino che la rendono elegante e piacevole;

Novità: fra poco uscirà una nuova nata una golden ale con sambuco e limone pensata per la stagione estiva.

In fusto facciamo:

La Pixxel, una helles ispirata al mondo delle grandi bionde tedesche, a bassa fermentazione chiara e rinfrescante; ha una bassa gradazione alcolica e un gusto delicato e pulito, con una leggera gassatura sul finale fresco e leggero.

La Nanda, una apa, dal colore ambrato chiaro, caratterizzata da una luppolatura generosa, grazie ai luppoli americani che le donano intensi aromi di frutta rossa e tropicale, accompagnati da fresche sfumature erbacee. Al palato risulta un gusto maltato, che lascia poi spazio a un amaro importante.

Perché rifermentando le bottiglie preferiamo che la helles e la apa non rifermentino, per evitare di rovinarle.

 

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In quanto donna, quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato o stai incontrando nel tuo lavoro?

È un settore dove entrare è difficile, sia come donna che come uomo. Ma come donna sei sempre presa meno in considerazione; quindi quando viene il tecnico pretende di parlare con un uomo perché te che ne sai di meccanica, oppure i corrieri stupiti perché guidi il muletto etc… questa è la difficoltà più grande: devi sempre dimostrare di più perché di fronte hanno la convinzione di non avere un tecnico o un esperto con cui confrontarsi.

Il problema si risolve con fermezza, carattere ma soprattutto molta competenza…davanti alla competenza cadono queste stupide convinzioni.

Certo se trovi quello che con te non ci vuole proprio parlare è difficile fargli cambiare idea, ma la prendo con filosofia ormai…gli lascio il mio collega e poi mi riferisce. Nessun problema, non pretendo di combattere l’ignoranza e le loro convinzioni da sola.

 

Infine, quale stile di birra ti si addice di più e perché?

Bella domanda, tra la mia linea sicuramente la Follinetta, la nostra saison! Perché amo questo stile, ma soprattutto è complicata da fare, ogni cotta è una sfida …ha mille insidie e a berla ha molte sfaccettature dal malto al lievito che la rende unica, decisa e riconoscibile… e me la sento molto vicina al mio essere.

 

Birrificio Follina dispone di un accogliente spazio di degustazione e vendita diretta a disposizione di clienti e visitatori, per maggior informazioni www.birrafollina.it

 

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Info autore

Lina Zadorojneac

Nata in Moldavia, mi sono trasferita definitivamente in Italia per amore nel 2008. Nel 2010 e 2012 sono arrivati i miei due figli, le gioie della mia vita: in questi anni ho progressivamente scoperto questo paese, di cui mi sono perdutamente infatuata. Da subito il cibo italiano mi ha conquistato con le sue svariate sfaccettature, ho scoperto e continuo a scoprire ricette e sapori prima totalmente sconosciuti. Questo mi ha portato a cambiare anche il modo di pensare: il cibo non è solo una necessità, ma un piacere da condividere con la mia famiglia e gli amici. Laureata in giurisprudenza, diritto internazionale e amministrazione pubblica, un master in scienze politiche, oggi mi sono di nuovo messa in gioco e sono al secondo e ultimo anno del corso ITS Gastronomo a Torino, corso ricco di materie interessanti e con numerosi incontri con aziende produttrici del territorio e professionisti del settore. Il corso ha come obiettivo la formazione di una nuova figura sul mercato di oggi: il tecnico superiore per il controllo, la valorizzazione e il marketing delle produzioni agrarie e agro-alimentari. Così ho iniziato a scrivere per il Giornale della Birra, occasione stimolante per far crescere la mia professionalità.