Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 19/2016

10 maggio 2016

The Jolly Joker Beer: l’artigianale di qualità che incontra il licensing

The Jolly Joker Beer: l’artigianale di qualità che incontra il licensing


 

Dall’unione del simbolo più riconosciuto tra le carte da gioco, il Jolly Joker Dal Negro, e uno dei migliori birrai italiani, Bruno Carilli del Birrificio Toccalmatto, è nata la birra artigianale italiana che incontra il mondo del licensing: The Jolly Joker Beer.   Ideata e realizzata da Locanda Italia, startup che seleziona e distribuisce prodotti enogastronomici italiani, the Jolly Joker Beer entra nel mercato delle birre artigianali come prodotto di alta qualità, ispirato da un marchio di grande autorevolezza e riconoscibilità.

Per conoscere meglio la nuova avventura birraria, che di certo farà molto discutere e degustare, abbiamo intervistato Gianluca Siano, responsabile di Locanda Italia, in esclusiva per Giornale della Birra.

Gianluca, come è nato il sodalizio tra Locanda Italia ed il famoso marchio di carte da gioco Dal Negro,per creare una nuova birra artigianale?

Il tutto è nato in maniera molto semplice. Come Locanda Italia avevamo già iniziato a commerciare alcune artigianali italiane e, data la passione personale per questi prodotti, volevamo trovare le condizioni per creare un prodotto nostroche fosse però anche qualcosa di nuovo per il panorama birrario italiano, non tanto sotto il profilo gustativo, ma quanto nell’ambito della comunicazione. Il collegamento diretto con Dal Negro è stato in sé molto elementare, ci sembrava naturale provare ad unire una prestigiosa azienda italianail cui mondo per noi rimanda ad un’atmosfera rustica e genuina, fatta di partite a carte accompagnate da un buon bicchiere di birra in una delle tante locande ed osterie di provinciacon quello della birra artigianale; grazie anche alla volontà della Dal Negro stessa di entrare nel mondo delle licenze, siamo riusciti presto a trovare un punto d’incontro. Forse è un progetto che poteva strizzare l’occhio più ad una birra industriale, ma è una bella sfida poter dare al cliente finale non solo un prodotto curato e con un’idea interessante alle spalle ma anche di grande qualità.

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La vostra gamma di birre nasce sulla base dell’esperienza di un grande e famoso mastro birraio italiano, Bruno Carilli: con quale filosofia produttiva volete caratterizzare le Jolly Joker Beer e a quali stili vi ispirate?

Partiamo dal presupposto che siamo appassionati di birra, ma non abbiamo direttamente velleità produttive. Personalmente, infatti, mi sono dilettato come homebrewer per qualche anno ma poi ho preferito bere i prodotti di chi li sa fare veramente. La nostra intenzione era trovare un prodotto unico ed esclusivo che fosse di facile approccio per il consumatore. Insomma, un prodotto da tutti i giorni che facesse però intuire al pubblico le differenze tra un prodotto artigianale e le industriali che comandano il mercato. La scelta di collaborare con Bruno Carilli va nella direzione di non avere un prodotto di comunicazione fine a sé stesso, ma di aver una birra buona e di qualità. Con lui abbiamo individuato caratteristiche e stili di riferimento e poi si è messa in moto la macchina di Toccalmatto chel’ha realizzato. In generale abbiamo scelto stili furbi, nel senso che devono piacere ad un pubblico ampio senza troppe sperimentazioni. Esclusa la pils di stampo tedesco, ci siamo poi orientati su prodotti vicini alla tradizione belga, non tanto per la regione geografica birraria in sé, manell’ottica di giocare con gli standard che più comunemente troviamo nella grande distribuzione e nei locali e cioè le classiche chiara, rossa, doppio malto e weiss.

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Entrando nel dettaglio della vostra gamma di prodotti: quali sono le birre con cui debuttate sul mercato? Su quale consumatore vorreste “facessero colpo”?

Proponiamo 2 referenze, una Pilsner e una Belgian Ale.  La Pilsner è una classica chiara a bassa fermentazione con grado alcolico di 4,8%. È una birra da tutti i giorni che si rifà allo stile delle German Pilsner, leggera e con una lieve nota amarognola finale. Prodotta con luppoli tedeschi, presenta un livello di amaro che si aggira intorno a 30 IBU.  La Belgian Ale, dal colore ramato tendente al rosso, segue la tradizione delle birre belghe: fruttata, poco amara e di buon tenore alcolico – 6% di alcool in volume – con una speziatura conferita dal lievito belga e da un’aggiunta di semi di coriandolo. Oltre ai primi due prodotti sono già in fase di realizzazione anche una Tripel e una Blanche che vedranno la luce tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017. Tutti i prodotti sono disponibili nel formato 33cl. Il consumatore tipo a cui puntiamo è il nostro. Abbiamo circa 10 mila clienti attivi a cui già proponevamo altre artigianali italiane, quindi siamo partiti da chi conoscevamo bene: un cliente interessato ad un prodotto nuovo che è attirato ed invogliato a conoscere gusti diversi– diciamo che in questo senso le crafty hanno aiutato, nel bene e nel male – ma senzatroppi shock dati da prodotti sperimentali ed estremi.

Maggiori informazioni sul progetto e sulle birre possono essere richiesti ad info@locandaitalia.it e da fine maggio sul sito www.locandaitalia.it

Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!